O mie belle Madonnine…

Sono quelle coniate a Tivoli nel 1797. Ma non furono gli unici pezzi battuti nella cittadina laziale, anche se il Corpus Nummorum Italicorum ignora persino l’esistenza di una zecca in tale località.

La pagina 268 del volume XVIII del Corpus Nummorum Italicorum in cui si riportano erroneamente le monete di Pio VI per Tivoli come "battute a Roma"
La pagina 268 del volume XVIII del Corpus Nummorum Italicorum in cui si riportano erroneamente le monete di Pio VI per Tivoli come “battute a Roma”

La cittadina laziale di Tivoli, posta a pochi chilometri da Roma non ha mai coniato monete tranne che per un breve periodo alla fine del 1700, quando per far fronte alla carenza di circolante minuto Pio VI autorizzò l’apertura di numerose zecche in diverse località dello Stato. L’atto originale, riferito a Tivoli, è del 20 giugno 1795 ed è tuttora conservato all’Archivio di Stato di Roma: concessionari dell’officina furono Luigi Severi e Carlo Sartori.

All’avvento della Repubblica Romana nel 1798 con atto di sottomissione del 23 giugno 1798 il Severi… “Si obbliga di permettere che nella zecca di sua pertinenza in Tivoli si lavori provvisoriamente la moneta di Roma della Repubblica Romana…”.

I necessari conii repubblicani, da impiegare nella lavorazione, erano già stati consegnati il precedente 21 giugno e, di fatto, l’attività della zecca ebbe inizio il 12 giugno, forse ancora con conii pontifici, e si protrasse fino al 2 agosto quando l’officina fu chiusa definitivamente per il comportamento poco ortodosso dello zecchiere. L’atto di concessione, la fattura del Mercandetti, il conto dei lavoranti ed altre carte riguardanti sempre e solo monete repubblicane sono tuttora reperibili e consultabili.

L'errore del Corpus si perpetua nello studio apparso su una rivista di numismatica, dove le Madonnine da 5 bajocchi di Pio VI per Tivoli vengono assegnate alla Zecca di Roma
L’errore del Corpus si perpetua nello studio apparso su una rivista di numismatica, dove le Madonnine da 5 bajocchi di Pio VI per Tivoli vengono assegnate alla Zecca di Roma

Indubbiamente le emissioni di Tivoli sono insignificanti rispetto alla massa di monete pontificie e repubblicane coniate dal 1795 al 1799 nel Lazio, in Umbria e nelle Marche. Un solo pezzo, la Madonnina da cinque bajocchi, reca il nome di Tivoli quale zecca di provenienza, mentre per il periodo repubblicano nessun segno li distingue dalle monete emesse in altre zecche. La breve durata delle lavorazioni ha fatto dimenticare l’esistenza di questa officina monetaria e ne ha fatto attribuire le monete a Roma.

Il Corpus Nummorum Italicorum nel XIV Volume “Umbria e zecche minori del Lazio”, pubblicato nel 1933, così si riferisce a Tivoli: “Non ebbe mai zecca propria e le monete col suo nome e con quello di Pio VI furono fatte battere da questo Papa nell’officina di Roma dal 1775 al 1798”. In realtà il Martinori nel XXI volume degli annali della Zecca di Roma pubblicato nel 1921 accenna all’atto di concessione a coniare dal 1795 ma non entra in ulteriori particolari.

Nel 1969 ho pubblicato sul n. 12 di “Italia Numismatica” una noterella intitolata “Fatti e misfatti nella zecca di Tivoli alla fine del 1700” con dati e notizie documentate. Vi era, tra l’altro, riprodotto l’atto di concessione al Severi, mentre nel 1967 sul numero di giugno di “Soldi” avevo trascritto la ricevuta del Mercandetti.

Successivamente, e con molta maggiore autorevolezza, nell’opera del Muntoni “Le monete dei Papi e degli Stati Pontifici” furono riportate le date delle autorizzazioni a coniare e non fu sollevato nessun dubbio dell’esistenza e attività di questa officina. Attualmente, nonostante quanto già pubblicato, Tivoli e la sua zecca seguitano ad essere ignorati.

Il documento che comprova la coniazione a Tivoli non solo di Madonnine ma anche di altre monete papali di conio minore
Il documento che comprova la coniazione a Tivoli non solo di Madonnine ma anche di altre monete papali di conio minore

Indubbiamente l’attività monetaria in loco fu del tutto marginale ma la carenza di informazioni non dovrebbe però riguardare gli “addetti ai lavori”: una rivista numismatica, che sta pubblicando notizie sulle zecche minori italiane, così si riferisce a Tivoli: “Tivoli non ebbe mai zecca propria e le monete portanti il suo nome furono battute da Pio VI nella zecca di Roma dal 1775 al 1798”. Un’altra rivista specializzata, nel recensire la pubblicazione, non ne rivelò l’inesattezza. In un lavoro del 1987 l’autore dubita inoltre che a Tivoli, nei pochi giorni di attività della zecca durante la Repubblica Romana, fossero stati coniati “alberelli” da due bajocchi ma solo pezzi pontifici.

Lo scopo di questa breve nota è però un altro, oltre a quello di rilevare queste inesattezze; cioé che a Tivoli con ogni probabilità non furono coniate solo Madonnine ma anche monete papali di conio minore. Questa ipotesi deriva dal fatto che, al momento della chiusura delle zecche provinciali pontificie nel 1798, il Severi restituì a Roma “18 conii per Madonne, 2 cilindri con 6 incisioni per Madonne inservibili, 2 per mezzi bajocchi con 9 incisioni logori, nonché cilindri per S. Pietrini e conii del mezzo bajocco e del quattrino nuovi”.

La ricevuta firmata da Luigi Severi, cui venne concesso di battere monete a Tivoli durante la prima Repubblica Romana
La ricevuta firmata da Luigi Severi, cui venne concesso di battere monete a Tivoli durante la prima Repubblica Romana

È molto probabile quindi l’avvenuta coniazione in Tivoli di mezzi bajocchi. Considerato che tutte le monete di questo taglio evidenziano il nome della città di provenienza è sempre possibile che da qualche scatola di cianfrusaglie emerga questo mezzo bajocco di Tivoli. Mi risulta che esiste una collezione privata locale, non visionabile purtroppo, che forse potrebbe far luce su questa possibilità.

 

 

 

 

 

 

O mie belle Madonnine

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