Ricche di varianti le monete di Pergola

L’attività della zecca della cittadina marchigiana ebbe inizio il 27 gennaio del 1796 ma cessò non molto tempo dopo…

Repubblica romana: baiocco di Pergola
Repubblica romana: baiocco di Pergola

Pergola è una cittadina delle Marche in provincia di Pesaro, piuttosto decentrata dalle linee di grande comunicazione e, pur esistendo già nel Medio Evo è sempre rimasta alquanto isolata e lontana dai grandi avvenimenti della storia.

Sino al 1796 non ebbe una zecca propria. L. Nicoletti nel volume: “Di Pergola e suoi dintorni”, pubblicato nel 1899, così ricorda l’avvenimento: “…tale zecca, per le monete di rame, era stata richiesta fino dal 1655 e ultimamente nel 1794 senza ottenerla. Fu nel 1795 che, avendola il Comune nuovamente implorata, fu essa concessa per intercessione del Cardinale Antonelli (Leonardo nato a Senigallia) alla famiglia Guazzugli, non potendo essere dessa affidata ad un Comune. Nel 1796 si minacciò farla chiudere, ma lo stesso Card. Antonelli ottenne che ciò non fosse fatto”.

L’attività della zecca ebbe quindi inizio dopo il 27 gennaio 1796, (data della concessione a coniare pervenuta da Roma, a favore del sig. Francesco Guazzugli Buonaiuto) e le prime monete emesse furono dei pezzi da due baiocchi e mezzo noti come sanpietrini con la data 1796. L’anno successivo coniò monete da cinque baiocchi o madonnine e il rarissimo mezzo baiocco.

La data certa di cessazione di attività della zecca è sconosciuta, ma dopo l’ordine di chiusura di tutte le zecche periferiche emanato da Roma il 27 novembre 1797, Pergola inviò (in realtà restituì) alla zecca di Roma otto cilindri o conii rotanti preparati dalla stessa zecca come previsto dall’atto di concessione che autorizzava la coniazione ma con conii incisi presso l’officina della capitale.

Repubblica romana: mezzo baiocco di Pergola
Repubblica romana: mezzo baiocco di Pergola

Le madonnine e i sanpietrini coniati a Pergola non sono rari ma neanche comuni e, considerato che da ogni coppia di cilindri si ottenevano almeno sei esemplari simili ma non uguali, le varianti sono molte e forse non tutte catalogate come del resto avviene per i pezzi coniati con i cilindri nello stesso periodo sia a Roma che nelle province. Ritengo molto dubbio che una coppia di cilindri sia stata destinata alla produzione di monete da mezzo baiocco: la conoscenza, almeno sinora, del solo esemplare conservato nella collezione reale lascia dedurre una coniazione molto limitata; i cilindri, come già detto, consentivano di imprimere da sei ad otto esemplari per volta e così in breve tempo era possibile ottenere una cospicua massa di monete.

Indubbiamente anche i mezzi baiocchi delle altre zecche coeve sono rari ma non presenti in un solo esemplare. Il pezzo è noto e quindi è stato coniato. Il Cinagli, marchigiano e cassiere della Camera Apostolica in varie città fra cui Macerata e Ancona, nella sua opera sulle monete dei Papi pubblicata nel 1848 non menziona né il mezzo baiocco di Pergola né quello di Matelica e se non li conosceva lui ed i vari collezionisti con cui era in contatto, sia di persona che per via epistolare, vuol dire che queste monete non avevano circolato se non in misura limitatissima.

La rarità dei pezzi non permette altre ipotesi valide se non quella di una emissione di prova, forse non gradita alla popolazione, con conio inciso localmente avendo come modello i mezzi baiocchi delle zecche viciniori.

Da documenti ufficiali risulta che a Pergola dal 1796 a tutto l’ottobre 1797 furono battute monete di rame per 29.697 scudi, importo non enorme ma sempre notevole rispetto ai 1.538 scudi di Matelica e ai 1.770 di Fano.

Nella già citata storia di Pergola l’attività della zecca nel perodo repubblicano è ricordato con queste poche parole: “…e con le 12.000 libbre di bronzo delle campane fecero coniare al Guazzugli tante monete portanti le insegne repubblicane”.
I frammentari documenti sinora rintracciati forniscono qualche altra notizia sulla attività del Guazzugli tra il 1798 e il 1799 ma non consentono di ricostruire un quadro completo ed esauriente delle emissioni repubblicane.

Tre tipi diversi da due baiocchi battuti a Pergola durante la prima Repubblica Romana
Tre tipi diversi da due baiocchi battuti a Pergola durante la prima Repubblica Romana

Si conservano alcune lettere inviate dalla comunità di Pergola e dallo stesso zecchiere al Ministero delle Finanze dalle quali si evince che, appena cessato il governo pontificio, la zecca per ordine della stessa Comunità riprese a coniare e che l’operazione fu poi sospesa dalle autorità francesi. In una di queste lettere del 5 settembre 1798 viene confermato il quantitativo di 12mila libbre di rame disponibili presso la zecca come ricordato dal Nicoletti: “Francesco Guazzugli chiede di poter consumare 5mila libbre di metallo residuo delle 12mila dopo la legge che lo ha obbligato a chiudere la zecca. I due baiocchi, l’uno e il mezzo sono ricercati per la purezza del metallo”. La risposta fu negativa e questa decisione fu sempre confermata da Roma e così la zecca di Pergola, almeno ufficialmente, non fu riaperta.

Molto più interessanti sono una lettera e un conto di versamenti per dazi e cioé:
1°) In una lettera inviata il 13 maggio 1798 dalla Prefettura Consolare di Ancona al Ministero delle Finanze si legge:
“…Vi rimetto ancora una petizione di vari cittadini bottegai relativa alla moneta di rame che si cunia della nuova e rilevare che un baiocco cuniato alla Pergola è assai più grande di quello da due baiocchi di Fermo”.

2°) In un elenco degli introiti dei comuni del Dipartimento del Metauro risulta che quello di Pergola riscosse 190 scudi dal Guazzugli sulla moneta coniata dal 25 al 29 maggio 1798.
Questi documenti dimostrano che almeno dall’aprile, se non prima, nei Dipartimenti del Metauro e del Tronto si coniavano monete repubblicane dato che ai primi di maggio già circolavano in Ancona. La protesta dei “cittadini bottegai” anconetani era forse alquanto pretestuosa in quanto la moneta fermana pesava il doppio del baiocco di Pergola.

Probabilmente i due pezzi contestati erano quelli descritti dal Muntoni ai numeri 39 per Fermo (grammi 15 di peso e diametro di mm. 34) e 73 di Pergola (gr. 7.80 diametro 32/35 mm.) che sono senza esplicite insegne repubblicane ma solo con leggende riferite al nuovo regime. Va qui ricordato che la zecca di Fermo, gestita da una potente e forse arrogante famiglia, il cui membro più autorevole divenne senatore della Repubblica, non si distinse certo per correttezza, date le numerose proteste pubbliche e private presentate durante tutta la sua attività nel periodo repubblicano.

Nell’inviare a Roma la lamentela dei “cittadini bottegai” il Prefetto Consolare così concluse la sua lettera: “…vi mando ancora altri baiocchi disignati dalla stessa zecca di Fermo perché vediate il modo che tiene questa zecca per il cunio di questa moneta”. Ma è possibile che venissero tanto disprezzate le monete di Fermo quando, sia pure con carenze di peso, questa zecca ha sempre emesso monete dal conio elaborato? Non saranno di Fermo i due pezzi di zecca incerta sinora ipoteticamente attribuiti a Macerata?

Le madonnine da 5 baiocchi, le madonnine, i sanpietrini e il rarissimo mezzo baiocco battuti sotto Pio Vi tra il 1796 e il 1797
Le madonnine da 5 baiocchi, le madonnine, i sanpietrini e il rarissimo mezzo baiocco battuti sotto Pio Vi tra il 1796 e il 1797

Il 5 settembre 1798, come già detto, il Guazzugli chiese di poter consumare le 5.000 libbre di metallo residue delle 12.000 dopo l’ordine di chiusura dell’officina. Fece inoltre presente che le sue monete erano ricercate per la purezza del metallo. La immediata risposta di Roma fu del tutto negativa.

Nei primi mesi del 1799 il Ministero delle Finanze avviò una indagine per conoscere se oltre le sette officine autorizzate con atto ufficiale vi fosse qualcuna ancora in funzione per conto di autorità locali. Il 6 marzo Ancona assicurò che nel suo territorio le tre zecche già attive erano al momento chiuse e confermò l’avvenuta coniazione in Pergola nei due mesi successivi al cambio di governo, si riservò comunque di mandare ulteriori dati.

Ovviamente queste ulteriori notizie dovevano essere fornite dalla Comunità di Pergola che però si trovava in difetto in quanto la sua zecca, sia pure per ordine dei militari francesi, aveva lavorato in contrasto con la legge.

La situazione fu risolta con una dichiarazione compilata dal Prefetto Consolare del tribunale di censura del Dipartimento del Metauro inviata il 30 marzo all’amministrazione del cantone di Pergola: “Vi rispongo l’espresso giunto ieri verso le sei ora di Francia pom.

Le due monete da 2 baiocchi di zecca incerta e finora ipoteticamente attribuite a Macerata
Le due monete da 2 baiocchi di zecca incerta e finora ipoteticamente attribuite a Macerata

Posso assicurarvi che trovandomi circa tre o quattro mesi sono dal Generale Monnier comandante di quel tempo Ancona in stato di assedio soravennero li Citt. Francesco Veroni pref. Consolare e il V/edile Secondo Paris a me benissimo cogniti i quali avanzarono in mia presenza vari lamenti al medesimo, e mi ricordo, che fra gli altri fecero intendere che voi assolutamente non potevate supplire alle forniture di scarpe, coperte ed altro per servizio della Truppa Francese, attesa la deficenza del numerario, in guisa che detto generale ordinò che si consumasse quella quantità di rame che aveva in essere un certo Guazzugli di costì, giacché il medesimo gliene aveva fatto istanza in occasione che il prelodato generale facendo la visita del Dipartimento, si era colà trasferito.

Mi pare che detto rame fosse sulle 5.000 lb, ma non posso affermarlo. Quello che è indubitato si è che li nominati Prefetto ed Edile chiesero al Generale l’ordine in scritto per permettere il conio di detto rame, ma egli in maniera piuttosto risentita replicò che ne comandava l’esecuzione senza bisogno della facoltà in iscritto e che avrebbe pensato a garantirvi p. questo oggetto tanto presso Roma quanto presso l’Amm. Centrale. Questo è quello che io debbo…”.

La lettera il successivo 5 aprile fu trasmessa a Roma dalla Municipalità di Pergola e così si concluse la storia di questa officina. Nell’opera del Muntoni: “Le monete dei Papi e degli Stati Pontifici”, vol. IV, sono ben descritte e illustrate le monete di Pergola. Sono tutte piuttosto rare e presentano sempre delle piccole varianti ed è difficile rinvenire in commercio e nelle collezioni esemplari perfettamente uguali.

Ricche di varianti le monete di Pergola

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