Pillole

Interesse per la Venezia Giulia

“I periodi bellici, compresi quelli immediatamente successivi alla cessazione delle ostilità, rappresentano sempre momenti di estremo interesse per i cultori di storia postale. Questo principio, valido in generale, è stato anche osservato nel 1945 in Italia. In particolare, un’area che ha dato luogo a emissioni degne di attenzione è quella della Venezia Giulia.

Trieste Zona A - Francobolli italiani soprastampati AMG-FTT
Trieste Zona A – Francobolli italiani soprastampati AMG-FTT

Un breve excursus storico può dare immediatamente un’idea di quanto la situazione sia complessa. Nel settembre 1943 nella zona restano, praticamente, solo le armate tedesche. Il 1° maggio 1945 a Trieste e Gorizia entrano le armate jugoslave e, il giorno dopo, a Trieste arrivano gli anglo-americani. Il 9 giugno, con un accordo firmato da Alexander e da Tito, la Venezia Giulia viene suddivisa in due parti delimitate dalla ‘linea Morgan’; l’accordo viene ratificato a Duino l’11 giugno.

Il 10 febbraio 1947 viene firmato il trattato di pace con l’Italia e il 16 settembre vengono creati i due Territori liberi di Trieste, suddivisi in zona A sotto l’amministrazione anglo-americana e zona B sotto il controllo jugoslavo. Il 15 novembre dello stesso anno Gorizia e parte della Venezia Giulia vengono restituite all’Italia mentre Fiume, Pola e il resto dell’Istria entrano a far parte della Jugoslavia. Il 5 ottobre 1954, infine, viene raggiunto l’accordo che porta la Zona A sotto la sovranità italiana.

Zona B - Francobolli jugoslavi con soprastampa VUJA-STT
Zona B – Francobolli jugoslavi con soprastampa VUJA-STT

Tutti questi avvenimenti, ovviamente, lasciano notevoli tracce storico-postali. Nel 1945, per esempio, si hanno le emissioni preparate dagli jugoslavi per le città di Trieste, Fiume e Pola e per tutto il litorale sloveno. Il 22 settembre dello stesso anno, intanto, nella zona controllata dagli Alleati entrano in corso francobolli italiani soprastampati Amg-Vg (Allied Military Government- Venezia Giulia) e alla fine del 1947 appaiono specifiche emissioni per le due zone del Territorio libero. Nella Zona A vengono soprastampati i francobolli italiani con la dicitura Amg-Ftt (Allied Military Government-Free Territory Trieste) mentre nella Zona B i francobolli jugoslavi ricevono la soprastampa Vuja-Stt (che in sloveno ha lo stesso significato della precedente).

Tutti questi esemplari, dopo aver attraversato un periodo di grande interesse fino alla prima metà degli anni Cinquanta, sono oggi inspiegabilmente trascurati dai collezionisti.
Ciò, però, che tende a essere sempre più ricercato è il materiale non di origine filatelica affrancato con tali esemplari. Il vero limite che impedisce un più marcato “decollo” di questi documenti, forse, è rappresentato proprio dalla loro rarità.

Soprastampa AMG-VG per la Venezia Giulia
Soprastampa AMG-VG per la Venezia Giulia

Tutto il periodo è interessante, ma, in particolare, vanno ricordati gli usi dei primi esemplari soprastampati dagli jugoslavi per Trieste, Fiume e Pola, le emissioni del litorale sloveno e tutta la corrispondenza in partenza dai più piccoli uffici della Venezia (affrancata con emissioni Amg-Vg) o dai numerosi uffici secondari del Territorio libero di Trieste (affrancata con emissioni Amg-Ftt)”.

“Molte serie di ‘Italia Repubblica’ trovano buon riscontro nella domanda ma non altrettanto avviene per settori come il San Marino del dopoguerra e l’intero Vaticano. È ovvio che per alcuni settori menzionati il mercato non potrà fare nulla se non interverranno drastici provvedimenti da parte degli stessi emittenti, in quanto è talmente abbondante l’offerta da non potersi vedere un possibile spiraglio che possa risolvere il problema anche solo parzialmente. In ogni caso da molte parti si stanno muovendo forze che cercheranno di porre rimedio a questi squilibri, ma soprattutto non deve venir meno la fiducia dei filatelisti anche in francobolli che non hanno dato soddisfazioni dovute non solo alla passione”.

 

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Poco presenti i Capitani Reggenti

Il Palazzo del Consiglio Principe e Sovrano e i Capitani Reggenti Tonnini e Marcucci sulla cartolina postale da 10 centesimi
Il Palazzo del Consiglio Principe e Sovrano e i Capitani Reggenti Tonnini e Marcucci sulla cartolina postale da 10 centesimi

La complicata proposta non ebbe seguito. Dobbiamo quindi fregarci le mani per lo scampato pericolo? Mah. Di certo c’è che se in quel lontano 1893 l’idea avesse avuto attuazione, oggi l’album di San Marino conterrebbe la più consistente “telenovela” in dentello.

Una galleria formata da almeno centottantasei Capitani Reggenti ritratti in francobollo.
A far desistere anche i più decisi sostenitori di questa idea – niente affatto peregrina, dato il pullulare di carte valori postali con teste più o meno coronate – non furono, come si potrebbe supporre, proteste o lagnanze. Più semplicemente l’ipotesi sfiorì per le implicazioni economiche che essa comportava e per la scarsa se non nulla remuneratività che l’iniziativa lasciava intravedere.

“L’emissione di simili francobolli non potrà certamente essere economica perché ogni qualvolta occorra cambiare il nome dei Reggenti sarà pur d’uopo incidere i nuovi e ripetere un rame per ogni serie di francobolli. E poiché i francobolli da fabbricare semestralmente saranno pochi il costo dei medesimi riuscirà senza dubbio assai elevato”. Chiamata a pronunciarsi su queste perentorie argomentazioni del Direttore dellOfficina Carte Valori di Roma il 6 ottobre 1893 la Congregazione Economica del Titano lasciò perdere.

L’unica presenza filatelica dell’istituto Reggenziale resta perciò quella del 1894, peraltro chiacchieratissima, con cui il Titano salutò l’inaugurazione del Pubblico Palazzo. Prima emissione di beneficenza del mondo, giacché il prodotto netto venne “destinato ad un’opera di beneficenza”, la triplice infornata dentellata riuscì a collezionare critiche in gran copia.

Mugugnarono, tanto per cominciare, i collezionisti. S’indispettirono i puritani per lo stile, commerciale e un po’ facilone, della circolare con la quale Vito Serafini, segretario della Commissione del Palazzo del Consiglio, annunciava l’emissione spedibile a “qualsiasi indirizzo e destinazione” mediante invio raccomandato “per gli ordini d’acquisto che perverranno direttamente, a condizione che siano d’importo superiore alle 50 lire, pagabili in biglietti di banca italiani o francesi”, e vistoso cadeaux per richieste superiori alle 500 lire. L’invio, in questo caso, venne effettuato in “una busta speciale da 5 lire, di cui è stata fatta una tiratura limitata a duemila esemplari e che non ha valore se non porta il timbro della Posta di San Marino”.

Contro l’emissione scese addirittura in campo la Germania, tanto che il ministero italiano delle Poste e dei Telegrafi si sentì in dovere di raccomandare ai sanmarinesi “molta riservatezza nel fare nuove emissioni di valori postali specialmente commemorativi che fanno cattiva impressione in Europa”.

E come se ciò non bastasse, le vendite furono deludenti. Nei sei mesi in cui rimasero in vendita, ossia dal 30 settembre al 31 marzo 1895, i tre francobolli incriminati fruttarono, assieme alla meno bistrattata cartolina postale, un incasso di poco superiore alle 23.000 lire. Somma alla quale si devono aggiungere le 10.500 lire che nel 1900 l’inglese Hugo Griebert cavò di tasca in cambio delle consistenti rimanenze.

Le “disgrazie” che trapuntano la vita postal-filatelica di questa emissione, che oltre ad essere la numero uno mondiale in fatto di beneficenza è anche la prima commemorativa di San Marino, non finiscono qui. Le piccole immagini dei Reggenti offerte in francobollo e negli interi da 10 centesimi sono infatti esatte solamente a metà. In quanto Pietro Tonnini, ritratto insieme al co-Reggente Francesco Marcucci, era deceduto il 24 agosto ed al suo posto era subentrato Giuliano Belluzzi. Entrambi poi passarono il testimone il giorno dopo l’uscita della serie, la quale vide per l’appunto la luce il 30 settembre.
Anche così, stemperate ormai da lungo tempo le polemiche, l’emissione conserva un suo fascino. Ha il valore di una testimonianza storica e di esaltazione del singolare Istituto Reggenziale.

“Rappresentazione dello Stato”, “punto preciso e sicuro riferimento per la cittadinanza”, così Maria Antonietta Bonelli definisce l’Istituto Reggenziale nello splendido volume pubblicato col titolo I Capitani Reggenti. Un’istituzione antica, suprema garante della perpetua libertà che è caratteristica peculiare della terra dell’abate Marino.

Un’istituzione che, proprio per l’importanza che ha sempre avuto nella storia di San Marino, avrebbe forse meritato presenze filateliche più marcate. S’è invece dovuta accontentare dei francobolli litografici nati nel 1894 nello stabilimento torinese Grand Didier & Bruno, su disegni di Francesco Azzurri, e della cartolina prodotta a Bologna dalla G. Wenk & Figli in centomila esemplari, metà dei quali con sigla V R (le iniziali del disegnatore?). Valori facciali da 25 c, 50 c e 1 lira i francobolli (23/25), nominale da 10 centesimi la cartolina postale.

Qua e là ci si può tuttavia imbattere in altre fortuite presenze di Reggenti. Com’è il caso di Pietro Tonnini, da Emilio Retrosi ritratto nella grande tempera che adorna la sala del Consiglio Grande e Generale, al di sopra del trono dei due Reggenti, per l’appunto eletti in seno a quest’assemblea (Tonnini è il vecchio con fluente barba bianca) e che rimangono in carica per sei mesi. L’intero dipinto è riprodotto sui tagli da 10 e 15 lire del 15 marzo 1945, Cinquantenario del Palazzo del Consiglio, prodotti in foglietto con e senza perforatura assieme ad un 25 lire che raffigura lo stesso Palazzo (F4/5).

Casuali pure i tributi dentellati ad Antonio Onofri, sei volte Reggente nel periodo che va dal 1791 al 1821 (San Marino, 122/2; 130/32; 205/6; 319).

 

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Ra’s al Khaima e Ajman celebrano l’Italia

Il Governatorato dello Stato di Ra’s al Khaima, Stato indipendente un tempo sotto la protezione della Gran Bretagna e poi dal 1971 membro dell’Unione degli Emirati arabi, nel 1970 in occasione dei campionati mondiali di calcio – Coppa Jules Rimet – emise una serie di monete proof a corso legale in oro (900) e in argento (925 millesimi) dedicate allo sport e ai suoi campioni. La serie raffigurava Giacomo Agostini (7½ riyals in argento, grammi 22,31), Felice Gimondi (10 riyals in argento, grammi 30,925), la squadra dell’Internazionale al completo (15 riyals in argento, grammi 44,87 e 200 riyals in oro, grammi 41,400), Gigi Riva (50 riyals in oro, grammi 10,350) e Gianni Rivera (75 riyals in oro, grammi 15,530). La tiratura complessiva fu di 2.885.000 riyals pari a 600.000 dollari, circa 380 milioni di lire di allora.

Al primo centenario di Roma Capitale venne dedicata sempre nel 1970 e in proof un’altra serie comprendente i valori da 200, 150, 75 e 50 riyals in oro con diverse impronte: la vittoria alata e il Colosseo, Vittorio Emanuele II, Romolo e Remo con o senza la Lupa.

La serie “Venezia da salvare” emessa nel 1970 dall’emirato di Ajman con in primo piano una gondola, i cavalli di San Marco, il Canal Grande e i suoi palazzi comprende solo i valori in oro da 100, 50 e 25 riyals.

Data la limitata tiratura, e come testimoniano le valutazioni sui vari cataloghi, queste monete sono da considerare rare. Ma sono più medaglie che monete, non essendo destinate alla circolazione ma solo alla tesaurizzazione e comunque sono monete a carattere più speculativo che celebrativo. E difficile trovarle anche in Italia nonostante le siano state dedicate.

 

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Dalla Medusa al Leone di San Marco

Contrassegno Medusa
Contrassegno Medusa

Messa da parte la Medusa, dal 27 aprile 1971 il contrassegno di Stato sulle varie banconote è a taglio regionalistico. Esso comprende difatti elementi figurativi riconducibili a Venezia e, con essa, alle restanti repubbliche marinare di Pisa, Genova e Amalfi.

MEDUSA. Un volto di giovane donna, in prospetto, raffigurante una immagine mitologica denominata Medusa. Ai due lati di esso, superiormente, si aprono due brevi ali piumate e, più in basso, escono dalla chioma disordinata due teste di serpentelli, i quali, col resto del loro corpo, si attorcigliano al di sotto del mento.

Il volto predetto, disegnato a trattini e puntini, con effetti di chiaro scuro, emerge da un fondino a tratti rettilinei orizzontali, ombreggiati, formante un disco di 15 millimetri di diametro. Tale disco è a sua volta contenuto in una cornice costituita da una fascia circolare con fondo tratteggiato da cerchi concentrici, sulla quale sono disposte 24 perline equidistanti, e da un fregio che si sviluppa esternamente alla fascia, formato da motivi ornamentali triangolari, simmetrici, con intreccio di foglie stilizzate, in bianco, su un fondino finemente tratteggiato.

Compresa la cornice il diametro del medaglione risulta pari a 22 millimetri.
Tale contrassegno è stato impresso, con inchiostro rosso vermiglione, al solo recto dei biglietti di banca.
Decreto ministeriale 14 agosto 1947, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 251 del 31 ottobre 1947.

Contrassegno Repubbliche Marinare
Contrassegno Repubbliche Marinare

REPUBBLICHE MARINARE. Realizzato in forma circolare con diametro di 18 millimetri circa il contrassegno di Stato presenta la parte esterna delimitata da una corniche a guilloche, in posizione leggermente eccentrica rispetto al disco centrale.

La parte interna del contrassegno è divisa in due settori: in quello superiore è raffigurato il leone alato di San Marco, ripreso dall’altorilievo esistente sulla facciata del palazzo ducale di Venezia. In quello inferiore sono raffigurati gli stemmi di altre tre Repubbliche marinare: Pisa, Genova e Amalfi. Un rigatino a tratteggio orizzontale completa il fondo.

Il contrassegno è stampato in calcografia, sul solo recto dei biglietti, con inchiostri: bruno, verde oliva o rosso violaceo, da accostare alle intonazioni cromatiche dei diversi tagli di banconote.
Decreto ministeriale 23 febbraio 1971, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 104 del 27 aprile 1971.

 

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Comete e stelle ‘nove’

La grande cometa di Halley come appare su un denaro di Augusto del 12-17 d.C:
La grande cometa di Halley come appare su un denaro di Augusto del 12-17 d.C:

Come dice il nome, le comete sono stelle chiomate, anche se col tempo quella “chioma” è diventata, meno poeticamente, una “coda”. Sono abbastanza frequenti, e Aristotele, che poneva come principio l’immutabilità dei cieli, le considerava un fenomeno dell’atmosfera, una “meteora”, di fugace apparizione.

Seneca, nel I secolo d.C., aveva avuto la felice intuizione che anche le comete, di solito considerate segni nefasti del cielo, fossero innocui astri ricorrenti. Ma questo fatto lo scoprì solo Halley nel 1682, calcolando l’orbita della cometa di quell’anno, e rintracciando ricordi storici di precedenti passaggi di una cometa con le stesse caratteristiche orbitali ogni 75 anni e mezzo circa.

Vi è, poi, un altro fenomeno astrale, più raro, ma più impressionante, perché mal si conciliava colle teorie di Aristotele, quello delle “stelle nove” o “nuove”. In un punto del cielo compare una stellina mai vista; in poco tempo aumenta di splendore, tanto da superare normalmente quello di tutte le altre stelle, per poi spegnersi lentamente. In questo caso ci troviamo ad osservare, anche a occhio nudo, una stella fissa fra le stelle fisse, che ruota insieme a tutte le altre: si tratta dell’esplosione di una stella.

Edmond Halley
Edmond Halley

Gli astronomi, che ne hanno osservate al telescopio anche in altre galassie, ne considerano di diversi tipi. Per quelle della nostra galassia, oltre ad averle rintracciate in antichi documenti, di solito con i loro telescopi riescono a scorgerne i resti in forma di nebulosità particolari, oppure a coglierne un segnale elettromagnetico con radiotelescopi.

Le prime “nove” di cui abbiamo precise osservazioni sono del 1579 e del 1604. Una stella temporanea ricordata dalle cronache cinesi, certamente un “nova” è del 1504.

La stella che guidò i Re Magi con ogni probabilità era una “nova”. Sorgendo da Oriente e tramontando a occidente, col resto del firmamento, li portò dalla Persia alla Palestina. Giotto però fu impressionato dal passaggio della cometa di Halley, e così, quando fra il 1305 e il 1306 dipinse la scena del Presepio nella Cappella degli Scrovegni, a Padova, la stella dei Magi diventò una cometa, e tale è rimasta in seguito fino a noi.

Sulle monete antiche vi sono talora stelle di grande evidenza che possono ricordare un’apparizione eccezionale. Se non c’è traccia di chioma, o se si vuole, di coda, è probabile che si tratti di stelle “nove” galattiche.

 

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