Le monete di Roma repubblica

Bellissimo esemplare di Asse repubblicano con il Giano bifronte
Bellissimo esemplare di Asse repubblicano con il Giano bifronte

La monetazione romana repubblicana ha conosciuto, negli ultimi anni, un crescendo di estimatori con conseguente rivalutazione degli esemplari, specie se in buona conservazione.
Le ragioni di questo interesse, per altro mai assopitosi in Svizzera, autentica “patria” del collezionismo di monetazione antica, sono forse da ricercarsi nel grande risvolto storico che ogni singolo esemplare racchiude, unitamente ad una felice coniazione e, perché no, ai prezzi alla portata di molti.

Vediamo quindi di dare una breve panoramica di questa bellissima collezione, che spero qualcuno intraprenderà, chiarendo il concetto di monetazione romana repubblicana.
Rientrano in questo contesto tutte le coniazioni effettuate prima dell’impero romano e più precisamente dal 280 al 28 a.C., indicate generalmente come Famigliari quando riportano il nome del magistrato monetario e come Anonime quando questo nome viene a mancare.

Il Giano bifronte compare anche sulle monete in argento: questo denario appartiene alla Gens Furia
Il Giano bifronte compare anche sulle monete in argento: questo denario appartiene alla Gens Furia

Bronzo, argento e oro sono i metalli utilizzati per la battitura; comuni i primi due, raro l’ultimo.
Il bronzo tra unità (Asse), multipli e sottomultipli conta ben 11 tipi monetali raffiguranti quasi sempre teste di divinità (Giove, Marte, Bellona, Ercole, Giano, Saturno, Mercurio, Minerva, Giunone, Apollo).

Anche 2.000 anni fa il popolo conosceva il significato dell’inflazione e così dai circa 320 grammi di materiale utilizzato per le prime emissioni dell’Asse si è scesi gradualmente fino ai 13 grammi degli esemplari più tardivi, basati sul sistema Semiunciale dell’89 a.C.
Esemplari in buona conservazione e con bella patina uniforme faticano a raggiungere quotazioni elevate.

È però indubbio che a questi livelli sono ben pochi i collezionisti in grado di arrivarci e di sopportare gli oneri che una simile raccolta comporta. I “più” non si scoraggino perché con poche decine di euro potranno reperire esemplari in discreto stato, degni di essere collezionati e ancor più degni di rappresentare un pezzo di storia nostrana.

Eccezionale documento storico: questa moneta commemora l'uccisione di Giulio Cesare
Eccezionale documento storico: questa moneta commemora l’uccisione di Giulio Cesare

Esaminiano ora l’argento, di sicuro il più apprezzato, data la grande quantità di materiale reperibile.
Cronologicamente inquadriamo 2 periodi: il primo, che va dal 280 al 210 a.C., racchiude tutte le monete meglio note come Romano-Campane (battute in Campania dai generali romani incaricati di fare guerra ai Sanniti, a Pirro e poi ai Cartaginesi); ed il secondo, dal 210 al 28 a.C.

Nel primo periodo furono emesse Dramme, Didramme e Litre; nel secondo Denari, del valore di 10 Assi. Quinari (5 Assi), Sesterzi (2 Assi) e Vittoriani (¾ di Denario).
Il Denario è la moneta più rappresentativa, oltre che la più comune, contando ben 900 tipi escluse le piccole varianti e le differenti simbologie, numerosissime in taluni casi.

Bellissima raffigurazione della Gorgone Medusa sul diritto di una moneta della gens Plautia
Bellissima raffigurazione della Gorgone Medusa sul diritto di una moneta della gens Plautia

Al diritto troviamo spesso un busto di Roma, elmata, o di Divinità mentre al rovescio sono rappresentate, talvolta simbolicamente, epiche battaglie, importanti avvenimenti, gloriosi edifici e leggende mitologiche.
Il valore medio di un Denario comune va dai 50 ai 100 euro se in condizioni MB e dai 250 ai 300 euro se Splendido.

Discorso a parte merita l’oro che, data la rarità, è esclusivo appannaggio di pochissimi fortunati collezionisti.

Raro esempio di monetazione aurea: 60 Assi (211-209 a.C.)
Raro esempio di monetazione aurea: 60 Assi (211-209 a.C.)

In questo prezioso metallo conosciamo lo Statere e il ½ Statere (rispettivamente di grammi 6,8 e 3,4) appartenenti alle Romano-Campane e a cui seguirono, attorno al 210 a.C., i 60, 40 e 20 Assi.

L’Aureo fu introdotto tardivamente da Silla nell’87 a.C. con un peso variabile tra gli 8 ed i 9 grammi (1/40 e 1/30 di libbra) e spesso furono utilizzati gli stessi conii del Denario.
Il rapporto legale tra oro e argento scese da 1:17 a 1:12 nel 150 a.C., in seguito alla scoperta di miniere d’oro nel Norico. Da notare come il grande interesse numismatico, legato principalmente al valore, abbia spinto molti falsari, in special modo nell’800, ad imitare gli Aurei autentici o, addirittura, arrivando ad inventarne di nuovi.

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