Un sigillo di Guido da Montefeltro

Sigillio in bronzo rotondo con pinna dorsale ad anello
Sigillio in bronzo rotondo con pinna dorsale ad anello

Per gli appassionati di sfragistica e per chi  ama l’affascinante periodo storico delle Signorie italiane illustro oggi un sigillo di eccezionale interesse per tipario del conte Guido da Montefeltro (1220-1298), uomo d’arme, signore del Montefeltro, artefice delle fortune feltresche ed uomo di primo piano nella vita politica italiana del Duecento.

Dante Alighieri dedica a questo personaggio l’intero 27° canto dell’Inferno nella “Divina Commedia” condannandolo fra i consiglieri fraudolenti. Infatti, il conte, secondo i cronisti del tempo, sarebbe stato autore di un piano machiavellico suggerito al pontefice Bonifacio VIII (il “gran prete”) sul come eliminare i Colonna nemici della famiglia del pontefice.

Anche se il fatto non è storicamente accertato, questa era l’opinione corrente ed è anche quella di Dante. Per questa ragione il poeta non poteva non infliggere al conte la pena della dannazione eterna. D’altra parte lo stesso Dante in un’altra sua opera “Il convivio” esalta le doti di Guido da Montefeltro elogiato per il coraggio e la saggezza politica.

Stemma della casata da Montefeltro
Stemma della casata da Montefeltro

Ma vediamo di comprendere fra leggenda e rime chi era nella storia il nostro personaggio. Nasce forse nel 1220 in Montefeltro (San Leo o Urbino) da Montefeltrano II, 3° conte di Montefeltro. Fino all’età di circa vent’anni segue le vicende della famiglia seguendo le orme del padre. Sposa la contessa di Ghiaggiolo, divenendo conte di questo feudo e di altri castelli della Romagna.

Secondo le tradizioni familiari è e sarà sempre un fervente sostenitore dell’impero e la sua vita sarà contrassegnata da una irriducibile rivalità verso il Papa e la fazione guelfa. La sua straordinaria abilità militare ed un particolare intuito del momento storico italiano gli consentirono di muoversi con destrezza sul complesso scacchiere politico nel quale si trovava l’Italia del Duecento.

Le sue capacità strategiche e diplomatiche furono notate da Federico II di Svezia che gli assegnò presto un comando di armati. Riportò successi in Lombardia e nel 1240 si distinse nell’assedio di Parma e Faenza.

Federico II gli concesse, per i successi ottenuti e per la fedeltà dimostrata all’impero, di apporre nelle insegne del casato per sé e per i discendenti l’aquila imperiale che sempre campeggerà in futuro nello stemma del Montefeltro.

Nel 1259 fu Podestà di Urbino e successivamente signore del Montefeltro. Nel 1260 fu vicario di Manfredi e fu rappresentante dei ghibellini italiani al convegno di Augusta. Nel 1260-63 fu Podestà di Jesi e nel 1268 vicario del senatore di Roma: in quell’occasione rifiutò di ricevere lo stesso Corradino, dopo la sconfitta di Tagliacozzo (1268).

Stemma dei Montefeltro fino al 1443
Stemma dei Montefeltro fino al 1443

Nel 1271, nel corso delle frequenti azioni belliche contro i Malatesta, fu catturato a Monteluro e poi rilasciato nello stesso anno. Sempre nel ’68 sconfisse i francesi angioini a Ponte a Valle Abetino. Nel 1273 difese Forlì e nel 1274 conquistò Faenza; nello stesso anno sconfisse i guelfi e i bolognesi a San Proclo. Nel ’74 e nel 1275 conquistò Cervia e Cesena. Nel 1277 sconfisse di nuovo a Civitella i guelfi e i bolognesi. Nel 1282 sbaragliò in una sanguinosa battaglia presso Forlì i francesi e le truppe pontificie (“di franceschi il sanguinoso mucchio”, Inf. XXVII canto).

Il conte, la cui fama si era sparsa per tutta la penisola, stava diventando un personaggio troppo scomodo per la parte avversa, che riuscì con l’aiuto del Papa ad estromettere il conte dalle vicende politiche riuscendo a confinarlo ad Asti nel 1283. Durante il soggiorno in questa città si rivelò uomo saggio e generoso. L’isolamento durò solo qualche anno, perché, essendo Pisa minacciata dalla crescente potenza fiorentina, il conte fu chiamato dalla repubblica pisana a difenderne le sorti. Guido fu eletto podestà e capitano supremo. La difesa di Pisa si concluse nel 1289 con la definitiva sconfitta di Firenze. Nello stesso anno a Campaldino morì il figlio del conte, Buonconte da Montefeltro, che Dante ricorda nel V canto del Purgatorio.

Dai versi danteschi emerge anche l’aspetto umano del conte che, preso dal grande amore per la sua terra, vuol sapere dal poeta in quali sorti versi la Romagna. Dante racconta che su Ravenna incombe l’aquila dei Da Polenta, che Maghinardo da Susinana tiene il governo di Imola e Faenza e che Cesena e Forlì sono nelle mani di Galasso da Montefeltro, consanguineo di Guido. Su Rimini e la Valmarecchia dominano incontrastati Malatesta da Verrucchio e il figlio (“Il mastin vecchio e il nuovo da Verucchio… che fanno di montagna il mal di governo”).

Dante e Virgilio parlano con Guido da Montefeltro nell'ottava bolgia dell'ottavo cerchio
Dante e Virgilio parlano con Guido da Montefeltro nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio

Questo il panorama politico della Romagna all’epoca di Dante. Riprendendo la storia del nostro personaggio, apprendiamo che era stato indotto al “mal consiglio” quando aveva già preso i voti come frate francescano (“e poi fui cordigliero”); il suo pentimento non gli consentì di meritare la salvezza nell’aldilà. Il conte visse gli ultimi anni della sua vita nella preghiera e nella elemosina; lasciati gli abiti civili e la vita politica, peregrinò fra un monastero francescano e un altro. Morì ad Ancona il 29 settembre 1298. Le sue spoglie furono trasferite dai congiunti prima ad Urbino, in San Francesco, poi nel 1443 nel mausoleo dei Montefeltro. Questa è la storia.

Per quanto riguarda il sigillo, si può notare come esso si presenti di considerevoli dimensioni. Lo scudo sannitico e i caratteri della leggenda sono tipici del XIII secolo. Nel sigillo Guido è detto “Guidone” come si può leggere nelle lettere del tempo. È conte di Montefeltro (Montis Feretri), dove “mons feretri” indica probabilmente il monte in una cui grotta è stato sepolto San Leo, come si può ancora oggi vedere nella cripta della pieve romanica di questo luogo. Ma per Montefeltro si intende anche la famiglia e tutta la zona sulla quale questa dominò per alcuni secoli fino al 1508, anno in cui morì Guidobaldo ultimo duca di Urbino.

Un sigillo di Guido da Montefeltro

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