Va a tutto vapore l’ufficio su rotaie

Gli ambulantisti al lavoro all'interno del vagone-ufficio
Gli ambulantisti al lavoro all’interno del vagone-ufficio

L’ambulante postale? “È la punta di diamante, la spina dorsale, anzi – secondo Renato Santi – del servizio postale”. E l’ambulantista? “Uno che ha il gusto del viaggio, dell’avventura. Siamo dei sentimentali – ammette Livio Asperti – degli zingari della posta. La nostra, l’ammetto, è una vitaccia. Ma ci piace così. A questo lavoro ci siamo affezionati. Stare chiusi per tutto il giorno tra quattro mura, in ufficio, proprio non ci va. Per questo facciamo gli ambulantisti”.

Una razza, questa dell’ambulantista, che nel variegato mondo del servizio postale va lentamente, ma progressivamente, estinguendosi. Trovare gente disposta, specie tra i giovani, a lavorare sul treno, di notte, tra mille disagi, è sempre più problematico. A Roma, attualmente, i postali che lavorano sul treno, gli ambulantisti per l’appunto, sono solo ventisette. Ancora meno quelli di Milano. Nella città meneghina gli ambulantisti sono infatti una ventina.

Chi d’altra parte accetta di fare questo lavoro sa già in partenza che si tratta di una professione ingrata e scarsamente remunerata, resa meno gravosa, forse, dallo spirito di gruppo che unisce questi cavalieri viaggianti della posta. I quali rendono un servizio preziosissimo. Che contribuisce, tra l’altro, a porre sullo stesso piano l’utente della città (servito dal mezzo aereo) con quello dei piccoli centri (dove arriva solamente il treno).

Sovente l’ambulante riesce a garantire un servizio ancora più puntuale e sicuro di quello degli aerei. Talvolta trattenuti a terra dalle solite “cause di forza maggiore”. Un contenitore nel quale, a seconda delle circostanze, viene messa la nebbia o gli scioperi di questa o di quell’altra categoria. E quando un sacco di posta rimane a terra, assieme all’aereo, il più delle volte prende la strada della destinazione con l’ambulante dell’indomani. Dopo aver fatto sosta per ventiquattr’ore.

Quindici, nel presente, gli uffici postali su rotaia. Tutti, tranne uno che è postale ad ogni effetto, agganciati ai normali treni passeggeri. E questo è per l’appunto il diario di bordo dall’unico treno postale (il primo autorizzato dalle Poste). Il quale, quotidianamente, unisce Milano a Roma e viceversa.

A lavorare si comincia alle 18,30, anche se i nove vagoni, con in sovrappiù qualche carro ferroviario ricolmo di sacchi di stampe, fanno capolino sotto le volte della stazione centrale alle 19,30. Intorno ai vagoni è subito un via vai di carrelli con sacchi di posta provenienti dalle località più diverse (la Svizzera, per esempio, se ha delle stampe da mandare via superficie in Africa utilizza l’ambulante postale fino a Napoli, e da qui la nave che attende all’ancora nella città partenopea). Anche i colori dei sacchi, specie se di provenienza estera, differiscono fra di loro. Il colore rosso sta a significare che il contenuto è fatto di raccomandate e, se fra i diversi Stati esiste un’apposita convenzione, di assicurate, il bianco indica lettere e cartoline mentre l’azzurro corrisponde alle stampe.

Milano. Si carica la posta sull'ambulante postale in partenza per Roma
Milano. Si carica la posta sull’ambulante postale in partenza per Roma

L’ambulante vero e proprio altro non è che un vagone ferroviario trasformato in ufficio di posta. Un vagone, va detto, piuttosto spartano. Con tavoloni, qualche sgabello, casellari e, per rendere meno rigido l’inverno, una stufetta a legna. Di brandine, presenti sui più comodi ambulanti di altri paesi, neppure l’ombra.

Ridotto all’osso anche il “corredo” propriamente postale. Fatto di stampati per le varie registrazioni (documenti che vengono conservati poi per cinque anni), etichette di differenti fogge e colori con le quali vengono chiusi i dispacci (ovvero pacchetti e sacchi contenenti posta diretta ad una precisa località) e spago a volontà. E poi timbri e bolli. C’è, innanzitutto, il timbro datario e, per usi amministrativi interni, il lineare. Su entrambi, come per qualsiasi ufficio postale, è inciso il nome distintivo. Che in questo specifico caso non riguarda la località, ma le due città collegate: Milano e Roma.

L’esatta dicitura del timbro datario, ripetuta in stampatello sul lineare, è: “Amb. Milano-Roma 124Sez.” e una lettera alfabetica che va dalla A alla D (così da poter risalire, in qualsiasi momento, all’addetto che l’ha materialmente avuto in dotazione in quel determinato giorno).

Ci sono poi i bolli “Espresso”, “Assicurato N…” e, per le raccomandate, “R.N…” (numeri che, in caso di assicurate e di raccomandate, vengono aggiunti a mano). Altri bolli amministrativi vengono stampigliati sui cartoncini uniti ai vari dispacci. Non manca, evidentemente, la cassetta contenente francobolli (la dotazione è peraltro estremamente esigua).

All’esterno di ogni vagone postale c’è poi una buca per l’impostazione. Un tempo era utilizzata da frettolosi utenti che volevano far arrivare missive con la massima celerità. Caduta in disuso l’abitudine, la buca d’impostazione è stata sigillata. Chi vuole comunque far partire un plico via ambulante postale non ha che da recarsi di persona al vagone e consegnare a mano quanto deve spedire. Quando il via vai di carrelli e di sacchi cessa, si parte. L’orologio della stazione centrale di Milano segna le 20,23 allorché il capostazione di turno fischia il via.

A bordo del’ambulante, nel frattempo, si continua a lavorare. Mattia Natale “carteggia” (che in gergo postale significa smistare) le raccomandate; Livio Asperti inserisce nei casellari senza nome (le destinazioni finali lui, però, le conosce tutte a memoria) la corrispondenza normale; Giancarlo Villani lavora gli espressi e Giulio Badaloti prepara i dispacci da consegnare alla prima fermata. Che è Piacenza, dove il postale Milano-Roma arriva alle 21,15. All’addetto in attesa del treno viene consegnato un dispaccio speciale (ossia fatto di raccomandate), due plichi contenenti espressi e un sacco solo parzialmente pieno di posta ordinaria. Quattro, due speciali e altrettanti ordinari, i sacchi che vengono invece ritirati da Renato Santi. “Sempre così”, borbotta Santi. “È più quello che riceviamo di quello che consegnamo”.

Anche sui treni postali il tempo non basta mai. Dopo che l’ambulante ha ripreso a correre verso Parma, ci si accorge che una piccola porzione di posta destinata a Piacenza è rimasta a bordo. Tornerà domani, con l’ambulante 123 Roma-Milano. Così come col 123 tornerà della posta in provenienza della Germania con destino Bergamo, ma inserita nel sacco che portava il numero dell’ambulante 124 (l’errore, in questo caso, sarebbe stato evitato se le Poste tedesche avessero fatto due sacchi, anziché uno. Il primo per Milano, il secondo per l’ambulante 124).

Timbri lineari dell'ambulante 123 e 124
Timbri lineari dell’ambulante 123 e 124

Intanto si continuano a preparare dispacci (anche se per una determinata località c’è una sola cartolina). Ed è nuovamente sosta. A Parma, stavolta, dove l’arrivo avviene alle 22,04. Lo scambio di pacchi e plichi avviene velocemente. Scendono due sacchi ed un plico, compresa della posta che doveva restare a Milano, ne salgono all’incirca nello stesso numero e il fischio del capostazione fa rimettere in moto il treno che ora punta su Reggio Emilia, quindi su Modena. Anche qui, dove l’orologio segna le 23,08 lo scambio di posta è abbastanza consistente: vengono scaricati due sacchi speciali e tre normali, mentre a bordo salgono quattro sacchi speciali e quindici normali.

Ma è a Bologna, dove si arriva che è passata da due minuti la mezzanotte, che lo scambio postale è massiccio. Tanto che il dare e avere postale vien effettuato anche qui, come a Milano, con dei carrelli. All’arrivo a Firenze sono ormai le 2,04. Qui l’ambulante viene staccato dal resto del treno (che prosegue col suo carico di posta per Napoli) e agganciato all’espresso 2755.

Da Milano a Firenze sette ambulantisti hanno lavorato 103 sacchi di posta estera, 20 sacchi di raccomandate estere e 12 sacchi di assicurate estere, 180 raccomandate indescritte, 930 raccomandate descritte e 495 assicurate; formato 94 dispacci speciali; via via consegnato 154 sacchi normali, 11 sacchi di raccomandate e 12 di assicurate e trasportato una bolgetta di corrispondenza per ciechi la quale, in base al decreto presidenziale 627 del 6 ottobre 1978, viaggia gratis.

Lasciata Firenze (dove ci sono state coincidenze con gli ambulanti portanti i numeri 33, 34 e 36), il lavoro può dirsi terminato. Ancora una volta la regola del “più in fretta lavori, prima finisci” ha dato i suoi frutti. Ci si può quindi riposare un attimo, alla menopeggio. Su un giaciglio di fortuna che ha per materasso il duro tavolato del vagone e per lenzuolo un sacco postale (un altro sacco postale arrotolato serve per cuscino). Roma non è molto lontana, si può pertanto pazientare. L’arrivo a Roma Termini avviene infatti alle 7,35. All’incirca dodici ore dopo la partenza da Milano.

Qui la posta diretta in città viene portata a Roma Ferrovia per l’inoltro, mentre quella con destinazioni successive viene portata agli altri ambulanti coincidenti.
In serata, col numero 123, ripartirà alla volta di Milano un altro treno postale. Ma a differenza del 124, l’ambulante 123 lavora solo posta estera. Con destinazioni Austria, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Olanda, Lussemburgo, Germania e Svizzera. Per Austria, Francia e Germania, l’ambulantista predispone la corrispondenza già suddivisa e impacchettata per distretto. Arriverà prima e il lavoro dei postini locali sarà così estremamente facilitato dai colleghi italiani.

Ambulanti: ecco i numeri

Timbri e bolli in dotazione all'ambulante 124 Milano-Roma
Timbri e bolli in dotazione all’ambulante 124 Milano-Roma

Da noi, in Italia, il trasporto postale su rotaia è marginale. Dal 1965 il grosso della corrispondenza viene portato da un capo all’altro della Penisola con aeroplani. Il loro numero è talmente consistente che, messi insieme, formano la rete aeropostale notturna, varata per l’appunto cinquantatre anni fa. Lo ricordano i due valori con nominali da 40 e 90 lire usciti il 3 novembre 1965. Ormai gli ambulanti sono ridotti ad una trentina, in servizio su quindici tratte ferroviarie (più numerosi sono i servizi di messaggere postale), ognuno dei quali con proprio numero, inciso su timbri e bolli che ha in dotazione. Diamo qui sotto l’elenco degli ambulanti attualmente in servizio.

 

Firenze/Empoli/Siena – N. ambulante 17 – N. treno 8182/8183
Siena/Empoli/Firenze – N. ambulante 18 – N. treno 8198/8199
Firenze/Viareggio – N. ambulante 35 – N. treno 8316
Viareggio/Firenze – N. ambulante 36 – N. treno 8329
Livorno/La Spezia – N. ambulante 33 – N. treno 8132/8366
La Spezia/Livorno – N. ambulante 34 – N. treno 8379
Napoli/Cassino – N. ambulante 67 – N. treno 8814
Cassino/Napoli – N. ambulante 68 – N. treno 8829
Milano/Pescara – N. ambulante 83 – N. treno 509
Pescara/Milano – N. ambulante 84 – N. treno 2508

Roma/Milano – N. ambulante 123 – N. treno 2998
Milano/Roma – N. ambulante 124 – N. treno 2999
Roma/Cassino – N. ambulante 143 – N. treno 8657
Cassino/Roma – N. ambulante 144 – N. treno 8676
Torino/Aosta – N. ambulante 161 – N. treno 7131/7115
Aosta/Torino – N. ambulante 162 – N. treno 7124
Reggio C./Catanzaro – N. ambulante 165 – N. treno 8922
Catanzaro/Reggio C. – N. ambulante 166 – N. treno 8973
Padova/Calanzo – N. ambulante 185 – N. treno 7980
Calanzo/Padova – N. ambulante 186 – N. treno 7985

Venezia/Tarvisio – N. ambulante 217 – N. treno 7960
Tarvisio/Venezia – N. ambulante 218 – N. treno 233
Cagliari/Oristano – N. ambulante 223 – N. treno 9982
Oristano/Cagliari – N. ambulante 224 – N. treno 9991
Napoli/Sapri – N. ambulante 257 – N. treno 2569/8763
Sapri/Napoli – N. ambulante 258 – N. treno 8932
Trento/Brennero – N. ambulante 269 – N. treno 288
Brennero/Trento – N. ambulante 270 – N. treno 7873
Bolzano/Verona – N. ambulante 281 – N. treno 7887
Verona/Bolzano – N. ambulante 282 – N. treno 7870

Va a tutto vapore l’ufficio su rotaie

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