Un barometro per scoprire…

…come cambiano i tempi…

La vecchia carta- valore postale dal 1940 ad oggi è andata via via evolvendosi e adeguandosi alle nuove esigenze e alla nuova realtà sociale. Negli ultimi tempi si è fatta parte attiva della comunicazione cercando di stimolare in vari modi la corrispondenza. Ecco allora comparire francobolli tondi, a cuore, a ricamo, con ologramma, e poi i ‘fai da te’ augurali (per compleanno, nascita, convalescenza) o con i messaggi più vari (condoglianze, avviso di trasloco, eccetera) per finire alla quartina-barometro inglese con i colori che cambiano strofinandoli. La verità è che ad essere corteggiati dalle Poste non sono più solo i collezionisti ma gli utenti del servizio postale, soprattutto i giovani. A restare insensibili a queste nuove strategie di marketing sembra siano rimaste solo le nostre Poste…

I 10 sorridenti valori di Gran Bretagna del 1990 con i 14 chiudilettera augurali e la copertina del relativo libretto che li ospitava tutti
I 10 sorridenti valori di Gran Bretagna del 1990 con i 14 chiudilettera augurali e la copertina del relativo libretto che li ospitava tutti

È nato un nuovo genere di carta valore postale (forse addirittura due), e nessuno se n’è accorto. Sembra incredibile, ma è così. E dire che questo nuovo genere di francobolli e interi postali è già in circolazione da vari anni, ma neppure chi li ha inventati si è reso conto di aver fatto un passo oltre la tradizione, compresa la più recente, e continua a definirli con vecchi termini postal-filatelici. Alcuni dei tanti.
In effetti in 160 anni le carte valori postali ne hanno fatti di passi avanti, non c’è che dire!

1° Maggio 1840, vengono posti in Gran Bretagna i primi francobolli e i primi interi postali (anche se questi ultimi hanno avuto un’anticipazione in febbraio con le buste parlamentari, e persino qualche precursore come le buste e i fogli di posta locale di Sidney del novembre 1838, per non parlare dei soliti Cavallini e degli AQ veneziani, entrambi però di carattere più fiscale che postale). Essendo i primi, nessuno si perita di definirli: in seguito, quando ve ne saranno di vari tipi, si comincerà a definirli “ordinari”.

1° Gennaio 1851, appaiono i primi francobolli speciali, ovvero creati per un particolare utilizzo: sono i valori per giornali dell’Impero austro-ungarico, i cosiddetti Mercuri (dal disegno che li illustra), usabili solo dagli editori. Lo stesso anno, a settembre, negli Stati Uniti entra in distribuzione il primo esemplare riservato a un servizio accessorio: è un francobollo azzurro con l’indicazione “Carriers stamp” che serve per anticipare la tassa di 1 o 2 cents richiesta per il recapito a domicilio: negli USA infatti ancora per molti anni la posta viene distribuita solo in ufficio persino nelle grandi città.

I quattro valori della serie metereologica britannica emessa il 13 marzo 2001
I quattro valori della serie metereologica britannica emessa il 13 marzo 2001

Poi ne saranno emessi per raccomandate, recapito espresso, posta aerea e ogni altro servizio speciale o accessorio, fino a che 130 anni più tardi l’UPU raccomanderà a tutti gli stati di abolirli; nel giugno 1999 l’Italia, controcorrente, emette un valore specifico per la posta prioritaria e addirittura lo impone come unico valido per ottenere tale servizio.

16 Aprile 1852, vengono emessi nelle isole Barbados i primi francobolli NVI (no value indicators, come si dice oggi) ovvero senza indicazione di valore. Basta il colore a distinguerli (cosa che d’altra parte avviene in tutto il mondo, in un’epoca in cui prevale l’analfabetismo): il francobollo verde vale mezzo penny, quello blu 1 penny; il grigio 2 pence e il rosso 4 pence. La cosa però si ferma con la sostituzione di questi valori, nel 1874.

Viene ripresa il 15 maggio 1978 dagli Stati Uniti, costretti a stampare un valore per la nuova tariffa lettere, che però non si sa quale sarà (14 o 15 cents): così, invece del valore, il nuovo francobollo reca la lettera A, che sarà poi pareggiata al momento dell’emissione a 15 cents. Il 2 aprile 1984 sono le Poste del Belgio a emettere, con i Postogrammi, un intero augurale che non reca alcuna indicazione di prezzo: si vende inizialmente per 50 franchi, porto compreso (almeno per l’interno), ma in seguito passa a 55. Il 22 agosto 1989 è la volta della Gran Bretagna, con un francobollo che reca l’indicazione “1ª classe”, e può così essere venduto nel corso del tempo anche a cifre diverse, nel caso aumenti la tariffa.

La serie di Francia a fumetto del 1988 dedicata alla 'Comunicazione'
La serie di Francia a fumetto del 1988 dedicata alla ‘Comunicazione’

1° Gennaio 1859, ai francobolli si affiancano i segnatasse: le malfidenti Poste francesi creano il primo esemplare di questo genere, da applicare soltanto sulle corrispondenze non affrancate circolanti nell’ambito del distretto d’impostazione, e quindi non soggette a controlli, per evitare che i portalettere s’intaschino la tassa. Se non c’è il segnatasse, il destinatario deve infatti rifiutarsi di pagare. L’Italia sarà poi la prima al mondo, nel gennaio 1870, a imporne l’uso in ogni caso di tassazione.

15 dicembre 1862, debuttano i celebrativi: in Francia appare il primo di una serie di nuovi francobolli in cui l’effigie di Napoleone III – presente sulle carte-valori postali fin dal 1852, quando come principe Luigi Napoleone era solo presidente della Repubblica – si arricchisce di una corona d’alloro che ne celebra appunto i primi dieci anni come Imperatore dei Francesi. I celebrativi diventeranno di moda soprattutto nel secolo successivo.

1876, compare la prima carta valore commemorativa, in un giorno e mese di cui non ho trovato notizia. È la busta postale da 3 cents emessa negli USA durante l’Esposizione mondiale di Philadelphia per solenizzare anche postalmente il centenario degli Stati Uniti d’America: sopra e sotto i simboli del progresso nelle comunicazioni – staffetta, telegrafo, treno – appaiono infatti le date 1776 e 1876. La diffusione dei commemorativi – francobolli e interi postali, e persino qualche segnatasse – inizierà però soltanto 20 anni più tardi.

Settembre 1893, la pubblicità sbarca sui francobolli, o meglio al retro dei francobolli, visto che i primi esempi hanno gli annunci impressi sotto la gommatura: ad avere l’idea fu la Nuova Zelanda che però l’abbandonò dopo neppure un anno. Poco dopo, nel novembre 1895, lo stato australiano di Victoria inserì un doppio annuncio pubblicitario sulle due cartoline postali, ma anche questo non ebbe seguito. Sui francobolli arrivò nel giugno 1908, quando la Svizzera provò ad aggiungere ai normali francobolli una cornice con testi pubblicitari in vari colori; ma questi “patacconi” non piacquerò né al pubblico né agli inserzionisti.

Maggior seguito ebbero i francobolli con pubblicità sui margini dei fogli o su una bandella, in modo che potesse essere facilmente staccata dall’utilizzatore: l’idea venne lanciata dalla Baviera nel 1912, seguita da Germania, Francia, Danimarca, Belgio e altri Paesi, e infine ammessa anche dal’UPU. Anche l’Italia seguì l’esempio, ma si dimenticò di separare le due parti con una perforazione. In qualche caso la pubblicità è entrata anche nella vignetta del francobollo, solitamente per promuovere prodotti nazionali, prima sporadicamente – il caffé in Costarica e Guatemala – e dagli anni ’80 in modo sempre più massiccio.

Il Bugs Bunny degli Stati Uniti
Il Bugs Bunny degli Stati Uniti

30 Settembre 1894, vengono emesse le prime carte-valori postali di beneficenza: sono i francobolli, la cartolina e il bustone postale emessi da San Marino per celebrare l’inaugurazione del nuovo Palazzo del Governo, il cui ricavato è ufficialmente destinato ad opere benefiche. Tre anni dopo, il 22 giugno 1897, il Nuovo Galles del Sud rende esplicito l’obolo attraverso due francobolli a favore di un tubercolosario in cui per la prima volta compaiono sia il valore d’affrancatura (1 penny e 2 pence e mezzo) che quello di vendita, ben dodici volte superiore (rispettivamente 1 scellino e 2 scellini e 6 pence).

In seguito qualche paese li rende addirittura obbligatori in alcuni periodi dell’anno: le corrispondenze che ne sono prive non partono, anche se regolarmente affrancate, oppure sono tassate per l’obolo.

1917, la propaganda entra ufficialmente di prepotenza nelle carte valori postali, prima sulle cartoline postali militari in franchigia (in quelle italiane dopo la disfatta di Caporetto) e negli anni seguenti sui francobolli, soprattutto dei paesi in preda a rivoluzioni o di quelli soggetti a dittature. Talvolta la propaganda è dichiarata, come nella serie italiana con bandella del 1942, mentre in altri casi è sottesa e più subdola, come nella serie della Rsi per i fratelli Bandiera, celebrati soprattutto per il fatto di essere stati catturati grazie alla delazione dei “perfidi inglesi”.

2 Maggio 1925, compare il primo foglietto, ovvero un insieme di francobolli il cui primo e quasi unico scopo è di finire in un album: è quello francese (manco a dirlo!) per l’Esposizione filatelica di Parigi, seguito nell’ottobre 1926 dal francobollo statunitense per il 150° della battaglia di White Plan stampato anche in fogli di 25 esemplari con dicitura (guarda caso!) International Philatelic Exhibition Oct. 16 to 26, 1926 sul margine superiore. Fino a una trentina di anni fa emessi con moderazione, e guardati con sdegno da diversi Paesi (fra cui Gran Bretagna e Italia), ora sono diventati del tutto comuni, specie nella versione minifoglio composto da esemplari tutti differenti.

Francia, i due francobolli partecipazione di nascita
Francia, i due francobolli partecipazione di nascita

12 Gennaio 1935, fa la sua apparizione il primo francobollo augurale, emesso dal Giappone per gli auguri di buon anno (naturalmente quello orientale, un po’ in ritardo rispetto al nostro). A dire la verità questo primo è soprattutto un francobollo speciale, visto che serve a far accantonare le corrispondenze che lo recano in modo da consegnarle proprio nel giorno di Capodanno; ma è un servizio che sarà poi abbandonato. Unica a seguire l’esempio nell’anteguerra è l’Austria, con i due francobolli con fiori e segni zodiacali emessi il 12 dicembre 1937 al fine di affrancare “per le feste” lettere e cartoline. A partire dagli anni ’60 diventeranno ovunque sempre più di moda, prima per il Natale e i vari Capodanni, poi anche per altre festività e occasioni.

12 Febbraio 1964, escono i primi francobolli autoadesivi: 14 valori della Sierra Leone sagomati e con al retro lo slogan “Il Paese del ferro e dei diamanti”, seguiti nel 1969 da quelli ancor piàù fantasiosi di Tonga. Anche se realmente usati per posta, sono però considerati una stravaganza esotica fino al 1989, quando a emetterne uno, anche se in via sperimentale (ovvero ad uso dei collezionisti), saranno gli Stati Uniti, in occasione di World Stamp Expo che si tenne a Washington in concomitanza con un Congresso dell’UPU. L’anno dopo un altro esemplare serve ad un vero esperimento: in blocchi di 12 su supporto di plastica serve per saggiarne l’impiego con macchine distributrici.

Marzo 1969, nascono i francobolli automatici: l’emissione francese di Montgeron è sperimentale, e assomiglia ancora molto a un meter-o-mail, l’affrancatura meccanica su carta adesiva, ma non reca la data, e il pubblico può usarla quando, come e dove vuole, come qualunque altro francobollo ordinario. Però solo negli anni ’80 prendono piede in molti paesi, e in seguito si fanno sempre più belli e invitanti, tanto che alla fine del XX secolo possono ormai competere con i normali francobolli, da cui li differenzia solamente il fatto che il valore facciale viene impresso sulla vignetta dalla stessa macchina distributrice, al momento in cui il francobollo le viene ordinato e pagato con monete, carte di credito o schede prepagate.

Il segnatasse commemorativo di Portogallo del 1988
Il segnatasse commemorativo di Portogallo del 1988

Sembrava che fosse tutto, che non si potesse inventare più nulla di nuovo. Sembrava soprattutto che le nuove Poste, sempre più privatizzate, si dessero soltanto da fare per creare valori sempre più appetitosi per far contenti i collezionisti e rimpinzare i loro album: francobolli dai formati strani, fino al rotondo; foglietti e libretti pieni di invenzioni, persino a forma di farfalla; edizioni speciali come gli uncut sheets, i fogli di stampa ancora interi; e persino i fogli-matrioshka come quello del Canada per l’anno del Serpente con un francobollo (arcuato per di più) e una bandeletta (arcuata in senso inverso) abbinati in un foglietto (anch’esso arcuato) ricavato da un foglio dove ne figurano 12 su un fondo color legno, sagomato a forma di portone e decorato con fregi!

Ma a ben vedere sono novità che storicamente hanno ben poco di nuovo, essendo solo un’evoluzione dei francobolli su seta, d’oro, sagomati, tridimensionali e persino sonori (sotto forma di minidischi a 45 giri) emessi da Tonga, Sierra Leone, Bhutan e altri negli anni ’60 e ’70, o dei valori olografici lanciati negli anni ’80 e ’90.

Sembrava che fosse tutto. E invece senza che nessuno se ne accorgesse, era nato un nuovo tipo di carta-valore postale. Che non è né speciale, né commemorativo o celebrativo, né augurale, né di propaganda o pubblicitario. E che non è neppure creato in funzione dei collezionisti, anche se ovviamente strizza l’occhio anche a loro. Si tratta infatti di un tipo di carta-valore postale diverso, nato dalla necessità di contrastare la crescente passione per il telefono più o meno cellulare, il fax, internet e il conseguente disamore per le lettere, le cartoline e le altre forme di comunicazione postale.

Insomma, un qualcosa che faccia venir voglia a chi lo vede di comprarne un po’ giusto per utilizzarli postalmente per inviare messaggi ad amici, parenti e conoscenti: un messaggio di cui quel francobollo, o intero postale che sia, è quasi ragion d’essere e parte integrante. Come potremmo chiamare queste nuove carte-valori postali? Stimolative? Invogliative? Fate un po’ voi.

I due cuoricini di Yves Saint Laurent emessi dalla Francia nel 2000
I due cuoricini di Yves Saint Laurent emessi dalla Francia nel 2000

Il bel francobollo o il bell’intero postale può già essere di per sé un invito a usare la posta, ma qui vi è qualcosa di più: un’idea creativa nata da un’idea di marketing postale. La cui prima comparsa si può dire avvenuta il 1° febbraio 1988 in Francia, con il libretto di 12 francobolli dedicati alla comunicazione e affidati all’estro di 12 maestri francesi del fumetto; questi nei loro disegni passano dal classico segnale di fumo dei Pellerossa (Marijac) al cantante rock che suona una lettera-chitarra (Bretecher), dall’uomo che fa levitare le lettere (Moebius) alla buca delle lettere che dice “ti amo” a chi imposta (Forest).

Niente commemorazioni né celebrazioni né propaganda, ma per la prima volta semplici e gustosi giochi sul tema “lettera”, indirizzati soprattutto agli amanti del fumetto che certamente sarebbero stati invogliati a usare quei francobolli per scrivere a un altro appassionato, scegliendo magari l’autore da lui preferito o la battuta più adatta al momento. Il risultato deve essere stato positivo se nel 1993 compare un secondo libretto del genere, e nel 1997 una striscia di sei con un allegro “viaggio di una lettera”, anch’esso stile bande dessinée.

Ma la partenza degli invogliativi (o stimolativi, a piacer vostro) non è univoca. Anzi si può dire che il filone più ricco sia venuto da tutt’altra parte: dai francobolli augurali, divenuti di gran moda presso molte amministrazioni postali dopo il successo decretato dal grande pubblico prima ai francobolli natalizi (parlo di quelli veramente da auguri, non delle piatte riproduzioni italian style di Natività e presepi), e poi ai LOVE statunitensi che figliarono i più diversi auguri, dal Buon compleanno al Ti penso tanto, fino al Guarisci in fretta.

E fu proprio questa specializzazione dell’augurio a portare all’evoluzione verso qualcosa di nuovo: perché ci si rese conto che se gli auguri erano troppo precisi finiva che alcuni francobolli andavano molto mentre altri restavano inutilizzati o invenduti e, specie nei libretti, questo era un vero handicap. Fu così che quando la Gran Bretagna nel 1988 creò il suo primo libretto augurale lo fece all’insegna della genericità: rose, amorini, cesti di frutta, orsacchiotti, arcobaleni, ovvero soggetti buoni per varie occasioni, gradevoli ma non impegnativi.

I francobolli del Canada sinuosi come un serpente... per festeggiare, appunto, l'anno del serpente appena iniziato
I francobolli del Canada sinuosi come un serpente… per festeggiare, appunto, l’anno del serpente appena iniziato

Le frasi d’augurio erano a parte, su graziose etichette da usare a piacere. E il buon successo incoraggiò a proseguire su questa strada, portando l’anno seguente alla nascita di una vera emissione stimolativa. O invogliativa, come preferite!
Era il 6 febbraio 1990 quando comparve il libretto con i sorrisi: del pagliaccio, della Gioconda, di Stan Laurel, dell’orsacchiotto, di Punch alias Pulcinella, eccetera. In copertina c’era ancora scritto Greetings Stamps, francobolli augurali, e dentro c’era di nuovo un blocco di Greetings Labels, etichette con auguri assortiti.

Ma quei sorrisi non avevano più alcun riferimento diretto e logico con le occasioni di augurio: rappresentavano semplicemente momenti di allegria, con rimandi aleggianti tra il letterario, l’ironico, il favolistico e l’artistico, Il loro fine era ormai un altro: far venire voglia all’acquirente del libretto di mandare a qualcuno un saluto estroso fin dalla busta, con un riferimento personale alle sue passioni, alle sue manie, alle sue avventure o disavventure. Il bobby che ride, magari con l’etichetta Grazie o Congratulazioni, per l’amico che si è beccato una sonora multa; la Regina di cuori all’amica sempre a caccia di spasimanti inseme a un Tanti auguri; il sorriso della Gioconda alla “fiamma” che sta sulle sue, con a fianco il classico Con amore o un insolito Dai, sorridi! E via creando, secondo l’estro e il momento.

Il concetto viene portato avanti negli anni seguenti nei modi più diversi: sfruttando i simboli della fortuna o i classici oggetto-ricordo, le opere d’arte e i fiori, i personaggi delle favole e persino delle vignette umoristiche con il filo intermentale, l’impiegato che alle 16,55 spera che il telefono non suoni, la signora che sta scrivendo “Ti scrivo perché non ascolti una parola di quel che ti dico” o l’omino che tende una tazza con su scritto “amore” chiedendone “di più”! Il tutto come sempre sotto l’occhio vigile di Sua Maestà.

La splendida serie in bianco e nero britannica dedicata al miglior amico dell'uomo
La splendida serie in bianco e nero britannica dedicata al miglior amico dell’uomo

Anche le etichette sono a loro volta sempre più invogliative (o stimolative, a scelta) con “Gosh!” e “Bravo!”, trombette e fettine di torta, e persino frasi come “Bisogna essere in due per fare un nevrotico” o “Qualunque cosa sia, lo nego”. Ovvero, parafrasando il mondo dietro lo specchio, tanti altrettanti “Usami”. Su una busta o una cartolina, naturalmente. La strada era aperta verso tante nuove emissioni stimolative (o preferite, invogliative?).

Anche perché sempre più amministrazioni postali si stavano trasformando in società per azioni, con l’impellente necessità di rilanciare il servizio postale, specie fra i giovani, per non essere messe fuori mercato se non subito certamente in futuro. E proprio il target giovanile è alla base di uno dei filoni fin dall’inizio più seguiti per questo nuovo genere di carte-valori: quello che impiega personaggi dei fumetti e dei cartoon, sia in versione francobollo sia su cartoline postali (Bugs Bunny e Silvestro dagli Stati Uniti), come mezzo ideale per attrarre giovani (ed ex-giovani) e invogliarli a usare la posta per i loro messaggi e messaggini.

Ma ben presto si aprono altri filoni. Quello del francobollo funazionale, ad esempio: come quelli olandesi per corrispondenze commerciali, per annunci di nascita, matrimonio o morte, per cambio d’indirizzo; o quelli francesi per annunciare l’arrivo di un bebé, differenziati per maschietto o femminuccia (in caso di gemelli se ne mettono due o più?), o per dire semplicemente sì o grazie. Oppure il filone dei francobolli-sorpresa, come quello a ricamo della Svizzera, quelli tondi o a cuore di Francia e altri (che pure in versione autoadesiva non sono una novità, visti i precedenti di Tonga a forma di frutta e orologi), quelli ipertecnologici con ologrammi sempre più spettacolari.

O le suggestive quartine inglesi a forma di barometro, con i colori che cambiano strofinandoli. O i francobolli-tenerezza, come quelli che hanno per protagonisti cuccioli e bambini, fino alla serie britannica del 2001 “minimalista” dedicata ai cani, con costruitissime foto in bianco e nero che sembrano scatti “rubati” da ognuno di noi al nostro fedele amico a quattro zampe.

Francobolli in cornice a scelta del Canada
Francobolli in cornice a scelta del Canada

E per ultimo il filone del “fai da te”, il più inconcepibile fino a pochi anni fa; a dimostrazione che il francobollo non è più l’austera carta-valore emanazione di uno Stato sovrano, ma un oggetto d’uso comune anche se (come si vede) riflette sempre mentalità, espressioni, politiche, gusti del momento. Ecco allora i francobolli componibili, con una cornice fissa e diverse opzioni – ovviamente autoadesive – per il Centro (Canada). Francobolli da colorare con i pennarelli o matite (Svizzera), oppure da grattare, per vincere (Nuova Zelanda) o per scoprire un disegno augurale (Liechtenstein).

Francobolli con foto del richiedente, stampati su apposita bandeletta (Svizzera, Gran Bretagna, Francia, Singapore, eccetera) o su supporto autoadesivo da applicare al centro del francobollo (Canada, con 5 diverse cornici-francobollo o in omaggio le etichette con nome e indirizzo del mittente).

Particolarmente invogliativi (o stimolativi) si sono poi rivelati gli interi postali, grazie anche al fatto che che sono già pronti per l’invio. Se già in passato gli aerogrammi natalizi britannici, gli illustratissimi postogrammi belgi, le cartoline postali giapponesi con disegnini in sottofondo (e magari numerate per concorsi), le buste australiane dai suggestivi “francobolloni” talvolta a tutto frontespizio, erano stati ottime occasioni di stimolo alla comunicazione, ora l’incitamento all’utilizzo del mezzo postale diventa estremamente esplicito.

Sotto questo aspetto si piazza al primo posto La Poste francese, che ribattezza persino i suoi interi chiamandoli Prêt-à-poster con un gioco di parole che ricorda la moda, tutti con affrancatura PP per non doversi più curare di cambi tariffari o monetari: e crea buste augurali illustrate con cartoncino coordinato, buste a soffietto per l’invio di libri, spettacolari doppi cartoncini illustrati d’autore con relativa busta e adesivi.

La vecchia carta-valore postale si evolve, come vedete, si aggiorna, si adegua alle nuove esigenze e alla nuova realtà sociale. Soprattutto si fa parte attiva della comunicazione, fino a stimolarla. Questo in molti paesi, ma con esclusione dell’Italia, dove imperano ancora l’ordinario e il semiordinario, il commemorativo e il celebrativo. Anche se ormai dedicati a uomini, cose ed eventi che per la maggior parte interessano solo ai proponenti, e forse neppure a loro.

Il biglietto francese prêt-à-poster
Il biglietto francese prêt-à-poster

Ho detto all’inizio che il nuovo genere di carte-valori passato inosservato forse non era uno solo. E il primo esempio in questo caso è molto più recente, e tutto italiano: si tratta infatti del francobollo autoadesivo Prioritario emesso il 14 giugno 1999. Peggio che brutto, banale; oltre che assurdo, insignificante; senza la benché minima suggestione, neppure quella dell’oro poi trasformato in giallo; un coso che per uno sballato calcolo di marketing aziendale è stato per di più imposto negli invii prioritari oltre ogni ragionevole termine, così che già dopo qualche mese la gente non ne poteva più, ne aveva fin sopra i capelli, lo detestava.

Altro che invogliare il pubblico a scrivere e spedire lettere: questo autoadesivo è stato la migliore pubblicità per i telefonini, e senza che Telecom, Tim, Infostrada e compagnia sborsassero una sola lira. Un’idea davvero geniale, che non per nulla arriva dagli stessi che parlano e scrivono di “francobolli filatelici” (attendo di vedere dei francobolli numismatici) e pretendono che i tabaccai li richiedano espressamente agli sportelli filatelici! Potremmo considerarlo il perfetto capostipite di un nuovo genere di emissioni che potremmo chiamare dissuasive. Di quelle che, nel mondo di Alice, avrebbero su scritto “Pussa via!”.

Un barometro per scoprire

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