Se potessi avere un ciziceno al mese…

Era questa la paga mensile di un soldato ateniese intorno al 400 a.C. Era una moneta in elettro e derivava il suo nome dalla città di Cizico, quasi di fronte a Bisanzio.

Statere di Cizico che rappresenta Giasone con il vello. Peso 15,99 g.
Statere di Cizico che rappresenta Giasone con il vello. Peso 15,99 g.

Chi ha avuto la fortuna di leggere, o in greco, ma meglio se già tradotto in italiano, quel meraviglioso libro che è l’ “Anabasi” o “Ritirata dei Diecimila” di Senofonte, avrà certamente notato che qualche volta l’autore cita delle monete e che nella prima parte del libro si tratta dei “darici” e nella seconda, quando i greci sono già a contatto con città colonie della loro madrepatria, di “ciziceni”.

Gli avvenimenti che il libro tratta avvennero nel 401/400 a.C., quando Senofonte aveva circa quaranta anni e quando Dario, morto da tre anni, aveva lasciato il regno ad Artaserse, fratello maggiore di Ciro. Proprio contro il fratello Artaserse, Ciro decise di combattere per vendicarsi di un torto subito. Per questa impresa riesce a mettere su degli eserciti di mercenari tra i quali anche i 13.000 greci capitanati dallo spartano Clearco. Nel primo capitolo del primo libro leggiamo che questi fu a colloquio con Ciro che gli diede diecimila darici per questo scopo, mentre un certo Aristippo di Tessaglia ne ebbe altri per la paga di 4.000 soldati ausiliari datigli dallo stesso Ciro.

Nessuno dei greci, all’infuori di Clearco, conosceva la destinazione della spedizione e quando finalmente seppero che si andava contro il Re era ormai troppo tardi e fu giocoforza andare verso Babilonia e verso Cunassa, dove Ciro venne ucciso.

Il libro tratta in massima parte la ritirata dei diecimila greci, le enormi difficoltà da essi incontrate, costretti a risalire il Tigri, attaccati prima dall’esercito di Artaserse e poi dagli abitanti delle regioni che man mano attraversavano, fino a Trapezeunte sul Mar Nero e poi verso la Grecia, toccando Sinope, Eraclea e ancora incontrando difficoltà. E qui appaiono nel libro per la prima volta i “ciziceni”.

Cizico - Tetradramma ingrandito. Diametro 20 mm, peso 15,08 g.
Cizico – Tetradramma ingrandito. Diametro 20 mm, peso 15,08 g.

Il darico è una moneta d’oro del peso di circa grammi 8,5 creata dal grande Dario (Dario I 519-485 a.C.) con al dritto un arciere che rappresenta il grande Re, fatta coniare probabilmente in una zecca appositamente allestita, annessa al palazzo di Susa o di Babilonia. Il darico continuò ad essere coniato per tutta la durata della dinastia degli Achemenidi. Le monete di cui parla Senofonte, si era nel 401, furono probabilmente battute da Ciro, un po’ diverse dalle precedenti.

Il fatto che queste monete si chiamassero darici dal nome del re Dario non è accettato da tutti gli studiosi di numismatica. Alcuni fanno risalire il termine all’antica parola “dari” che dovrebbe significare oro.
Il darico di otto grammi e mezzo valeva all’incirca 30 dramme ateniesi e cioé 30 lire oro. Oltre al darico c’era anche il “siclo” d’argento che valeva 3 dramme, del peso di circa 5 grammi.

I “ciziceni” appaiono quando i greci, allontanatisi ormai dal centro dell’Impero persiano, cominciano a costeggiare il mare e toccano le colonie greche: monete bellissime coniate fin dal 520 a.C. circa a Kyzikos (Cizico) importante città della Misia, nella Propontide, quasi di fronte a Bisanzio. Di electrum e non di oro come i darici, pesano però quasi il doppio, circa 16 grammi valgono otto dramme in più e si chiamano anche stateri.

Darico d'oro molto ingrandito. Rappresenta un arciere inginocchiato mentre tende l'arco
Darico d’oro molto ingrandito. Rappresenta un arciere inginocchiato mentre tende l’arco

Vi sono poi monete più piccole, sempre di electrum, di grammi 2,60, cioé i sesti e poi i dodicesimi, sempre di statere, di grammi 1,35. Oltre ad essere più belli dei darici gli stateri di Cizico sono anche più valutati sul mercato internazionale. In un’asta di fine del secolo scorso, la Leu Numismatk di Zurigo ne ha offerti dei bellissimi a prezzi quasi proibitivi. Si parla di cifre che vanno dai 10 ai 30 milioni e passa di lire per gli stateri, ai quattro, cinque e più milioni per le monete di un sesto. Bisogna dire però che si tratta di monete in uno stato di conservazione superba, perché in conservazione mediocre il loro valore scende di molto.

Generalmente, almeno fino al 400, recano al diritto una figura femminile, forse la Vittoria, oppure la testa di una divinità, come Giasone o Apollo o Dioniso o Poseidone o addirittura un cane alato. Al rovescio c’è un quadrato diviso in quattro parti. Successivamente, a partire dal 395 appaiono i tetradramma del peso di 15/16 grammi d’argento con al dritto quasi sempre una testa femminile e al rovescio per lo più una testa di leone.

Ho citato questi tetradrammi perché leggendo l’Anabasi in una vecchia edizione della casa Bietti di Milano del 1914, tradotta in italiano da Francesco Ambrosoli, in una nota viene fatto cenno a queste monete di Cizico, senza tener affatto conto che esse c’entravano come i classici cavoli a merenda. Come già detto, esse appaiono successivamente agli avvenimenti riferiti da Senofonte e non è a questo tipo che si riferisce l’astuto Timasione quando cerca di convincere i greci a mettersi in mare e a partire con l’offerta di un ciziceno al mese per ogni soldato, ma certamente agli stateri di electrum.

Itinerario approssimato del viaggio dei "Diecimila"
Itinerario approssimato del viaggio dei “Diecimila”

Così si conosce che uno statere era la paga mensile di un soldato, come del resto la era un darico. Certo ci saranno stati problemi anche in quel tempo per gli spiccioli, ma abbiamo visto che queste monete avevano anche dei sottomultipli. Di altri ciziceni si fa ancora cenno quando i greci pervengono ad Eraclea, infatti agli abitanti di quella città ne furono chiesti 10.000.

L’ultimo accenno a monete lo si trova nel VII Libro, VII Capitolo, quando si parla di un “talento”, che ai tempi di Milziade corrispondeva a 60 “mine” e a 6.000 dramme attiche. Queste dramme prima della riforma di Solone erano di grammi 6 d’argento, ridotte poi a grammi 4,36; quindi, dato che si era in un periodo di post riforma, un talento corrispondeva a grammi 26.160 cioé circa 26 Kg. d’argento, un po’ pochini per un esercito di migliaia di soldati. Ma a questo talento erano uniti 600 buoi, quattromila pecore e 120 schiavi!

Se potessi avere un ciziceno al mese

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