Storia monetaria della Magna Grecia – 4ª parte

E se Athena ammira Eracle nudo…

… allora siamo in presenza d’una moneta di Eraclea, città fondata nel 443 avanti Cristo dai coloni di Thurium e di Taranto. Nei primi didrammi di tale città, infatti, alla testa della dea sul dritto si contrappone, sul rovescio, il muscoloso eroe, ora assiso su una roccia, ora in piedi appoggiato alla clava, ora nell’atto di strozzare il leone, come appunto ci mostrano le foto dell’articolo.

 

Il 550 a.C. è una data importante nella storia della Magna Grecia, perché una coalizione di città-stato, capeggiata da Sibari e che comprendeva Metaponto e Crotone, distrusse Siris, la polis egemone fino a quel momento nell’area. Siris, situata sul mare ionico, fra Sibari e Metaponto, al centro d’un territorio ricco di risorse, attraversato da due fiumi, il Sinni e l’Agri, godeva d’una posizione strategica in quanto naturalmente proiettata verso i mercati indigeni interni, grazie appunto alle vie fluviali.

Fu per tale motivazione che Sibari ne rivendicò e ne detenne il controllo fino al 510 a.C. circa, quando venne a sua volta, distrutta da Crotone. Quest’ultima città si trovava collocata troppo lontana per poter pretendere d’esercitare l’egemonia sull’area in esame, perciò fu Taranto che nel corso del V sec. a.C. inglobò nella sua sfera d’influenza prima Metaponto e quindi l’ex territorio sirita.

Subito dopo la fondazione di Thurium, i Turini, sostenuti dagli Ateniesi, cercarono di rivendicare il controllo di questo territorio. L’atto costituì una palese sfida all’egemonia esercitata da Taranto ed il pretesto per una guerra, cruenta, con fasi alterne che si concluse nel 433 a.C. con un onorevole compromesso: la creazione di una nuova città, cui parteciparono coloni dell’una e dell’altra parte. La città venne chiamata Eraclea, anche se si sospetta che questo nome le fosse dato in un secondo momento, quando la parte tarentina ebbe il sopravvento.

La nuova polis diede immediatamente inizio ad un’attività di emissione di monete già subito dopo la fondazione coniando, fra il 342 ed il 410-400 a.C., dioboli in argento, di peso superiore al grammo, con al diritto la testa di Eracle coperta dalla pelle di leone, ed al rovescio il leone stante a destra, mentre in esergo, con felice scelta stilistica, vennero talvolta apposte le lettere HE, iniziali del nome della città. La circostanza che per un certo tempo venissero coniate solo monete di piccolo taglio dimostra un’attenzione al mercato interno, piuttosto che a quello esterno, per il quale sarebbero state necessarie un’organizzazione più evoluta e risorse non ancora disponibili per la polis.

Va però sottolineato che è attribuito a questo primo periodo la coniazione di un didramma con al diritto una testa femminile con capelli raccolti all’occipite che viene identificata con Athena dalla presenza sulle spalle dell’egida, simbolo che viene associato a tale dea. Sul rovescio appare Eracle assiso su di una roccia con brocca nella mano destra protesa.

Eraclea ebbe uno sviluppo notevole nel corso del IV sec., da quando, su forte pressione di Taranto, venne scelta quale sede della lega italiota. Fra l’ultimo quarto del V e gli inizi del IV, le popolazioni indigene s’armarono contro le città magnogreche; il pericolo fu veramente grande, per cui le città greche stabilirono di fronteggiarlo creando una confederazione che, nel deputare la nostra polis a centro di coordinamento, le offrì una posizione di grande prestigio.

Il nuovo ruolo di Eraclea servì da rinnovato impulso per l’emissione, in misura cospicua, dei didrammi, modellati sullo standard ponderale tarentino. Sul diritto dei primi didrammi appare la testa di Athena a destra, con elmo attico o corinzio; tale tipo è ravvivato dala presenza sulla calotta, di simboli di grande qualità artistica: la scilla, l’ippocampo o il grifone. Al rovescio campeggia l’immagine tipica della città, Eracle, che appare in atteggiamenti diversificati: mentre, riposta la clava, strozza il leone, oppure stante con clava, arco e pelle di leone. Talvolta è affiancato dalla cornucopia e da una coppa; su altre monete il semidio viene ritratto in un atteggiamento apparentemente vanesio: infatti si cinge, meritatamente, la testa con la corona.

Una versione limitata della testa di Athena di tre quarti al diritto con la solita rappresentazione del semidio al rovescio apparirà verso il 350 a.C.
Le influenze delle due poleis che collaborarono alla fondazione della città – Thurium e Taranto – sono evidenti nella scelta dei tipi: la testa di Athena è prettamente tipica di Thurium mentre la rappresentazione di Eracle fa riferimento a Taranto.

Accanto ai nominali maggiori viene altresì riproposta, in veste aggiornata, la coniazione di dioboli, ed esordiscono le dramme e frazioni di peso minore. Gli elementi tipologici ricalcano quelli dei nominali maggiori. Al diritto ritroviamo la testa di Eracle con il leone, e la testina di Athena con elmo attico crestato sulla cui calotta sono attestati la Scilla, l’ippocampo e la corona; al rovescio buona parte delle monete riportano Eracle che strozza il leone, raramente in piedi, quasi sempre inginocchiato: evidentemente il modulo ridotto delle monete ha costretto gli incisori a limitare il campo d’azione del semidio, restituendoci però una rappresentazione, a tutto campo, di grande vivacità artistica.

Numerose sono anche le sigle riferibili a possibili incisori, ma di cui non è possibile essere certi. L’unica firma che ritroviamo per esteso è quella di Aristosseno, un sicuro maestro incisore che operò anche a Metaponto.

In ritardo, rispetto alle altre città della Magna Grecia, dopo la metà del IV sec. a.C. faranno il loro esordio le monete in bronzo. Come capita usualmente, questa monetazione in parte ripropone la scelta dei tipi dei nominali in argento, in parte se ne discosta. Al diritto campeggiano la testa di Persephone, l’avancorpo di cavallo, due figure di Eracle, la brocca, mentre al rovescio sono presenti il chicco di grano, il trofeo, la civetta su fulmine, una divinità marina (Glauco), l’arco clava e faretra.

Non siamo in grado di poter stabilire con certezza la data di chiusura della zecca; grosso modo le emissioni dovrebbero aver avuto il loro termine entro la prima metà del III sec. a.C.
Un grosso contributo ai numerosi problemi ancora aperti sulla monetazione di Eraclea verrà da una monografia su tutto l’arco di coniazione (F. Keuren Stern, The Coinage of Heraclea, Edizioni Arte e Moneta).

— continua–

<PRECEDENTE

SEGUENTE>

Storia monetaria della Magna Grecia – 4ª parte

Link intermo  tuttovideo.stream