Le monete di Sua Maestà

Impossibile oltrepassare la doppia cancellata avendo ancora in tasca uno spicciolo qualsiasi. Svuotate perciò tasche e borsellini, le monete e le chiavi devono essere depositate in uno dei tanti armadietti che stanno all’ingresso. Solo dopo aver ultimato l’operazione di “smonetizzazione” è possibile varcare, senza far scattare allarmi di sorta, i vari cancelli e mettere in tal modo piede nella Royal Mint, la reale Zecca inglese: la cittadella superprotetta del conio britannico sta a Llantrisant, nella sempreverde e appena ondulata campagna del Galles. Essa è autosufficiente in tutto e per tutto, con un ciclo di lavoro completo che parte dalla fonderia per arrivare alla chiusura automatica degli spiccioli nei sacchetti e quindi negli appositi bidoni con i quali vengono trasportati nell’intero Regno Unito.

Così nascono gli spiccioli: si prepara la lega di metallo
Così nascono gli spiccioli: si prepara la lega di metallo

Se candidatura per un’eventuale zecca europea un giorno dovesse esere avanzata, questa vedrebbe senza ombra di dubbio ben piazzata la Royal Mint. La quale già da adesso di clienti ne annovera una consistente quantità. Le statistiche più recenti parlano di settanta e passa paesi. La Gran Bretagna, tanto per incominciare, in nome e per conto della quale la Royal Mint produce monete, medaglie, onorificenze, premi e tutto quanto è legato alla simbologia reale, e poi quasi tutti i paesi anglofoni. Da Ascension a Zimbabwe, passando dall’India e da Tuvalu. Senza s’intende trascurare altri Paesi che affidano i loro conii alla sperimentata Zecca inglese. Com’è il caso, tanto per fare un esempio, del Venezuela.

La storia. Toccò a Diana, principessa del Galles e allora ancora moglie felice del triste Carlo, inaugurare il monumento dei mille e cento anni.
Cappellino azzurro, in tinta con borsetta e scarpe con tacco appena accennato, era il 15 luglio 1986, Diana “scoprì” il monumento che si trova all’interno della cittadella della moneta, la Zecca di Llantrisant. Al pari della medaglia coniata per la circostanza, il monumento al tondello da 1100 anni propone, accostate, così che quasi si fondono in una unica immagine, la prima moneta certamente inglese battuta nell’886 per ordine di Alfredo il Grande, re di Wessex, e il ritratto monetato di Elisabetta II plasmato da Raphael Maklouf.

Il nastro di metallo si avvia a trasformarsi in tondello
Il nastro di metallo si avvia a trasformarsi in tondello

Nell’occasione Londra, dove la Zecca operò dapprima all’interno della famosa e famigerata Torre e successivamente in un apposito edificio costruito nei pressi di Tower Hill, aprì i battenti la riuscita rassegna: Royal Mint 1100 anni di monete. Tenuta a battesimo da Filippo, duca di Edimburgo e presidente del Comitato consultivo che dal 1922 fornisce a chi di dovere idee, proposte e suggerimenti sui disegni e sulle tematiche legate alle monete, alle medaglie e ai sigilli inglesi, la rassegna ebbe per sede Goldsmith Hall, il sancta sanctorum degli orafi inglesi, dove ogni anno avviene la prova dela pisside, che consiste nel saggiare la bontà del titolo delle monete battute l’anno precedente.

Sotto giuramento prestato davanti ad un rappresentante della sovrana, sei superesperti in metallo controllano che, su un campione prelevato a caso, la qualità del metallo testato corrisponda a quello dichiarato nonché con la lastra di prova delle singole leghe conservata con tutti i riguardi del caso presso il dipartimento dell’industria e del commercio.

Da una parte il nastro completamente forato...
Da una parte il nastro completamente forato…

Anche nel Regno Unito, dove le monete cominciarono ad essere coniate da parte di tribù e regni locali ancora prima della conquista romana, le Zecche abbondavano. Verso l’anno Mille ci fu chi si prese la briga di contarle: erano 75. Il loro numero andò lentamente scemando a partire dalla conquista normanna del 1066, tanto che intorno al XIV secolo ad operare era praticamente la sola Zecca di Londra. Che diventò anche ufficialmente la sola Officina monetaria per volontà di Edoardo VI, il quale regnò dal 1547 al 1553. Proprio per decisione del sovrano le poche Zecche che qua e là operavano ormai con un’attività ridotta al lumicino vennero definitivamente fermate. Sbarrate le porte e smontati i macchinari.

Nella Zecca di Londra, dal 1300 operante all’interno della Torre, la rivoluzione industriale incominciò a far capolino nel 1662 allorché, abbandonati conii e martelli, la battitura delle monete cominciò ad essere effettuata con appositi macchinari, in modo industriale quindi.

... e dall'altra i tondelli pronti per la battitura
… e dall’altra i tondelli pronti per la battitura

Assai più breve, nonostante l’edificio in questione fosse stato appositamente costruito per essere sede di Zecca, si è dimostrata la sosta dell’Officina monetaria a Tower Hill. L’avvicinarsi della decimalizzazione, col conseguente super lavoro, fece sì che la Zecca da Tower Hill (aperta nel 1806 e dove comunque sono rimasti alcuni uffici di rappresentanza), già al principio del 1968 emigrasse a Llantrisant, nella campagna di Cardiff.

In precedenza solo due volte, per quanto se ne sa, le monete inglesi erano state battute fuori Londra. Successe durante la guerra civile del 1642/49 e, per una ragione di assoluta praticità legata alla necessità di disporre di un nuovo conio argenteo, nel 1696/98.

Il Museo. Paese a grande e convinta vocazione museale, la Gran Bretagna non poteva non avere anche un luogo deputato per la conservazione dei conii e quant’altro è legato alla storia della moneta.
Nel caso specifico il Museo è quasi come se non ci fosse, nel senso che il Museo c’è come edificio, come contenuti e dispone ovviamente di un curatore ma è impossibile o quasi accedervi.

Le Cincinnati Milacron battono... in batteria gli spiccioli...
Le Cincinnati Milacron battono… in batteria gli spiccioli…

Il Museo in questione sta infatti a Llantrisant, all’interno perciò della moderna e superprotetta cittadella della moneta che è la Royal Mint, e affonda le radici nei primi anni del 1800. Allorché al Governatore della Zecca venne l’idea di conservare matrici, conii e stampati che si trovavano in Zecca assieme a tutti gli esemplari di monete e medaglie disponibili in quel fatidico 1816. Due anni dopo arrivò poi la consistente donazione di Joseph Ranks.

Tutti i reperti sono naturalmente minuziosamente elencati nel libro mastro di Dyer Graham, il curatore del Museo, che apre i battenti solo in casi eccezionali per mostrarsi a studiosi ed a visitatori illustri. Finora nessuno ha trovato il modo e i soldi necessari per stampare il catalogo del Museo.
A Londra c’è comunque la possibilità, di “consolarsi”, e alla grande per di più, con la collezione numismatica del British Museum. Con ogni probabilità la collezione più importante e vasta del pianeta.

Le monete commemorative. Come sovente accade, risulta praticamente impossibile stabilire con una qual certa esattezza quale fu, in realtà, la prima moneta commemorativa inglese. La capostipite, quindi, dell’attuale 5 sterline Incoronazione battuta con l’argento oppure col cupronichel.

...che vengono controllati a campione dell'esperto...
…che vengono controllati a campione dell’esperto…

Secondo alcuni l’inizio dei conii commemoraativi spetterebbe al penny di Sant’Edmondo, battuto dai danesi tra l’870 e l’878, allorché Guthorm-Aethelstan ottenne il regno in seguito ad un patto con re Alfredo. Nel Mille altri conii analoghi vennero realizzati a nome di San Martino di Lincoln e di San Pietro di York.

Per quel che riguarda l’oro, la tendenza che va per la maggiore è considerare moneta commemorativa numero uno quella battuta nel 1351/61 da Edoardo III, che sulla moneta è ritratto in piedi. Ricorda, almeno così assicurano molti studiosi, la vittoria che il sovrano, a capo della sua flotta, conseguì a Sluys.

Saggiamente conservatrice per quel che riguarda le tipologie dei conii, la Royal Mint è da sempre più larga di manica in fatto di impieghi di metalli oppure di lavorazioni. Un esempio: nel 1935 il Giubileo di Giorgio V venne tra l’altro ricordato mediante una bella moneta argentea col rovescio occupato da un San Giorgio che uccide il drago. Il taglio figurativo era insolitamente moderno. Tanto moderno che non ebbe alcuna riedizione.

...e scodellati nell'imbuto delle macchine cellophanatrici...
…e scodellati nell’imbuto delle macchine cellophanatrici…

Oltre che per un errore nella dicitura, la corona d’argento venticinquennale del regno di Giorgio V, è conosciuta per la battitura proof. Duemilacinquecento gli esemplari così prodotti, tutti collocati in un battibaleno al prezzo di 25 sterline, un valore che in poche settimane crebbe vertiginosamente fino a toccare quota 300 sterline.

Vittima del saliscendi dell’oro, alla fine l’aurea sterlina si è arresa. Scambiata per anni e anni tenendo conto del valore intrinseco del prezioso metallo contenuto, ora la sterlina d’oro è prodotta per i soli numismatici investitori. Ai quali è data la possibilità di scegliere esemplari singoli oppure l’intero set comprendente i tondelli, quattro in tutto, che partendo da mezza sterlina pesante 3.99 grammi si spinge fino alla prestigiosa pezzatura da 5 sterline, che sulla bilancia dell’orafo da un peso di 39.94 grammi.

Contenutissimo – appena 1.250 – il numero delle serie complete degli aurei con l’immancabile San Giorgio a cavallo che uccide il drago, opera eccelsa dell’italiano Benedetto Pistrucci, dapprima capo medaglista, e quindi capo della Zecca reale inglese, mentre dal 1985 il ritratto della sovrana è quello più attempato in quanto opera di Raphael Maklouf.

...che provvedono a confezionare i sacchetti di monete
…che provvedono a confezionare i sacchetti di monete

In tempi più recenti, cavalcando e quasi anticipando l’esaltazione di Britannia, sono arrivati conii in oro zecchino e valore espresso in once. Quattro i conii-lingotto occupati da Britannia, opera nel caso specifico di Philp Nathan oltre, s’intende, che dal consueto profilo elisabettiano di Raphael Maklouf. Questi i valori: 1/10 di oncia, 10 sterline; 1/40 di oncia, 25 sterline; 1/20 di oncia, 50 sterline; 1 oncia, 100 sterline.

Limitatissime, tanto da poter essere paragonate a dei multipli, le produzioni che non oltrepassano, per serie complete, le 500 unità, mentre del solo taglio da 10 sterline-1/10 di oncia, la produzione complessiva, compresi quindi i 500 pezzi inseriti in astuccio assieme ai tre restanti, è stata elevata a 1.500 esemplari. Che la Zecca inglese offre sul mercato stutunitense a 110 dollari contro i 1.750 dollari richiesti per entrare in possesso dell’intera serie.

 

I suoi primi quarant’anni

Allorché apparve, nel 1977, fu giudicata moneta misteriosa. Al punto da lasciare “comprensibilmente perplessi” tassisti, giornalai e negozianti di Londra pagati col conio Giubileo.

Cos’è che indusse alla perplessità un così alto numero di inglesi? È presto detto. La moneta, coniata in 36.989.000 esemplari destinati alla normale circolazione e in 194.000 pezzi fondo specchio finiti in un battibaleno nelle collezioni dei numismatici, non presentava alcuna indicazione di valore. Dimenticanza dell’incisore? Niente affatto e a mettere i puntini sulle i intervenne il portavoce della Zecca precisando, con flemma tutta inglese, che è “secolare tradizione che la corona non rechi l’indicazione del valore”.

Le cinque sterline per i quarant'anni di regno di Elisabetta II
Le cinque sterline per i quarant’anni di regno di Elisabetta II

Opera di Arnold Machin, ricordato specialmente per il profilo della sovrana davvero stupendo, la moneta Giubileo, il venticinquennale del regno di Elisabetta II, ebbe pure una battitura speciale, ottenuta adoperando 28 grammi d’argento. A chiare se non esclusive finalità numismatiche il conio registrò una produzione di 377.000 pezzi sui quali erano ripetute le immagini della moneta cupronichel. Ossia Elisabetta a cavallo circondata dalla dicitura: Elisabetta II Dg-Re-FD-1977.

Elisabetta per grazia di Dio regina – Difensore della fede, mentre il rovescio è occupato dall’ampolla e il cucchiaio per l’unzione e immagini della regalità che contribuirono a rendere ancora più solenne l’incoronazione del 2 giugno 1953. A cavallo, con corona ed emblemi regionali al rovescio. Elisabetta è pure mostrata sulle 5.963.000 corone, con un’edizione fondo specchio di 40.000 esemplari, dell’incoronazione. Incoronazione che nel 1993 per il quarantennale tornò a farsi moneta.

Da 5 sterline il conio, col profilo giovanile di Elisabetta II dovuto a Mary Gillik e risalente al 1953, circondato da cavalieri e scettri regali al dritto mentre al rovescio è collocata bene in vista la corona che il 2 giugno 1953 venne posta sul capo della sovrana. L’insieme è completato dalla scritta: Faith and truth I will bear unto you, quella che fu incisa sulla corona quarant’anni fa.

Duplice, anche stavolta, il conio del tondello monetato Giubileo. Prodotto col cupronichel il contingente destinato alla circolazione in fior di conio e in fondo specchio per i numismatici e coniato in appena 25.000 esemplari proof d’argento ognuno dei quali pesa 28.28 grammi.

Le monete di Sua Maestà

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