Tre pierreali di Maria d’Aragona

In alto sono fotografati tre pierreali battuti da Maria, regina di Sicilia (1377-1401), unica figlia di Federico il Semplice. Il primo, da sinistra, è una moneta della più alta rarità, proveniente dalla collezione Spahr (Sp. n. 1, “Le monete siciliane dagli Aragonesi ai Borboni, 1282-1836”, Palermo 1959). Il secondo pierreale (Sp. n. 3), anch’esso di grande rarità, venne coniato a nome di Maria e dei due Martini: Martino il Giovane e Martino il Vecchio, duca di Monbianco, rispettivamente marito e suocero della Regina.

Un pierreale simile, proveniente dall’asta Baranowski, Milano 1931 “Collezione di una nobile famiglia”, fu aggiudicato per la bella cifra di 1.300 lire. Il terzo pierreale è senz’altro la moneta più rara della serie di monete della regina Maria: venne coniata tra il 1396 e il 1401, quando il duca di Monbianco, Martino il Vecchio, salì al trono di Aragona lasciando soli a governare sul trono di Sicilia il figlio Martino e sua nuora Maria.

La moneta, molto bella, è una variante del pierreale riportato dallo Spahr al n. 5, considerato dallo studioso siciliano un pezzo unico. Al dritto infatti si legge SIC invece di SGIL e al rovescio SICILIE invece di SICIL: il diametro è di mm. 25 (mm. 23 quello dello Spahr) e il peso è di gr. 3,24.

La monetazione di Maria è estremamente interessante e rara, anche perché durante il suo sfortunato regno si continuarono a battere monete a nome del padre Federico il Semplice. Si conoscono solo pochi esemplari sia dei pierreali d’argento e delle loro frazioni sia dei denari di bassa lega, tra cui il più importante e raro è un denaro coniato a Catania con l’effigie di un elefante. La Zecca prevalente fu quella di Messina ma anche la Zecca di Catania coniò molti denari e forse qualche frazione di Pierreale.

I primi pierreali d'oro e d'argento di Pietro III e Costanza d'Aragona
I primi pierreali d’oro e d’argento di Pietro III e Costanza d’Aragona

L’eccezionale rarità di queste monete – veri pezzi da 90 – non deve scoraggiare quanti collezionano le antiche monete siciliane: non è certo da tutti riuscire ad avere monete di questo calibro. Ma la loro storia, le loro foto siano d’incentivo, come lo sono stati per me, ad amare e incrementare sempre più una collezione dal valore storico e artistico del più alto interesse.

Maria d’Aragona, unica figlia di Federico il Semplice e di Costanza d’Aragona, successe nel 1377 al padre sul trono di Sicilia all’età di soli 14 anni e fu il sesto sovrano siciliano della sua casa. Un regno tormentato, drammatico il suo. Il trono le venne subito contestato dal nonno materno Pietro IV re d’Aragona, che non riconobbe la successione per linea femminile.

Contro la minaccia aragonese, d’accordo con il Papa, venne istituito un consiglio di reggenza formato da quattro vicari: Artale d’Aragona capo della fazione catalana, Guglielmo Peralta, Manfredo Chiaramonte e Francesco Ventimiglia. Ma fu subito anarchia: ciascuno dei vicari pretendeva di governare per proprio conto. Alla fine si divisero l’isola in quattro parti, ognuna governata come un regno indipendente.

Finché la giovane Regina venne rapita dalla fazione aragonese, portata in Sardegna e poi in Aragona dove nel 1390 venne fatta sposare a Martino il Giovane, figlio del duca di Monbianco, Martino il Vecchio, secondogenito di Pietro IV. Con il matrimonio la fazione aragonese ebbe il sopravvento e nel 1392 Maria e il marito sbarcarono in Sicilia insieme a Martino il Vecchio. Dopo la decapitazione del capo della fazione latina, Chiaramonte, gli altri tre vicari si sottomisero.

Come già detto, la monetazione di Maria è una delle più interessanti e rare della pur vasta e complessa monetazione siciliana. Accanto alle poche monete coniate in suo nome – estremamente rari i pierreali d’argento (non si conoscono monete d’oro di Maria) – abbiamo una grande quantità di pierreali coniati a nome del padre Federico e questo fa supporre che si siano continuate a battere le monete di Federico anche durante i primi confusi anni di regno di Maria.

Il rarissimo pierreale d'oro di Pietro III e Costanza aggiudicato nel 1988 all'asta Stack's per 4.125 dollari
Il rarissimo pierreale d’oro di Pietro III e Costanza aggiudicato nel 1988 all’asta Stack’s per 4.125 dollari

La monetazione di Maria si divide in due parti: la prima comprende le monete battute a solo nome della Regina dal 1377 al 1392; la seconda comprende le monete battute a nome di Maria e Martino dal 1392 al 1402, coreggente fino al 1395 Martino il Vecchio.
I piereali di Maria del primo periodo (Spahr n. 1, R4) recano al dritto e al rovescio la stessa impronta dei pierreali battuti dagli altri Aragonesi che avevano regnato in Sicilia: Pietro e Costanza, Giacomo Federico III, Pietro II, Lodovico e Federico il Semplice: impronte rimaste invariate per quasi un secolo, dal 1282 al 1377: aquila coronata ad ali spiegate con testa retrospiciente entro un ornato di otto segmenti di cerchio ed otto anelletti, il tutto in un circolo di perline; stemma argonese coronato entro un ornato formato da 8 segmenti di cerchio con anelletti all’esterno della congiunzione dei segmenti.

L’aquila è quella imperiale della Casa Hohenstaufen Svevia, impressa insieme all’arma aragonese sui primi pierreali battuti a Messina da Pietro III re d’Aragona per legittimare i diritti aragonesi al trono di Sicilia: infatti la moglie di Pietro era Costanza, figlia di Manfredi re di Sicilia, ucciso in battaglia da Carlo d’Angiò e figlio naturale di Federico II di Svevia (1258-1266). Costanza era quindi l’ultima erede degli Svevi del regno di Sicilia.

Ai lati dello stemma appaiono le sigle dello zecchiere, P C (sigle introdotte per la prima volta da Federico III, II come re di Sicilia, nel 1296). Ma i pierreali di Maria si distinguono dalle monete dei predecessori per le leggende in gotico che appaiono uguali sia al dritto che al rovescio: +MARIA DEI GRA REGINA SICI (che al rovescio diventa SICILI). Le monete pesano grammi 3,26 e hanno un diametro di mm. 26.

Un primo tipo di mezzo pierreale, grammi 1,46/1,60, mm. 19 (Spahr n. 2, R4) reca al dritto una grande M coronata tra due globetti o accantonata da stellette e attorno +MARIA DEI GRA REGINA.

Pierreale d'oro di Pietro III e Costanza d'Aragona (1282-1285)
Pierreale d’oro di Pietro III e Costanza d’Aragona (1282-1285)

La leggenda continua al rovescio con lo stemma aragonese coronato: +SICILIA AT T BEO P DUXS. Titolo quest’ultimo – Athenarum Neopatriae Dux – ereditato dal padre, figlio di Elisabetta di Baviera. Lo stemma è accostato dalle lettere G/M e G/P. Un altro tipo (Spahr n. 5-8, R1) si distingue per recare sulla M una crocetta e per le leggende: + MARIA DEI GRACIA//+REGINA SICILIE. Lo stemma appare senza sigle o accantonato dalle lettere E/L G/L.

Due i tipi dei quarti di pierreale, grammi 0,70, mm. 15: il primo (Spahr n. 9, R3) reca la testa coronata della Regina vista di prospetto e lo stemma aragonese a losanga accostato da 4 gruppi di globetti: il secondo tipo (Spahr n. 10-14, R1) reca l’aquila ed una croce patente accantonata da 4 rosette. Uguale la leggenda: +MARIA DEI GRACIA//+REGINA SICILIA O SICILIE.

Infine i denari in rame sono anch’essi di due tipi. Un primo tipo, grammi 0,84, mm. 16 (Spahr n. 15-22, R1) presenta lo stemma inquartato d’Aragona e Sicilia in circolo lineare e attorno +MARIA DEI GRACI O GRA; al rovescio una croce trifogliata con nel 1° e 4° angolo A-B e nel 2° e 3° una rosetta; attorno +REGINA SICILIAE O SICILIE.

L’altro tipo, grammi 0,66, mm. 15 (Spahr n. 23, R4) presenta al dritto il solito stemma a losanga ma accantonato da crocette tra due punti; al rovescio appare un elefante volto a sinistra con sul dorso una croce che interrompe la leggenda accantonata sotto dalle lettere G/P.

L’elefante, che appare già sui denari di Federico il Semplice, sta ad indicare che la moneta venne battuta a Catania, che ha come emblema appunto l’elefante e la cui Zecca fu attiva sia pure per breve tempo sotto Maria dopo essere stata aperta probabilmente dal padre. Mentre a coniare la maggior parte delle monete di Maria fu Messina, l’unica zecca permanente siciliana fino al 1676, già attivissima sotto gli Arabi e poi sotto i Normanni, gli Svevi e gli Angioini.

Il secondo periodo della monetazione di Maria inizia nel 1392 e dura fino alla sua morte avvenuta nel 1401, quasi contemporaneamente – altro dramma nella vita di questa donna decisamente sfortunata – alla scomparsa dell’unico figlio di appena 3 anni. Per 4 anni regnano di nome in tre in Sicilia: Maria, il marito Martino e il duca di Monbianco; tutti e tre si dichiararono coreggenti e coregnanti, ma di fatto chi governa è Martino il Vecchio.

Questi nel 1395 sale al trono d’Aragona per la morte del fratello Giovanni e lascia la Sicilia su cui sono finalmente liberi di regnare da soli Maria e Martino il Giovane. I rapporti però con l’Aragona diventano sempre più stretti e dopo un’ennesima rivolta dei baroni soffocata nel sangue la Sicilia perde in pratica del tutto la sua indipendenza.

In questo secondo periodo Maria e il marito battono i soliti pierreali d’argento. Uguali le impronte (aquila e stemma), variano le leggende: un primo tipo (Spahr n. 1-4, R2) reca al dritto +MARTINUS MARIA REX R SICIL O SIC O SC e al rovescio +MARTINUS DUX MONTIS ALBI O MONTISALB O MOATISALB. In un altro tipo (Spahr n. 6-7, R3) si legge invece +MARIA DEI GRA REGINA SCIL E MARTIN DEI GRA REX SICIL; lo stemma è accostato dalle lettere P C. Quest’ultima moneta venne battuta tra il 1396 e il 1402 dopo la partenza del duca di Monbianco. Ed una variante non riportata dallo Spahr di questo secondo rarissimo tipo di pierreale è quella illustrata nelle prime due foto di questo articolo.

Non si conoscono mezzi o quarti di pierreale di questo periodo mentre furono battuti dei denari in rame, mm. 14, grammi 0,58/0,74 (Spahr n. 8-14) con lo stemma inquartato delle armi di Sicilia e Aragona a losanga ed una croce che divide il campo: nel 1° e 4° angolo appaiono le lettere G/P, nel 2° e 3° coroncine disposte orizzontalmente. La leggenda del dritto +MARTIN US D GRA O MARTIN DEI GRA O MAR SICIL D GRA continua al rovescio: MARIA DEI GRA. Lo stemma appare accantonato dalle lettere G/P o P/D.

Da dove viene il nome pierreale, pereale o pierrale? Non da “imperiale” come erroneamente dice il Carli Rubbi ma dall’unione di due nomi: quello di Pietro III d’Aragona (1282-1285), primo re siciliano della sua Casa, che batté i primi pierreali in oro a Messina, e quello di un’altra moneta, il reale, dato che i pierreali (detti anche “raonesi”, aragonesi) valevano un reale.
Pierreale sta insomma per REALE DI PIETRO. Il pierreale d’oro pesava 5 trappesi ed aveva un titolo di 24 carati.

Il pierreale d’argento non era altro che il carlino da 100 grana, 60 per oncia, della bontà di once 10 e sterlini 17 per libbra, del peso di 13 trappesi e 13 grani. In un’asta svoltasi a Chicago a cura della Casa d’aste americana Stack’s nel 1988 un pierreale d’oro di Pietro e Costanza d’Aragona in conservazione perfetta era valutato 7.500-8.500 dollari e venne aggiudicato per 4.125 dollari.

Tre pierreali di Maria d’Aragona

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