La cartamoneta della Krajina

Non accennava a placarsi la tempesta di fuoco che imperversava nella ex Jugoslavia, ove il conflitto sembrava essersi localizzato nella regione della Krajina, ai confini della Dalmazia croata. Il conflitto si instaurò subito dopo la dichiarazione di indipendenza della Repubblica di Croazia del giorno 8 ottobre 1991; in risposta, i serbi della Croazia proclamarono la Repubblica di Krajina, una enclave in Croazia abitata prevalentemente da serbi. È proprio nella neo Repubblica della Krajina che i serbi cacciarono via anche la valuta croata ed emisero nuova cartamoneta in cui si legge (in traduzione) Repubblica Serba di Krajina, datata a Knin 1992.

Banconota da 10 dinari della Crozia
Banconota da 10 dinari della Crozia

I biglietti, di 10, 20, 50, 500 e 1.000 dinari, sono del tutto identici – anche nello stemma nazionale serbo – alla serie circolante in Bosnia-Erzegovina ed emessa dalla Nuova banca serba della Repubblica di Bosnia ed Erzegovina, datata Banjia Luka (capitale Lukavac) 1992.

A fine gennaio 1993 la Krajina è stata riconquistata dai croati che, ovviamente, non hanno riconosciuto validità alla “cartamoneta… d’indipendenza” né hanno provveduto alla conversione di detta valuta in quella croata: il che si è risolto a tutto danno dei detentori di valuta d’occupazione serba. Ma, giorni dopo, i serbi hanno rioccupato una piccola parte del territorio della Krajina: ai disagi della guerra fratricida si sono così aggiunti anche quelli in campo economico-monetario per le valute diverse e prive di potere d’acquisto!

Il cannone continuava a tuonare anche nella regione di Sebenico, nella Dalmazia centrale, dove si trovava uno dei confini della Krajina e da lì echeggiava un grido di dolore:
“Il destino dei serbi della Croazia sarà sulla vostra coscienza” precisava, in una lettera al presidente serbo, il leader della Krajina, Hedzic. Nel frattempo anche nella Bosnia si verificavano scontri violenti tra musulmani e croati, fino a poco prima alleati contro i serbo-bosniaci, mentre le truppe croate al contrattacco sparavano contro le postazioni serbe conquistando postazioni chiave che consentivano di unire il nord al sud della repubblica sotto gli occhi dei caschi blu.

Banconota da 100 talleri della Slovenia
Banconota da 100 talleri della Slovenia

Per certo, la guerra civile ha reso disastrosa la situazione economica della Croazia: il 30% delle imprese è andato distrutto ed il debito con l’estero ammontava ad oltre 25 miliardi delle nostre lire; il sistema valutario era precario e nessuno, all’estero, voleva la valuta croata, né quella delle altre repubbliche balcaniche indipendenti.

Certo è che la valuta della fatiscente Repubblica di Krajina, è destinata a diventare, se non rarità, un documento storico-economico di particolare interesse.
Tuttavia, se il conflitto avesse ulteriormente degenerato e propagato nella regione del Kossavo e del Dibrano, territori occupati dall’Italia nel maggio del 1941 ed annessi all’Albania (ricongiunti alla Jugoslavia da Tito) sarebbero spuntate sicuramente nuove serie di cartamoneta d’occupazione e, con esse, gravi preoccupazioni per la pace.

Banconota da 10 dinari della Repubblica serba di Krajina
Banconota da 10 dinari della Repubblica serba di Krajina

Scriveva il diplomatico Carlo Umilità, che è stato Governatore Civile nel Kossavo e nel Dibrano, “la parola Jugoslavia non indica né una regione, né un popolo, né una razza. È una mera ideologia politica che ha dato vita ad uno stato”.

In mancanza di unità territoriale, persino l’accordo tra Croazia e Bosnia-Erzegovina del 21 luglio 1992 per un’intesa antiserba, non è servito a nulla, perché si tenne conto ed ha molto influito il flusso di profughi bosniaci trasferiti in Croazia in cerca di pace, di quella pace che non hanno essi stessi voluto concedere agli altri.
Una situazione difficile e paradossale che lasciò profonde tracce non solo in tutti i campi della vita sociale, politica ed economica della ex Jugoslavia, ma anche nella monetazione attraverso la valuta d’occupazione.

La cartamoneta della Krajina

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