Vedo rosso

San Marino col foglietto emesso nel 1998 non ha celebrato solo mezzo secolo di Rosse, ma anche il centenario della nascita di Enzo Ferrari. Come nacque l’emblema del Cavallino rampante, tutti i dentelli dalla Testarossa a oggi.

Ferrari 125S
Ferrari 125S

Un’auto che sa di vernice, di donne, di velocità… Due battute rubate, un’immagine più abbozzata che delineata perché il sogno è solo intuizione. L’intuizione non di un genio, ma di un uomo; però un’intuizione forgiata dalla volontà ferrea di quell’uomo, Enzo Ferrari, che è riuscito a dare corpo (e anche anima) al proprio sogno.

Le piramidi di Giza hanno 5mila anni o forse più; il faro di Alessandria se l’è mangiato un terremoto. Omero ormai canta solo sui banchi di studenti annoiati; sono passati sedici secoli da quando Alessandro il Grande ha tagliato con la spada il nodo di Gordio; ancora non si sa bene chi fosse in realtà Shakespeare; nessuno più ricorda che senza Alessandro Volta la nostra vita sarebbe completamente diversa… Eppure a quell’uomo sono bastati 50 anni per creare un mito. Il mito del Cavallino rampante.

La storia del cavallino rampante è semplice ed affascinante. Il cavallino era dipinto sulla carlinga del caccia di Francesco Baracca, l’eroico aviatore caduto sul Montello, l’asso degli assi della Prima Guerra Mondiale. Quando vinsi nel ’23 il primo circuito del Savio, che si correva a Ravenna, conobbi il conte Enrico Baracca, padre dell’eroe; da quell’incontro nacque il successivo, con la madre, la contessa Paolina. Fu essa a dirmi, un giorno: Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna. Conservo ancora la fotografia di Baracca, con la dedica dei genitori, in cui mi affidano l’emblema. Il cavallino era ed è rimasto nero; io aggiunsi il fondo giallo canarino che è il colore di Modena“.

Ferrari 500 F2
Ferrari 500 F2

Sono parole di Enzo Ferrari, il Drake, come lo chiamavano per la tenacia con cui si cimentava in ogni impresa, come pilota, costruttore o imprenditore. E le Ferrari, nonostante la pelle dei sedili, la potenza dei motori, la tecnologia sparsa a profusione, hanno ancora qualcosa di lui. Qualcosa di un uomo inarrestabile perché con i piedi per terra, un uomo semplice capace di vecchi banali principi, come il rispetto per il lavoro.

Un concetto ormai quasi scomparso, in anni in cui la disoccupazione affligge come un cancro tutte le società ma al tempo stesso anni in cui nessuno è più disposto a fare il pendolare, ad accettare lavori che la moda considera disdicevoli. Ebbene dal lavoro di quell’uomo, dalla sua passione per la meccanica, dalla voglia di dare sempre il meglio di sé è nata una scuderia capace di stupire e inorgoglire. Ma soprattutto di correre.

A dire la verità, la Ferrari ha compiuto 50 anni di attività sportiva nel 1997, ma solo l’anno dopo, nel 1998, ricorrevano i cento anni della nascita di Enzo Ferrari, quell’irripetibile prototipo di uomo di cui si è perso il progetto. E San Marino giustamente decise di ricordare questa figura, che i più ormai associano solo a un paio di grandi occhiali neri dietro a una scrivania, visti in chissà quale spezzone di telegiornale.

Ferrari 801
Ferrari 801

Ma quello che è da sottolineare (e da applaudire) è la scelta fatta su come omaggiare Enzo Ferrari: attraverso il suo lavoro, le sue macchine. E non quei bolidi rossi, gialli o neri che calciatori, cantanti e attori riescono a sfoggiare nel giardino di casa e che, modestamente, riempiono anche i nostri sogni; ma le sue vere creazioni, le vetture della scuderia corse. Macchine che hanno mietuto successi in ogni Paese, in ogni tempo, in ogni gara. Dodici campionesse che raccontano l’evoluzione di un sogno.

Si comincia ovviamente dal principio, dal 1947, quando una vettura Ferrari vide per la prima volta lo sventolio della bandiera a scacchi. Era il circuito romano di Caracalla e la macchina si chiamava 125S.

Viene poi la 500 F2, concepita da Aurelio Lampredi (leggenda vuole che il progettista insonne si sia messo al tavolo da disegno preso da un raptus per emergerne il mattino dopo con la vettura ormai delineata in tutti i suoi dettagli). Con questa macchina Alberto Ascari conquistò il titolo mondiale di Formula Uno ben due volte, nel 1952 e 1953.
La 801 è una vettura ispirata a soluzioni introdotte dalla Lancia e, Ferrari, con l’onestà di sempre, non aveva difficoltà ad ammetterlo. Anche perché le modifiche introdotte dalla scuderia del cavallino rampante hanno permesso a Juan Manuel Fangio di vincere il titolo nel 1956.

Ferrari 312T
Ferrari 312T

La 246 era una macchina molto cara a Enzo Ferrari. Perché era frutto del lavoro di suo figlio Alfredino, poi tragicamente scomparso. Con questa macchina, nel 1958, successo iridato per Mike Hawthorn.

Ferrari è da sempre sinonimo di studio, di innovazione tecnologica. Molte sono oggi le dotazioni di una qualunque vettura derivate da applicazioni studiate per le competizioni: dal turbo compressore, all’impianto frenante antibloccaggio. Tappa fondamentale nella storia delle competizioni di Formula Uno è la 156, prima vettura con motore e trazione posteriori. I suoi sei cilindri “a V” sviluppavano ben 200 cavalli di potenza e nel 1961 Phil Hill arrivò davanti a tutti. Ma ogni cosa è migliorabile. Così arriva la 158 e nel 1964 è la volta di John Surtees a vincere il titolo mondiale.

La Formula Uno è un misto di tecnologia, sponsor e passione. Agli albori, quest’ultima era l’ingrediente principale, oggi contano solo gli introiti pubblicitari. Ma c’è stato un periodo in cui i tre ingredienti erano mescolati nelle giuste proporzioni, sortendo un cocktail inebriante. Negli anni ’70 arriva infatti la 312T, sigla misteriosa per quella macchina con un gran turbante, che ha portato Niki Lauda, attraverso il rogo del Nurburgring, alla vittoria nel ’75 e nel ’77.

Ferrari 312 T4
Ferrari 312 T4

L’evoluzione di quella vettura, la 312 T4, è stata invece l’arma vincente di Jody Scheckter, ultimo pilota a vincere il titolo mondiale nel 1979, prima del dominio assoluto di Michael Schumacher dal 2000 al 2004 e dalla vittoria di Kimi Räikkönen nel 2007. E anche questa vettura aveva soluzioni tecnologiche d’avanguardia: per la prima volta viene usato il cambio semiautomatico. La 126C è stata un successo a metà: l’era del turbo cominciava a ingoiare l’umanità delle competizioni e 600 cavalli non furono sufficienti a portare più che il titolo mondiale costruttori.

Ma l’orgoglio di Enzo Ferrari non era da meno della sua tenacia e il suo occhio, sempre pronto a cogliere sfumature, colpì nel segno e scelse un pilota milanese, Michele Alboreto, l’ultimo italiano a vincere su una Rossa. Vinse molte gare ma non il titolo, per una manciata di sfortuna. Sotto il suo sedile rombava il motore della 156/85.
Corrono gli anni ’90, la Formula Uno è solo un caravanserraglio che tutto annulla, Enzo Ferrari non c’è più e forse non è un caso che le sue Rosse non riuscirono a indovinare la mossa giusta. Ma il lavoro proseguiva, con l’ardore di sempre: arrivò John Barnard, forse il più geniale progettista della fine del secolo scorso e nasce la 639. La Ferrari non vince, ma rialza la testa.

Ferrari F310
Ferrari F310

A suon di miliardi arriva il pilota della nuova era, Michael Shumacher, che scuote sempre la testa e non vuole dare illusioni. Ma la Ferrari riprende a vincere, sia pure con qualche fortuna. Il 10 cilindri “a V” della F310 faceva sperare bene, fino all’ultima gara di un campionato sempre più stravolto da regole capziose e algoritmi incomprensibili. Ma il destino è beffardo e vide all’ultima gara i duellanti appaiati. Pronti via e… bam, Shumacher porta la Ferrari sulla sabbia e l’altro si porta via il titolo. L’altro, un canadese dal nome già sentito a Maranello, è un tipo che sarebbe piaciuto al Drake, come gli era piaciuto il padre.

Nel foglietto delle Poste del Titano manca un francobollo, quello della Ferrari che proprio in quelle settimane a ridosso dell’emissione, ha fatto i primi timidi giri di pista. Ed è stata di nuovo una partita vinta, l’ennesima, stava per cominciare il mitico quinquennio di Michael Shumacher.

Enzo Ferrari è nato a Modena il 20 febbraio 1898 ed è morto a Modena il 4 agosto 1988. Durante il periodo della sua conduzione, dal 1947 al 1988, la Ferrari ha riportato in tutto il mondo oltre 5.000 vittorie sportive conquistando 25 titoli mondiali.

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