Tanti interi nell’Italia divisa

Andrea Malvestio si è spesso occupato degli anni che vanno dal 1943 al 1946, un breve ma intenso periodo della nostra storia nazionale per gli avvenimenti che vi accaddero e per gli effetti di vasta portata che causarono al Paese.
Malvestio ha sintetizzato efficacemente le principali vicende militari e civili ed ha trattato poi la parte più squisitamente postale, limitandosi tuttavia ad inquadrare la situazione dei francobolli, prescindendo dalle altre carte valori in uso o in emissione in quel periodo.

Bollettino pacchi da 2.50 lire tipo "impero", senza fascio, diretto in Germania da Trieste
Bollettino pacchi da 2.50 lire tipo “impero”, senza fascio, diretto in Germania da Trieste

Intendo ora integrare l’argomento dedicandomi al settore degli interi postali che presenta elementi di interesse e curiosità non inferiore a quello degli adesivi. Per evitare ripetizioni, riparto dalla situazione postale dell’estate 1943, quando l’Italia era ancora unita sotto il regno di Vittorio Emanuele III e gi Alleati erano appena sbarcati nella Sicilia Occidentale, da dove avrebbero preso le mosse per assumere in breve il controllo politico-militare dell’isola.

Gli interi postali in corso erano i seguenti:

1) Le due cartoline postali da 15c e da 30c con motto Vinceremo, capillarmente diffuse.

2) Le cartoline postali semplici da 15c, 30c e 75c senza motto e quelle con risposta pagata da 15c+15c, 30c+30c. Parte di questo gruppo di cartoline postali era in circolazione per esaurimento perché sostituite da quelle al punto 1.

3) Le cartoline postali con vignetta, semplici e con risposta pagata, principalmente dei tipi “Opere del Regime” e “Turistica”, da 15c, 30c e 75c. Di queste cartoline postali, tuttavia, l’uso era più che altro teorico in quanto se i tagli da 15c e da 30c non erano più in circolazione da tempo, per esaurimento di quelle da 75c e da 75c+75c per l’estero alcune disposizioni del ministero delle Poste avevano vietato l’impiego nel periodo di guerra, in quanto riproducevano paesaggi e monumenti che avrebbero potuto dare utili indicazioni al nemico.

4) Le cartoline postali da 50c e da 50c+50c, tipo Impero, emesse per la corrispondenza con l’Africa Orientale Italiana e poi, perdute le Colonie, resesi utili nei rapporti con i Paesi dell’Unione Postale Europea (Albania, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, San Marino, Slovacchia, Ungheria, Croazia e Romania). Ebbero sempre impiego piuttosto limitato.

5) Le due cartoline di posta aerea da 60c e 70c, che gli eventi militari avevano reso quasi inservibili.

6) I biglietti postali da 25c e 50c, di formato piccolo, praticamente esauriti.

7) I biglietti postali da 25c e da 50c, di formato grande, normalmente in circolazione.

Biglietto postale da 25 centesimi spedito il 26 luglio 1946 da Tropea con l'aggiunta di francobolli di diverse emissioni
Biglietto postale da 25 centesimi spedito il 26 luglio 1946 da Tropea con l’aggiunta di francobolli di diverse emissioni

Il fascismo era caduto il 25 luglio 1943, l’8 settembre era stata data la notizia dell’armistizio e a fine mese, dopo vari e spesso alterni eventi militari, si era costituito un nuovo Stato che dal 25 novembre si era poi ufficialmente denominato Repubblica sociale italiana.

Abbracciava un territorio comprendente grosso modo tutto il Centro e il Nord Italia, sotto il controllo nazifascista. La nazione, divisa in due Stati “l’un contro l’altro armati”, si era trovata priva di comunicazioni dirette reciproche, sospese per ordine dei tedeschi.
Le carte valori postali in corso nelle regioni controllate dalla Repubblica sociale italiana erano inizialmente le stesse in circolazione al Sud. A parte i bollettini pacchi, di cui dirò avanti, e a parte il caso speciale dei francobolli della Base Atlantica, le prime a riportare una differente connotazione postale specifica furono quelle sovrastampate G.N.R. a Brescia da parte della locale Guardia Nazionale Repubblicana, e vi si può riconoscere un carattere celebrativo in quanto volevano ricordare postalmente questa organizzazione costituitasi appunto in Brescia pochi giorni prima.

Gli interi postali utilizzati furono i quattro elencati ai punti 1 e 7, distribuiti nella provincia e in un limitato territorio adiacente, Milano compresa. Ebbero corso in tutta la Repubblica sociale italiana.

In Italia i decreti istitutivi avevano stabilito che l’impronta di francobollo degli interi italiani riproducesse l’effigie sovrana; ma il re al Nord veniva ora considerato un traditore, colpevole del delitto di “lesa Patria” per aver firmato l’armistizio con i nemici anglo-americani e sovietici. Pertanto, con l’eccezione dei tipi in disuso e delle due cartoline postali aeree, che rappresentavano invece motivi allegorici, fu disposto di coprire la sua effigie soprastampando tutti i valori che la riportavano tramite la dicitura: “Repubblica sociale italiana” su tre righe, accompagnata da un fascetto sullo stemma.

Prima data attualmente nota della cartolina postale da 50 centesimi "Turrita" stampata a Novara
Prima data attualmente nota della cartolina postale da 50 centesimi “Turrita” stampata a Novara

Ciò per poterli ancora ammettere alla circolazione. Ma mentre per i francobolli l’obbligo di “sovrastampigliatura” ebbe decorrenza dal 15.3.1944, quello per gli interi venne ritardato al 15 agosto successivo – cinque mesi dopo – probabilmente per il maggior impegno che l’operazione richiedeva nel suo complesso.

I tipi regolarmente sovrastampati furono le cartoline postali da 15c con motto, 50c, 75c e 50c+50c, i biglietti postali da 25c e 50c, tutti in nero; la cartolina postale da 30c con o senza motto in rosso, mentre le due cartoline postali aeree ricevettero solo un fascetto nero impresso sullo stemma. Altri valori conosciuti con sovrastampe variate o in limitatissimi esemplari devono ritenersi prove o saggi o, quantomeno, di origine non sufficientemente accertata.

Le sovrastampe avvennero localmente ad opera delle direzioni postali delle città di Roma, Firenze, Genova, Torino, Milano e Verona, tramite stereotipi identici inviati da quest’ultima e pertanto non sono quasi mai riconoscibili fra loro. Singolare il caso dello stereotipo utilizzato dalla direzione di Pola, che fu autorizzato solo successivamente al fine di poter coprire le zone della Venezia Giulia che non avevano ricevuto forniture e non potevano essere servite dalla Direzione di Verona.

Fu apposto a mano e si differenzia per i contorni irregolari e per l’inclinazione incostante delle sovrastampe nei tipi in nero; in più, per il colore viola-lilla anziché rosso nel tipo da 30 centesimi. È ancora da accertare quali furono i valori interessati: almeno tre cartoline e i due biglietti.

Una cartolina con due soprastampe successive: la cartolina postale da 1.20 lire ottenuta coprendo valore, dicitura e simboli della cessata Repubblica sociale italiana
Una cartolina con due soprastampe successive: la cartolina postale da 1.20 lire ottenuta coprendo valore, dicitura e simboli della cessata Repubblica sociale italiana

In luglio uscì una cartolina definitiva da 30c riproducente l’effigie di Giuseppe Mazzini, seguita da un biglietto da 25c con la vignetta della Basilica di San Lorenzo in Roma, distrutta dai bombardamenti degli Alleati.
Intanto, nelle zone liberate del Centro Italia, anche gli interi subivano la sorte dei francobolli e venivano immediatamente tolti di corso e sostituiti con altri preesistenti o di nuova emissione.

Alcuni mesi dopo la liberazione di Roma, l’Istituto Poligrafico dello Stato riuscì a stampare una cartolina postale da 60c – la nuova tariffa interna in vigore dall’1.10.1944 – con impronta di francobollo e stemma sabaudo depurati dei fasci littori. Più avanti, a 1945 inoltrato, verrà ristampata con cartoncino differente e servirà per la corrispondenza diretta nel distretto postale.

Nella primavera del 1945 le Poste soprastamparono numerose cartoline servendosi delle notevoli giacenze diventate ormai scomode per il valore facciale superato di molto. Adoperarono specialmente la 15c Vinceremo che venne prima portata a 60c e a 1.20 lire, poi, sempre nel valore da 1.20 lire, a guerra conclusa venne cancellato il motto Vinceremo, ormai inutile e di cattivo gusto, tramite un cliché formato da un tappeto di parentesi.

Uso improprio, come avviso di ricevimento, della cartolina postale Mazzini da 30 centesimi, usta ad Asolo (TV) nel novembre 1945
Uso improprio, come avviso di ricevimento, della cartolina postale Mazzini da 30 centesimi, usta ad Asolo (TV) nel novembre 1945

Ne esistono più sottotipi e con uno di essi venne ricoperto il motto sulla 30c Vinceremo già sovrastampata dalla Repubblica sociale italiana, di cui a Roma esistevano consistenti giacenze inutilizzate dopo l’arrivo degli Alleati. Analoga sorte subirono le due cartoline postali aeree aggiornate pure loro a 1.20 lire. Tutte queste cartoline sono di formato irregolare e leggermente inferiore al normale, imputabile ad una tranciatura imperfetta probabilmente perché effettuata a mano o con mezzi di fortuna. Recano quasi sempre due forellini di registrazione.

Quando nel maggio 1945 l’Italia venne riunita territorialmente, molti valori in circolazione nel Centro Sud vennero distribuiti nelle provincie liberate settentrionali assieme ad altri di nuova emissione, come le tre cartoline postali di tipo Italia turrita con stemma sabaudo.

Riguardo alla cartolina postale da 50c Turrita, c’è da aggiungere che le autorità dell’Amg ne disposero la soprastampa di un consistente quantitativo con le lettere Amg-Vg e le fecero distribuire nelle zone da loro amministrate delle provincie di Gorizia, Trieste e Pola. Le ragioni sembrano essere state essenzialmente di natura politica, in quanto il Governo militare alleato intendeva in tal modo affermare la propria autorità sui territori contesi dalla Jugoslavia di Tito.

Uscirono il 22 settembre 1945, assieme ad alcuni francobolli, e quindi non è possibile trovarne in regolare tariffa per cartolina postale senza l’aggiunta di adesivi.
L’operazione di distribuzione dei valori stampati al Sud avveniva con lentezza e difficoltà ma intanto, in Alta Italia – come era denominato il territorio fino a poco prima facente parte della Repubblica sociale italiana – la sezione dell’Istituto Poligrafico situata a Novara presso gli stabilimenti grafici della De Agostini aveva ripreso la stampa di nuovi valori postali per sopperire da lì alle esigenze delle zone liberate.

Uno dei pochi usi effettivi per posta aerea, con il relativo bollo in dotazione alle Poste di Venezia
Uno dei pochi usi effettivi per posta aerea, con il relativo bollo in dotazione alle Poste di Venezia

A questo punto bisogna tener presente che il Regno d’Italia aveva già aumentato le tariffe postali interne a partire dall’1.4.1945, con la lettera e il biglietto postale portati a 2 lire e la cartolina postale a 1.20 lire, mentre le tariffe della Repubblica sociale italiana erano rimaste invariate dopo l’ultimo ritocco dell’1.10.1944, con le lettere e biglietto postale a 1 lira e la cartolina postale a 50 centesimi. Il Governo militare alleato, cui competevano le decisioni in merito, decise di mantenerle in vigore per qualche tempo ancora così che una cartolina spedita da sud a nord costava lire 1.20 mentre nella direzione inversa bastavano 50 centesimi.

Il primo intero predisposto a Novara dopo la liberazione fu appunto una cartolina postale da 50 centesimi, emessa urgentemente in giugno per provvedere ai territori dell’Alta italia, che fu in grado di assolvere al suo compito, senza integrazione di francobolli, per meno di un mese, perché il primo luglio le tariffe vennero riunificate a 1.20 lire. Questa cartolina venne dunque distribuita solo al Nord, e l’uso al di sotto della Linea Gotica deve ritenersi eccezionale.

C’è tuttavia da notare che le contingenti difficoltà dei trasporti causarono un ritardo nella distribuzione alle provincie nordorientali che la ricevettero in dotazione solo dopo l’aumento. In queste zone era stato gioco-forza autorizzare l’impiego dei valori postali della cessata Repubblica sociale italiana, pressoché gli unici che fossero in circolazione con normalità. Nelle Tre Venezie, per esempio, l’unica cartolina postale capillarmente distribuita era la 30c Mazzini che fu adoperata abbondantemente per tutto il 1945, almeno fino a quando non poté essere rimpiazzata dagli altri tipi consegnati o usciti in seguito.

Cartolina postale soprastampata R.S.I. annullata a Roma col meccanico "Città aperta di Roma"
Cartolina postale soprastampata R.S.I. annullata a Roma col meccanico “Città aperta di Roma”

Tutti i valori della Repubblica sociale italiana ebbero corso regolare, o quasi, nell’Italia nord-orientale (Tre Venezie e parte dell’Emilia-Romagna) mentre venivano tassati se utilizzati nelle altre zone (Piemonte, Liguria, Lombardia e resto dell’Italia).

A Novara furono anche preparate due cartoline da 60c e 1.20 lire con impronta di francobollo Italia Turrita, differenti da quelle di Roma, oltre che per i colori dell’inchiostro di stampa e del cartoncino, per la mancanza dello stemma sabaudo. Gli interi emessi a Novara, infatti, sono privi dello stemma presente invece in tutti quelli di Roma precedenti la nascita della Repubblica. Questi due pezzi furono accantonati e poi distribuiti in tutt’Italia solo nella tarda primavera del 1946, Per ora non si conoscono infatti usi postali antecedenti al maggio 1946.

Il 1° ottobre 1945 a Roma videro la luce tre cartoline postali con impronta della nuova serie denominata Democratica. Recavano lo stemma, particolare che la dice lunga sulla collezione storica di questa emissione unanimamente annoverata dai cataloghi di francobolli quale prima serie della Repubblica.

L’anno dopo furono emessi i primi biglietti postali dopo la fine della guerra: due pezzi da 4 e da 5 lire. C’era ancora lo stemma, eliminato pochi mesi dopo con la ristampa successiva del 4 lire. Prima di quel momento si era continuato ad usare quelli da 25c e da 50c, aggiornati nelle tariffe con vari francobolli spesso a regimi differenti.

Tutti gli interi preesistenti alle circostanze ricordate, con qualche aggiunta, qualche eccezione, qualche dimenticanza e un po’ di confusione causata dal grande numero di carte valori simili ma diverse, furono dichiarati fuori corso dal primo luglio 1946. In effetti questa data deve essere spostata in avanti di un buon paio di settimane perché le circolari dell’epoca dilazionarono lo smaltimento di valori di cui c’era ancora grande abbondanza nelle casse e depositi provinciali, e mentre una disposizione ministeriale aveva raccomandato di integrare il valore facciale degli interi applicandovi i francobolli disponibili prima della vendita al pubblico.

Biglietto postale con sovrastampa a mano di Pola in cui la dicitura "Repubblica sociale italiana" è stata apposta capovolta
Biglietto postale con sovrastampa a mano di Pola in cui la dicitura “Repubblica sociale italiana” è stata apposta capovolta

Non abbiamo fatto che un rapido accenno a quei particolari interi quali sono i bollettini per pacchi postali, tuttora abbastanza poco studiati, che rivelano invece grandi motivi di interesse. I valori in corso nell’estate 1943 erano di due tipi di impronte: “giubileo” e “impero”, con fascio littorio sulla destra, emessi in svariati valori facciali. E furono in realtà alcuni bollettini – per ora se ne conoscono almeno due – le prime carte valori a riportare i segni del cambiamento politico conseguente alla caduta del fascismo.

In data imprecisata, ma sicuramente molto vicina al 25 luglio e precedente la fine di settembre, il Poligrafico provvide ad eliminare il fascio e a riposizionare l’intestazione. Sia questi che i precedenti – o almeno una parte di essi – subirono la sorte della sovrastampa con dicitura Repubblica sociale italiana, in analogia con gli altri interi di corrispondenza. In pochi casi fu impresso invece un fascetto repubblicano non previsto nei decreti.

Anche per questi interi, in mancanza di altro a disposizione, l’impiego continuò dopo la liberazione, praticamente ad esaurimento, assieme ai tipi senza sovrastampa. Rimasero in uso dopo la fine della guerra e la proclamazione della Repubblica. Verso la fine del 1946 fu disposto di cancellare i simboli dei passati regimi, cosa che avvenne localmente con cliché di varie fogge, generalmente a sbarre, apposti a mano.

Almeno un cenno va fatto per i moduli vaglia che subirono vicissitudini analoghe alle altre carte valori: sovrastampa G.N.R., sovrastampa di fasci locali e poi della dicitura Repubblica sociale italiana più fascetto, ristampe su carta non filigranata, nuovo tipo Repubblica sociale italiana, tipo Luogotenenziale, sovrastampa su tipo Repubblica sociale italiana.

Tanti interi nell’Italia divisa

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