Un raro asse di Faustina figlia…

È una moneta di grande valore storico e dal rovescio di controversa interpretazione.
In un’asta estera è comparso tempo fa un raro asse di Faustina figlia, di ottima conservazione e di notevole valore storico, in quanto è una delle poche monete che hanno avuto l’onore di un lungo commento a pié di pagina del Cohen (vol. III, pag. 156).

La moneta presenta al dritto il busto a destra di Faustina figlia e al rovescio con la leggenda VENERI VICTRICI – una Venere seminuda, sotto le sembianze di Faustina figlia, che cerca di trattenere Marte nudo stante a sinistra con uno scudo (C. 241/12).
Secondo alcuni fantasiosi numismatici del passato si tratterebbe di una moneta satirica che nel rovescio allude chiaramente alla presunta passione dell’imperatrice verso i gladiatori; il numismatico Caroni descrive così questo rovescio “Faustine returnant le gladiateur Narcisse”.

Per capire come si possa essere arrivati ad una simile interpretazione occorre ricordare, (ed i cultori della monetazione imperiale lo sanno bene) come la maggior parte dei giudizi dei contemporanei sull’onestà e sulla castigatezza dei costumi dell’imperatrice Faustina fossero piuttosto impietosi.

Presso la famiglia romana, naturalmente con le dovute eccezioni ed almeno nei primi secoli dell’Impero, il ruolo della donna era essenzialmente quello di sposa e madre, anche se molte di esse furono più o meno inconsciamente le principali artefici delle decisioni dei propri uomini.

I costumi sessuali erano piuttosto rigidi, i tradimenti coniugali avvenivano anche allora, ma tutto doveva essere ammantato, in campo femminile, dalla più assoluta discrezione. Questa giovane donna, dal fascino incontestabile e dalla personalità decisa, dovette dare fastidio sia ai bacchettoni d’epoca sia a molte appassite gentildonne di corte: è molto probabile che fosse appassionata ai giochi ludici e che frequentasse l’ambiente del circo: questo diede la stura ai pettegolezzi secondo i quali Faustina sarebbe stata l’amante di alcuni dei più noti gladiatori e particolarmente di Narcisso.

Questa diceria prese anche piede perché agli occhi di tutti risultava incomprensibile come un uomo virtuoso come Marco Aurelio avesse potuto generare un figlio dissoluto come Commodo, che amava soltanto il circo e aveva i suoi unici amici fra i gladiatori: qui c’è lo zampino di Faustina – pensava la gente – che ha concepito questo figlio con un gladiatore.

È anche possibile che Faustina abbia avuto qualche amante, anche perché Marco Aurelio non doveva essere proprio un partner brillante; ma io sono convinto che una donna, che diede tredici figli al suo sposo, seguendolo nei viaggi più disagiati tanto da meritare da parte dei soldati l’appellativo di “Mater Castrorum” e che morì in Cappadocia nel 175 durante la campagna contro Avidio Cassio, sia stata un’ottima moglie come testimonia il fatto che venne molto rimpianta dall’imperatore che fece coniare alla sua morte numerose monete di consacrazione.

Tornando al rovescio, osserviamo che in genere alla dicitura “Veneri victrici” (al dativo) e “Venus victrix” (al nominativo), corrisponde una Venere stante che tiene una mela e solleva il suo velo (Galeria Valeria), con Cupido stante che tiene un casco (Plautilla). La scena che appare nella nostra moneta è invece del tutto diversa: il Cohen osserva giustamente che non è concepibile la coniazione di una moneta con intenti ingiuriosi verso una imperatrice, con il beneplacito del Senato: una cosa è fare della maldicenza spicciola, un’altra è esternarla attraverso una moneta, tanto più che nel mondo romano le monete avevano un grandissimo valore propagandistico e ad esse era affidato il compito di essere uno specchio fedele, nei confronti degli altri popoli, del mondo romano.

Chi è allora il personaggio maschile rappresentato sotto le sembianze di Marte? Il Cohen ipotizza che l’insieme del rovescio rappresenti un omaggio sia alla grazia dell’imperatrice (Venere, come si sa, era le bellezza personificata) che al valore di Marco Aurelio, raffigurato sotto le sembianze di Marte, dio della guerra, certamente in ricordo delle tante battaglie in cui l’imperatore condusse alla vittoria le armi romane.

 

…e un curioso denaro di Caracalla

Parecchi anni fa in un listino mi capitò di vedere un denaro di Caracalla con un rovescio piuttosto insolito. Vi si leggeva “INDULG. FECUNDAE” e, data la splendida conservazione, si vedeva distintamente una donna turrita e velata, seduta su sedia curule, con uno scettro nella mano destra.

In base alle caratteristiche di tutte le Personificazioni allegoriche, ricordavo che l’Indulgenza aveva lo scettro e la mano tesa e che era assisa su una sedia normale: tutti gli altri simboli, presenti in questa moneta, non potevano esserle attribuiti.

Il velo infatti è tipico della Pudicitia, la corona turrita di Cibele e dell’Italia (vedi il denaro di A. Pio con al rovescio “ITALIA”, Cohen 466); la sedia curule, poi, in quanto simbolo di potenza, era appannaggio solo dei personaggi imperiali.

Avuta la moneta, mi affrettai a consultare il Cohen e scoprii che questo denaro (C. 104) aveva avuto l’onore di una nota a pié pagina: la 154 del III volume.
Nella nota era detto come la donna seduta fosse con molta probabilità J. Domna (ed infatti nella descrizione del rovescio della moneta è scritto “Julie” col punto interrogativo) oppure Plautilla (ma non lo credo, con una suocera come J. Domna… figurarsi!) dato che era seduta su sedia curule, di stretta pertinenza degli imperatori e dei loro figli e congiunti.

L’imperatrice in questo rovescio riuniva gli attributi dell’Indulgenza per lo scettro, del Pudore per il velo e di Cibele o dell’Italia per la corona turrita.
Non c’è, almeno per me, alcuna spiegazione plausibile per la leggenda “FECUNDAE”: è uno dei piccoli ma affascinanti misteri che talora si notano sulle monete romane.

Ricordo, fra i tanti, il rovescio di un piccolo bronzo di Costantino I con l’iscrizione “COSTANTINIANA DAFNE” che ha provocato tante congetture.
Una interpretazione, che riconosco io stesso tirata per i capelli, potrebbe essere questa: poiché il termine “INDULGENTIA” si riferisce generalmente al condono di imposte e tasse, si potrebbe ipotizzare che una riduzione di esse possa produrre come effetto “fecondante” un aumento delle attività economiche e commerciali.

Ma erano Caracalla e J. Domna personaggi da interessarsi di queste cose? Ne dubito assai. Dal dritto di questa moneta ci guarda il viso barbuto di Caracalla.
Descrivo il denaro: D/ANTONINUS. PIUS. AUG. BRIT. Testa laureata di Caracalla a destra. R/INDULG. FECUNDAE. Giulia(?) velata e turrita seduta a sinistra su sedia curule, tende la mano destra e tiene uno scettro (Cohen 104/5).

Un raro asse di Faustina figlia

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