Quando il telegramma era espresso

Telegramma espresso di Stato, modello 25-A, usato il 20 luglio 1922
Telegramma espresso di Stato, modello 25-A, usato il 20 luglio 1922

Il 1844 segna una tappa importante nella storia del progresso civile dei popoli: il primo collegamento a distanza a mezzo del telegrafo elettromagnetico per uso pubblico, realizzato in America da Samuel Morse.

Il primo telegramma privato, trasmesso sulla linea Washington-Baltimora, porta la data 26 maggio 1844.

Negli anni precedenti non sono mancati tentativi, da parte di studiosi e scienziati ed anche di fantasiosi inventori, di trasmissione a distanza di messaggi scritti con l’utilizzo di macchine e di collegamenti il più delle volte rudimentali e quasi sempre con scarsi risultati.

Rilevanti le realizzazioni di Steinheil, che nel 1838 aveva effettuato un collegamento perfettamente riuscito fra Monaco ed il suo osservatorio posto in un borgo contiguo alla città, e di Wheastston, che nel medesimo anno, in Inghilterra, aveva collegato Manchester a Leeds con una linea tesa lungo la strada ferrata del Great-Western di Backwall per la trasmissione di messaggi ad esclusivo uso della ferrovia.

Spetta comunque agli Stati Uniti il merito di avere inaugurato il servizio pubblico di corrispondenza telegrafica.

Anche la telegrafia, come una buona parte degli avvenimenti che hanno inciso sul progresso dell’umanità, ha un suo antefatto che vede protagonista una donna.

Si racconta che Samuel Morse, nel 1843, fosse sul punto di abbandonare il suo progetto perché il Senato tardava a ratificare il voto del Congresso che l’anno precedente gli aveva riconosciuto un fondo di trentamila dollari per la costruzione della linea telegrafica Washington-Baltimora. Un pomeriggio, mentre sostava nella hall di un albergo ove alloggiava a proprie spese, assorto nei suoi pensieri di rinuncia, gli viene presentata miss Ellsworth, figlia del direttore dell’ufficio dei brevetti. La ragazza, entusiasta dell’incontro con lo scienziato e preoccupata che il proprio Paese potesse perdere per un banale ritardo un prestigioso primato, in poco tempo riesce a convincere il padre ed un buon numero di senatori che frequentavano la sua casa a protrarre la sezione del Senato che, in una seduta durata l’intera notte, ratifica il voto congressuale e consente a Morse di intraprendere i lavori di installazione della linea.

Il telegrafo acquista così il suo spazio nella storia delle comunicazioni e viene adottato in tutti i paesi del mondo. L’esempio degli Stati Uniti viene ben presto seguito da Francia, Russia e via via da tutte le nazioni d’Europa. L’Italia non rimane indietro nell’adozione del nuovo mezzo di corrispondenza. Le prime linee elettriche vengono installate nel Granducato di Toscana nel 1847, sotto la direzione del fisico Antonio Meucci.

Telegramma espresso di servizio, modello 25 quater, spedito da Roma il 13 maggio 1909 e recapitato a Firenze per espresso il giorno dopo, alle ore 6.20
Telegramma espresso di servizio, modello 25 quater, spedito da Roma il 13 maggio 1909 e recapitato a Firenze per espresso il giorno dopo, alle ore 6.20

Trascorsi cinquant’anni da queste prime esperienze il telegrafo, con i suoi pali e groviglio di fili, collega gran parte della terra: mirabile appare, per i mezzi dell’epoca, la posa dei cavi sottomarini che consentivano il collegamento con le isole e con le Americhe ed altrettanto mirabile la linea aerea che collegava la Gran Bretagna con i possedimenti delle Indie, attraversando l’Europa, i Balcani e passando da Bagdad e dal Golfo Persico fino a Calcutta.

Nei primi anni del novecento, il telegrafo ha già percorso tanta strada e diviene il mezzo più comunemente usato da uomini d’affari, da case commerciali, da industrie e, per una buona parte, da uffici governativi.

Le strutture e gli apparati che la tecnica perfeziona e mette a disposizione dei telegrafi dello Stato sono adeguate all’entità del traffico finché questo si mantiene a livelli ragionevoli. Quando cresce, per fatti patologici, le strutture vanno in crisi. Ed è ciò che accade per l’uso indiscriminato che le pubbliche amministrazioni, ammesse alla franchigia, fanno del telegrafo anche per comunicazioni che potevano seguire i normali canali dei trasporti postali. Per ovviare al grave inconveniente – la data è incerta ma si può farla risalire con una certa approsimazione al 1907 – l’amministrazione postale italiana introduce il servizio dei “Telegramma-espresso di Stato” in analogia a quello dei “Telegramma-espresso di Servizio” già inserito per la corrispondenza urgente degli uffici postali fra loro o con gli organi centrali e viceversa che aveva dato buoni risultati e ridotto l’utilizzo degli apparati telegrafici.

Con la denominazione di Telegramma-espresso di Stato erano indicate le corrispondenze ufficiali di carattere urgente delle amministrazioni pubbliche, ammesse all’esenzione delle tasse telegrafiche limitatamente all’interno del Regno, trasportate per posta ma che, giunte a destinazione, venivano recapitate per espresso e con precedenza sugli espressi diretti ai privati.

Era il funzionario mittente che valutava, sulla scorta dei mezzi di trasporto esistenti fra la località di origine e quella di destinazione, se il telegramma-espresso poteva arrivare in tempo utile. Di solito la spedizione avveniva nelle ore pomeridiane in modo da far coincidere l’arrivo con l’apertura antimeridiana degli uffici di destinazione. Le Direzioni provinciali delle Poste peraltro erano tenute a fornire agli uffici governativi una tabella indicante i diversi mezzi utilizzabili, secondo le varie destinazioni e, qualora richiesta, anche l’indicazione dell’ufficio postale-centrale o periferico ai quali dovevano essere presentati i telegramma-espresso per la spedizione: una specie di posta celere interna “antelitteram” ad esclusivo uso delle pubbliche amministrazioni.

Telegramma espresso di servizio con soprastampa "biglietto" usato il 18 aprile 1919
Telegramma espresso di servizio con soprastampa “biglietto” usato il 18 aprile 1919

Tali telegrammi constavano di un modulo già predisposto per la stesura della comunicazione il quale, completato secondo le norme sulla franchigia telegrafica della firma e del bollo dell’autorità mittente, doveva essere presentato all’ufficio postale speditore per una sommaria valutazione dell’urgenza della notizia e quindi dell’ammissibilità al servizio. Un’eccezione veniva fatta per quelli spediti dal ministero degli Interni e dalle autorità dipendenti per affari riservati riguardanti l’ordine pubblico e la sicurezza che potevano essere presentati chiusi.

Ai sindaci ne era consentito l’uso nella loro qualità di ufficiali di governo solo per affari di leva e per quelli diretti ai comandi di distretto militari o di deposito dei vari corpi dell’esercito, in occasione di chiamate alle armi.

I Telegrammi-espresso di servizio, riguardanti la materia postale, telegrafica e telefonica, godevano le medesime prerogative di quelli dello Stato con la utilizzazione del modello 25 quater servizi elettrici.

I moduli in uso erano forniti dall’amministrazione postale ma qualche ministero (Guerra, Interni, ecc.) li faceva stampare per conto proprio. Ad un osservatore attento non sfuggirà che il servizio dei telegrammi-espresso di Stato costituisce una eccezione alla regola della franchigia postale vigente. Franchigia che, come è nota, era limitata alla corrispondenza ordinaria ed ai servizi accessori della raccomandazione e dell’assicurazione.

Quelli della ricevuta di ritorno e del recapito per espresso erano infatti esclusi: gli uffici governativi per ottenerli dovevano corrispondere i rispettivi diritti.  Come normalmente accade, si finì per abusare anche del nuovo servizio, tanto che la quantità dei telegrammi-espresso circolanti superava di gran lunga quella degli espressi a pagamento: le corrispondenze ordinarie viaggiavano con celerità oggi impensabile ma gli espressi erano un’altra cosa: il giorno dopo arrivavano a destinazione! E chi poteva, per giunta senza pagare, li utilizzava! Tra il 1915 e il 1920 l’amministrazione postale nell’ambito dei propri servizi, sostituisce i telegramma-espresso di servizio con il “Biglietto postale urgente di servizio”.

I moduli precedenti saranno utilizzati fino ad esaurimento e su alcuni verrà apposta la soprastampa “Biglietto” sulle parole: telegramma espresso.

Biglietto urgente di servizio del ministero della Guerra, usato il 19 febbraio 1921, prima quindi della riforma del 1922
Biglietto urgente di servizio del ministero della Guerra, usato il 19 febbraio 1921, prima quindi della riforma del 1922

Dal 1 settembre 1922 viene abolito anche il servizio speciale dei telegrammi-espresso di Stato e sostituito con quello dei “Biglietti postali di Stato urgenti” con un diverso trattamento.

A differenza dei primi, non dovevano essere presentati a mano agli uffici postali ma essere senz’altro immessi già chiusi nelle cassette o buche di impostazione delle corrispondenze ordinarie. L’indirizzo doveva essere impersonale (doveva cioé contenere la designazione dell’ufficio e dell’autorità destinataria); dovevano essere diretti in località dell’interno del Regno – colonie comprese – ed esclusivamente ad autorità con le quali il mittente godeva la franchigia postale. Sulla parte esterna, al di sopra dell’indirizzo, doveva essere impresso il bollo dell’ufficio e la firma dell’autorità mittente ed invece di essere recapitati a mezzo di fattorini, subito dopo il loro arrivo a destinazione, venivano passati agli uffici di distribuzione per la consegna agli interessati come corrispondenze ordinarie.

Il nuovo biglietto, perdendo la caratteristica di espresso, è assimilato alla corrispondenza ordinaria anche se durante il trasporto non viene confusa con essa ma mantenuto a parte.

Questa volta alla stampa del nuovo modello dovevano pensare i vari ministeri che, fino a quando non vi avevano provveduto, potevano far uso dei vecchi telegrammi-espresso ai quali veniva dato però il nuovo trattamento. Una notevole quantità verranno utilizzati anche negli anni successivi e, raramente, anche affrancati. Va precisato, per completezza di esposizione, che ancora prima della riforma del 1922 alcuni uffici governativi avevano già utilizzato “biglietti urgenti di servizio”, fatti stampare in proprio e simili a quelli forniti dall’amministrazione postale, ai propri uffici. I biglietti postali di Stato e di servizio, stampati su carta azzurrina, con forme diverse ora più piccoli ora più grandi, rispetto al telegramma-espresso perdono il requisito della uniformità che aveva caratterizzato quest’ultimo.

Biglietto postale di Stato urgente del 12.3.1925, affrancato con 25 centesimi
Biglietto postale di Stato urgente del 12.3.1925, affrancato con 25 centesimi

Con il decorso del tempo i biglietti postali urgenti di Stato e di servizio gradatamente scompaiono. È una scomparsa lenta ma irreversibile: altri mezzi consentono scambi rapidi ed altrettanto affidabili. Gli ultimi esemplari risalgono al dopoguerra – agli anni cinquanta – per lo più usati come normali supporti cartacei.

È fuori di ogni dubbio che si tratta di corrispondenze interessanti sia sotto il profilo della modulistica che sotto quello storico postale: si vedano ad esempio quelli spediti dagli uffici postali delle Terre Redente dopo la prima guerra mondiale. Senza trascurare che sono documenti rappresentativi di un’epoca anche dal punto di vista del costume.

Mi pare di poter escludere, con ragionevole fondatezza, che i biglietti postali urgenti di Stato e di servizio possano essere inclusi tra gli interi postali, non possedendo alcun requisito che, secondo la comune accezione, possa farli ritenere tali.

Sono semplici moduli di servizio dei quali l’ufficio che li utilizzava non doveva dare alcun conto in ordine al consumo, né usare particolari cautele per la custodia come di norma accade per gli interi postali.

Quando il telegramma era espresso 

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