Le banconote delle Isole Italiane dell’Egeo

Il 15 aprile 1944, 74 anni orsono, il Governatore delle Isole dell’Egeo, con proprio decreto n. 36, ordinò un’emissione di biglietti a corso legale, garantiti dalla Banca d’Italia, pagabili a vista al portatore entro i possedimenti delle Isole Italiane dell’Egeo, occupate dai tedeschi. La serie, costituita da tagli di L. 50 e 100, stampata dall’Officina Grafica di Rodi, è particolarmente ricercata dai collezionisti per l’alto grado di rarità, essendosene salvate ben poche e delle quali solo quattro sono apparse, negli utimi anni, nel mercato delle aste:

50 Lire emesse nel 1944 dal Governo delle isole italiane dell'Egeo, serie IV 4224
50 Lire emesse nel 1944 dal Governo delle isole italiane dell’Egeo, serie IV 4224

Asta di Senigallia dell’8 giugno 1991 (ben due serie Spl/Fds)
– Taglio di L. 50 serie IV. 14314.
– Taglio di L. 100 serie B. 14238.
(provenienti dall’asta Künst und Münzen XXVIII). La serie offerta inizialmente a Lire 2.400.000 è stata aggiudicata a L. 2.900.000 oltre i diritti d’asta.
– Taglio di L. 50 serie IV. 15092 (offerto a lire 1.200.000 ed aggiudicata allo stesso prezzo).
– Taglio di L. 100 serie C. 16702 (offerto a lire 900.000 perché restaurato ed aggiudicato a L. 1.100.000)

Asta Notaphile del 16 novembre 1991
– Taglio di L. 50 serie I. 1104 offerto a DM 250 ed aggiudicato a DM 1.100 (in conservazione IV, cioé appena buona).
– Taglio di L. 100 (non si conosce la serie) offerto a DM 150 ed aggiudicato a DM 850 (conservazione VII, cioé mediocre).

Asta Senigallia del 12 giugno 1992
– Serie di due valori (conservazione Spl). Non conosco il numero di serie ed il prezzo di aggiudicazione: l’offerta era di lire 3.800.000.

Oltre alle aste si conoscono le seguenti serie:
1) L. 100 serie A. 9837 – L. 50 serie IV. 4224 riportate nel volume “La moneta italiana” edito dalla Banca Popolare di Novara nel 1970.
2) L. 100 serie B. 12650 – L. 50 (non conosco il numerario) riportate in facsimile dal quotidiano “Il Sole-24 Ore” del 1993.

Mentre il numerario di L. 50 è costituito da numerazione romana (I, II, III, IV) e numeri cardinali, per il taglio di L. 100 il numerario cardinale è preceduto da lettere alfabetiche (A, B, C).

Sulle vicende dell’emissione si deve premettere che Rodi, isola capoluogo dell’Egeo, costituente il gruppo del Dodecaneso, era un’importante base aeronavale italiana abbastanza fortificata: dal punto di vista amministrativo godeva delle stesse leggi della madrepatria, con monetazione nazionale.

Ma nel 1942, allorquando le sorti della guerra volgevano in senso negativo per le nostre armi ed ogni forma di rifornimento dalla madrepatria era impossibile per la preponderanza degli attacchi aeronavali da parte degli inglesi, il Governatore per ovviare alla carenza del circolante monetario nelle isole, aveva autorizzato il locale Banco di Roma ad emettere assegni a taglio fisso (da L. 50 a salire) intestati a favore del “Governo delle Isole Italiane dell’Egeo” trasferibili a vista (si ricorda che proprio in quel periodo il contingente di monete di L. 1 e 2 del 1941 per l’Albania, diretto a Tirana, era stato affondato).

Per quanto concerne, invece, la monetazione divisionale, si era imposta l’utilizzazione di francobolli del tipo impero; il governo di Roma aveva poi spedito un contingente di tali francobolli soprastampati P.M. (posta militare) allo scopo di sostituire i primi e ciò – annota il Sassone – ad impedire frodi all’amministrazione che “li cedeva in cambio della moneta del luogo“.

Di denaro, dunque, ce n’era tanto bisogno, non solo per pagare le nostre truppe ed il personale civico addetto ai servizi, ma anche per pagare i rifornimenti che si effettuavano con la vicina e neutrale Turchia (sino al 1911 le isole del Dodecaneso erano di pertinenza del governo ottomano).

Sino all’8 settembre 1943 governatore delle isole fu l’ammiraglio Igino Campioni che, fermamente deciso a rimanere fedele alla monarchia, aveva preso posizione contro i tedeschi, i quali, nel frattempo, erano sbarcati nelle isole maggiori del Dodecaneso. L’ammiraglio nella speranza di evitare l’occupazione tedesca di tutte le isole aveva preso contatti con il generale britannico Wilson per uno sbarco in forze degli alleati nelle isole: ma ogni tentativo era risultato vano.

Le perdite degli inglesi furono pesanti perché, nel frattempo, erano arrivati nel Dodecaneso importanti rinforzi tedeschi da Creta e dalla Grecia. Campioni, dopo una strenua resistenza armata, fu costretto alla resa e deportato in Germania con il contrammiraglio Luigi Mascherpa, comandante la guarnigione di Lero (successivamente i due militari furono consegnati al governo della Repubblica Sociale Italiana, processati a Verona e fucilati).

In sostituzione di Campioni, il governatorato delle isole passava nelle mani di tale Faralli (probabilmente un funzionario dell’amministrazione civile italiana nelle isole), il quale impose un rigorosissimo razionamento di quei pochi generi alimentari esistenti e lanciò – seppure inutilmente – appelli di soccorso alla R.S.I.

100 Lire emesse nel 1944 dal Governo delle isole italiane dell'Egeo, serie A 9837
100 Lire emesse nel 1944 dal Governo delle isole italiane dell’Egeo, serie A 9837

Per reperire denaro sufficiente all’acquisto di vettovaglie in Turchia (i tedeschi si disinteressavano di aiutare gli italiani), si era appellato all’art. 24 della Convenzione di Ginevra, per la quale i prigionieri italiani ed i lavoratori all’estero (in Germania) potevano trasferire gli assegni di prigionia o delle retribuzioni ai familiari residenti nelle isole del Dodecaneso, assegni che sarebbero poi stati trasformati in valuta corrente tramite la Croce Rossa Internazionale.

Ma, con il passare del tempo, non si era approdato a nulla perché anche quel tipo di rimesse alla popolazione delle isole dell’Egeo era stato congelato dai tedeschi, malgrado l’accordo finanziario stipulato fra il governo della R.S.I. e quello del Reich in data 30 gennaio 1944.

Svanita, dunque, tale possibilità di riciclare denaro liquido, il Faralli si era rivolto al Ministero degli Esteri della R.S.I. per chiedere denaro e viveri per la popolazione. Dinanzi al silenzio più assoluto, tenuto conto che con il passare dei mesi diventava sempre più remota la possibilità per Salò di intervenire nelle province direttamente amministrate dai tedeschi, nelle quali l’esistenza di un governo fascista era del tutto ignorata, si rese necessario ricorrere ancora una volta all’emissione di assegni circolari da parte del locale Banco di Roma a taglio fisso e a creare una nuova cartamoneta garantita dalla Banca d’Italia per effettuare acquisti in Turchia.

Proprio per tale circostanza i “biglietti a corso legale” per le isole dell’Egeo entrarono in circolazione, mentre per l’uso di distribuzione interna si provvide, dopo il maggio del 1944, allorquando la Commissione interministeriale della Repubblica di Salò, a tale scopo creata e convocata l’8 maggio 1944 presso il Ministero degli Esteri, decise di pagare alle famiglie interessate, i crediti congelati dai tedeschi.

Nei primi del mese di ottobre 1944, occupato il Dodecaneso dagli inglesi, il Comando militare britannico provvide alla sostituzione della moneta locale con gli scellini della British Military Authority (identici alla serie diffusa in Sicilia nell’agosto 1943) con la soprastampa GREECE, allorché era stato previsto anche lo sbarco alleato in Grecia, sotto la cui sovranità le isole dovevano passare con il Trattato di pace.

Per quanto concerne l’entità dei biglietti probabilmente circolati in Turchia il governo ottomano – nell’intento di rendersi benemerito verso la popolazione isolana del Dodecaneso – aveva accettato tali “biglietti a corso legale” firmati dal Governatore Faralli e dal direttore per gli Affari Economici e Finanziari Lombardini, ma senza rendersi conto che il governo di Salò non avrebbe onorato la garanzia (del tutto fittizia) della Banca d’Italia.

Né era a conoscenza che il Conte Carlo Sforza, ministro nel governo Badoglio (Regno del Sud) aveva dichiarato che “l’Italia doveva rinunciare al Dodecaneso, a Fiume e all’Albania se voleva sedere al tavolo della pace” (“New York Times” del 5 marzo 1944) e aveva assicurato il Ministro degli Esteri greco, Dragumins, che “non vi possono essere discussioni in merito al Dodecaneso, da lasciare in mano alla Grecia”.

Perdemmo, quindi, con il Trattato di pace il Dodecaneso che, nel cuore del Mediterraneo orientale, rappresentava per noi una punta avanzata verso l’Oriente, tanto che Winston Churchill, nel suo diario (vol. VIII) scrive: Se avessimo potuto servirci dell’Egeo e dei Dardanelli, la scorciatoia marittima per la Russia sarebbe stata trovata. Non ci sarebbe più stato bisogno dei pericolosi e costosi convogli artici e della lunghissima e tediosa linea di rifornimento attraverso il Golfo Persico.

 

Dalla guerra italo-turca alla restituzione alla Grecia

Il Dodecaneso è un arcipelago nel mar Egeo, al largo delle coste sud occidentali della Turchia. Tale denominazione è di origine medioevale ed è stata usata impropriamente per indicare le Isole Cicladi. Passato, nei primi anni del secolo scorso, sotto la dominazione turca, decadde di importanza pur essendo situato in una posizione tale da poter controllare il traffico navale del Mar Rosso.

La guerra italo-turca (29 settembre 1911-18 ottobre 1912) segnava la prima tappa vittoriosa della politica mediterranea, avendo procurato all’Italia non solo l’insediamento in alcune isole del Dodecaneso (Rodi, Karki, Calimno, Casos, Leo, Nisiro, Patmos, Piscopi, Scarpanto, Simi, Stampalia), ma anche la sovranità su una vasta zona dell’Africa del Nord (Tripolitania e Cirenaica), per cui era stato necessario istituire il Ministero delle Colonie (20 novembre 1912) con un fondo iniziale di 20 milioni di lire annuali.

La guarnigione turca di Rodi, la più grande isola del Dodecaneso, nell'Egeo sud-orientale, si arrende ai reparti del generale Ameglio che sono sbarcati il 5 maggio 1911
La guarnigione turca di Rodi, la più grande isola del Dodecaneso, nell’Egeo sud-orientale, si arrende ai reparti del generale Ameglio che sono sbarcati il 5 maggio 1911

La guerra era costata 1.200 miliardi anche se il governo (presidente Facta, al Tesoro Tedesco) ne aveva dichiarati appena 512, dissimulando, in tal modo, le vere cifre e ricorrendo ad artifici contabili onde giustificare la necessità di ulteriori spese nelle isole dell’Egeo per le opere di colonializzazione nonché valutarie, onde dirimere il caos delle monete circolanti (delle più disparate specie) ed immettervi quelle italiane. Filiali della Banca d’Italia e del Banco di Roma furono aperte a Rodi, isola capoluogo, ma anche a Tripoli di Barberia, ove furono istituiti uffici postali.

Non pochi furono i disagi per i nostri burocrati colà dislocati per convincere i neo colonializzati a preferire le nostre lire (d’argento e buoni di cassa) in cambio delle monete turche e dei Talleri di Maria Teresa.

Alla vigilia della prima guerra mondiale, le grandi potenze, per garantirsi l’alleanza dell’Italia, predisposero il Patto di Londra (26 aprile 1915), con il quale si riconosceva (art. 9) all’Italia l’interesse “a manifestare l’equilibrio politico, in caso di smembramento della Turchia, con una posizione adeguata di territorio nel Mediterraneo”, cioé nelle isole dell’Egeo, purché l’Italia si impegnasse a dichiarare guerra, entro maggio, agli imperi centrali.

Ma, appena due settimane dopo, cioé il 7 maggio 1915, il ministro degli Esteri francese Delcassé assicurava il principe Giorgio di Grecia che se la sua nazione si fosse schierata con gli alleati, egli avrebbe fatto “il possibile per dare alla Grecia anche le isole promesse all’Italia, perché non vogliamo che l’Italia si ingrandisca nel Mediterraneo. Riteniamo invece conforme al nostro interesse l’ingrandimento della Grecia”.

Tale dichiarazione seguiva quella già resa dal ministro degli Esteri britannico, Sir Edward Grey, il quale aveva precisato che “riguardo alle isole dell’Egeo vi è un punto sul quale noi, per la nostra posizione nel Mediterraneo e per considerazioni di indole navale, abbiamo interessi particolari, e questo punto è il seguente: nessuna di tali isole deve essere reclamata o tenuta da alcuna delle Grandi Potenze”.

L’Italia, come è noto, entrava in guerra contro gli imperi centrali e, nel 1918, mentre le Grandi Potenze si spartivano le ex colonie tedesche ed il Levante Austriaco, all’Italia si confermava il mantenimento del Dodecaneso e qualche rivendicazione nella Venezia Giulia.

L'arcipelago del Dodecaneso si estende al largo delle coste sud-occidentali della Turchia
L’arcipelago del Dodecaneso si estende al largo delle coste sud-occidentali della Turchia

Il 12 agosto 1920 l’Italia occupava l’isola di Castelrosso, ad est di Rodi, e la ratifica dell’occupazione avveniva col Trattato di Sévres del 1° marzo 1921.
Col Trattato di Losanna (7 agosto 1924) tutte le isole occupate dall’Italia passavano sotto la definitiva sovranità italiana.
Nel 1928, i Patti d’amicizia italo-greco ed italo-turco riconoscevano all’Italia il diritto dei possedimenti nell’Egeo.
Nel 1930 il governo fascista denominava ufficialmente il Dodecaneso “Isole Italiane nell’Egeo”, vi instaurava un governatorato, apriva filiali della Banca d’Italia e del Banco di Roma.

In quel tempo la grande crisi che aveva travolto inizialmente l’economia degli Stati Uniti (che si credeva limitata al campo borsistico), poi quella europea, aveva pur investito, con una certa gravità, la nostra economia (a partire dal 1930 l’esercizio del bilancio era passato da +170 miliardi a -504 miliardi nel 1931), tanto che il governo, proprio per il prestigio internazionale che godeva l’Italia con l’istituzione del possedimento nelle Isole dell’Egeo, aveva affermato la decisione di avviare l’economia verso quella parità aurea già sostenuta da Mussolini nel discorso di Pesaro del 1927.

All’inizio della 2ª guerra mondiale, le isole diventavano importanti basi logistico-militari con due aeroporti.
Nel 1941, dopo l’intervento tedesco in Grecia e l’occupazione di Creta, un distaccamento militare tedesco si stabiliva a Rodi.

Dopo l’8 settembre 1943 le isole cadevano sotto l’occupazione dei tedeschi.
Liberate nell’ottobre del 1944, gli inglesi vi istituirono un distaccamento del M.E.F. (Middle East Forces) e consegnavano, nel 1947, le isole alla Grecia.

Le banconote delle Isole Italiane dell’Egeo

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