Sudan: il Postiglione del deserto

Il francobollo, articolato su otto valori, nacque, in stato di necessità, dalla penna del capitano inglese E. A. Stanton. Testimone di aspre lotte per l’indipendenza, di colpi di stati, di carestie, è ancora oggi in servizio in Sudan. Per chi è attratto dalle soprastampe c’è a disposizione l’ampio segmento dei francobolli di servizio con escursioni anche nel campo dei perfin.

Ingrandimento del Postiglione del deserto mediante il quale è possibile leggere le destinazioni Khartoum e Berber scritte sui sacchi postali
Ingrandimento del Postiglione del deserto mediante il quale è possibile leggere le destinazioni Khartoum e Berber scritte sui sacchi postali

Anche tra i dentelli postali non mancano i “matusa”. Nulla a che vedere, certo, col Matusalemme della Bibbia che sembra sia vissuto 969 anni. Eppure, tenendo conto della relativa giovinezza del francobollo, il traguardo del secolo non è cosa da poco. Ed è per questo che è giusto far festa al Postiglione del deserto nato dal pennello di un militare inglese, il capitano E. A. Stanton, ed entrato in servizio in Sudan il primo marzo 1898, giusto centoventi anni fa.

Otto, con valori che spaziano da un minimo di 1 millième ad un massimo di 10 piastre, i pezzi che compongono la serie. La prima autenticamente sudanese, dal momento che l’emissione dell’anno precedente fu ottenuta soprastampando, in arabo e in francese, francobolli egiziani dominati da piramidi e sfingi.

Tutto cominciò nel 1896 allorché Horatio Herbert Kitchener (1850-1916), comandante del corpo di spedizione anglo-egiziano incaricato di riportare ordine nel Sudan, mise piede a Khartoum dove dal 1881 aveva scorrazzato in lungo e in largo Mahdi Muhammad Ahmad ibn Abd Allah, il “guidato da Dio” – questo il significato di mahdi – per porre fine alla degenerazione dell’islam e ripristinare così i più puri valori della religione.

Assegnato a numerosi capi carismatici di diversi movimenti politico-religiosi mussulmani, nel 1881, il titolo di mahdi fu per l’appunto assunto da Muhammad Ahmad ibn Abd Allah (1843-1885), che due anni dopo lanciò la guerra santa contro le truppe anglo-egiziane che occupavano il Sudan. Sbaragliati che ebbe i soldati inglesi guidati da Gordon Pascià, nel Sudan orientale fondò un effimero impero.

Il Postiglione del deserto con soprastampa servizio apposta nel 1992 sul 20 sterline dell'anno precedente
Il Postiglione del deserto con soprastampa servizio apposta nel 1992 sul 20 sterline dell’anno precedente

Tra le tante incombenze che Horatio H. Kitchener dovette affrontare ci fu anche il ripristino dei servizi postali, dotandoli beninteso di appositi francobolli. Nonostante portassero la scritta Soudan, i pochi francobolli che al momento circolavano mostravano pur sempre piramidi e sfingi e, quel che era peggio, vi si poteva ancora leggere a chiare lettere la scritta Postes Egypyiennes. Di quell’Egitto che nel 1820 aveva fatto proprio il Paese erede dell’antica Nubia, e dal quale l’artista dapprincipio contattato da Horatio H. Kitchener – diventato successivamente capo dell’esercito indiano e poi ministro della Guerra inglese – aveva prelevato l’immagine costituita dal tempio di Abou Simbel, già allora famoso in tutto il mondo e in anni più vicini a noi smontato, rimontato a seguito della diga di Assuan.

Due i no pronunciati in quella occasione dal comandante della spedizione anglo-egiziana. Il primo riguardava il soggetto, palesemente egiziano mentre doveva necessariamente essere sudanese; il secondo no era per il prezzo richiesto di 25 ghinee che Horatio H. Kitchener ritenne troppo elevato.

È a questo punto che entra in scena E. A. Stanton, che oltre ad essere bimbashi (capitano) era anche il cartografo ufficiale (egli era solito abbellire i rilievi che andava effettuando con piccoli disegni paesaggistici oppure con scene di vita quotidiana). Era, quindi, considerato capace di preparare l’immagine dei francobolli. Cinque i giorni entro i quali ultimare il lavoro, quattro, e tutte decisamente banali, le illustrazioni predisposte dal capitano-cartografo, divenuto poi colonnello.

L’ispirazione arrivò come sempre per caso e quando meno se l’aspettava. Successe infatti – questo quantomeno il racconto arrivato sino a noi e che sa molto di leggenda – che il corriere del reggimento anziché in barca (l’accampamento era a Korti, sul Nilo, a nord di Khartoum) arrivasse a dorso di un cammello e andasse gridando, una volta giunto al campo, “Posta per lei, mio capitano…”.

Prova di stampa del 50 piastre del 1948
Prova di stampa del 50 piastre del 1948

L’apparizione – perché tale la giudicò il capitano-cartografo – ebbe il merito di toglierlo dal torpore nel quale era caduto. E. A. Stanton. buttati via i fogli sui quali stava scarabocchiando, chiamò un nativo, il capo di una tribù araba Howawir, lo fece montare sul cammello in precedenza caricato di quattro sacchi pieni di paglia, chiamati a simulare il corriere postale.

Col suo umano e finto carico postale il cammello cominciò a trotterellare, così da permettere al capitano-cartografo di predisporre il disegno, africano al cento per cento, approvato seduta stante da parte del maresciallo Kitchener che in tutta fretta lo mandò alla De La Rue di Londra dove gli incisori dell’antica stamperia bulinarono il Postiglione del deserto rispettando alla lettera anche i minimi particolari. Compresa la dicitura, minuscola al punto da non poter essere letta ad occhio nudo, Khartoun e Berber.

Cominciata il primo marzo del 1898, come aveva ricordato una mostra del centenario che aprì i battenti a Khartoum, l’avventura del Postiglione del deserto non si è più fermata. Neppure davanti a “incidenti” che a prima vista sembravano poter mettere in dubbio la sopravvivenza del Cammello del capitano Stanton il quale inciampò, appena emesso, su una filigrana giudicata inopportuna e da qualcuno perfino sacrilega, se non addirittura blasfema in quanto la filigrana era costituita da una Croce di Malta.

Il Postiglione del deserto con soprastampa Army Official e con valore da 5 milliemes applicato con soprastampa rovesciata
Il Postiglione del deserto con soprastampa Army Official e con valore da 5 milliemes applicato con soprastampa rovesciata

Cosicché i mussulmani fondamentalisti, o quantomeno ortodossi, pare si rifiutassero di adoperare questi primi francobolli che a cominciare dal 1902 adottarono un fondo di sicurezza fatto di un tappeto di mezzelune e stelle.

Non meno imbarazzante l’incidente del 1954, anno in cui al Sudan venne concesso il governo autonomo. Con valori da 15 milliemes, 3 e 5 piastre, i dentelli postali risultano accomunati dall’illustrazione: il Postiglione del deserto, preso nel caso specifico dal punzone predisposto per il 50 piastre del 1951.

E, anche dalla scritta Self Government, governo autonomo, collocata nella parte inferiore e fatta seguire dal millesimo sbagliato 1953, dato che il governo autonomo divenne operativo nel 1954. Più che di un errore vero e proprio si tratta della testimonianza visiva del difficile processo di avvio all’autonomia il quale, in base agli accordi originariamente sottoscritti, doveva prendere il via nel 1952.

In vista dell’importante evento vennero naturalmente predisposti appositi francobolli, successivamente distrutti per il rinvio del Self Government, il quale, contrariamente a tutte le previsioni, “saltò” anche il 1953 diventando operativo solamente dal 9 gennaio 1954. Anno in cui i tre dentelli postali con l’indicazione Self Government 1954 riuscirono finalmente a vedere la luce.

Lettera aerea con tre Postiglioni del deserto
Lettera aerea con tre Postiglioni del deserto

Tutto regolare, quindi? Niente affatto. Era successo, e lo si seppe successivamente, che in vista del governo autonomo anche nel 1953 erano stati stampati appositi francobolli. Tutti distrutti, tranne un pacco finito casualmente sul mercato collezionistico assieme all’emissione regolare. A scoprire il millesimo sbagliato, 1953, fu addirittura un funzionario del Sudan presente all’apertura della National stamp exhibition di Londra, la manifestazione scelta per tenere a battesimo i tormentati francobolli del non meno travagliato Self Government.

Tra gli esemplari correttamente datati fecero infatti capolino alcuni pezzi marchiati 1953. Cinquemila, secondo indagini svolte successivamente, le serie con l’errato millesimo finite sul mercato filatelico. Dove, però, non hanno avuto soverchia fortuna.

L’Yvert et Tellier, in tanti altri casi prodigo nell’ospitare emissioni analoghe sotto la voce “non emessi”, liquida la vicenda con una sola riga. Questa: “Gli stessi francobolli, datati 1953, sono senza valore postale”. Frase che è sì di una chiarezza lapalissiana, ma anche altamente pilatesca. Più correttamente il Michel dà spazio ai tre “non emessi”, che quota regolarmente allo stato di nuovi, senza beninteso attribuire loro uno specifico numero progressivo.

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