Un tuffo in Portogallo

Tra futuro e utopia: Mezzo millennio fa Vasco da Gama portava a compimento il sogno a lungo vagheggiato da Cristoforo Colombo: unire cioé il Mediterraneo e l’Atlantico all’Oceano Indiano. Alla grande impresa, a quel sogno fattosi realtà, Lisbona dedicò Expo ’98, l’ultima mondiale del secolo e anche del millennio. Un’occasione per tuffarsi nel blu degli Oceani, per interrogarsi sullo sconosciutissimo ma fantastico universo acquatico.

Il foglietto emesso per l'inaugurazione del gigantesco ponte Vasco da Gama a Lisbona
Il foglietto emesso per l’inaugurazione del gigantesco ponte Vasco da Gama a Lisbona

“Gli Oceani, un Patrimonio per il Futuro”, questo il titolo dell’Expo che aprì i battenti il 22 maggio 1998 nella cittadella del mare che Lisbona aveva costruito al di là del Tago, dove una volta c’erano una baraccopoli e una discarica a cielo aperto. La città vecchia, la Lisbona dalla vita tranquilla scandita da ritmi e da consuetudini non ancora del tutto europee, e la città nuova del mare dal 29 marzo sono unite dal ponte Vasco da Gama: l’avvenimento è stato pubblicizzato attraverso mezzo milione di dentelli postali da 200 escudos nonché 100.000 foglietti destinati quasi esclusivamente ai collezionisti.

La costruzione di questa lingua di cemento e acciaio a prova di terremoto, che collega la sponda nord e quella sud del fiume Tago – che per i portoghesi è il Tejo – è iniziata nel febbraio 1995. Realizzato a tempo di record, impiegando tremila e trecento lavoratori (undici nel corso dei lavori hanno perso la vita), il ponte è lungo 17,2 chilometri, di cui dieci sopra l’acqua. È costato 1.600 miliardi di lire: più di quanto la Spagna ha speso in totale per l’Expo di Siviglia del 1992.

Attraverso questo ponte – il più lungo d’Europa e seconda opera di ingegneria civile del continente dopo il tunnel sotto il Canale della Manica – otto milioni di visitatori, secondo le previsioni, si tufferanno tra edifici faraonici e padiglioni dall’aspetto spaziale. Di fatto una nuova città: Expo Urbe, costata 3.700 miliardi. Una volta chiusi i battenti di Expo ’98, il quartiere-città è stato riconvertito e riutilizzato almeno al 70 per cento.

Dei cinque padiglioni, tutti raffigurati attraverso appositi francobolli riuniti nel foglietto del 21 maggio e con immagini coperte da copyright, quello che più d’ogni altro è stato preso d’assalto è il padiglione denominato Oceanarium. A mole quadrata, è il secondo del mondo. È tappezzato da qualcosa come 55.000 azulejos: mattonelle di ceramica blu come le porcellane delle Fiandre e di Cina, in Portogallo adoperate dovunque in moltissimi edifici al posto dell’intonaco.

Il foglietto della serie "Oceani"
Il foglietto della serie “Oceani”

Diecimila metri quadrati con al centro una grande, immensa vasca trasparente che riproduce il mare e che contiene più di seimila milioni di litri d’acqua. Ai lati altre quattro vasche, più piccole: gli Oceani. A cominciare dalla vasca dell’Oceano Atlantico, nella quale è stato ricreato l’ecosistema del Nord Atlantico. Per proseguire con l’Oceano Indiano, che ripropone una costa del Mozambico con foreste tropicali e coloratissimi pesci. È quindi la volta dell’Oceano Pacifico, con le coste rocciose della California e animali del luogo. Infine i pinguini e le foche del continente antartico.

Dall’altra parte della baia, una sorta di gigantesco scarafaggio di zinco è stato eletto padiglione dell’Utopia. Qui, in uno spazio immenso delimitato da legno di pino, tutti i grandi miti, i sogni, le leggende che l’umanità ha creato e non più dimenticato hanno avuto una loro specifica rappresentazione: dal Big Bang alla comparsa degli Oceani, da Adamo ed Eva al Diluvio Universale in un’illusione ottica senza fine.

Di fronte al padiglione dell’Utopia c’era quello della Conoscenza dei Mari: un riepilogo visivo di tutto ciò che in questi secoli ha unito l’uomo al mare. Dalle prime imbarcazioni ai laboratori suboceanici. I visitatori potevano immergersi nelle acque marine mediante batiscafi e potevano assistere alla pesca oceanica. Tra le maggiori attrazioni, il batiscafo Trieste, che nel 1960 scese a 10.911 metri nella Fossa delle Marianne (Oceano Pacifico).

Il foglietto per l' "Expo '98"
Il foglietto per l’ “Expo ’98”

Da qui ci si poteva spostare nel padiglione del Futuro, il luogo della realtà virtuale. Il percorso che accoglieva i visitatori era tridimensionale. Lo scopo ultimo era quello di contribuire a creare una coscienza generale verso i problemi della vita marina.
In chiusura, il padiglione del Portogallo, la vera meraviglia delle meraviglie. Raccontava il rapporto dei portoghesi con il mare ed aveva per figura centrale Vasco da Gama, lo scopritore della via delle Indie.

I padiglioni esteri si presentavano in questa Expo tutti dello stesso stile. Ai portoghesi non è evidentemente piaciuta l’accozzaglia di stili di Siviglia 92. A mutare erano naturalmente gli allestimenti interni , dove ognuno ha potuto sbizzarrirsi a piacimento. Qui Paesi e organizzazioni internazionali sono andati a gara nel presentare aspetti della vita marina che in Expo ’98 hanno trovato la loro massima celebrazione.

 

Tutte le serie di “Expo ’98”

Sei anni, tanti ne sono passati dall’Expo precedente: pochi secondo il calendario, tantissimi se misurati col metro del dentello postale; tutti sembrano lontani anni luce.
Cominciò nel 1987 Madrid trasformando in francobollo l’esposizione delle scoperte di Siviglia, mentre Lisbona si è dimostrata assai più parsimoniosa.

Iniziati l’anno precedente, i festeggiamenti in dentello ed in foglietto sono proseguiti nel 1998 per andare avanti fino alla conclusione, il 5 settembre, con quattro pezzi ‘Giornata di Madera all’Expo ’98’.
Nel pacchetto, pur non recando alcun emblema specifico, viene normalmente compreso il 200 escudos, distribuito in foglio e in foglietto. ‘Ponte Vasco da Gama’ (la costruzione costituiva la principale via di accesso all’Expo 98 che si estendeva su un’area di 330 ettari).

La prima (1996, sulla sinistra) e la seconda parte (1997, sulla destra) dell'emissione per il 5° centenario dell'impresa di Vasco da Gama
La prima (1996, sulla sinistra) e la seconda parte (1997, sulla destra) dell’emissione per il 5° centenario dell’impresa di Vasco da Gama

5.11.1997. Expo ’98 Oceani, illustrazione di Pietro Salgado, tiratura 500.000; E. 200, foglietto, tiratura 80.000, annullo Fdc a Lisbona, Porto, Evora, Faro, Funchal, Ponta Delgada.
E.49, Loligo vulgaris; E.80, Scyllarus arctus; E.100, Pontellina plumata; E.140, Solea senegalensis; E.100, Calcidiscus leptoporus; E.100, Tabellaria sp.

20.3.1998. Expo 98 Oceani, illustrazione di Pedro Salgado, tiratura 300.000, E.200, foglietto, tiratura 100.000, annullo Fdc a Lisbona, Porto, Evora, Faro, Funchal, Ponta Delgada.
E.50, Plilumnus hirtellus; E.85, Lophius piscatoriius; E.100, Sparus aurata; E.140, Cladonema radiatum; E.100, Noctilucamiliaris; E.100, Dinophysis acuta.

29.3.1998. Inaugurazione del ponte Vasco da Gama, illustrazione di Carlos Leitão, tiratura 500.000; E.200, foglietto, tiratura 100.000, annulli Fdc a Lisbona, Porto, Coimbra, Funchal e Ponta Delgada.
E.200×2, Ponte Vasco da Gama, lungo 17,2 chilometri e costato un miliardo di dollari, circa 1.600 miliardi di lire.

21.5.1998. Expo 98, illustrazioni di Paulo Oliveira, J. Sarmento, e foglietto, Henrique Cayatte.
E.50, il Portogallo e gli Oceani; E.50, Conoscenza degli Oceani; E.85, il futuro degli Oceani; E.85, Oceanarium; E.140, le Nazioni e gli Oceani; E.140, Utopia degli Oceani; E.50, padiglione del Portogallo; E.85, Padiglione del futuro; E.85, Oceanarium; E.140, Padiglione conoscenza dei mari; E.140, Padiglione dell’utopia.

10.6.1998. Volti della cultura portoghese: Ferreira de Castro e Bernardo Marques.
2 valori e 1 minifoglio di Ferreira de Castro.

31.7.1998. Regata Vasco da Gama.
6 valori.

4.8.1998. Mare delle Azzorre: Giornata delle Azzorre a Expo 98.
3 valori.

6.9.1998. Giornata di Madera a Expo 98.
4 valori.

Un tuffo in Portogallo

Link intermo  tuttovideo.stream