La doppia traversata dell’Atlantico

Terranova, Newfoundland come la chiamano gli abitanti e gli anglosassoni, è una grande isola, di forma approssimativamente triangolare, separata dalla parte del Labrador che si affaccia sull’Oceano Atlantico dallo stretto di Belle Isle e dalla Nuova Scozia del Sud dallo stretto di Caboto.

Uno dei 225 aerogrammi affrancati con il francobollo di Terranova sovrastampato a ricordo del volo di De Pinedo
Uno dei 225 aerogrammi affrancati con il francobollo di Terranova sovrastampato a ricordo del volo di De Pinedo

Isola rocciosa, con coste impervie disegnate dalla erosione dell’Oceano nelle cui acque vivono pacifiche balene e foche e galleggiano enormi iceberg alla deriva: isola selvaggia che risente della non lontana era glaciale che ha lasciato all’interno un gran numero di laghi di ogni ampiezza e grandi estensioni ove la natura è ancora incontaminata.

È il paese del caribù, dell’orso, della lince: è il paese popolato in anni lontani da pellirossa, di una razza ormai estinta, chiamati Beothuks (e ancora attualmente qualche eschimese fa parte di una popolazione dalle origini più disparate).

Le città più importanti sono St. John, la capitale; Bonavista, Harbour, Grace, Grand Falls.
La pesca e la lavorazione del merluzzo (un tempo era famosa, come ricordano i non più giovani, la disgustosa cura ricostituente con olio di fegato di merluzzo) sono le attività preminenti della popolazione.

Fin qui ho sunteggiato, all’osso, le notizie trovate sulla “Treccani” che conclude così la non breve trattazione: “Storia: fu scoperta nel 1497 da Giovanni Caboto che, in un viaggio alla ricerca del passaggio a nord-ovest, raggiunse il capo Bonavista. Si dice che egli prendesse possesso dell’isola per conto della Gran Bretagna“.

Perché questi appunti? Per dare un minimo di informazioni a chi, come me, non è ferrato in geografia e per anticipare alcuni nomi che ritroveremo nel corso di una chiacchierata che mi accingo a fare e che proprio da quest’ultima notizia storica prende lo spunto.

Uno dei 75 aerogrammi affrancato con il valore ordinario da 60c della serie "Cabot" che fu annullato in arrivo a Roma
Uno dei 75 aerogrammi affrancato con il valore ordinario da 60c della serie “Cabot” che fu annullato in arrivo a Roma

Rilevando subito che certamente non fu Caboto lo scopritore dell’isola. I Vichinghi vi erano arrivati intorno all’anno Mille, come è dimostrato dal ritrovamento di segni dei loro insediamenti, ma come a volte accade, la gloria baciò in fronte il Nostro che esattamente cinquecento anni fa inciampò in questa terra ed Enrico VII d’Inghilterra che gli fornì nave e equipaggio. Come giustamente afferma Luciano Viti (Cronaca Filatelica numero 230, pagina 71), raccontando dettagliatamente le vicende relative a questa scoperta.

A questo articolo, brioso, vivace, esauriente, rimando quel lettore che trovandosi fra le mani e alla posta due francobolli uguali, ma di diverso valore e diversa nazionalità, avesse un attimo di perplessità. Perplessità peraltro condivisa da quei retrogradi filatelisti conservatori che non comprendono il motivo di questa disinvolta operazione volta, dicono, a una propaganda tesa al futuro e, non dicono, a un immediato introito di quattrini facili.

Eppure a ben vedere un gemellaggio fra Italia e Terranova (ora provincia canadese) può essere giustificato, oltre che dal legame determinante della scoperta, anche da altri successivi rapporti.

Una delle poche lettere indirizzate a Cartwright dalla Cirenaica e trasportata dall'I-BALB
Una delle poche lettere indirizzate a Cartwright dalla Cirenaica e trasportata dall’I-BALB

Bisogna fare un salto di oltre quattrocento anni, arrivando al 12 dicembre 1901 quando un altro grande italiano, Guglielmo Marconi, è a Terranova per dimostrare, per la prima volta, la possibilità di trasmissione di segnali radiotelegrafici attraverso l’Atlantico, fra Poldhu (Inghilterra) e St. John, a conferma della sua intuizione, assai contrastata allora, che le onde elettriche non sono ostacolate dalla curvatura della terra e possono essere trasmesse a qualunque distanza.

E non è un caso che proprio Signal Hill, lo sperone roccioso più vicino all’Europa (che per la sua forma ricorda la nostra penisola), sia stato calcato, materialmente, dai due grandi scopritori italiani.
Meno importanti forse altri legami, ma non trascurabili, anzi assai interessanti per chi scrive e per chi legge, legami che la filatelia, o meglio l’aerofilatelia, registra puntualmente.

E arriviamo stavolta alle ore 3,45 del 23 maggio 1927, per assistere al decollo da Trepassey (una località a pochi chilometri da St. John di Terranova) di un idrovolante italiano; un Savoia 55. A bordo un famoso pilota, il colonnello Francesco De Pinedo, che con il secondo Carlo Del Prete e il motorista Vitale Zacchetti si aggiunge a concludere una delle più spericolate imprese dell’epoca: una crociera attraverso le due Americhe con la doppia traversata dell’Atlantico. E che questa impresa fosse veramente eccezionale lo dimostra la decisione delle Poste locali di dedicarvi un francobollo valido esclusivamente all’affrancatura di un piccolo corriere – trecento buste – che il marchese De Pinedo, notoriamente avverso al trasporto di corrispondenza, avrebbe dovuto trasportare a Roma.

Aerogramma ufficiale (uno dei 1150) inoltrato da Terranova a Roma
Aerogramma ufficiale (uno dei 1150) inoltrato da Terranova a Roma

Un particolare di questa iniziativa rende ancor più serrato l’intreccio, in quanto il francobollo prescelto fu il 60 centesimi dell’emissione “Cabot” del 1897 (4° centenario della scoperta) riproducente il ritratto di Enrico VII, quel re che come abbiamo visto, aveva favorito e sollecitato l’impresa dell’italiano Giovanni Caboto.

Tutti i collezionisti sanno che questo francobollo, che reca la sovrastampa in rosso su tre righe “Air Mail / De Pinedo / 1927“, è, allo stato di nuovo, una delle grandi rarità della posta aerea mondiale; che il volo fu avversato da condizioni metereologiche tali da rendere necessario un ammaraggio in mare aperto (che avesse ragione il Nostro a ritenere che anche solo parlare di posta portava iella?).

Tutti sanno che una delle poche buste approntate per il volo rappresenta il sogno di molti aerofilatelisti e il segno di eccellenza della loro collezione: anche se sembra certo che le buste siano state trasportate via mare a Genova e di lì a Roma.

Infatti enorme è la letteratura storica e filatelica su questa impresa, come lo è quella che si riferisce alla Crociera di Balbo e alla parte addirittura determinante che Terranova vi svolse, sia all’andata che al ritorno. Per cui mi sono limitato e mi limiterò ad alcuni accenni che mi sembrano curiosi e significativi per sottolineare il mio assunto.

Cartolina spedita dalla nave "Alice" a bordo della quale si trovavano aerofilatelisti fantasiosi
Cartolina spedita dalla nave “Alice” a bordo della quale si trovavano aerofilatelisti fantasiosi

Già nel 1932, nella fase di organizzazione, il capitano Abbriata fu inviato da Balbo nel Nord-Atlantico per verificare se le condizioni di quella zona si prestassero alle complesse esigenze di una sede di tappa. Dopo un attento studio (il problema dei ghiacci alla deriva e delle nebbie era di estrema importanza) si scelse Cartwright (Labrador, Terranova continente) come tappa per l’andata e Shoal Harbour (Terranova isola) per il ritono.

Quanto sia stato difficile trasvolare l’Atantico a quella latitudine è ben immaginabile per cui anche una località sperduta e inospitale come Cartwright (“Iddio radunò tutti i rifiuti della creazione e con essi formò il Labrador”) sembrò, il 23 luglio 1933, una specie di terra promessa. E non è forse un caso che il corriere trasportato sia, con quello di Montreal, il più ridotto e che, di conseguenza, i relativi aerogrammi siano fra i più pregiati.

Ed eccoci a mercoledì 26 luglio 1933: la crociera volge al termine e, dopo il bagno di folla e i trionfi di Chicago e New York, la centuria alata ammara nuovamente a Terranova, nello specchio d’acqua di Shoal Harbour, in attesa di riattraversare l’Atlantico verso Roma. Condizioni atmosferiche avverse obbligheranno a continui rinvii, tanto che solo l’8 agosto i 24 S.55 X potranno decollare.

Uno degli aerogrammi trasportati fuori sacco da piloti aerofilatelisti
Uno degli aerogrammi trasportati fuori sacco da piloti aerofilatelisti

Indubbiamente lo strepitoso successo della Crociera italiana influì sulla decisione delle autorità di St. John di dedicare anche a Balbo (come a De Pinedo) uno speciale francobollo per l’affrancatura del corriere da inoltrare a Roma. E, come per De Pinedo, fu sovrastampato un francobollo, questa volta del Labrador, con la scritta “1933 / Gen. Balbo / Flight / $ 4,50“. Ma questa volta la tiratura fu esagerata: 8000 francobolli (dei quali solo circa 1200 furono usati) mentre l’altrettanto esagerato sovrapprezzo (superiore alla tariffa di $ 3,60 degli USA) suscitò giustificati malcontenti.

La lunga permanenza degli equipaggi degli aerei e della nave “Alice” (ormeggiata a Clarenville) favorì l’approntamento di un gran numero di aerogrammi in partenza non solo da St. John, ma anche da Shoal Harbour, Clarenville e, un paio solamente, da Harbour Grace.

Le buste ufficiali, sicuramente portate a bordo degli idrovolanti, sono circa 1150, sono numerate e portano, è determinante, il timbro di arrivo del Lido di Roma.
La presenza in loco di crocieristi appassionati di filatelia determinò l’allestimento di alcuni aerogrammi trasportati “fuori sacco” a Orbetello, “per cortesia”, e di alcune buste con affrancature composite, originali quando non fantasiose. Che hanno volato, che rappresentano un documento ineccepibile, ma che non meritano, in confronto a quelle ufficiali, fanatica attenzione, naturalmente a mio parere.

Terranova-Italia: ma sì, una volta tanto sono con i “modernisti”.

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