Laos: 50 anni di emissioni

L’arresto di un gruppo di italiani che dimostravano per i diritti civili nel Paese indocinese riportò alla ribalta un angolo dell’Asia rimasta in sordina da 42 anni.

Re Sisavang Vong sul valore soprastampato per l'Anno mondiale del rifugiato
Re Sisavang Vong sul valore soprastampato per l’Anno mondiale del rifugiato

Ci sono dei paesi di cui, in certi momenti, la storia sembra dimenticarsi. Alcuni vantano anche trascorsi illustri avendo ospitato grandi imperi e maestose civiltà. Ma poi, per un qualche accadimento inatteso che diventa lo spartiacque della loro visibilità nelle vicende del mondo, capita spesso vengano relegati a una ribalta minore e finiscono, col tempo, nell’oblio collettivo. Oblio di tanto in tanto rispolverato da qualche fattarello di cronaca che spesso delega all’atlante di casa la responsabilità di rinverdire i nostri ricordi scolatici, sovente caduti anch’essi nel dimenticatoio.

Il Laos è senz’altro un paese che appartiene a questa categoria; grande come due terzi dell’Italia e popolato da poco meno di sei milioni di abitanti, questa terra, nel cuore della penisola indocinese, ha da sempre vissuto all’ombra di vicini più grandi e più importanti che nei secoli hanno fortemente condizionato ogni aspetto della sua evoluzione soprattutto politica e territoriale. Sede di una civiltà non antichissima eppure di grande interesse, il Laos ha una tradizione filatelica di tutto rispetto attestata, in particolare tra gli anni Cinquanta e Settanta, da francobolli di raffinata bellezza anch’essi testimonianza dei tanti mutamenti intercorsi.

La prima serie di posta aerea di Laos (1952)
La prima serie di posta aerea di Laos (1952)

I laotiani discendono dai thai, una popolazione che nel XIV secolo, dal sud della Cina si riversò verso le fertili pianure indocinesi. Divisi in tre gruppi, i primi si stanziarono rispettivamente nel Siam, l’odierna Thailandia, e in Birmania; i thai lao, per ultimi, si spinsero oltre il fiume Mekong nell’attuale Laos dove nel 1353 dettero vita ad un fiorente regno chiamato Lan Chang, ovvero il paese del “Milione di Elefanti”. Seguì un prolungato periodo di lotte interne tra le due capitali del regno, Vientiane e Luang Prabang; da questa situazione trassero vantaggi, soprattutto territoriali, i siamesi, perennemente in lotta con i “cugini” birmani per l’egemonia sulla regione.

A queste rivalità tra consanguinei venne posto un termine solo alla fine dell’Ottocento in seguito al consolidamento della presenza coloniale europea e così, nel 1886, i birmani divennero sudditi britannici mentre i laotiani e il loro paese vennero annessi nel 1893 ai domini francesi d’Indocina, fino ad allora estesi ad Annam, Cocincina, Tonchino e a gran parte della Cambogia. Ai siamesi soltanto fu garantita l’indipendenza, seppur ridotta territorialmente, grazie a una serie di trattati con cui Parigi e Londra intesero creare una zona cuscinetto tra i rispettivi possedimenti.

Al termine della seconda guerra mondiale, sconfitti gli occupanti giapponesi, la ventata anti coloniale che già negli anni Venti aveva scosso l’Asia con Ho Chi Minh in Indocina e Gandhi in India, riprese forza grazie al mutato clima creatosi con la vittoria delle democrazie occidentali; la Francia non riesce a fermare l’accelerazione impressa dagli eventi al processo di decolonizzazione e nel 1954 una conferenza internazionale convocata a Ginevra suggella la nascita di nuovi stati indocinesi tra cui il Laos.

Alcuni personaggi del poema epico "Ramayana"
Alcuni personaggi del poema epico “Ramayana”

Semi indipendente già dal 1951 in seno all’Unione Francese, al Paese viene dato un ordinamento monarchico e costituzionale e sul trono viene insediato re Sisavang Vong.
Pedina secondaria dello scontro tra i blocchi contrapposti della guerra fredda, il Paese verrà ben presto coinvolto negli eventi bellici in atto in Vietnam vivendo al suo interno ripetute convulsioni politiche destinate a sfociare in aperta guerra civile.

Protagonisti dei tumultuosi anni Sessanta e Settanta, il principe Souvanna Phouma, leader moderato e più volte premier e il principe Boum Oun, esponente della destra militare; inoltre nel nord un movimento di guerriglieri marxisti, il Pather Lao (Nazione Lao), sostenuto dal Nord Vietnam e guidato anch’esso da un aristocratico, il “principe rosso” Souvanouvong, tiene sotto controllo una parte consistente del Paese.

Con gli accordi di Vientiane del 1973, il tentativo di ricomporre il quadro politico ha vita breve rimandando solo di qualche mese la fine delle ostilità nel Laos. La caduta dei regimi sostenuti dagli Usa nel Sud Vietnam e in Cambogia nella primavera del 1975 rimanda solo di qualche mese la fine delle ostilità nel Laos. Nel dicembre dello stesso anno, re Sisavang Watthana, sul trono dal 1959, abdica e il governo rassegna le dimissioni accettate da un congresso straordinario del Pathet Lao che prende il potere. Il Laos diviene una Repubblica democratica popolare sotto la tutela del Vietnam unificato e gravitante nell’orbita sovietica.

Strumenti misicali... sacri e profani
Strumenti misicali… sacri e profani

Da questo momento, sul Paese si riflettono gli alti e bassi delle successive crisi dell’area che ne evidenziano ancora una volta il ruolo marginale rispetto al grande e potente vicino di turno; l’espansionismo del Vietnam infatti porta nel 1979 all’invasione della Cambogia dove viene spodestato il regime filo cinese dei Khmer rossi e di lì a poco la Cina, in risposta all’espulsione della minoranza cinese decretata dal governo di Hanoi e ai ripetuti scontri di frontiera, attacca le provincie settentrionali del Vietnam. Troppo marginale il ruolo del Laos per contare sullo scacchiere regionale dove ben altri interessi geopolitici sono in gioco.

A ciò si aggiungono ulteriori fattori destabilizzanti che si ripercuotono sullo stato subalterno della nazione: in primis, il narcotraffico in mano a locali signori della guerra, padroni incontrastati di interi distretti sul confine con Thailandia e Birmania – il tristemente famoso Triangolo d’Oro – e persistenti guerriglie etniche contro il potere centrale. A partire dalla fine degli anni Ottanta, ancora una volta, sarà l’evoluzione politica ed economica del vicino Vietnam ad influire sui destini della giovane repubblica laotiana; con il nuovo corso seguito all’avvento di Gorbachov in Urss, Hanoi si riavvicina timidamente all’Occidente e a ruota anche il Laos si incammina sulla strada di più forti legami o meglio dipendenze, in particolare con la Thailandia, culminati con l’ingresso nell’Asean, l’Associazione – economica – delle Nazioni del Sud-Est Asiatico.

I primi francobolli laotiani vedono la luce il 13 novembre 1951 rimpiazzando le emissioni comuni dell’Indocina francese. Fino al 1904, tuttavia, nelle aree di confine appartenute al Siam rimasero operativi alcuni uffici postali siamesi dotati di timbri per l’annullo di corrispondenza; questi vennero ripristinati durante l’occupazione giapponese quando il Siam entrò nel conflitto a fianco delle truppe del Sol Levante.

Alcune emissioni degli anni Sessanta dedicate alla cultura laotiana
Alcune emissioni degli anni Sessanta dedicate alla cultura laotiana

Durante il periodo “monarchico” dal 1951 al 1975, serie e foglietti vennero prodotti a Parigi. La loro impostazione grafica ricalca quella di tutte le ex colonie francesi, con bozzetti ricercati ed esaltati dai vivaci contrasti cromatici in stampa calcografica. Soggetti ricorrenti sono quelli legati alle tradizioni locali, soprattutto al culto buddhista. Degne di nota sono anche le numerose serie di posta aerea destinate alla sola affrancatura di tale corrispondenza. Tutti i francobolli di questo periodo recano iscrizioni bilingui, in francese e in lao e facciali inizialmente espressi in piastre e successivamente in Kip, a tutt’oggi valuta nazionale del Paese.

Di interesse storico sono anche le discusse emissioni del cosiddetto governo neutrale e del Pathet Lao. Nel 1960, a seguito di un colpo di stato da parte di militari sostenuti dagli Usa e ai danni del premier Souvanna Phouma, il governo monarchico si ritira nella zona del sito archeologico della Piana delle Giare, dove col sostegno esterno del Pathet Lao dà vita a un nuovo esecutivo riconosciuto da vari stati.

In quell’occasione vengono emesse due serie di valori ordinari estremamente rari su buste viaggiate; non riconosciuti dalla Thailandia, principale transito della corrisondenza da e verso il Laos, fino al 1962 le lettere affrancate con i francobolli del governo neutrale saranno infatti dirottate verso la Cina per raggiungere da qui le destinazioni finali. Anche il Pathet Lao produce nel 1974 otto valori pittorici dai soggetti patriottici con potere d’affrancatura esteso, almeno teoricamente, a tutto il territorio nazionale, ennesima testimonianza del caos politico del periodo.

Con l’avvento del nuovo regime collettivista nel 1975, anche sul versante filatelico hanno luogo dei cambiamenti. La produzione dei francobolli viene trasferita da Parigi a Lipsia, nella Germania Democratica, e successivamente a Cuba con gli inevitabili strascichi sulla fisionomia delle produzioni. Negli ultimi anni, in seguito ai nuovi rapporti instaurati con i paesi dell’Aesan, in particolare con la Thailandia, da cui il Laos dipende quasi totalmente per gli approvigionamenti alimentari, lo stile delle emissioni laotiane, oggi prodotte a Bangkok, si riveste di connotati decisamente thailandesi. Corsi e ricorsi storici e filatelici… vecchia storia da queste parti!

Laos 50 anni di emissioni

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