Quando passa Nuvolari…

Rombo di motori, nuvole di polvere, cuori impazziti: l’avventuroso scenario della Mille Miglia rivissuto sui francobolli della Repubblica di San Marino (1987) insieme al Raid Pechino-Parigi ed al Rally di San Marino.

I tre francobolli sanmarinesi emessi nel 1987
I tre francobolli sanmarinesi emessi nel 1987

Da appassionati dell’automobilismo in genere non potevamo che essere contenti dell’iniziativa sanmarinese di presentare una serie, omogenea e cromaticamente brillante, dedicata a tre sequenze di avvenimenti dello sport motoristico che hanno, in parte del leggendario: In quell’anno di emissione della serie si celebravano l’ottantesimo anniversario del Raid Pechino-Parigi, il sessantesimo anniversario della prima Mille Miglia, la quindicesima edizione del Rally di San Marino.

La nostra soddisfazione derivava non solo dal buon lavoro del bozzettista Ennio Zangheri, ma anche dall’idea di portare alla ribalta ed all’attenzione degli immemori, dei giovani e degli appassionati in genere tre competizioni che, in materia, potevano efficacemente rappresentare, quasi a livello di simbolo, il passato, il presente ed il futuro.

Il cosiddetto piacere della guida, l’assaporare l’ebbrezza della velocità, il raggiungimento di località sempre più distanti sono congeniti all’automobile e si rilevano ben presto, al punto che a pochi anni dalla sua invenzione, esattamente il 22 luglio 1894, ha luogo quella che può essere considerata la prima autentica corsa del mondo di “vetture senza cavalli” (come precisa l’organizzatore Le Petit Journal). Da questo giorno è un crescendo di iniziative che stimolano gli entusiasmi, magari reconditi degli sportivi di razza e di quelli che credono di acciuffare la gloria a buon mercato.

Il raid Pechino-Parigi. Nulla di strano se in un clima del genere sboccia l’idea di un raid da Pechino a Parigi, che gli immancabili e numerosi benpensanti qualificano subito con epiteti del tipo: pazzesco, presuntuoso, irrealizzabile, eccetera. Per fortuna, anche se non pochi, non mancano gli eletti dalla vista lunga che nell’impresa, in verità, apparentemente impossibile, vedono un’apertura eccezionale.

L'arrivo dell'Itala vittoriosa a Pietroburgo durante il raid Pechino-Parigi (disegno di Beltrame per la Domenica del Corriere)
L’arrivo dell’Itala vittoriosa a Pietroburgo durante il raid Pechino-Parigi (disegno di Beltrame per la Domenica del Corriere)

Essa, infatti, in primo luogo e con una punta di romanticismo in linea con i tempi, può essere considerata un ipotetico ponte lanciato arditamente verso lontanissimi Paesi avvolti nella nebbia di una conoscenza superficiale e sfumata. In secondo luogo può costituire un valido banco di prova, quasi un lungo momento della verità, per il veicolo che osa muovere i suoi primi passi, alla stregua di un bambino capriccioso, in un mondo ancorato tuttora alle strade romane, quando esistono, o pavimentate alla Mac Adam (solo nel 1912, in America, verrà inaugurata la prima strada con rivestimento bituminoso).

Comunque non appena Le Matin dà notizia dell’organizzazione del raid, le adesioni – effetto della botta calda – arrivano a valanga. Le difficoltà, le spese (e la fifa!) moderano gli entusiasmi per cui le iscrizioni si riducono a 25. A seguito di ulteriori ripensamenti, il 10 giugno 1907 alla partenza dalla caserma francese di Pechino si schierano solo cinque veicoli: l’italiana Itala, due francesi: De Dion – Bouton, l’olandese Spyker ed una specie di triciclo francese, il Contal (che hanno raggiunto la città cinese via mare). L’Italia parte – come si dice in gergo – in quarta e “buona sera a tutti”, ripetuta 60 volte ossia per ognuno dei giorni impiegati ad effettuare l’intero raid (di cui 44 di marcia effettiva), giacché i diretti avversari non la rivedranno più.

Ci sarebbe da parlarne a lungo per raccontare tutti i dettagli di quello che sarà poi definito il più favoloso raid della storia dell’automobilismo e che, visto sotto il profilo tecnico, rappresenta invece una prova di resistenza di grande interesse. Indubbiamente si tratta di un’eccitante avventura, vissuta perennemente in lotta con la natura durante circa 15.000 chilometri di marcia su tratturi, piste sassose snodantesi tra gole, paludi e distese desertiche (il casco coloniale è d’obbligo), greti di torrente e tra mille difficoltà.

Più di una volta risolvono i problemi le spintarelle dei coolies, gli sforzi dei buoi, le carovane di passaggio o il falegname del paese, che con perizia ricostruisce le razze di una ruota. Preziosi gli aiuti forniti da oscuri volenterosi, i quali attratti da curiosità non disgiunta da timore verso il mostro rombante, in casi delicati, ad esempio il crollo di un ponte al passaggio dell’Itala, salvano la situazione. Sorprendente l’organizzazione che riesce ad assicurare gli indispensabili rifornimenti di carburante con bestie da soma persino nel deserto del Gobi o nella steppa siberiana.

Retro della buste lettera postale prodotta dalle Poste negli anni Venti
Retro della buste lettera postale prodotta dalle Poste negli anni Venti

D’altronde basterebbe sfogliare le cronache dei giornali dell’epoca, di tutto il mondo, nelle quali la scettica ironia gradualmente cede il posto alle lodi, alle frasi iperboliche ed alla retorica del giorno dopo, ovvero i libri scritti da Barzini e Taillis, inviati speciali rispettivamente del Corriere della Sera e de Le Matin, per avere succose informazioni. È certo comunque che il 10 agosto 1907 per l’equipaggio vincitore è una vera apoteosi, che sa tanto di trionfo alla Giulio Cesare, anche se la maggiore soddisfazione sta nel distacco di settimane inflitto agli altri concorrenti.

Non possiamo peraltro dimenticare i protagonisti: il principe romano Scipione Borghese, sportivo di classe che nel 1900 aveva attraversato, in carovana, la Persia e la Russia sino a Tomsk; lo sconosciuto meccanico Ettore Guizzardi, che nei ritagli di tempo “colloquia” con la sua auto; il giornalista Luigi Barzini, degno della sua stirpe giornalistico-letteraria.

Il numero uno di questa eccezionale “performance”, cioé la vera trionfatrice, è secondo noi, l’Itala 34/45 HP, equipaggiata con un motore anteriore a 4 cilindri verticali da 7433 cmc, cambio a 4 marce. L’aggiunta di due grandi serbatoi supplementari posteriori di benzina (consumo 1 litro ogni 3 chilometri) e di un grande cassone pieno di utensili e pezzi di ricambio spezza la possente linea della carrozzeria aperta, ma le sue qualità di infaticabile mula sono assicurate dai due robusti longheroni, dalle sospensioni a balestra, dalle ruote a razze con pneumatici Pirelli (approntati in esclusiva!) e dalla… tromba a pera.

Con felice sintesi il francobollo sanmarinese da 500 lire emesso nel 1987 ci consentì di apprezzare, dopo 80 anni, i suoi tratti somatici anteriori (che graficamente ci ricordano la Thomas Flyer del 1908!) ed il lungo percorso da campagna di guerra, tratti che tuttavia si potevano ammirare presso il Museo dell’Automobile di Torino. Siccome i miti non si distruggono, qualche fanatico giurava che con un po’ di benzina ed un giro di manovella l’automobile era pronta a partire.

La Mille Miglia. Se le corse automobilistiche avessero una targa, non c’è dubbio che la Mille Miglia porterebbe la sigla BS. Ciò in quanto questa indimenticabile competizione nasce nel 1926 e vive a Brescia da genitori bresciani: Franco Mazzotti, Aymo Maggi e Renato Castagneto. Tre valorosi moschettieri ai quali si aggiunge, con valida collaborazione, proprio come un D’Artagnan, il milanese Giovanni Canestrini. Pochi mesi dopo, esattamente nel marzo 1927, avviene il precoce “debutto” in società, rappresentato dal percorso di 1617 chilometri (da cui deriva il nome di Mille Miglia). Sul palcoscenico, pardon sulla linea di partenza 101 concorrenti.

Manco a farlo apposta i primi tre posti sono appannaggio di altrettante OM, cioé di autovetture costruite proprio a Brescia, quanto basta per scatenare gli entusiasmi dei figli della “Leonessa d’Italia”. La scritta “Superba” sul radiatore della coppia prima classificata (Minoia-Morandi) veramente “porta buono”, anche se il fenomeno si smorzerà rapidamente nel giro di qualche anno. Non si spegne invece l’interesse generale del mondo automobilistico nei confronti della manifestazione. Anzi,con il trascorrere degli anni, esso crescerà enormemente coinvolgendo anche i Paesi stranieri.

Il successo è legato a tanti fattori che possiamo così sintetizzare: competizione svolta su strada, a contatto diretto degli sportivi di tutti i ceti, che per ore e ore attendono il passaggio dei propri beniamini; indovinata scelta del percorso, che prevede il passaggio per numerose grandi città dell’Italia settentrionale e centrale; partecipazione aperta a quasi tutte le categorie di automobili (nel dopoguerra correranno persino le Balilla e le Topolino e qualcuna di esse, con scarsa confidenza con i fenomeni d’aderenza in rapporto alla velocità, finirà fuori strada); una coppia di guidatori per vettura.

Nel 1928 l’Alfa Romeo si prende la rivincita e batte anche gli americani, nell’anno successivo coglie il suo primo alloro nella corsa Tazio Nuvolari e così via di seguito, complessivamente per ben 24 edizioni (tutte sulle strade d’Italia, salvo l’edizione del 1940 disputata nel triangolo Brescia-Cremona-Mantova). Purtroppo non possiamo presentare gli ideali fotogrammi ed i colpi di scena di ogni anno, tuti carichi di pathos e di supsense: basta tuttavia dare un’occhiata all’albo d’oro della gara per avere una pallida idea di quello che la Mille Miglia rappresenta nel patrimonio automobilistico mondiale.

Come giovane ingegnere della motorizzazione civile negli anni cinquanta, abbiamo il piacere di presenziare alle operazioni di punzonatura in Piazza Vittoria, di trascorrere notti bianche sul viale Rebuffone, di fare calcoli e previsioni in base ai tempi e passaggi presentati sugli enormi tabelloni cittadini, di seguire i controlli del dopocorsa in grandi rimesse, di leggere i cartelli monitori diretti alle mamme, per cui con molta malinconia possiamo dire di avere sofferto e gioito, come tutti i bresciani, per l’indimenticabile “febbre da Mille Miglia”.

I souvenirs filatelici consentono di tornare a questi anni ruggenti ed in particolare il francobollo da 700 lire di San Marino emesso nel 1987 ci ricorda la partenza da Brescia di Stirling Moss con la sua Mercedes nel 1957.
In realtà le cronache sportive registrano altre tre edizioni sotto forma di gare di regolarità. Chiamarle ancora con il noto, palpitante nome è quasi un’offesa per “la più bella corsa del mondo”, la cui luce suggestiva si spegne praticamente a trent’anni, ossia nel 1957 a seguito dei gravissimi incidenti verificatisi, che provocheranno la morte di corridori (De Portago) e spettatori.

Il 15° Marlboro San Marino Rally. L’amica e vicina Repubblica non ha mai mancato di sottolineare con i canali filatelici e marcofili (“rosse” comprese) parecchi avvenimenti sportivi sia nel settore motociclistico che in quello automobilistico. Dal momento, però, che la materia è piuttosto recente, per cui più che di storia si può parlare di cronaca, pur non dimenticando le benemerenze diverse, specialmente quelle in materia di gran Premi nel vicino circuito di Imola (dal 1981 al 2006), ci limitiamo a dare qualche notizia sul settore rally.

Tra i “precursori” (con tanto di annullo speciale) possiamo annoverare: il 1° rally europeo Volkswagen dell’1-2 maggio 1954, il 1° rally internazionale del 7.11.1965, il 7° rally e trofeo della stampa del 1° maggio 1969. Sono queste, gare non periodiche, a volte un po’ estemporanee, ma sempre sorrette da un generoso entusiasmo.

La regolare cadenza annuale, in cui San Marino entra a chiare lettere nella denominazione della competizione ha inizio nel 1970 e a tuttoggi non accenna affatto ad interrompersi. Dal 1978 al nome della Repubblica si affianca quello dello sponsor, per moltissimi anni la Marlboro, i cui noti colori (bianco e rosso) appaiono anche nel francobollo da 600 lire anche esso emesso nel 1987.

A proposito di quest’ultimo, per gli appassionati e gli amanti del dettaglio, segnaliamo che la vettura riprodotta è la Peugeot 237FWH75, vincitrice dell’edizione 1986, la cui targa è sparita…

 

Pochi i ricordi della Mille Miglia

Nel corso degli anni in cui venne disputata, la Mille Miglia non riuscì a raccogliere che qualche francobollo ed una piccola manciata di annulli.

ITALIA

24.4.1953. XX Mille Miglia, disegno di Vittorio Grassi, stampa in rotocalco con Goebel bicolore, fogli da 50, in gruppi di 4, dentellatura 14 x 14¼, filigrana ruota, validità postale fino al 31.3.1954, tiratura 4.000.000: L. 25 (645), tre vetture in corsa.

SAN MARINO

12.3.1987. Sessantesimo anniversario della Mille Miglia, disegno di Ennio Zangheri, stampa in rotocalco della Courvoisier, fogli da 50, dentellatura 11¾ x 11¼, tiratura 400.000: L. 600, Ferrari 335 S di Stirling Moss.

TRIESTE

24.4.1953. XX Mille Miglia, disegno di Vittorio Grassi, stampa in rotocalco con Goebel bicolore, fogli da 50, in gruppi di 4, dentellatura 14 x 14¼, filigrana ruota, Soprastampa AMG-FTT: L. 25 (165), tre vetture in corsa.

Annulli

ITALIA

Brescia 28.4.1940: 1° G. P. Brescia 1000 Miglia.

Venne pure usato un lineare contenente la scritta “Tribuna Corse 1000 Miglia”; Brescia, 25/26.1953: XX Mille Miglia Coppa Franco Mazzotti; Brescia 1/2.5.1954: XXI Mille Miglia Coppa F. Mazzotti; Brescia 30.4.1955: XXII Mille Miglia Coppa  F. Mazzotti.

SAN MARINO

2.5.1986: 1000 Miglia.

Affrancature meccaniche.

San Marino, 17.1-2.5.1986: Repubblica di San Marino Ufficio di Stato per il turismo 1000 Miglia 2 maggio 1986(Sima Electa Sf 65, matricola 2948). 

 

 

Quando passa Nuvolari

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