Moneta, specchio dei tempi

La tartaruga simbolo di Adrodite su uno statere d'argento di Egina
La tartaruga simbolo di Adrodite su uno statere d’argento di Egina

I greci mettevano tra i denti dei morti l’obolo che si doveva a Caronte per il passaggio dello Stige. Vespasiano distribuiva monete e medaglie agli ammalati affinché potessero guarire al loro contatto. Gli ebrei ponevano una moneta sotto la piante dei piedi come rimedio contro il mal di calli. Per i cinesi, infine, cinque monete sulla spalliera del letto assicuravano fertilità alla coppia.

Fin dalle sue prime apparizioni la moneta non ha mai svolto un semplice ruolo economico, ma si è arricchita di significati e valori più profondi.
È un dato di fatto: le società antiche, ma anche quelle del nostro passato più recente, erano molto poco stabili, minacciate sia da elementi naturali come terremoti, carestie, epidemie con tutto ciò che ne consegue, sia da elementi umani come le guerre.

Per questo gli uomini del tempo sentivano molto più di noi il bisogno di una protezione. Protezione che doveva oltrepassare la dimensione umana per gravitare nella sfera del trascendente che, non potendosi concretare in terra, veniva ad assumere forma simbolica.
È innegabile che in questo contesto la moneta appare come un fattore fondamentale con la funzione di tramite fra l’uomo ed il divino.

La testa di Giano bifronte come appare su un asse romano delle Serie semilibrale
La testa di Giano bifronte come appare su un asse romano delle Serie semilibrale

Il carattere sacro della moneta emerge dall’analisi delle tipologie monetarie nel loro sviluppo storico; pensiamo alla moneta greca su cui appare pressoché sempre l’effigie della divinità, dei suoi attributi, degli agoni celebratori di un culto o di un mito cittadino.
Le monete, inoltre, erano spesso coniate con il metallo conservato nei templi per essere poi emesse nel segno della divinità alla quale il luogo sacro era dedicato. Ad esempio la presenza della tartaruga, animale sacro ad Afrodite, sulle monete di Egina, indica come molto probabilmente il tempio di Afrodite custodisse il tesoro e la zecca di Egina, come Atena faceva con quello di Atene.

E c’è di più. Se la religione ha come forme degenerative la superstizione e la magia, epifenomeni di debolezza, sfiducia nell’uomo, paura, anche la moneta, come vedremo, verrà a caratterizzare atti e rituali più o meno eccentrici che attraversano la storia dell’uomo con una frequenza che è interessante constatare.

Ercole tende l'arco su uno statere di Cyzico
Ercole tende l’arco su uno statere di Cyzico

Proprio per le loro caratteristiche le monete erano considerate come portatrici di qualità mistiche e di poteri soprannaturali per mantenere, proteggere, recuperare la salute.
Nell’antica Grecia gli ammalati erano soliti gettare una moneta nella fontana del tempio; nei santuari i pellegrini impetravano la guarigione lanciando monete ai piedi degli dei che vi erano effigiati.

Osserva il Babelon che “nell’antichità si diffuse l’usanza di guadagnarsi il favore dell’Onnipotente per mezzo delle monete abitualmente usate per le transazioni. La moneta era il segno della ricchezza, e non si doveva mai aspettare che gli dei rivendicassero la loro parte: bisognava sempre prevenirli con un’offerta”. A questo proposito non dimentichiamo che i greci mettevano tra i denti dei morti l’obolo che si doveva a Caronte per il passaggio dello Stige.

Tetradramma di Alessandro III re di Macedonia
Tetradramma di Alessandro III re di Macedonia

Sia nelle monete ellenistiche che in quelle dell’Impero Romano all’effigie della divinità man mano si sostituisce il ritratto del sovrano. Ciò vuol forse significare la liberazione dell’uomo dalle paure e dai dogmi religiosi? Niente affatto. La forma cambia ma la sostanza è la stessa. L’Imperatore ora è il nuovo Dio e come tale ne ha gli attributi.

E come agli dei erano deputate funzioni magiche e taumaturgiche, adesso tali prerogative passano agli imperatori. Vespasiano, ad esempio, si dice che avesse il dono di guarire le persone semplicemente toccandole e che distribuisse monete e medaglie agli ammalati affinché essi guarissero al loro contatto.

Nel Tardo Antico le monete battute in onore di Sant’Elena, madre di Costantino il Grande, sono un esempio del passaggio dalla simbologia pagana a quella cristiana. Queste monete con il segno della Croce sono state considerate per molti secoli come talismani che guarivano dall’epilessia se appese al collo.

Asse di Augusto
Asse di Augusto

I simboli religiosi cristiani (il Cristo, i Santi, gli Angeli, la Vergine, la Croce) diventano poi la caratteristica fondamentale ed esclusiva della monetazione medievale. Ogni città che batteva moneta includeva su almeno una faccia dei suoi esemplari un simbolo religioso nell’intenzione di propiziarsi Dio e il re o principe medievale (l’imperatore romano può, in molti casi, essere definito come un vero Dio in terra).

Edoardo VI, ad esempio, celebrava riti taumaturgici in cui appendeva al collo dei malati l’Angelo d’Oro, una moneta che recava l’effigie di San Michele vittorioso sul Maligno, dopo avere, anch’egli, conferito il “tocco”.

Superba testa di Zeus coronato di alloro su un tetradramma di Filippo II di Macedonia
Superba testa di Zeus coronato di alloro su un tetradramma di Filippo II di Macedonia

Nel corso della storia ed in tutti i luoghi dove l’uomo è vissuto molti sono stati i rituali che hanno avuto, e continuano ad avere, la moneta come supporto.
Tra gli ebrei i calli ai piedi erano considerati come segni di un intervento del diavolo: il rimedio consisteva nel collocare sotto le piante dei piedi una moneta che avrebbe dovuto assorbire il dolore.

In Cina cinque monete emesse da altrettanti imperatori esposte sulla spalliera del letto nuziale assicuravano la fertilità della coppia.
Un altro curioso e diffuso rituale consisteva nel porre due monete sugli occhi dei defunti affinché restassero chiusi. Si considerava come un cattivo presagio che gli occhi dei morti rimanessero aperti, poiché si pensava che il defunto attirasse a sé chi lo guardava.

Ci sarebbero ancora molti altri esempi interessanti; tutti hanno lo stesso significato; quello di dare sicurezza, ordine ed unità alla molteplicità, ambiguità e difficoltà della vita umana.

Denaro di Marco Aurelio
Denaro di Marco Aurelio

Analizzare la moneta nei suoi aspetti e contenuti legati alla religione ed alle sue espressioni simboliche e, talvolta, magiche, può essere un modo diverso di “fare numismatica”.

Attraverso le monete è possibile, in un certo senso, studiare e ricostruire la “storia di lungo periodo”, la storia, cioé, delle strutture mentali e culturali dell’uomo nelle sue manifestazioni più stabili e profonde.
La moneta non è solo testimonianza di eventi “puntuali”: è anche un essenziale sensore del divenire storico, un vero e proprio “specchio dei tempi”.

Moneta, specchio dei tempi

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