Un duca “socialista” o un tiranno crudele?

I pareri degli storici sono molto discordi sulla figura dell’ultimo duca di Parma. Di sicuro governò ben poco, visto che fu ucciso a soli trent’anni. E a causa di questa morte repentina, le sue monete sono estremamente rare e preziose.

Carlo III di Borbone, duca di Parma (dipinto del pittore tedesco Lentner)
Carlo III di Borbone, duca di Parma (dipinto del pittore tedesco Lentner)

Un tiranno, anzi un tirannello da quattro soldi, tutto dedito alle donne, libidinoso, dissipatore delle fortune del Ducato: così ci è stata tramandata dalla storia la figura di Carlo III di Borbone, duca di Parma, anzi ultimo duca di Parma. Una figura piuttosto odiosa, e non solo fisicamente: occhi da rospo in un viso ambiguo, corpo sgraziato. Le aveva insomma proprio tutte quel povero Carlo.

Ma è poi vero? Da un po’ di tempo la striografia moderna tende a riabilitare e rivalutare molte figure del Risorgimento i cui storici, secondo schemi retorici, avrebbero seguito una concezione manichea: il buono tutto da una parte, il cattivo dall’altra. I buoni, ovvio, erano i Savoia, i cattivi gli altri principi e duchi. Finita l’era sabauda con la fine del Regno, la clessidra si è rovesciata: e ora ad essere giudicati severamente, forse un po’ troppo, sono proprio i Savoia, ad essere al contrario riabilitati generosamente sono tutti gli altri, proprio a cominciare dai Borboni.

Così Giuseppe Franzé, uno storico, in un suo libro edito da Artioli sostiene che Carlo III fu vittima di un’ottica negativa e ingiusta. Al contrario, l’ultimo duca di Parma sarebbe stato un principe intelligente e lungimirante, quasi illuminato, che intuì la necessità di un ideale comunitario, anticipando a modo suo addirittura il MEC, promuovendo i commerci e varando perfino un “libro dell’operaio” che anticipava in qualche modo lo spirito dello Statuto dei lavoratori.

Lo stemma del Ducato di Parma
Lo stemma del Ducato di Parma

Quale la verità? Difficile dirlo in mancanza di testimoni diretti. D’accordo che in Italia ogni tanto salta ancora fuori qualcuno che sostiene di essere stato con Garibaldi in Sicilia, ma certamente è difficile che qualcuno possa sostenere di avere conosciuto Carlo III di Borbone che morì, pugnalato per strada, il 26 marzo 1854. Già la morte violenta del Duca fa nascere molti interrogativi. Solo questione di donne? “Cherchez la femme”, diceva Maigret. Oppure ci fu al fondo di quell’assassinio a freddo e premeditato qualcosa d’altro?

Motivi politici, per esempio? L’assassino, il sellaio parmense Antonio Carra, disse che aveva voluto lavare un’offesa personale: era stato schiaffeggiato, anzi frustato personalmente dal duca e poi bastonato dalle sue guardie del corpo. Ma ci fu anche chi sostenne che in realtà il Carra non era stato altro che un sicario prezzolato dai fuoriusciti piemontesi; chi addirittura parlò di un complotto ordito contro Carlo dalla moglie e dalla suocera, che già un’altra volta avevano tentato di far fuori il marito e il genero per impadronirsi del potere e dello stato.

L'ultima moneta battuta a Parma nel 1858 dal figlio di Carlo III di Borbone, Roberto
L’ultima moneta battuta a Parma nel 1858 dal figlio di Carlo III di Borbone, Roberto

Comunque Carlo III aveva certamente molti difetti e anche qualche virtù. Per esempio era un grande donnaiolo, correva dietro a tutte le ballerine e spasimò anche a lungo per un amore infelice. Era un autoritario (ma chi non lo era allora tra i principi?). Il popolo non gli perdonò mai, per esempio, di avere introdotto le pene corporali: sonore bastonature (63 o 200 le vittime?) per chi – e poteva dirsi fortunato – non era stato condannato ai lavori forzati o al carcere. Nessuno venne invece condannato a morte nei 5 anni del suo breve regno. Infine fu un rigido sostenitore della censura.

Basta tutto questo per dire che fu un tiranno? Perché, a suo favore, possono invocarsi molte benemerenze: come quella acquistata verso i mezzadri con la “giusta causa”, un provvedimento giudicato allora socialistizzante, che proibiva ai proprietari terrieri di licenziare i mezzadri senza un giustificato motivo. Sempre Carlo III rese operante la Camera di commercio di Parma già istituita, ma solo sulla carta, dal governo provvisorio del 1814; fu lui a stipulare trattati con il Ducato di Modena, l’Austria e lo Stato Pontificio per consentire il libero scambio delle merci e delle monete, abolendo in pratica le barriere doganali.

La moneta da 5 centesimi citata nel testo
La moneta da 5 centesimi citata nel testo

Ancora: Carlo III dotò tutti gli operai di un libretto di lavoro, anticipando riforme sociali di grande importanza. E fu anche, udite udite, un ecologo, proibendo ai sudditi di tagliare boschi anche inferiori ad un ettaro senza esplicita autorizzazione. Insomma un vero riformatore. E dire che aveva solo 26 anni quando il padre abdicò facendolo salire ad un trono che, tutto sommato, non doveva essergli molto gradito, se è vero che appena poteva scappava via da Parma.

Tiranno o no, riformatore o donnaiolo, Carlo III è passato alla storia della numismatica per le sue rare monete e anche alla storia filatelica e postale avendo riformato il servizio postale di Parma, istituito una nuova linea di trasporto veloce ed emesso una serie di 5 francobolli (1° giugno 1852).

Il padre Carlo II (che qualche numismatico prende per fratello del nuovo duca!) non aveva battuto moneta nei due anni di regno, dal 1848 al 1849. Fu Carlo III, quindi, a riaprire la Zecca di Parma che era stata chiusa nel 1799. Maria Luigia, che regnò a Parma dal 1815 al 1847, infatti fece battere le sue belle monete a Milano. Spetta quindi a Carlo III il merito nient’affatto secondario di aver fatto riattivare la Zecca nel 1852, dopo 53 anni di inattività.

E sempre a lui si deve la battitura di tre monete da 5 e 3 centesimi e da 1 centesimo in rame, opera del piacentino Bentelli, autore anche dell’ultima moneta coniata a Parma, lo Scudo d’argento o 5 lire del 1858 battuta a nome del figlio di Carlo, Roberto I, sotto la Reggenza della madre Maria Luisa.

Le monete da 3 centesimi e 1 centesimo citate nel testo
Le monete da 3 centesimi e 1 centesimo citate nel testo

Scalognate queste tre monetine di Carlo III, come il duca di cui recano il nome e l’effigie, morto a soli 30 anni. Scalognate perché uscirono quasi contemporaneamente alla morte del duca, per cui furono subito ritirate e rifuse. Ecco la ragione della loro rarità. Infatti tutte e tre le monete sono 4 volte rare.

Al dritto recano la testa di Carlo III volta a sinistra e a capo nudo, con il nome del duca e il titolo di Infante di Spagna; al rovescio c’è lo stemma dei Borboni di Parma, ovale, coronato e inquartato, fregiato del Toson d’oro con tre gigli nel campo. Attorno i titoli di “Duca di Parma e Piacenza” e sotto l’indicazione del valore. Manca qualsiasi segno di Zecca.

Quante ne furono battute di queste monete? Non si sa bene. Secondo il Carboneri i 5 centesimi furono coniati in 91.200 pezzi per un valore di 4.560 lire; i 3 centesimi e il pezzo da un centesimo rispettivamente per un valore di lire 3.000 in 100.000 e 300.000 esemplari. Ma quasi tutti i pezzi, appena usciti dalla pressa, finirono nel crogiuolo e andarono quindi distrutti. Pochi se ne salvarono. Ecco perché le valutazioni di queste monetine di vilissimo metallo, piccole di modulo (mm 27, 23 e 19) e piuttosto leggere di peso (grammi 10, 6 e 2) valgono oggi fior di quattrini: dai 2.000 ai 5.000 euro i 5 centesimi, dai 1.500 ai 3.500 euro i 3 centesimi e da 1.000 a 2.000 euro i pezzi da 1 centesimo.

Medaglia coniata per il matrimonio tra Carlo III e Maria Luisa di Berry
Medaglia coniata per il matrimonio tra Carlo III e Maria Luisa di Berry

Sfortunato Carlo, non c’è dubbio, scalognate le sue monete che non arrivarono mai a circolare, ma fortunati, non c’è dubbio, i loro possessori. Almeno loro.
Quello che pochi sanno è che quando Carlo III venne assassinato, il maestro di Zecca Bentelli stava lavorando attorno ai punzoni di una moneta d’argento da 5 lire, che naturalmente non venne mai ultimata. La moneta doveva raffigurare al dritto il duca a cavallo vestito militarmente e con elmo in testa.

Anche le altre tre monete, proprio per il fatto che non circolarono mai, sono considerate da alcuni più prove che vere monete. A proposito di prove, esiste di Carlo III una sola moneta di prova, quella da 5 centesimi in rame per la quale venne usato il rovescio di un pezzo da 5 centesimi battuto sotto Maria Luisa nel 1830, per cui al dritto appare il busto e il nome di Carlo III mentre al rovescio, attorno all’indicazione del valore, c’è il titolo “Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla”. Bizzarrie della numismatica!

Un duca socialista o un tiranno crudele

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