Mettete dei fasci sulle vostre monete

Così Mussolini decretò nel 1923 per diffondere anche numismaticamente la simbologia fascista. Esaminiamo la circolazione monetaria durante il biennio che precedette l’inizio della dittatura (gennaio 1923-gennaio 1925) e l’analisi economica che fece Matteotti, poco prima di essere ucciso, nella sua inflessibile relazione su “Un anno di dominazione fascista”.

1ª Prova tecnica delle 2 lire del 1922: bocciata
1ª Prova tecnica delle 2 lire del 1922: bocciata

Il periodo del primo governo Mussolini è storicamente inserito nell’arco di tempo di due anni esatti, cioé dal 3 gennaio 1923 (data del conferimento d’incarico a Capo del Governo) al 3 gennaio 1925 (inizio della dittatura), ma già, con R.D. 1700 del 21 dicembre 1922, per la fusione del Ministero del Tesoro in quello delle Finanze, era stato consolidato, in un’unica mano, il potere economico e finanziario dello Stato, tanto che lo stesso ministro delle Finanze, De Stefani, non aveva esitato a dichiarare che “la politica monetaria fascista nasce e trae le sue origini da situazioni concrete economiche e politiche”.

Non deve, dunque, sorprendere che tale periodo politico venga esaminato anche sotto l’aspetto economico-monetario, dal momento che Mussolini, forzando gli eventi storici, aveva disposto, nel 1923 (nella ricorrenza della Marcia su Roma), coniazioni di monete e stampa di francobolli di chiara simbologia politica per portare il fascio littorio nelle case e nelle tasche di tutti gli italiani.

Esaminiamo, quindi, le emissioni monetarie di quel biennio che precedette la dittatura, onde trarre le opportune conclusioni in campo politico-economico.

Monete con simbologia fascista. 1923 – Serie oro titolo 900‰ – L. 20 e 100 (cedute su prenotazione, rispettivamente a L. 80 e L. 400 perché l’intrinseco superava il valore nominale). Tiratura: 20.000 esemplari. Modelli ed incisioni di A. Motti. Taglio rigato. Emissione autorizzata dal R.D. 2267 del 29 ottobre 1923 per commemorare la “instituzione del Governo Nazionale” (Art. 1) nel primo anniversario della Marcia su Roma.
Al dritto: l’effigie del Re e la scritta VITTORIO EMANUELE III RE D’ITALIA.
Al rovescio: il fascio littorio e la scritta 28 OTTOBRE 1922-1923.

2ª Prova tecnica delle 2 lire del 1922: bocciata
2ª Prova tecnica delle 2 lire del 1922: bocciata

Del taglio di L. 100 esistono esemplari con fondo lucido ed anche con fondo sabbiato. Esistono monete con l’asse spostato – precisa Simonetti – “per rimediare all’assotigliamento nel taglio che si verificava alla base del fascio a causa della forte pressione da esercitare con la pressa essendo le masse in rilievo corrispondenti e il campo largo”.

– Moneta serie ordinaria BUONO DA LIRE 2.
Al dritto appare il busto del Re volto a destra e in divisa militare; intorno VITTORIO EMANUELE III RE D’ITALIA.
Al rovescio: Fascio littorio ed il millesimo. Conio inciso da A. Motti, autore G. Morbiducci.
Per questo valore era stata prevista l’emissione di altra tipologia da scegliere fra diverse prove aventi, al dritto, sempre l’effigie del Re, e, al rovescio, soggetti generici. Ma, nella seduta del 29 dicembre 1922, la Commissione tecnico-artistico-monetaria fascista bocciava le prove dei modelli in quanto non conformi alla politica del regime.

Pertanto, la nuova tipologia (con il fascio littorio) era approvata dalla Commissione il 7 gennaio 1923 e l’emissione autorizzata con regio decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale N. 176 del 27 luglio 1923. Coniati 45.050.000 pezzi (nel 1923).

3ª Prova tecnica delle 2 lire del 1922: bocciata
3ª Prova tecnica delle 2 lire del 1922: bocciata

Monete di conio precedente. 1923 – L. 1 nichel (Italia seduta), N. 20.175.276 esemplari; Cent. 10 rame (Ape), N. 32.260.000 esemplari; Cent. 5 rame (Spiga), N. 29.614.000 esemplari.

1924 – L. 1 nichel (come sopra), N. 29.288.000 esemplari; Cent. 50 (Leoni), N. 599.000 esemplari; Cent. 10 (come sopra), N. 35.312.000 esemplari; Cent. 5 (come sopra), N. 20.352.000 esemplari.
Tutte le monete hanno il contorno liscio. Solo il taglio di Cent. 50 del 1924 è stato emesso anche con taglio rigato.

Non sono state riemesse le monete di Cent. 20 (donna librata), esistenti dal 1908, perché il nudo mal si identificava con la donna fascista, vestita… in camicia nera.

Biglietto di Stato di nuova creazione. 1923 – L. 25. I decreti ministeriali del 20 agosto e del 28 aprile 1923 autorizzarono l’emissione di questo nuovo taglio di tipologia identica alla precedente emissione da parte della Banca d’Italia. Emessi in 2.000.000 di esemplari, sono firmati da Maltese e Rossolini.
Con questa emissione era data la possibilità al Tesoro di disporre di 50 milioni di lire di nuovo circolante in previsione del ritiro dei “buoni di cassa” di L. 1 e L. 2 (R.D. 10 settembre 1923, N. 1989).

Prova tecnica delle 2 lire del 1922: approvata
Prova tecnica delle 2 lire del 1922: approvata

Biglietti di Stato di tipologia precedente. 1923 – L. 10 Tipologia di Re Umberto I. Firme Giu. Dell’Ara e Porena, Maltese e Rossolini. Autorizzati dal D.M. 10 settembre 1923. Emessi in 40 milioni di esemplari.
L. 5 Tipologia Vittorio Emanuele III. Firme ed autorizzazione come per il taglio di L. 10. Emessi in 100 milioni di esemplari.

Emissioni per la Somalia Italiana. 1923 Tagli di monete di rame di 2 e di 4 base. Tiratura limitata.

1924 – Come sopra.

Emissioni della Banca d’Italia. Modelli Barbetti a cura dell’I.P.S. senza matrice e con l’indicazione del D.M. 30 luglio 1896. Firme: Il Direttore Generale Stringher. Il Cassiere Sacchi.
L. 1.000 – DD.MM. 16 marzo 1923, 22 maggio 1923, 16 maggio 1924, 6 dicembre 1924. Emessi 500.000 esemplari per decreto.
L. 100 – DD.MM. 12 agosto 1923, 24 dicembre 1923, 22 aprile 1924, 18 luglio 1924, 12 settembre 1924, 14 ottobre 1924, 6 dicembre 1924. Emessi 2.000.000 di esemplari per decreto.
L. 50 – D.M. 24 dicembre 1924. Emessi 2.000.000 di esemplari. Modello Capranesi a cura dell’Officina carte valori della Banca d’Italia – Roma.
Firme: come per i modelli Barbetti.
L. 500 – DD.MM. 19 febbraio 1923, 6 giugno 1923. Emessi 1.000.000 di esemplari per decreto.

Il Biglietto di Stato da 25 lire del 1923 fu emesso in due milioni di esemplari
Il Biglietto di Stato da 25 lire del 1923 fu emesso in due milioni di esemplari

Dette emissioni non hanno la simbologia del fascio littorio, che ha sotituito la dizione del D.M. 30 luglio 1896, dopo la legge di riforma monetaria N. 812 del 6 maggio 1926.
Rebus sic stantibus, quale e quanta massa monetaria era stata indispensabile per il circolante, considerando che il debito pubblico, da 60.213 milioni del 1919 era passato a 92.856 milioni nel 1923, mentre il disavanzo dello Stato – si sosteneva – era stato ridotto?

Il retro
Il retro

 

Per certo le emissioni della Banca d’Italia, dal 1919 al 1922, erano raddoppiate rispetto all’annata precedente (da 3.752,7 a 7.809,7 milioni) quelle del Banco di Napoli triplicate (da 493,2 a 1.875,2 milioni), e quelle del Banco di Sicilia quasi quadruplicate (da 56,8 a 250,5 milioni), mentre, negli esercizi 1923-24, le emissioni della Banca d’Italia e del Tesoro avevano aumentato la circolazione di ben 5 miliardi e 866 milioni di lire (quelle dei due Banchi meridionali non sono note).

Perché si era concesso ai due banchi meridionali di estendere la propria produzione cartamonetaria? Annotava il giornalista Marvasi: “Ecco come procedettero queste cose, che parrebbero dell’altro mondo, se l’assurdo non fosse stato, da alcun tempo, bandito in Italia: fu rinnovato con decreti 2 gennaio e 27 settembre 1923, alle tre Banche di emissione il privilegio di emettere biglietti fino all’anno 1930. Tutto ciò oltre i limiti dei pieni poteri e senza consultare le Commissioni di Finanza della Camera e del Senato.

Coi medesimi decreti si stabilì che la tassa dovuta dalle Banche per la carta moneta emessa al di là di un certo limite, invece di versarsi allo Stato, si depositasse per tre quarti, a titolo di riserva contro le possibili perdite dei medesimi istituti, fino al 1930. In tal modo, oltre due miliardi si saranno potuti accantonare a disposizione della Banca d’Italia, addetta, per ordine del governo fascista, ai salvataggi e allo sconto delle perdite eventuali”.

Lire 2. Nichelio 990‰ - mm29
Lire 2. Nichelio 990‰ – mm29

E mentre Mussolini asseriva che, per risolvere il problema economico e finanziario del paese, era fondamentale arrivare “con la massima celerità possibile al pareggio del bilancio statale”, l’onorevole Matteotti, nella Relazione “Un anno di dominazione fascista”, redatta agli inizi del 1924, aveva attaccato Mussolini ricordando che “la prima promessa fatta agli italiani dai nuovi governanti fu quella di riportare in poco tempo la lira italiana al valore di 50 centesimi oro, sostenuta dal miracolismo fascista che, mentre predica l’indipendenza dell’economia dallo Stato, si illude poi di influire immediatamente sull’economia con la volontà politica”.

La relazione dimostrava, con la forza di prove e cifre, che “nel 1923, cioé nell’anno fascista, i cambi sono piuttosto peggiorati che migliorati in confronto dei corrispondenti mesi del 1922”.

Lire 100. Oro 900‰ - gr. 32,25 - mm 35
Lire 100. Oro 900‰ – gr. 32,25 – mm 35

Nel 1923 l’avviamento al pareggio era, però, un dato di fatto, ma pur occorre rilevare che la cessazione delle spese straordinarie di guerra avevano fatto uscire il paese dallo status belli, dovuto – osservava Matteotti nella sua Relazione – ad una semplice considerazione: “Basta detrarre, dai disavanzi degli anni 1920-22, la quota che si riferisce alle spese eccezionali di guerra, che sono state liquidate in ritardo in quegli anni, e la quota che si riferisce alla gestione degli approvvigionamenti iniziata per ragioni politiche nel tempo di guerra e cessata con la legge Giolitti dell’inverno 1921, per vedere ridotti i disavanzi medesimi a una somma tra i 3 e i 5 miliardi, che è poco dissimile da quella raggiunta dal governo fascista nel suo primo anno 1922-23, e di poco superiore a quella prevista per l’anno 1923-24”.

Andando avanti nella Relazione, egli spiegava ancora che “mentre il governo in 4 mesi ha assunto impegni per 685 milioni di lire a carico del bilancio 1923-24, ed ha fatto pagamenti soltanto per 5.579 milioni (compresi i residui passivi degli anni precedenti) aumentando i contanti in cassa di una somma superiore al miliardo, ha continuato nello stesso quadrimestre ad emettere una maggiore somma di buoni ordinari al 5% per 283 milioni”.

Dunque, il governo indebitava il Tesoro che, per ottenere denaro dai risparmiatori, alimentava il deficit dello Stato per la corresponsione di interessi!

Eppure in quello scorcio del 1924, il processo deflazionistico aveva cominciato ad incrinarsi per il nuovo marco-rendita tedesco, il noto “Rentenmark” ancorato all’oro che, posto in circolazione per un valore di mille miliardi, aveva copertura legale rappresentata da obbligazioni con ipoteca di primo grado su tutta la proprietà immobiliare tedesca: ciò riapriva il regime concorrenziale anche con l’Italia in maniera di ripristino delle esportazioni in conseguenza della ripresa delle attività industriali e commerciali tedesche.

La crisi economica italiana era nuovamente alle porte quando Matteotti, il 10 giugno 1924 (esattamente novantaquattro anni orsono) veniva assassinato. La sua Relazione si inserì, quindi, in un’epoca che, nell’intensità e nel breve volgere dei tempi, ha segnato decisamente la sospensione degli istituti democratici e l’instaurazione della dittatura fascista: una cronaca per la storia civile ed economica, nella quale troviamo spiegazione di ciò che avvenne, per meglio comprendere ciò che seguì, allorché la parentesi si chiuse per un ventennio.

Mettete dei fasci sulle vostre monete

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