Sulle ‘rosse’ cataloghi, riviste e letteratura

Lo spunto per trattare di questo argomento viene dall’uscita di un Indice che copre oltre il 97% di quanto è stato pubblicato in Italia sulle affrancature meccaniche. Si tratta di un volume di 180 pagine, che riporta i titoli ed i riferimenti di oltre 5.000 “voci”, che coprono ben 7.000 pagine: tante sono quelle che l’Aicam ha pubblicato nei suoi primi quindici anni di vita.

Fino al 1980 di meccanofilia almeno in Italia, si era parlato ben poco. Abbiamo tuttavia già nel 1927 qualche articolo di Carlo Parisio, tra l’altro ben documentato; sorprendente, poi, un articolo di Luigi Gaddi sulla rivista L’Ufficio Moderno: si era in concomitanza con la presentazione delle prime macchine affrancatrici sul nostro mercato e la novità presentava un certo interesse. Interesse che andò però scemando nei decenni successivi, almeno in Italia: i cultori di questa specializzazione erano pochi ed isolati.

Non così in Francia e negli Stati Uniti, dove già prima della seconda guerra mondiale gli appassionati di “rosse” si stavano organizzando. Sulla stampa filatelica italiana troviamo – negli anni ’30-’40 – isolati articoli sulle affrancature meccaniche da parte di quella enciclopedica figura di filatelista che fu Renzo Bernardelli, da Antonio Antoniazzi e da qualche altro. In tempi recenti, regolari rubriche di meccanofilia, sulle riviste italiane, le troviamo, oltre che su Cronaca Filatelica, anche, a firma di Giulio Tagliati, su La Tribuna del Collezionista.

Ma vediamo che cosa è disponibile per i collezionisti che vogliono approfondire l’argomento in generale oppure per qualche sotto-settore specifico.

Le riviste. Quella che si pubblica da più lunga data è il Bulletin dell’americana “Meter Stamp Society”, un trimestrale molto ben documentato, di 36 pagine, che è arrivato al numero 236, avendo iniziato le pubblicazioni nel 1948. Solo al numero 36 è il Forschungsgemeinschaft della “Post- und Absenderfreistempel e. V.” tedesca, al suo tredicesimo anno, un trimestrale di 76 pagine dedicato pressoché esclusivamente alla meccanofilia tedesca.

In Francia, l’Acema pubblica la sua Circulaire bimestrale, con numero di pagine variabile, arrivata la numero 58, anche se l’Associazione celebrerà tra breve i suoi cinquant’anni. Non risulta ci siano altri periodici specializzati, almeno tra quelli editi con continuità.

Negli anni attorno al ’60 c’è traccia di una serie di bollettini sulla meccanofilia brasiliana, redatti da Ernst Muhr, la pubblicazione dei quali è cessata con la prematura morte del suo redattore. Saltuariamente in Romania, a cura del Circolo filatelico di Sibiu, viene pubblicato un piccolo bollettino dal titolo Documentar Fram.

In Italia dal 1982 l’Aicam ha un suo trimestrale, che negli ultimi anni ha stabilmente 48 pagine. Aicam Flash è arrivato al numero 60; dal 1997 il titolo è stato cambiato in Aicam News, ed è recentemente uscito il numero 4: l’impostazione editoriale è rimasta invariata.
Tra tutte le pubblicazioni citate quella dell’Aicam è senza dubbio la più varia e diversificata, in quanto dà ampio spazio anche alle segnalazioni di affrancature meccaniche straniere, mentre quelle americana, tedesca e francese privilegiano soprattutto la meccanofilia dei rispettivi Paesi.

È interessante notare che mentre la rivista dell’Aicam è nata subito con un strutturazione prevalentemente tematica, solo ora stanno evolvendo in questo senso, sia pure in misura più limitata, anche le consorelle straniere, nell’ordine la francese, l’americana e la tedesca.

I cataloghi. C’è un solo catalogo “universale”, ormai diventato – in originale – una rarità bibliografica. Si tratta del Meter Postage Stamp Catalogue, compilato da S.D. Barfoot e Werner Simon nel 1953. Per la meccanofilia del periodo classico di tutti i Paesi è una vera bibbia ed è sorprendente rilevare quanto sia ben documentato anche per il comparto italiano. L’Aicam ha avuto da uno degli autori l’autorizzazione a riprodurre questo catalogo, che è stato poi largamente richiesto dai meccanofili italiani. In precedenza c’era stato un altro catalogo generale, edito a Londra a firma di Albert H. Harris: la terza ed ultima edizione è uscita nel 1940, ma la sua estensione non è comparabile a quella del Barfoot-Simon.

L’Aicam è già stata interpellata per collaborare alla stesura della parte italiana di un nuovo catalogo mondiale attualmente in progetto negli Stati Uniti, del quale si è fatta promotrice una terna di meccanofili americani: Rusty Morse, Joel Hawkins e Richard Stambaugh: data la complessità di un impegno del genere, ritengo che la sua realizzazione richiederà tempi lunghi.

Per gli Stati Uniti fa testo il The United States Postage Meter Stamp Catalog, di Werner Simon e David P. Walsh; l’edizione-base è del 1982, ma sono usciti vari aggiornamenti. Recentemente, con il medesimo titolo, è stato edito un altro catalogo, a cura di Joel Hawkins e Richard Stambaugh, che probabilmente soppianterà il “Simon/Walsh” se non potrà più essere aggiornato. Parlando di affrancature meccaniche statunitensi è tuttavia giusto segnalare alcuni più modesti cataloghi editi in precedenza: quello di William C. Steiger (seconda ed ultima edizione nel 1940) e di Walter Swan (prima edizione nel 1957; quarta ed ultima nel 1967).

Il Canadian Meter Postage Stamp Catalogue di Ross W. Irwin è uscito nel 1975 con la sua seconda edizione; più attuale è il 1984 Canada meter and permit postage stamp specialized catalogue, edito dalla Yan Philatelic.

In Francia una prima catalogazione era stata fatta da De Waily, negli anni ’50; oggi è disponibile, dopo varie riedizioni sempre più affinate, un esauriente catalogo (Catalogue des empreintes de machines à affranchir de France) edito nel 1996 dall’Acema, che è la consorella locale della nostra Aicam.

Heiner Dürst e Gerd Eich sono gli autori del catalogo Die deutschen Post- und Absender-freistempel, in due volumi, la cui ultima edizione è del 1996. La copertura della materia, assai complessa nella maccanofilia tedesca, è eccezionalmente dettagliata e documentata. Già nel 1959 H. Dürst, unitamente a Rupert Glasewald, aveva firmato un primo Katalog der deutschen Freistempel, di mole assai ridotta rispetto all’attuale.

Ad Heiner Dürst si deve anche il catalogo delle affrancature meccaniche di Svizzera Die Freistempel der Schweitz, del quale è uscito nel 1996 il primo volume. In una delle edizioni precedenti, del 1980, erano incluse anche le impronte di Liechtenstein.

Otto Gleixner ha approntato nel 1990 il Katalog der österreichischen Post- und Absender-freistempel (Austria) e Paulo Sà Machado il Catàlogo de Franquias Mecànicas (Portogallo), del quale nel 1978 è uscita la terza (ed ultima) edizione. Per la meccanofilia olandese è disponibile una serie di otto “Handbooks” compilati negli anni ’80 da J.A.C. van Rijswiijk: una via di mezzo tra manuali specifici per i vari modelli di macchine e cataloghi delle relative impronte.

Non esiste un vero catalogo completo delle affrancature meccaniche spagnole: il “Grupo 5 x 15” pubblica a puntate una serie di schede che portano avanti un abbozzo di catalogazione. Ammirevole è invece la nuova edizione (1992) del “Polskie Frankatury Mechaniczne” di Tadeusz Hampel: sono due volumi di complessive 570 pagine; un bel passo avanti rispetto alle 97 pagine della prima edizione (1959), che catalogava le non molte affrancature meccaniche polacche esistenti all’epoca.

In due tronconi, nel 1992, è stato edito un catalogo delle affrancature meccaniche norvegesi, classificate in ordine di numero. Il volume relativo alle macchine serie 1-5000 reca la firma di Kristian Wilhelmsen, al quale si è affiancato Svein Svendsen per il secondo volume (5001-14000).

Per quanto riguarda le “rosse” inglesi c’è un catalogo di John C. Mann di cui nel 1972 era uscita la seconda edizione (Meter stamps of Great Britain and Ireland): negli anni 1193 e 1994 sono però stati pubblicati alcuni inserti a firma di Jack Peach, che complessivamente costituiscono un vero e proprio catalogo, seppure limitato alla classificazione dei vari tipi di punzoni.

Nel 1977 K.T. Greenland approntava un catalogo delle affrancature meccaniche di Man (Meter Machine Franking used in the Isle of Man). Per la Cecoslovacchia abbiamo un catalogo di Miroslav Bouska e Ivan Leis; sono due volumi, uno dei quali riguarda i punzoni “a farfalla” e il secondo tutto il periodo 1946-1982. Per Israele, Eliahu Foa aveva approntato nel 1988 un catalogo, del quale è uscito un aggiornamento nel 1991, ma che la sua scomparsa gli ha impedito di perfezionare in un’edizione successiva.

Di Roberto L. Salgueiro è il Catalogo de Franqueos Mecanicos de la Republica Argentina, edizione 1994, mentre per le affrancature mneccaniche australiane abbiamo, nel 1975, il secondo volume di History of the Franking Machine in Australia, compilato da Richard C. Peck, dedicato appunto alla catalogazione.
Il già citato John C. Mann è stato, negli anni ’60, autore di due cataloghi: Meter Stamps of the Indian sub-Continent (India, Hyderabad, India Portoghese, Pakistan, Burma, Ceylon) e Meter Stamps of the East African Postal Area. Non risulta ci siano state edizioni più aggiornate.

Per ragioni di completezza cito la Guide on Japanese Meter Stamps di Kenichi Yamamoto, un piccolo ma ben documentato catalogo, mentre ben diversa caratura ha il Postage Meter and Postage Paid Machine Stamps of China, opera di due americani, Richard Stambaugh e Dee D. Drell, che hanno compilato questo catalogo per conto della “China Stamp Society”. Assolutamente sorprendente, poi, il catalogo Study of Meter Franking Stamps in Korea, di ben 283 pagine, edizione 1996, opera di Seung Je Kim.

Anche le affrancature meccaniche delle Nazioni Unite hanno i loro cataloghi. Quello della FAO è stato redatto nel 1994 proprio dall’Aicam a firma di Luciano Fante; la Commissione tedesca per l’Unesco ha edito nel 1968 un catalogo trilingue delle affrancature meccaniche dell’Unesco (del quale sono stati sicuramente pubblicati degli aggiornamenti), mentre tutte le affrancature meccaniche delle varie sedi dell’Onu sono incluse nel monumentale catalogo generale United Nations Philately di Arleigh Gaines.

Motivi di spazio mi impediscono di fornire più dettagliate informazioni relative agli indirizzi degli editori; impossibile poi dare indicazioni di prezzo, trattandosi in certi casi di edizioni ormai fuori commercio. Nella biblioteca dell’Aicam tutti questi cataloghi sono disponibili e gli interessati potranno chiedere alla segreteria le informazioni che desiderano.

E in Italia? La meccanofilia italiana è la più complessa del mondo, in quanto la varietà delle impronte, derivante dal gran numero di macchine, dal gran numero di differenti punzoni, dall’applicazione piuttosto elastica di norme che hanno avuto infinite modifiche, ha dato luogo ad una miscela esplosiva. Più che di regole, si tratta di una gran massa di eccezioni. A questo è da aggiungere la totale mancanza di collaborazione da parte delle fonti ufficiali di informazioni; il disinteresse da parte della maggior parte dei costruttori di macchine a trattare argomenti che non abbiano un diretto collegamento con l’attività di vendita; la scomparsa dei pochi meccanofili dell’epoca pionieristica e la difficoltà di reperimento di materiale dei primi decenni d’uso delle macchine affrancatrici.

Non abbiamo, quindi, un catalogo “italiano”, ma disponiamo di una enorme massa di informazioni – come appare evidente dallo stesso indice bibliografico al quale ho accennato all’esordio di queste note – dalla quale semmai sorge la difficoltà a riassumere quelle essenziali da riassumere in un organico vero e proprio catalogo.

La stessa strutturazione di quello che potrebbe essere il “catalogo” delle affrancature meccaniche italiane è ancora da decidere: del resto ognuno dei cataloghi nazionali che ho sopra citato segue criteri personali dell’autore, basati sulla disponibilità di dati, sul modo di collezionare e sulle disposizioni postali di ciascun paese, sul numero e sui tipi di marche esistenti, sul numero e sulle varietà delle impronte. Insomma, i nostri meccanofili di domani avranno sicuramente materiale su cui lavorare. È emblematico il caso dell’impronta di una marca di macchina affrancatrice italiana venduta nel 1954 e che è stata scoperta nel 1996!

I soci dell’Aicam hanno però già catalogato le affrancature meccaniche di Vaticano, di San Marino, del Coni, dell’aviazione, dell’automobilismo italiano, delle rose, degli alberghi italiani, del baseball americano, del motociclismo italiano, degli sport ippici, di alcune marche di macchine, del basket, dei Giochi invernali, della Fao, dei Campionati mondiali di ciclismo, del cinema, del rugby, delle Fiere italiane. E mi pare sia una dimostrazione che ci sanno fare.

Abbiamo poi alcune pubblicazioni fondamentali, edite in varie epoche, al di fuori di quelle incluse nella bibliografia di Gianni Bertolini. Ne citiamo alcune: Introduzione alle affrancature meccaniche italiane, di Nino Barberis, Unafne, 1978; L’enologia e le affrancature meccaniche italiane, di Saverio Bocelli, 1980; Studio e catalogazione delle affrancature meccaniche del Regno, di Albano Parini, 1987; Le affrancatrici e le affrancature meccaniche italiane, di Bruno De Gaetano e Walter Barreca, 1988; vari piccoli cataloghi settoriali delle affrancature meccaniche italiane, editi in varie epoche da Floriano e Fiorenzo Ornaghi; Affrancature meccaniche, dal 1927 al 1993. Come nascono, di Voltaire Bugnoli, 1993.

La letteratura italiana sulle affrancature meccaniche è la più cospicua esistente, anche rispetto ai Paesi – come gli Stati Uniti e la Francia – che hanno decenni di vantaggio su di noi in fatto di meccanofilia organizzata. Ai collezionisti italiani non manca quindi la possibilità, anche grazie all’ausilio del prezioso “indice” ora presentato, di documentarsi su tutti gli aspetti, anche i più secondari e personalizzati, della loro specializzazione.

Sulle rosse cataloghi riviste e letteratura

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