K2: una montagna di polemiche

Bozzetto presentato da M. Alfonsi, conservato al Museo nazionale della montagna di Torino
Bozzetto presentato da M. Alfonsi, conservato al Museo nazionale della montagna di Torino

64 anni fa la conquista del K2. Che cosa accadde la notte tra il 30 ed il 31 luglio 1954, quando la spedizione di Lacedelli e Compagnoni conquistò la seconda vetta del mondo? Non lo si è mai saputo con certezza, e le violente polemiche che hanno offuscato la gloria di quell’impresa hanno coinvolto anche la filatelia.

È il 31 luglio 1954: il K2, per altezza secondo solo all’Everest, è domato. Sulla vetta della grande piramide di béole, scisti e graniti ricoperta di ghiaccio eterno (i baltì, la popolazione del luogo, lo chiamano “Ciogorì”, che sta a significare Grande Monte), il cortinese Lino Lacedelli e Achille Compagnoni, quarantenne della Valfurfa, piantano il tricolore italiano. Ed è subito polemica, una polemica che durò lunghissimo tempo, e che rischiò, per dirla con Lino Lacedelli, di “rovinare la migliore spedizione italiana”.

Che cosa sia veramente successo la notte fra il 30 e il 31 luglio 1954, dove stiano i torti e le ragioni, era già difficile stabilirlo allora. Oggi è forse impossibile, anche perché il tempo trasforma i ricordi. Meglio, fa ricordare ciò che rafforza le proprie convinzioni. Sensazioni sfuggenti diventano così certezze incrollabili e, come sempre nella vita, ognuno ha la sua verità da offrire.

Bozzetto presentato da M. Alfonsi, conservato al Museo nazionale della montagna di Torino
Bozzetto presentato da M. Alfonsi, conservato al Museo nazionale della montagna di Torino

La verità di Walter Bonatti, scalatore lombardo di razza, che prese parte alla spedizione nell’ambito della quale svolse un ruolo di primo piano, è quella che egli stesso racconta con dovizia di particolari in una riedizione del libro, in parte riscritto, “Le mie montagne”. “Siccome il mio silenzio è servito a imporre una versione ufficiale che non corrisponde alla realtà”, al libro ha aggiunto il capitolo “In margine all’impresa del K2”. Amaramente Bonatti ammette di aver ricevuto torto. Grosso, per giunta.

Tutto cominciò a quota 7.345 metri, dove la spedizione italiana aveva piantato il settimo campo, e dove Compagnoni e Lacedelli furono scelti, per le loro migliori condizioni fisiche, per compiere l’ultimo balzo alla conquista della vetta. Bonatti, in quell’occasione, ebbe l’incarico di seguirli fino al nono campo, a quota 8.100 metri, da dove sarebbe partita la scalata finale al K2, con il carico dei rifornimenti d’ossigeno. Per difficoltà sopravvenute, lo scalatore lombardo non riuscì ad andare oltre gli 8.000 metri, dove passò la notte in un rifugio di fortuna, scavato nella neve. Rischiando così la vita per salvare l’ossigeno.

La sua prestazione non venne però apprezzata per quello che valeva. Al momento dei riconoscimenti ufficiali il suo contributo venne anzi minimizzato, mentre più tardi Compagnoni accusò Bonatti di aver sottratto l’ossigeno ai compagni per arrivare per primo in vetta al K2. Bonatti presentò querela e, tre anni dopo, vinse la causa. La ferita, però, rimase e bruciò per molto.

Bozzetto presentato da M. Alfonsi, conservato al Museo nazionale della montagna di Torino
Bozzetto presentato da M. Alfonsi, conservato al Museo nazionale della montagna di Torino

“Non so proprio perché Bonatti insista con le sue storie”, fu la risposta di Achille Compagnoni. Il quale aggiunse: “Confesso che mi rincresce che Bonatti continui a buttare fango su di noi. Gli abbiamo voluto bene, era il più giovane, un ragazzo allegro, un po’ la nostra mascotte. E non è vero che non abbiamo riconosciuto i suoi meriti. I meriti sono stati di tutti, e a tutti sono andati: ci sono altri compagni che hanno dato di più di lui, e non dicono niente, anzi deplorano quello che sta succedendo”.

Una polemica, quella che per lunghissimi anni ebbe per oggetto la conquista del K2, che ha finito inevitabilmente per sfiorare prima e coinvolgere poi anche la filatelia. Al punto da provocare, nel 1955, la soppressione dei due valori – nominali da 25 e da 60 lire -, in un primo tempo approvati dal Consiglio dei Ministri.

La serie era anzi in avanzata fase di lavorazione (e la Gazzetta Ufficiale, per parte sua, nell’edizione del 28 luglio, numero 172, ospitò il decreto con il quale il presidente Gronchi ne autorizzava l’uscita), quando il Consiglio dei Ministri la bloccò. “Nell’ultima seduta del Consiglio dei Ministri – scriveva Il Messaggero del 12 novembre 1955 – si è discusso, tra l’altro, anche dell’emissione di alcuni nuovi francobolli commemorativi. Alcuni membri del governo hanno richiamato l’attenzione dei loro colleghi sull’opportunità di non autorizzare frequenti emissioni di nuove serie e tipi di francobolli, e ciò per evitare che si creino le condizioni per facili e non legittime speculazioni da parte di privati. Il Consiglio dei Ministri ha convenuto sull’esigenza prospettata ed ha deciso di limitare, per il futuro, l’emissione di francobolli celebrativi”.

Anche se Il Messaggero non lo diceva, fra i francobolli il 9 novembre depennati dal governo c’erano i due valori del K2. Uccisi sul nascere dalla burocrazia ma anche e soprattutto, come ammise Ardito Desio, “dalle polemiche dell’epoca”. Polemiche che in un “Libro bianco in margine alla conquista del K2”, Desio definì “artificiose e tendenziose”. L’emissione, da principio prevista in uscita ad agosto, quindi a dicembre, non fu quindi effettuata.

Prova del non emesso repubblicano da 25 lire per la conquista del K2
Prova del non emesso repubblicano da 25 lire per la conquista del K2

Nel 1974 la vicenda si tinse di giallo. Successe che ad un operatore commerciale pervennero quattro fogli, due dentellati e due privi di perforazione, contenenti quaranta esemplari ciascuno del 25 lire K2 impresso in color verde scuro. Del quale erano in precedenza note due prove di colore prive di filigrana (i quattro fogli, tirati con il tirabozze, hanno invece per fondo di sicurezza un tappeto di stelle del primo tipo, impresso in filigrana), stampate in verde e rosa.

Piuttosto spavaldamente fu subito tentata la carta del “non emesso” che trovò breve ospitalità nelle pagine del Sassone, edizione 1975 (Il Catalogo Enciclopedico Italiano ha invece continuato a classificare il discutibile non emesso fino alla sua ultima edizione del 1983).

Disegnata da Renato Mura, la prova di quello che doveva essere uno dei due francobolli destinati a ricordare la leggendaria conquista della seconda vetta del mondo, mostra la montagna con il tracciato seguito dalla spedizione italiana, sovrapposta alla quale è la scritta K2, l’emblema pakistano, quello italiano e quello del Club alpino italiano. Il secondo valore nominale in questo caso da 60 lire – sembra offrisse il ritratto di Lacedelli e Compagnoni, ripresi nell’atto di raggiungere la fino ad allora inviolata vetta del K2.

Tracciato dell'ascensione sul K2 con i vari campi di altitudine
Tracciato dell’ascensione sul K2 con i vari campi di altitudine

Soggetto questo, tenuto conto delle polemiche di allora, quanto meno inopportuno. Certamente foriero, qualora fosse diventato francobollo, di ulteriori diatribe.
Gli stessi due scalatori, mentre piantano il tricolore italiano in vetta al K2, illustrano uno dei quattro bozzetti predisposti per la circostanza da M. Alfonsi, a ciò incaricato dal Club alpino italiano, e conservato al Museo nazionale della montagna di Torino assieme ai tre restanti bozzetti. Le cui vignette, tutte con nominale da 25 lire, offrono diverse vedute del tricolore sventolante sul K2 e un’immagine complessiva della montagna.

Depennata l’emissione italiana, la conquista del K2 è documentata da un milione di pezzi da 2 annas usciti in Pakistan (72) – laggiù, evidentemente, le polemiche italiane non erano ancora arrivate – il 25 dicembre 1954. La tempestiva carta valore pakistana – rimasta in corso fino al 31 marzo 1962 – offre una veduta della montagna. La quale, dopo essere stata scalata dagli italiani, resistette per 23 anni, finché nel 1977 una maxispedizione giapponese, che nell’avvicinamento fece uso di trattori, ripeté la via degli italiani per la Cresta Abruzzi (o sperone Sud Est).

Annulli di Catania, di Cortina d'Ampezzo e di Fiesso d'Artico celebranti il K2
Annulli di Catania, di Cortina d’Ampezzo e di Fiesso d’Artico celebranti il K2

L’anno dopo toccò agli americani di James Whittaker vincere la montagna per lo sperone Nord Est. Poi nel 1979 un’altra spedizione italiana conquistava la cima ripetendo la via dei primi scalatori: il 12 luglio l’italiano Reinhold Messner e il bavarese Michel Dacher arrivarono in vetta senza fare uso di ossigeno. Della spedizione facevano parte anche Renato Casaratto e Alessandro Gogna.

Vietato ai francobolli, il ricordo repubblicano della conquista del K2 è stato affidato alla marcofilia. Uno dei tanti annulli è quello del 29 ottobre 1983. Lo ha usato l’ufficio postale di Fiesso d’Artico, nel veneziano, dove in quel giorno è stata inaugurata la scuola elementare “Italia-K2”. In precedenza annulli a tema K2 erano stati impiegati a Catania il 10 ottobre 1954, a Trieste il 27 giugno 1955 e a Cortina d’Ampezzo il 3 agosto 1974, ventennale della conquista del “Ciogorì, il Grande Monte”.

 

Anche questi non misero i denti

Francobolli non emessi. Non è infrequente, nella storia delle carte valori repubblicane, il caso di francobolli autorizzati ma mai nati. Oltre al mancato ricordo dentellato della conquista del K2, la cui emissione regolarmente approvata dal Consiglio dei Ministri arrivò fino alla Gazzetta Ufficiale che il 28 luglio 1955 ospitò il decreto dell’allora Capo dello Stato Giovanni Gronchi (si tratta, peraltro, di autorizzazione che per diventare operativa ha bisogno di un successivo decreto dei ministri delle Poste e del Tesoro), c’è il caso del mancato ricordo del motore a scoppio, frutto di studi e di ricerche congiunte di Barsanti e Matteucci.

Commemorativo per il motore a scoppio di Barsanti e Matteucci. Mai emesso
Commemorativo per il motore a scoppio di Barsanti e Matteucci. Mai emesso

Anche di questo francobollo da 25 lire, programmato per il 1954, esistono prove di colore. Più esattamente cartoncini con su quattro prove, stampate in fotocalcografia dall’Istituto Poligrafico dello Stato.

Ancora più clamoroso forse del K2, il “ripensamento” italiano del 1967, anno del centenario della ferrovia del Brennero. All’epoca le relazioni italo-austriache erano piuttosto tese e in Alto Adige s’andavano infittendo gli attentati dinamitardi. Roma ritenne così opportuno cancellare il francobollo già programmato. Di diverso parere l’Austria – la quale si dimostrò così meno emotiva e suscettibile degli italiani -, che non si rimangiò la decisione in precedenza presa. Vienna, infatti, il 23 settembre 1967 lanciò, tirato in 3,1 milioni di pezzi, il 3,50 scellini (1079) che ricorda il centenario dell’importante linea ferroviaria. Un anniversario che l’Italia postale lasciò passare senza nessun francobollo.

K2 una montagna di polemiche

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