Storia monetaria della Magna Grecia – 6ª parte

E Taras sul delfino sbarcò a Taranto

Il mitico personaggio che fondò e diede nome alla città campeggia sugli stateri d’argento di questa ‘polis’ d’origine spartana. È raffigurato come un giovane nudo con un fiore in una mano ed una lira a quattro corde nell’altra.

Statere incuso in argento (ingrandimento)
Statere incuso in argento (ingrandimento)

Taranto, nella storia delle colonie greche che si insediarono sulle coste dell’Italia meridionale, fu quella che mantenne inalterato, per un periodo che grosso modo corrisponde a quello di emissione di moneta (dalla fine del VI sec. a.C., fino alla fine del III sec. a.C.), il primato in Magna Grecia. Visto a posteriori suona strano che le prime emissioni, nella tecnica incusa, siano da far risalire molto tardi nel tempo, rispetto ad altre poleis. Infatti è ormai cosa appurata che l’inizio della monetazione va datato a dopo la distruzione di Sibari (510 a.C.).

Si conoscono soltanto tre serie di stateri in argento, del peso di grammi 8; nella prima campeggia, in entrambi i lati, la figura di un giovane nudo stante con un fiore nella mano destra, una lira a quattro corde nell’altra e la leggenda ΤΑΡΑΣ. In tale figura si identifica Hyakinthos una divinità della vegetazione collegata al giacinto. Nella seconda, al rovescio, appare l’immagine di un giovane sul delfino, mentre nella terza tale ultima rappresentazione occupa entrambi i lati.

Statere incuso in argento
Statere incuso in argento

L’identificazione di tale tipo è stata a lungo contesa fra Taras l’eroe eponimo della città e Phalantos l’ecista di Taranto. Il motivo di tale duplice interpretazione è dovuta alla testimonianza autorevolissima, ma contradditoria di due personaggi dell’antichità, Aristotele e Pausania. V’è da dire che nonostante non vi sia un’unanimità di consensi su una delle due ipotesi, oggi si preferisce individuare in Phalantos la figura su delfino.

Costui è ricordato come il personaggio che postosi a capo dei Parteni di Sparta (madrepatria di Taranto) si diresse sulle coste dell’Italia meridionale per fondare appunto Taranto. Ma naufragato nel golfo di Crisa fu raccolto da un delfino che lo condusse sano e salvo alla sua meta. Va però aggiunto che la testimonianza di Aristotele ha certamente un certo credito, si tende a opinare che dalla metà del V sec. a.C. le due figure si siano sovrapposte ed identificate in una, così che all’epoca di Aristotele il giovane su delfino era unanimemente ritenuto Taras.

Stateri d'argento di Taranto della serie con "oikistés"
Stateri d’argento di Taranto della serie con “oikistés”

Tali emissioni furono assolutamente limitate e ciò è motivato da due elementi precisi. Il primo è rappresentato dal dialogo agguerrito che contrapponeva la città laconica (è da ricordare che la madrepatria di Taranto fu Sparta, città della Laconia in Grecia) alle mai domate genti indigene iapigie e messapiche che, spinte dai coloni greci, al momento del loro arrivo nel Sud Italia, nelle regioni interne, costituirono in modo costante nel tempo, per il loro carattere energico e fiero, una spina nel fianco della stirpe greca.

Non si dimentichi, ad esempio, che Poseidonia fu vinta e conquistata dai Lucani alla fine del V sec. a.C. Taranto, che pur vantava un’organizzazione militare di prim’ordine, ebbe modo di verificare la pericolosità di tali genti quando, nel 473 a.C., subì una clamorosa e sanguinosa sconfitta da parte dei Japigi e Messapi, circostanza che ebbe un contraccolpo decisivo sull’organizzazione sociale della polis. Infatti il regime aristocratico cedette il posto a una sorta di democrazia mista, in cui ebbero un ruolo di rilievo le organizzazioni di mestiere dei pescatori, degli artigiani e dei marinai.

Moneta di Taranto in oro
Moneta di Taranto in oro

A tali nuovi fermenti sociali corrispose un accrescimento della produzione monetaria, soprattutto del numerario frazionario, proprio grazie al ruolo economico dei ceti emergenti. Va infatti ricordato che la moneta più pesante è utilizzata soprattutto negli scambi internazionali (fra le varie poleis), mentre nell’uso quotidiano erano ovviamente apprezzate le frazioni ed anche le monete enee.

Dagli inizi del V sec. a.C. Taranto muta la sua tecnica di coniazione, infatti agli esemplari incusi fanno seguito quelli a doppio rilievo. Nonostante ciò il tipo del giovane su delfino verrà riproposto, al diritto, ed acquisterà un prestigio notevole all’interno dei mercati tarantini. Al rovescio faranno il loro esordio l’ippocampo e la ruota a quattro raggi. Intorno al 465 a.C. appare, al rovescio, anche la testa della ninfa Satyra madre di Taras. Tale tipo campeggia anche al dritto di una rarissima emissione di dramme (del peso di grammi 4,00 ca.).

A tale proposito è da ricordare che la monetazione tarantina è articolata ponderalmente in stateri e frazioni. Solo in due momenti – di cui il primo è quello citato, il secondo è da collocare agli inizi del III sec. a.C. – sono state coniate anche le dramme. Nello stesso periodo sugli stateri appare, e si mantiene costante per non poco tempo, la figura maschile assisa, con o senza barba in cui oggi si tende a vedere un’altra rappresentazione di Taras.

Statere in argento della serie con i cavalieri
Statere in argento della serie con i cavalieri

Nell’ultimo quarto circa del V sec., fa la sua apparizione, dapprima al rovescio quindi al dritto, lo schema del cavaliere colto in una molteplicità di atteggiamenti la cui varietà testimonia il successo avuto da tale rappresentazione che perdurerà fino alla chiusura della zecca. Vale solo la pena di ricordare che la moneta tarantina più famosa ed universalmente apprezzata sui mercati internazionali è proprio questa con l’accoppiata giovane su delfino-cavaliere.

Nella seconda metà del IV sec. a.C. e precisamente nel 344, gli indigeni minacciarono di nuovo ed in modo pressante i Tarantini, i quali, nell’impossibilità di fronteggiarli con le proprie forze, furono costretti ad assoldare truppe mercenarie, che giunsero da Sparta al comando dello stratega Archidamo. Questi riuscì solo per poco tempo ad arginare la minaccia indigena, perendo insieme al suo esercito, nel 338 a.C. Nel 334 a.C. furono assoldate altre truppe mercenarie, questa volta in Epiro al comando de re Alessandro il Molosso (zio di Alessandro Magno).

Statere in argento della serie con ippocampo e testa di Satyra
Statere in argento della serie con ippocampo e testa di Satyra

In stretta connessione con tali avvenimenti vennero fatte emissioni in oro, in quanto tale metallo era, per lo più, richiesto in pagamento per tali servigi, che furono frequenti anche in epoca successiva. Per tale ragione la monetazione aurea di Taranto – fatto unico nell’area – è di grande rilievo ed abbondanza.
Nel 272 a.C. Taranto fu assoggettata dai Romani. Nonostante ciò la produzione monetaria perdurò ancora con un certo rilievo, ed in modo non continuo, fino allo scorcio del secolo.

Storia monetaria della Magna Grecia 6 parte

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