San Giovanni Nepomuceno

San Giovanni Nepomuceno
San Giovanni Nepomuceno

…nel medagliere di quattro papi.
I Santi di nome Giovanni sono numerosi nella storia della Chiesa; questo di cui si tratta è un religioso del Trecento chiamato ‘Nepomuceno’ da Nepomuk (o Pomuk) in Boemia dove nacque, ricordato da numerose medaglie emesse nel corso del XVIII e XIX secolo. Di quella cospicua produzione ne vengono qui considerate solo sette le quali, riportando precisi riferimenti ai romani pontefici, rientrano nell’ambito della storia metallica papale.

Di queste sette, che appartengono ai pontificati di Clemente XI, Innocenzo XIII, Benedetto XIII e Pio VIII, solo due risultano classificate in cataloghi generali di medaglistica papale editi fin d’ora (I cataloghi generali di medaglie papali più importanti per il periodo che riguarda queste medaglie sono: Ridolfino Venuti, Numismata Romanorum Pontificum… Roma, 1744, da Martino V a Clemente XII, 1417-1720; Antonio Patrignani che, continuando l’opera del Venuti, estese la classificazione da Clemente XII a Gregorio XVI, 1720-1846; per quanto riguarda le medaglie trattate in questo articolo ci si deve riferire al suo: Le medaglie di Pio VIII, 1933. Questi cataloghi pur essendo stati validissimi denunciano gli anni e necessitano di revisione e aggiornamento).

Le altre cinque medaglie, emesse in Boemia e descritte nella famosa collezione formata nel secolo scorso da Max Donebauer, devono essere aggiunte. Da qui lo scopo dell’articolo.

Trattando queste medaglie viene messa in evidenza anche la loro importanza documentaria in una spinosa questione che ha interessato la Chiesa fino al secolo scorso.
Nato intorno al 1345 Giovanni Nepomuceno iniziò la carriera ecclesiastica a Praga dedicandosi allo studio del diritto canonico e divenendo notaio (1370) e poi (1377) capo di quella cancelleria arcivescovile. Sacerdote nel 1380 gli fu affidata la parrocchia di S. Gallo a Praga; vicario generale dell’arcivescovo Jenstein nel 1389, l’anno dopo ebbe l’arcidiaconato di Saaz che resse come “Canonicus Pragensis ad extra”, fino alla morte avvenuta per annegamento nel 1393.

Clemente XI
Clemente XI

La vicenda che segnò il suo destino è piuttosto complicata e riguarda il suo scontro con il re di Boemia e imperatore di Germania, Venceslao IV (della casa di Lussemburgo, figlio di Carlo IV re di Boemia e imperatore, a sua volta incoronato imperatore di Germania nel 1378, deposto nel 1400 morì nel 1419).

A questo riguardo la storia che venne tramandata ebbe, nel tempo, versioni diverse.
La prima: nel XV e XVI secolo la tradizione popolare narrava come il giovane imperatore, avendo spesso udito parlare dello zelo, della pietà e del candore di questo religioso, lo nominasse predicatore alla sua corte e in un secondo tempo elemosiniere maggiore; questo incarico consentiva al sacerdote di aiutare i poveri dei quali si considerava “avvocato e padre”.

La pia regina Giovanna, figlia di Alberto di Baviera e moglie di Venceslao, lo volle come suo consigliere spirituale, tormentata com’era dalla morbosa gelosia del marito che la sospettava adultera. Questa decisione della regina inasprì talmente il marito che giunse a pretendere di sapere dal canonico se sua moglie avesse confessato di avere un amante. Dopo molti inutili tentativi in tal senso, fortemente sdegnato per la ribellione alla sua volontà, ordinò l’arresto del religioso.

Questo barbaro trattamento, che giunse fino alla tortura, non piegò la fermezza del sacerdote, per cui poco tempo dopo Venceslao lo fece gettare nottetempo, mani e piedi legati, dal ponte Carlo nella Moldava. Era, sempre secondo la tradizione, il 16 maggio 1383 (Moroni Gaetano, Dizionario di erudizione storico ecclesiastica, Venezia 1840-61, vol. XXXI , pag. 36).

Il corpo non affondò; rimasto a galleggiare sulle acque del fiume, fu recuperato l’indomani dai canonici della cattedrale e depositato nella vicina chiesa di S. Croce dei Penitenti. Più tardi, trasportato in processione, fu tumulato nella chiesa metropolitana.

Innocenzo XIII
Innocenzo XIII

Sulla base di tale versione, attestata la prima volta da Tommaso Ebendorfer nella “Chronica regum Romanorum” (1459), si diffuse il culto di Giovanni Nepomuceno, venerato come protomartire del sigillo sacramentale della confessione.

Nel XVI secolo si verificò una prima complicazione. Il cronista V. Hajek, forse per un errore epigrafico incorso nella restaurazione del sepolcro effettuata nel 1534, fu indotto a distinguere due Giovanni e nel 1541 pubblicò a Praga un articolo (Kronika ceska, Praga 1541) ove si narrava di un Giovanni Nepomuceno, i cui dati combinavano solo parzialmente con quelli sopradescritti, tanto da far sospettare trattarsi di un’altra persona; era canonico di Praga, ma non il vicario generale, quello che era stato gettato nella Moldava nel 1383 e il delitto era stato compiuto dallo stesso Venceslao per essersi il religioso rifiutato di rivelargli il nome, appreso in confessione, dell’amante di sua moglie, la regina Giovanna di Baviera (prima moglie di Venceslao; nel 1393 regina era Sofia di Baviera, sua seconda moglie).

Mentre l’altro, il vicario, risultava morto, sia pure sempre affogato, 10 anni dopo, nel 1393 e non era confessore della regina, che in quell’anno non si chiamava Giovanna ma Sofia, seconda moglie di Venceslao. Dovevano essere quindi due persone diverse ma solo il primo dei due era da considerarsi martire della confessione.
Questa pubblicazione accese una lunga, accanita disputa tra gli studiosi, forse ancora oggi non del tutto chiarita.

La venerazione per Giovanni Nepomuceno molto si diffuse in Boemia durante la Controriforma ed anche la Casa d’Austria manifestò la propria devozione a questo martire tanto che gli imperatori Ferdinando II e Ferdinando III ne sollecitarono a più riprese la canonizzazione, poi ottenuta da Carlo VI.

Già dal 1675 il Capitolo del duomo di Praga aveva iniziato le pratiche per il processo di beatificazione, ma si dovette giungere al secolo successivo per vederne la conclusione. Infatti furono condotti tre processi, i primi due (1715-19 e 1719-20) svolti sotto il pontificato di Clemente XI, con i quali la Chiesa riconobbe il culto ‘ab immemorabili’ di Giovanni Nepomuceno e il terzo (1723) da Innocenzo XIII che ne riconfermò il culto, processo concluso nel 1725 dal pontefice successivo, Benedetto XIII, che il 19 marzo 1729 nella basilica lateranense con la costituzione ‘Christus Dominus’ “post maturum causae examen inter sanctos retulit B. Johannem Nepomucenum, Presbyterum Canonicum Pragensem“.

Quindi fu santificato il canonico affogato nel 1383, martire della confessione.
Pochi anni dopo scoppiò la grana. Nel 1752 fu scoperto un documento importantissimo (edito a Praga da F.M. Pelzel) datato 23 aprile 1393 (Geschichte des Konig Wenzeslaus I, Urkundenbuch, Praga 1788).

Benedetto XIII
Benedetto XIII

Era la relazione che l’arcivescovo di Praga Jenstein aveva a suo tempo inviato al papa, Bonifacio IX, quando esplose l’aspra controversia con Venceslao. Vi si narrava come erano andate le cose: essendosi resa vacante la sede dell’abbazia di Kladrau, l’arcivescovo Jenstein ne aveva nominato rettore l’abate Odilo. Venceslao si oppose a quella nomina perché voleva elevare a diocesi quell’abbazia, ponendovi un suo favorito al fine di fare poi di quel territorio un feudo della corona, limitando così i poteri arcivescovili.

Giovanni Nepomuceno difese vigorosamente i diritti e la libertà della Chiesa e, forte della sua scienza canonica, riconfermò l’abate neo-eletto scatenando l’ira del re perché aveva osato opporsi al suo volere. Arrestato alla presenza di Jenstein, dopo misteriori interrogatori e torture, il 9 (o il 20) marzo 1393 fu gettato, nottetempo, dal ponte Carlo di Praga nella Moldava e fatto annegare. La sua salma, recuperata, fu tumulata nella cattedrale di S. Vito. Per questo suo nobile comportamento doveva essere considerato vero martire della libertà ecclesiastica.

Quindi in questo documento, indubbiamente autentico, c’erano molte varianti rispetto a quanto si era ritenuto fin al momento della santificazione: una differenza di 10 anni tra le due versioni; la regina nel 1393 non era Giovanna bensì Sofia, seconda moglie di Venceslao, e della quale Nepomuceno non era stato nominato confessore; la motivazione del martirio era diversa. Pertanto alla luce del documento scoperto sembrò sconvolta la tradizione corrente intorno al nuovo Santo e la bolla di canonizzazione di Benedetto XIII parve contenere numerosi errori storici.

Da qui ebbero inizio lunghe e vivaci polemiche che nel XIX secolo furono, per gli avversari della Chiesa, buon argomento per negare l’infallibilità pontificia nella canonizzazione dei santi. Si riaccese vivacissima anche la discussione sulla vecchia cronaca boema che ventilava l’esistenza di due Giovanni divulgata, tra gli altri, dall’agostiniano padre Attanasio di S. Giuseppe.

Pio VIII
Pio VIII

Comunque l’ipotesi ebbe vivacissimi sostenitori fino alla fine del XIX secolo (Civiltà Cattolica 1883, vol II, 2. La critica moderna e il martirio di S. Giovanni Nepomuceno) anche se già nel 1782 Ritter von Steinberg aveva dimostrato l’inesistenza del martirio del 1383, così come riferito nella bolla di canonizzazione; fu corretto in parte due anni dopo da padre Gelasio Dobner che, tenendo una via di mezzo, fu di guida alla conclusione della diatriba.

Infatti approfondite indagini storiche hanno portato oggi a ritenere priva di fondamento l’esistenza di due Giovanni Nepomuceno e che il martire santificato deve considerarsi il vicario generale affogato nel 1393 da Venceslao (documentato dall’atto di accusa dell’arcivescovo Jenstein) per il motivo ‘ufficiale’ di essersi opposto alle mire territoriali la rivelazione del segreto confessionale. La Chiesa quindi risolse il problema fondendo, bene o male, le due versioni ma ricordando che l’infallibilità pontificia non garantisce i particolari storici di un santo ma soltanto il fatto della sua santità.

In onore di S. Giovanni Nepomuceno, elevato a patrono di Boemia, nel 1693 fu eretta una statua sul ponte Carlo di Praga da dove era stato gettato; altre statue in tempi diversi furono collocate su altri ponti in paesi del nord Europa ed alcune anche in Italia (a Pavia, a Messina e a Roma sul Ponte Milvio) perché, per tutte queste vicende, lo si considerava il Santo che protegge dalle cadute dai ponti, dagli affogamenti e dalle calunnie.

Ed ecco le medaglie:

1) 1720 – Clemente XI.

D/ attorno: IOANNES CANONICVS PRAGENSIS MARTYRIO DIVVS busto a destra; all’esergo: PATRONVS FAMA PERICLITANTIVM.

R/ attorno: DIVVS AB HAC STELLA MARTYR NOVA STELLA CORVSCAT stemma di Clemente XI; all’esergo: CLEMENTE XI = ALBO DIVORVM = INSCRIPTVS.

Autore P.P. Werner – diam. mm 44 – AR gr. 34,69 (A) – rif.: Doneb. 4645 (Donebauer, Max – Beschreibung der Sammlung bohmischer munzen und medaillen… in numismatisch-geschichtlicher Bearbeitung von Eduard Fiala, Praga 1889) – Mont. 2953 (Collectio Montenuovo – Adolph Hess, Francoforte 1895).

Riproduzione fotografica di esemplare in argento.

Questa medaglia, emessa dall’arcivescovo di Praga Ferdinando von Khuenburg commemora il primo decreto di Clemente XI (approvazione del culto) e come le successive n. 2-3-4-6 appartiene alla serie ‘cronogrammatica’ cara all’incisore Werner. Come è noto, anagrammando le lettere della leggenda messe in evidenza con la maggiore altezza si ottiene la data che in questo caso è: MDCCVVVIIIII cioé 1720. Coniata, come alcune delle successive, prima della scoperta del documento del 1752, la medaglia qualifica Giovanni ‘canonico’, ovviamente come la bolla di canonizzazione, quindi documenta quanto riportavano la tradizione e la cronaca pubblicata a Praga nel 1541.

 

2) 1721 – Clemente XI.

D/ attorno: HONORIBVS SANCTI PATRONI SVI IOANNIS DE NEPOMVCK busto a destra; nel taglio del busto: P.P. WERNER.
R/ come la precedente – diam. mm 44 – AR gr. 29,39 (A).
Anche questa è opera del Werner e la data che risulta dal cronogramma è 1721.
Il dritto è stato accoppiato anche a un rovescio con la B.V. e il bambino sulle nubi e con la leggenda: THAVMATVRGA VETERO BOLESLAVIAE. Ma la medaglia con questo accoppiamento non rientra nella serie papale.

Riproduzione fotografica di esemplare in argento.

 

3) 1721 – Clemente XI.

D/ attorno: VNO IS CLEMENTIS SVB SIDERE FVLSIT IN ARIS un angelo sorregge lo stemma di Clemente XI sull’urna del martire affiancata dalle figure simboliche della Chiesa e della Boemia; all’esergo: ROMAE INDULTA = SANCTI VIRI FESTIVA = TRANSLATIONE.
R/ SIDERE NON VNO IOANNES FVLSIT IN VNDIS due angeli sorreggono il medaglione con il busto del martire volando sopra il ponte Carlo di Praga ove si svolge una processione. Sul fiume galleggia la salma con tra le mani il Crocifisso, circondata da stelle; all’esergo INSIGNIS ASYLVS = PERICLITANTIBVS = DE SVA FAMA.

Autore P.P. Werner – diam. mm 48 – AV gr. 52 – AR gr. 44 (Asta 7 Kunst und Munzen, Lugano 1971) – AE. Rif.: Wurzbach 3978 (Wurzbach-Tannenberg, Wolfgang – Katalog meiner sammlung von medaillen… Amburgo aprile 1937. Un esemplare in oro è citato nell’Asta Wurzbach del 13 aprile 1921). – Doneb. 4648-49.
Riproduzione fotografica di esemplare in argento.

La rara medaglia si riferisce al primo decreto di Clemente XI che equivaleva ad una beatificazione. Dal cronogramma le date risultano essere: 1719 all’esergo del dritto, 1720 attorno al dritto e 1721 al rovescio. Quella del 1719 si riferisce a quando, il 14 aprile, fu aperto il sepolcro e fatta una ricognizione alla salma.

 

4) 1721 – Innocenzo XIII.

D/ MARTYRIVM B. IOANNIS NEPOMVCENI due soldati gettano dal ponte Carlo di Praga Giovanni Nepomuceno; all’esergo: MCCCLXXXIII.
R/ QUI = A NEO INAVGVRA = TO PAPA INNOCENTIO = SANCTORVM COETVI = ADVNATVR = VII . IV – NII scritto in sette righe.

Autore P.P. Werner – diam. mm 43 – AR gr. 35,40 – Doneb. 4647.

Riproduzione fotografica dell’esemplare in argento del Museo Nazionale di Praga.
Questa medaglia, rarissima, fu emessa dall’arcivescovo di Praga Ferdinando Graf Khluenburg (1712-1731) come le precedenti e si riferisce al decreto di beatificazione emesso il 7 giugno 1721 (data del cronogramma) nel primo anno di pontificato di Innocenzo XIII, a convalida del precedente decreto di Clemente XI.

 

5) 1729 – Benedetto XIII.

D/ BENED . XIII – P. MAX. A. VI busto a sin. con camauro, mozzetta e stola, benedicente; sotto HAMERANI.
R/ APOTHEOSIS IN LATERANO un angelo incorona Giovanni Nepomuceno sulle nubi con nella destra la palma del martirio; sullo sfondo a destra S. Giovanni in Laterano, a sinistra il Colosseo; all’esergo: S. IOAN NEPOM = MDCCXXIX.
Autore Ermenegildo Hamerani – diam. mm. 39 – AV AR AE.

Rif. : Venuti XXVI – Bart. 729 (Bartolotti Franco – La medaglia annuale dei romani pontefici – Romini 1967).
Riproduzione fotografica di esemplare in argento (A).

Medaglia ufficiale pontificia (medaglia annuale del pontificato) emessa dalla Santa Sede per celebrare la canonizzazione di Giovanni Nepomuceno, altro documento che riporta al dritto, come data della morte di Giovanni, il 1383, rivelatasi poi, come si è visto, sbagliata.

 

6) 1729 – Benedetto XIII.

D/ attorno cronogramma: SILENTEM . LOQVVNTUR . STELLAE . IN . ASTRIS . S. Giovanni Nepomuceno sulle nubi con aureola di stelle circondato da Serafini; sotto, il ponte Carlo di Praga e la salma galleggiante sul fiume; all’esergo sempre in cronogramma: SUB UNDIS.
R/ in 14 righe: ANNO DOMINI. = MDCCXXIX. XIV . KAL : APRIL = IMP : CAROLO. VI. CA. P. F. P. P. = POST . ORBIS . TOTIUM . VOTA. = B : IOANNES . NEPOMUCENUS = MAGNUS . BOHEMIAE . THAUMATURGUS = A = S : D : N : BENEDICTO . XIII . P : O : M : = IN . SANCTOR : NUMER : RELATUS = & VII.IDUS . OCTOB : EIUSD : ANNI = SUB . A : EP : FERD : EC : DE : KIMB. = PRAG : SOLEMN : CELEB : =EST.

Autore P.P. Werner – diam. mm. 43 – AR gr. 23,65 – Doneb. 4646.
Riproduzione fotografica dell’esemplare in argento del Museo Nazionale di Praga che si ringrazia per la gentile concessione.

Dal cronogramma risulta la data 1729 (non è stata rispettata la grafia latina per la lettera U); fu emessa dall’arcivescovo di Praga Ferdinand Garf von Khuenburg e ricorda la canonizzazione. Anche questa medaglia è molto rara.

 

7) 1829 – Pio VIII.

D/ attorno: ECCLESIA METROPOLITANA PRAGEN. la cattedrale di S. Vito a Praga; ai due lati: F. PUTINATI – MEDIOLANI all’esergo: FESTVM SAECVLARE PR. = S. IOANN. NEP . R . BOH . PATR . = IN SANCTOS ADLECTI = CELEBRAT.
R/ nel campo entro due rami, su 9 righe: A.M.DCCC.XXIX = FRANCISCOI=CAES.AVGVSTO = BOHEMIAE REGE = PIO VIII PONT. MAX. = VENCESLAO LEOPOLDO = ARCHIEP. PRAGENSI = SACRA SOLEMNIA = OBEUNTE.
Autore Francesco Putinati – diam. mm. 49 – AR gr. 61,90 (A) AE.

Rif.: Pat. 1 bis (La descrizione data dal Patrigani è leggermente imprecisa specie al dritto ove in luogo di MEDIOLANI è riportato MELLOT AVT) – Doneb. 4654-55.
Riproduzione fotografica di esemplare in argento.

La medaglia si riferisce alle cerimonie tenute a Praga in onore del Santo Patrono nel primo centenario della sua canonizzazione, arcivescovo Venceslao Leopoldo Chlumcansky.

A queste sette medaglie se ne aggiunge un’ottava nella quale insieme a Giovanni Nepomuceno è citato un altro papa, Eugenio III (il 15 febbraio 1145 i cardinali raccolti nella chiesa di S. Cesario a Roma elessero papa Pietro Bernardo da Pisa, dell’Ordine Cistercense, abate di S. Vincenzo alle Acque Salvie, consacrato col nome di Eugenio III. Morì a Tivoli nel 1153 dopo una vita esemplare e un non pacifico pontificato; fu beatificato da Pio IX nel 1872). Il riferimento viene dato solo a titolo informativo e non per aggiungere questa medaglia a un suo medagliere: essendo egli vissuto nel XII secolo, ovviamente non esiste. La medaglia è la seguente.

D/ attorno: S. IOANNES N E P O M U C E N U S MARTYR. busto a destra.
R/ attorno: S. EUGENIUS III. P. M. EX ORD: CIST: busto a sinistra con la tiara – mm. 39 AR gr. 21,40.
Rif.: Doneb. 4716.

Altre medaglie ricordano la canonizzazione di Giovanni Nepomuceno ma, essendo prive di riferimenti ad un pontificato, non entrano nel campo di indagine della medaglistica papale e quindi nell’intendimento di questo articolo e così pure tutte quelle di carattere strettamente religioso emesse in gran numero, specie nel XIX secolo, in onore del santo.

San Giovanni Nepomuceno

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