Storia monetaria della Magna Grecia – 1ª Parte

Retrospiciente o cozzante ecco il toro di Thurium
Statere in argento di Thurium
Statere in argento di Thurium

La testa dell’animale, che in un primo tempo guardava indietro, divenne in un secondo tempo minacciosa: sono queste le immagini che comparivano sul rovescio delle monete della cittadina che sorse intorno al 444 a.C. per iniziativa dei superstiti di Sibari.

Il V secolo a. C. è stato per la Magna Grecia un periodo pieno di fermenti, di avvenimenti cruenti, di equilibri rotti e ritessuti. Uno degli elementi che ne caratterizzò il corso fu senz’altro l’interesse mostrato per quest’area geografica da parte di alcune poleis della madrepatria Grecia, Atene in primo luogo.

L’attenzione di Atene risale già alla prima metà del V sec. a.C., ma solo successivamente, nella seconda metà, divenne più significativa. L’esempio più eclatante fu sicuramente il contributo determinante dato per la fondazione di Thurium nel 444/443 a.C., cui gli Ateniesi furono invitati dai superstiti dell’antica Sibari che richiesero tale decisivo intervento in modo da potersi finalmente assicurare una nuova patria.

Dracma in argento di Thurium
Dracma in argento di Thurium

La politica di Atene, in questo periodo, era caratterizzata da una decisa spinta verso l’Occidente, propugnata dal grande statista Pericle, e l’occasione offerta dai Sibariti fu preziosa per permettere agli Ateniesi di stabilire, attraverso il reclutamento di un numero considerevole di coloni, una testa di ponte in Magna Grecia. Va segnalato, per inciso, che alla costruzione della nuova città diedero il loro contributo, ognuno per le sue competenze specifiche, Erodoto, forse il più celebre storico dell’antichità, il filosofo Protagora, di Abdera, e Ippodamo di Mileto, architetto senza pari nel mondo antico, che naturalmente disegnò l’impianto urbanistico del nuovo sito.

Il rapporto fra i nuovi venuti ed i Sibariti non fu dei migliori, anzi la situazione si deteriorò a tal punto che questi ultimi furono costretti ad andarsene.
Nella monetazione di Thurium si coglie in pieno l’influenza di tali avvenimenti storici. È stata, infatti, di recente attribuita alla prima fase di emissione una serie limitata di dracme e frazioni con al dritto la testa di Athena ed al verso il toro retrospiciente con la legenda ΣΥΒΑΡΙ.

La testa di Athena rappresentava l’emblema della monetazione di Atene; tale tipo, nonostante qualche precedente apparizione saltuaria su nominali di altre zecche è riconosciuto, in Magna Grecia, come tipico di Thurium, che ne adotta la versione coperta con elmo attico.
Il toro cornupeto retrospiciente che appare al rovescio, è invece il sigillo delle monete di Sibari richiamata, del resto, anche dalla legenda.

Moneta in bronzo di Thurium
Moneta in bronzo di Thurium

Tale polis cessò le sue emissioni nel 510 a.C. ca., quando venne distrutta dai Cotoniati.
È ovvia la correlazione fra queste monete e l’influenza esercitata dai Sibariti, come è altresì palese che gli esemplari vanno assegnati alla prima fase dell’insediamento della nuova polis.

Successivamente avvengono alcuni significativi mutamenti: dalle monete scompare la legenda che fa riferimento a Sibari, permane la testa di Athena, il toro modifica il suo atteggiamento, da retrospiciente diventa cozzante: risulta ovvio che gli incisori della zecca, quando Thurium fu abbandonata dai Sibariti, liberi da altri influssi che non quelli ateniesi, rinnovarono la tipologia, che sarà presente in modo costante sulle successive emissioni, insieme alla legenda θΟΥΡΙΩΝ (dei Turini).

Altra spia della grossa influenza di Atene è l’adozione, accanto agli stateri in argento, della moneta più pesante, il tetradramma, nominale ricorrente nel sistema attico, ma completamente assente nelle altre monetazioni di Magna Grecia.
Vengono emessi anche nominali divisionari di un terzo, un sesto ed un dodicesimo di statere. Naturalmente la tipologia subirà aggiustamenti e modificazioni tipici di una zecca con un’ampia produzione.

Due monete d'argento di Sibari e di Thurium
Due monete d’argento di Sibari e di Thurium

L’elmo della dea Athena vedrà, sulla calotta, la presenza di straordinari elementi di corredo quali la Scilla, l’ippocampo, il grifone. Anche il rovescio si arricchirà di nuovi simboli fra cui, il più ricorrente, un pesce che sarà un elemento quasi fisso all’esergo, evidente riferimento alle attività marine; ma nel campo troveremo anche il serpente, il delfino, due delfini affrontati, la testa di leone, la torcia, il tirso, la civetta in volo; come si vede un ampio campionario simbologicamente a testimonianza della grande vivacità della zecca.

Alla fine del V sec. a.C. appaiono anche le prime emissioni in bronzo. Naturalmente sulle monete di esordio vengono replicati i tipi canonici della monetazione pregiata: la testina di Athena al dritto ed il toro al rovescio; ma successivamente faranno la loro comparsa altri tipi completamente inediti. Al dritto la testa di Apollo sarà l’immagine più replicata, accompagnata al rovescio dal tripode, dalla lira, dalla cornucopia, dal cavallo rampante e da Artemide.

Distatere in argento di Thurium (corrisponde al peso e al valore del tetradramma attico)
Distatere in argento di Thurium (corrisponde al peso e al valore del tetradramma attico)

La testina di Artemide sarà presente anche sul dritto, ma al rovescio ritroviamo lo stesso Apollo in posizione stante mentre suona la lyra.
Durante il corso del IV sec. a.C. e fino al chiudersi dell’esperienza di zecca la produzione argentea di Thurium si atterrà ai rigidi schemi tipologici impostati subito dopo la sua fondazione, con rarissime eccezioni.

Una di queste è la bellissima testa di Hera Lacinia coronata con capelli fluenti di ¾ a destra, che appare al dritto di una rara emissione di stateri in argento.
L’immagine ricorre anche su altre monete coeve di Crotone, di Hyria, di Pandosia e di Poseidonia, ma probabilmente la moneta di questa ultima polis è un falso.
Anche a Thurium, ovviamente, compaiono sigle e firme di possibili incisori come Istoros e Nikandros. La zecca verrà chiusa nel corso del III sec. a. C.

— continua–

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