Le monete coniate in Valle d’Aosta

Scudo d'oro della croce di Carlo II battuto ad Aosta tra il 1549 e il 1553
Scudo d’oro della croce di Carlo II battuto ad Aosta tra il 1549 e il 1553

Fu Bona di Borbone ad appaltare l’officina al maestro Matteo di Bonaccorso Borgo. I primi esemplari sui quali compare il nome di Aosta risalgono comunque all’epoca merovingia (VII secolo dopo Cristo).

Le prime monete in cui compare il nome di Aosta e di cui si ha notizia risalgono al VII secolo d.C., all’epoca dei Merovingi, i quali inviavano in tutte le località del regno i loro monetari, accompagnati da artigiani specializzati nella fusione dei metalli e nell’incisione dei conii. Questi funzionari avevano il compito di riscuotere le imposte, ricevendo metallo pregiato che facevano fondere e coniare sul posto e apponendo sulle monete il loro nome e quello della comunità contribuente; al loro ritorno versavano nelle casse dello Stato le somme raccolte.

In Valle d’Aosta di queste monete non si è mai trovata traccia. Di certo si sa che nel medagliere della biblioteca Nazionale di Parigi e in altri musei francesi ci sono almeno undici varietà di monete, in genere tremissi d’oro d’imitazione bizantina con i nomi dei relativi monetari, che sono state battute ad Aosta con la scritta “AUSTA” o “AGUSTA“. I monetari sono: AUDALDUS, AVIDIO, BETTO, DACCHO, CNIDUS, GUIDAAO, GUILINUS, MAXOMIO, OPTATUS, SANTOLUS e UNVADAO.

Grosso di Carlo II coniato ad Aosta tra il 1549 e il 1553
Grosso di Carlo II coniato ad Aosta tra il 1549 e il 1553

Aosta e Susa sono le uniche città cisalpine ad apparire sulle monete merovingie. Il Museo archeologico di Aosta possiede uno splendido esemplare, molto raro, di tremisse d’oro battuto ad Aosta dal monetario Betto all’inizio del VII secolo d.C., simile a quello descritto da M. Prou in “Les monnaies mérovingiennes” al n. 1655 e da A. De Belfort in “Description générale des monnaies mérovingiennes” al n. 570.

La moneta pesa gr. 1,520 e ha un diametro di mm 13. Al dritto, nella leggenda attorno al busto, diademato rivolto a destra, si legge “BETTO MUNITARI“; al rovescio, attorno alla croce nel campo, c’è scritto “AUSTA CIVITAEI FIT“. Questa è la prima moneta coniata ad Aosta di cui si ha la prova.

Per trovare altre monete battute in Valle d’Aosta bisogna fare un salto di sei secoli ed arrivare all’anno 1341 quando il conte Aimone di Savoia, per sopperire alla penuria di monete, stipulò un contratto con Aldebrando Alfani e con il figlio di questi, Bartolomeo, originari di Firenze, perché fabbricassero e battessero monete nella zecca di Donnaz per tre anni.

Testone di Emanuele Filiberto battuto ad Aosta nel 1560
Testone di Emanuele Filiberto battuto ad Aosta nel 1560

Le monete coniate a Donnaz a partire dall’8.4.1341, simili a quelle dei signori di Milano ma con il nome del conte Aimone nella leggenda del dritto (“AIMO” oppure “+IMO”) sono: l’obolo bianco del giglio (un’imitazione del grosso con il giglio di Filippo VI re di Francia) e il grosso denaro bianco (entrambe in argento); il denaro bianco e il denaro nero (che imitano il doppio tornese di Filippo Vi re di Francia emesso nel 1336), l’obolo piccolo bianco minuto e l’obolo con scudetto (tutte in mistura).

La lettera “A” gotica che appare nel campo al dritto sul grosso denaro bianco, nell’obolo piccolo bianco minuto e nell’obolo con scudetto è l’iniziale di Aimone ed imita quella sul bolognino, moneta assai quotata nel Medioevo in Italia settentrionale ed imitata da molte zecche.

La zecca di Donnaz chiude definitivamente nel 1343 con la morte del conte Aimone.
In seguito Bona di Borbone, che regge lo Stato sabaudo dal 1391, in quanto il nipote Amedeo VIII è rimasto orfano ad otto anni in seguito alla morte del padre Amedeo VII per una caduta da cavallo, nel 1394 apre una zecca ad Aosta e l’appalta al maestro Matteo di Bonaccorso Borgo contemporaneamente a quelle di Ivrea, Avigliana, Bourg, Pont d’Ain, Nyon e Chambery.

Doppia d'oro di Carlo Emanuele I coniata ad Aosta mel 1587
Doppia d’oro di Carlo Emanuele I coniata ad Aosta mel 1587

Il maestro zecchiere, da quanto risulta dai documenti, dal 25.5.1394 al 13.8.1400 conia nella zecca di Aosta cinque tipi di monete: il grosso II tipo e il mezzo grosso mauriziano I tipo (in argento, con al rovescio San Maurizio in piedi di fronte); il quarto di grosso III tipo (in mistura, con al dritto nel campo la scritta “FERT” gotica), il forte III tipo (in mistura, con al dritto nel campo una grande “A” gotica) e il bianchetto III tipo (in mistura), con al dritto nel campo una grande “S”.

Di queste monete, recanti i contrassegni del monetario di Aosta, finora non è stato ancora ritrovato alcun esemplare. La zecca di Aosta viene chiusa nel 1400. Sembra che il maestro di zecca, dopo aver coniato in un primo tempo, non abbia più trovato in seguito il suo tornaconto a battere monete ad Aosta e non abbia mantenuto l’impegno preso con Bona di Borbone.
Comunque il maestro non doveva essere una persona molto onesta dato che più di una volta lo si trova coinvolto in processi per falsificazioni e alterazioni (in difetto) nelle monete coniate.

Tremisse d'oro merovingio battuto ad Aosta nel VII scolo
Tremisse d’oro merovingio battuto ad Aosta nel VII scolo

La zecca viene riaperta solo nel 1549 da parte del Duca Carlo II che ne conferisce l’incarico al maestro Nicolò Vialardi d’Ivrea. Questi svolge la sua attività nella casa dei fratelli Renato e Michele Tollen nel borgo Sant’Orso ad Aosta dal 14.11.1549 al 15.5.1553. In questo periodo vengono emessi: lo scudo d’oro della croce III tipo, il tallero d’argento, di cui è conosciuto attualmente un solo esemplare conservato nel Museo di Vienna, e il testone VI tipo (d’argento); la moneta da 4 grossi I e II tipo, il grosso III tipo, il quarto VI tipo e il forte (tutti in mistura).

Per quanto riguarda l’aspetto iconografico ed epigrafico delle monete battute da Carlo II in Aosta, in esse compare spesso al dritto lo scudo dei Savoia, adottato da Amedeo V nel 1285 al momento della sua salita al trono e raffigurato sulle bandiere e sugli stendardi con colore argento in campo rosso.

Al rovescio, nella leggenda, per la seconda volta, dall’epoca delle monete merovingie, compare il nome della città, questa volta con la scritta “AUGUSTE PRETORIE” intera o abbreviata, oltre alle iniziali del nome e cognome del maestro di zecca Nicolò Vialardi (N.V.); nel campo appare spesso la croce di San Maurizio, adottata per la prima volta da Amedeo VIII. Si tratta di un particolare riguardo del Duca verso la città che durante la guerra, pur avendo stipulato un patto di neutralità con il re di Francia, continuando a far parte dello Stato Sabaudo ne aveva servito la causa.

Inoltre, nella leggenda, al dritto delle monete di Carlo II, come nelle monete dei Savoia che lo hanno preceduto e che lo seguiranno, ci sono sovente il “nodo d’amore” e il motto “FERT”, derivati entrambi dall’Ordine del Collare, il massimo ordine cavalleresco a carattere religioso e militare dei Savoia fondato da Amedeo VI nel 1362.

Il “nodo d’amore” era formato con una fusciacca che la dama donava al suo cavaliere ed egli la portava annodata sul fianco o sulla spada quando partecipava a feste o tornei oppure quando andava in guerra. L’Ordine era costituito da 15 cavalieri, compreso il fondatore. Nel 1518 Carlo II di Savoia porterà il numero dei componenti a 20 e lo trasformerà in Ordine della Santissima Annunziata.

Facciata del Museo archeologico di Aosta
Facciata del Museo archeologico di Aosta

Dopo la morte di Carlo II, avvenuta il 16.8.1553, durante il regno di Emanuele Filiberto la zecca di Aosta continua a coniare. Non tutti i maestri di zecca di questo periodo sono noti ma tra quelli conosciuti si distinguono Nicolò Vialardi dal 1553 al 1559 e Tommaso Campagnano di Musso dal 1575 al 1580, al quale si associa Mario D’Alvigi di Perugia nel 1577. Campagnano, ottenuta in appalto la zecca di Aosta per sei anni, installa nell’Hôtel des Monnaies, ad Aosta, una macchina per stampare monete detta “molinetto” con la quale, nel 1576, sono coniati i talleri del II tipo con il Duca Emanuele Filiberto a cavallo.

Questi talleri, essendo di forma concava, non si sarebbero potuti ottenere con una battitura a mano. Dal 1558 le monete coniate nella zecca di Aosta hanno all’esergo la lettera A.
Queste le monete battute ad Aosta sotto il regno di Emanuele Filiberto.

Oro: scudo largo del sole I tipo; scudo del sole III tipo; scudo del sole ibrido.
Argento: tallero con il busto del Duca; tallero con il Duca a cavallo II tipo; lira; testone I, III, IV e V tipo; mezzo testone.
Mistura: da 4 grossi II tipo; bianco I tipo; 3 grossi I e III tipo; grosso I e IV tipo; soldo II tipo; quarto di grosso I tipo; quarto di soldo con 4 rose; forte I, II e III tipo; mezzo quarto di soldo I e III tipo.

Nel 1580 sale al trono Carlo Emanuele I e ai maestri di zecca Campagnano e D’Alvigi succedono Antonio Roatta nel 1581, Giovannino Miretto nel 1582, Gaspare Cornaglia nel 1584 e Cesare Valgrandi nel 1587. Le monete coniate in questo periodo ad Aosta sono:

Oro: doppia II tipo del 1587.
Argento: tallero del 1581; ducatone con il centauro del 1588; lira senza data; cavallotto stretto del 1587.
Mistura: bianco del 1583 e del 1585; cavallotto con stemma al dritto del 1587; soldo da 4 denari I tipo del 1581, del 1583 e del 1584; soldo con il busto del 1595; grosso di Piemonte del 1587; quarto di soldo senza data (quattro varietà); forte da 8 al soldo senza data (due varietà).

La zecca di Aosta viene chiusa definitivamente nel 1588.

 

I 600 anni della Zecca di Aosta

Zecca di Aosta (Hôtel des monnaies): nell'edificio a sinistra, la moneta fu coniata dal 1549 al 1588
Zecca di Aosta (Hôtel des monnaies): nell’edificio a sinistra, la moneta fu coniata dal 1549 al 1588

Il 25 maggio 1394 veniva aperta la Zecca di Aosta per disposizione di Bona di Borbone, che reggeva lo Stato sabaudo dal 1391 per conto del nipote Amedeo VIII di appena 8 anni.
La Zecca rimase attiva, dopo una lunga pausa dal 1400 al 1549, sino al 1588.

Il seicentesimo anniversario è stato degnamente ricordato dalla Regione autonoma della Valle d’Aosta; è stato riconiato, per l’occasione, il rarissimo tremisse della Zecca di Aosta.

La riconiazione era accompagnata da una pubblicazione di Claudio Gallo, conservatore delle collezioni numismatiche, sulla storia della monetazione in Valle d’Aosta.

Le monete coniate in Valle d’Aosta

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