Le “rosse” straniere

Una costante della meccanofilia, a confronto con la filatelia convenzionale, è… il nazionalismo esasperato. In tutti i Paesi, infatti, si collezionano quasi esclusivamente le affrancature meccaniche indigene, trascurando, pressoché completamente quelle degli altri Paesi. Questa constatazione si può spiegare con il fatto che le affrancature meccaniche disponibili sono talmente numerose, rispetto ai francobolli, da riuscire a soddisfare tutti i desideri dei collezionisti.

Per esempio, in Italia contro poche migliaia di francobolli, esistono centinaia di migliaia di affrancature meccaniche, messe in uso dal 1927 ad oggi. Logico che si possa trovare il modo di fronteggiare tutte le esigenze collezionistiche. Questo però cozza con il limite di spazio, di tempi e di mezzi che il meccanofilo ha a disposizione e fa sì che molto raramente, in Italia, un collezionista possa dedicarsi anche alle affrancature meccaniche di Francia, o di Germania, o degli Stati Uniti, così come i meccanofili di quei Paesi (che dispongono, fra l’altro, di un numero di impronte ancor più vasto, e di molto) trascurino di collezionare le affrancature meccaniche di ogni altro Paese.

Fanno eccezione i tematici, che per il loro modo di collezionare debbono fare ricorso a tutti i tipi di materiale filatelico, di tutti i Paesi del mondo. Ma la loro è una ricerca specifica, mirata, che si indirizza verso pezzi ben definiti e non a tutte le affrancature meccaniche di un certo Paese.

Tra i meccanofili italiani, sia pur lentamente, cresce però il numero di queli che si dedicano anche alle affrancature meccaniche di uno o più Paesi diversi dall’Italia. Per il momento, trascurando quelli che collezionano anche Vaticano e (o) San Marino, la percentuale rimane tuttavia ancora piuttosto bassa.

Eppure non c’è niente di più qualificante e di istruttivo, in meccanofilia, che curare con un certo impegno la raccolta di affrancature meccaniche di un certo Paese “altro”, che presenti per il collezionista un certo interesse culturale o affettivo o di tipo politico. Le affrancature meccaniche consentono di tracciare un quadro molto significativo della vita di quel Paese, permettendo di evidenziarne tutti gli aspetti, da quello turistico a quello industriale, economico, di costume e – naturalmente – culturale e politico. Ne ho fatto un’esperienza diretta con una collezione dal titolo La mia Australia, nella quale ho potuto idealmente rivisitare un Paese che non ho mai visto, ma che fin dalla mia infanzia mi ha sempre affascinato.

Naturalmente è indispensabile per portare avanti un tal tipo di collezionismo, su un qualunque Paese straniero, disporre di un corrispondente sul posto, con il quale poter liberamente scambiare “alla pari” e senza costruzioni formali o pignolesche. Per anni ho inviato al mio corrispondente australiano migliaia di affrancature meccaniche e di annulli italiani, anche comunissimi, ed ho ricevuto in cambio migliaia di affrancature meccaniche australiane di ogni tipo, tra le quali ho scelto le poche centinaia che mi sono servite per raccontare la mia storia.

Naturalmente ho avuto occasione di approfondire anche aspetti postali e tariffari del sistema australiano, di farmi un quadro delle macchine esistenti in quel Paese. In una parola, di conoscere la meccanofilia australiana quasi quanto quella italiana.

Questo esercizio è utile con le affrancature meccaniche di qualsiasi Paese e la scelta è limitata solo dagli interessi del collezionista e dalle opportunità che gli si presentano per instaurare un rapporto di scambio del tipo accennato. La scelta può anche essere in funzione dell’estetica delle impronte (Svizzera) o della varietà dei soggetti (Olanda e Germania) o dall’efficacia degli slogan (Stati Uniti). Oltre tutto è una forma di collezionismo che non richiede grossi investimenti finanziari, se non si approfondisce la ricerca verso settori specifici o verso il periodo classico: spesse volte il grosso dei costi è costituito dalle spese postali.

Proprio gli Stati Uniti costituiscono, dal punto di vista meccanofilo, la mia “seconda patria”. Da circa 25 anni ho contatti abbastanza continuativi, anche se a corrente alternata, con collezionisti americani ed ho potuto mettere insieme un complesso non indifferente. Poiché gli Stati Uniti hanno un numero di macchine affrancatrici che, grosso modo, è venti volte superiore al nostro, anche il numero delle impronte esistenti e la varietà dei tipi stanno nelle stesse proporzioni.

Per esempio: per il microcosmo che va sotto il tema “auto” (automobili, veicoli commerciali, carburanti, lubrificanti, pneumatici, sicurezza stradale, accessori e ricambi) probabilmente gli Stati Uniti possono offrire una scelta fra almeno ventimila pezzi differenti. Sul tema “scout” ho identificato almeno duecento soggetti differenti e almeno cinquecento sul tema “Natale”.

È logico che quando si ha a che fare con quantitativi del genere le scelte debbono essere circoscritte il più possibile. Si ha infatti il vantaggio di avere la possibilità di spaziare su un gran numero di pezzi, ma diventa difficile concentrarsi sui pezzi più pregiati e significativi. La mancanza pressoché assoluta di cataloghi e di repertori è un ulteriore grosso handicap (il solo catalogo sulle “rosse” americane del baseball l’abbiamo fatto noi italiani!).

Cataloghi, anche estremamente specializzati, esistono invece per le affrancature meccaniche americane sotto il profilo della specializzazione “per tipo di punzone”. Qui c’è letteralmente da perdere la testa, ma indubbiamente per il collezionista che vuole approfondire questa direttrice ci sono supporti preziosi ed affidabili: del resto il grosso dei meccanofili americani colleziona proprio secondo questi principi e solo da poco tempo – trascinati dall’esempio dell’Aicam – dimostrano una certa propensione verso l’aspetto tematico della loro magnifica dotazione di “rosse”.

Considerazioni analoghe valgono anche per le affrancature meccaniche tedesche, che specie nel periodo classico erano in gran parte “figurate” e tematicamente molto valide ed attraenti, come si può rilevare dai noti cataloghi d’asta del Wapler, al quale, inizialmente, ha fatto capo un gran numero di tematici europei. Anche per la Germania esiste un catalogo dettagliatissimo dei vari tipi di impronte, così come per la Francia, la Svizzera, la Polonia, il Regno Unito, Paesi scandinavi ed altri ancora.

Una collezione generale di affrancature meccaniche di tutti i Paesi del mondo è una pura utopia, ma si può arrivare ad un compromesso più che gratificante limitandosi, per ogni Paese, ad una impronta per ciascun tipo di punzone. Questa impostazione consente anche escursioni nel periodo “classico”, con ricerche che risultano non meno difficoltose di quelle della filatelia convenzionale. Nello stesso tempo permette di delimitare l’ampiezza entro confini accettabili.

La collezione di “rosse” di un Paese straniero costituisce l’evoluzione naturale per molti meccanofili che sono stati fino a poco tempo fa vincolati dalle affrancature meccaniche del proprio Paese. Nel caso dell’Italia diciamo pure che non ci sono problemi di monotonia, anche se il numero di impronte esistenti non è sconfinato: addirittura gli americani, che se ne intendono, dicono che la meccanofilia italiana è la più difficile, per la varietà dei tipi esistenti.

Con un arguto aforisma un mio corrispondente ha rilevato che tutto l’impianto si basa su eccezioni: quelle che ricorrono più frequentemente sono considerate le regole. Dagli sforzi che l’Aicam (Associazione italiana collezionisti di affrancature meccaniche) sta facendo per arrivare ad una attendibile catalogazione delle impronte italiane, stiamo quasi concludendo che ha ragione.

Le rosse straniere

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