Italiani alla corte del Re del Siam

L’esposizione che si tenne alla Galleria d’arte Narciso e presso la Biblioteca nazionale universitaria del capoluogo piemontese è la stessa che si era potuta ammirare a Bangkok dal 19 novembre al 5 gennaio 1998. Ci fu un tempo infatti – si era all’inizio del secolo scorso – che l’arte e il genio italici permearono quel Paese dell’Estremo Oriente che oggi si chiama Thailandia. Numerosi i francobolli siamesi firmati dal pittore Ferro e dall’architetto Tamagno. È Corrado Feroci, comunque, l’unico italiano ad avere avuto l’onore d’un francobollo thai.

La Svizzera ha ricordato con un valore da 90c il centenario della visita di Rama V
La Svizzera ha ricordato con un valore da 90c il centenario della visita di Rama V

Ingiallita dal tempo, la copertina della Tribuna illustrata della domenica uscita il 13 giugno 1897, è interamente occupata da militari in alta uniforme. Questa la stringata didascalia: Gli ospiti dell’Italia – il Re del Siam e il suo seguito. Giubba bianca e petto sobriamente decorato di medaglie, Rama V, che per nove mesi visitò in lungo e in largo l’Europa, era approdato in Italia. Il suo tour europeo era andato dalla Russia alla Francia, dall’Ungheria alla Svezia, dalla Danimarca alla Gran Bretagna, dall’Austria alla Svizzera.

Proprio in ricordo di quella visita, il 12 settembre 1997 le Poste di Guglielmo Tell avevano lanciato un 90 centesimi di ricordo. “Il 25 maggio 1897 – dicono a Berna – il popolare sovrano fu ricevuto dall’allora presidente della Confederazione, Adolf Deucher” mostrato, sul dentello postale, assieme a Rama V, il quale non mancò di ricordare come fosse stata la Svizzera ad aver introdotto il Siam “nella comunità degli Stati che aderiscono all’Unione delle poste e dei telegrafi e alla Convenzione di Ginevra della Croce Rossa”. A Bangkok l’iniziativa postale bernese fu talmente gradita da essere prontamente ricambiata con un pezzo da 2 bath e un libretto da 10 bath.

Amante com’era dell’arte, Rama V fece ovviamente tappa anche in Italia. A Roma sostò in ammirazione davanti alla Cappella Sistina, visitò il Colosseo, il Pantheon e i Fori imperiali. Si spostò quindi a Firenze, attratto dalle opere di Michelangelo, a Venezia dove, oltre alla Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale, passò in rassegna un’esposizione nuova e provocante: la Biennale, che stava allora muovendo i primi, timidi passi.

Ma quello del Sovrano del Siam (l’odierna Thailandia) non era un giro turistico: aveva infatti deciso di modernizzare il suo Paese, anche per meglio combattere gli appetiti delle potenze coloniali. Per conseguire questo risultato era necessario “riformare prima di tutto l’amministrazione e l’esercito, evitando tuttavia che i tecnici e il personale in arrivo dall’Europa rappresentassero in qualche modo un ‘cavallo di Troia’. Di qui la scelta privilegiata dell’Italia, che non era certo pericolosa come invece risultavano essere agli occhi del Sovrano la Francia, la Germania e la Gran Bretagna”.

La copertina della Tribuna illustrata della Domenica del 18 giugno 1897 con il re del Siam ed il suo seguito
La copertina della Tribuna illustrata della Domenica del 18 giugno 1897 con il re del Siam ed il suo seguito

Fu così che iniziò l’affascinante avventura, dai più ingiustamente dimenticata, di architetti, ingegneri, pittori, militari ed altri professionisti alla corte del Siam. Ad aprire la strada fu Gerolamo Emilio Gerini, colonnello dell’Accademia di Modena, seguito da un numero crescente di “avanguardie d’italianità”.

Qualche nome tra i tanti ormai dimenticati: Allegri, Gollo, Canova, Castella, Sperotti, Forno, Cambiaso, Conte, Roberti, Spigno, Sala, Levi, Facchinetti, Falk, Giacone, Coletti, Guasco, Baghini, Quadrelli, Pistorno e Roberti attivi nel campo dell’ingegneria; Tamagno, Rigotti, Salvatore, Rigazzi, Tavella, Accinelli, Manfredi, Moreschi, Remedi, Forno, Ferrero e Ingaramo per la sezione architettura; Chini, Ferro, Rigoli e Sguanci per la pittura; Novi, Tonarelli, Innocenti e Ragona per la scultura; Parodi, Nolli e Clessi per gli stucchi; Da Prato per i marmi; Bossai, Valli, Malnati, Bosanza, Piffarelli, Maroni e chissà quanti altri artigiani.

È a costoro, per lo più piemontesi, pescati all’Accademia Albertina di Torino, che si deve il marchio d’italianità presente nella stragrande maggioranza degli edifici pubblici (Ministeri, ospedali, ponti) e di non poche ville reali di Bangkok. Compreso il Palazzo del trono, opera corale degli italiani. La cui costruzione, iniziata per volontà del Re, proseguì con Rama VI fino al suo completamento nel 1915, dopo otto anni di intensi lavori ed una spesa complessiva di 15 milioni di bath.

Questa la descrizione lasciataci da Mario Tamagno: “Scalone, sala di ingresso, sala del trono per S.M. il Re (sormontata da cupola), Sala del Trono per S.M. la Regina (oppure Sala banchetti); due salotti circolari per ricevimenti intimi, scala secondaria, eccetera. Gli ambienti del primo piano hanno ricchi pavimenti, zoccolo e stipiti di porte in marmi di colore, colonne in marmo giallo Siena con capitelli e torsi in bronzo dorato; ricca ornamentazione di pareti, archi eccetera con stucchi nelle volte principali, nelle absidi, nella volta dello scalone pitture ed affresco rappresentanti soggetti storici siamesi, ornamentazione generica nelle volte secondarie, cancelli a terreno e al primo piano in ferro e bronzi cesellati; ricco impianto di illuminazione elettrica in vista o nascosta, operanti assieme o separati ed a varie intensità, ascensore elettrico al terrazzo-tetto.

Lunghezza totale dell’edificio circa 100 metri, larghezza ai bracci di croce metri 45 circa, altezza cupola circa 50 metri; costruzione mista muraria ed in cemento armato; rivestimento all’esterno tutto in marmo… cupole in rame a lastre e squame con ornamenti in bronzo”. Un’opera davvero monumentale, con richiami piuttosto palesi alla settecentesca Basilica di Superga, a Torino, opera di Filippo Juvarra e affreschi per lo più dovuti al fiorentino Galileo Chini, uno dei maestri del liberty, che sulle rive del fiume Chao Phraya approdò nel 1911.

Una pagina d'album con Rama V a cavallo su quartine-varietà e tre esemplari con soprastampa Specimen
Una pagina d’album con Rama V a cavallo su quartine-varietà e tre esemplari con soprastampa Specimen

Tornato a casa nel segno delle suggestioni orientalistiche, Ghini affrescò le Terme Berzieri di Salsomaggiore. E quando Giacomo Puccini lo chiamò a mettere in scena Turandot, ambientò la vicenda di Liù, Calaf e Timur non già in Cina, ma in Siam. Nei “fastosi ambienti di corte”, compresi “i bianchi elefanti che ancora vivevano nei recessi della memoria del pittore toscano”.

Non meno significativo il contributo creativo dato ai dentelli postali del Siam. Attraverso i disegni di Cesare Ferro e di Mario Tamagno. “Forse ad una parte dei nostri lettori – a scriverlo sul Corriere Filatelico del 31 gennaio 1936 fu Emilio Diena – non è noto che i caratteristici francobolli del Regno del Siam emessi nel 1908, nel 1910 e nel 1912 sono stati disegnati da un artista italiano, l’architetto M. Tamagno”.

Citando poi, il Catalogo illustrato delle Carte-valori postali del Siam (Descriptive Catalogue of the Postage stamps and post and letter-cards of Siam issued during the years 1883 to 1919, Bangkok 1920, 129 pagine con 119 illustrazioni) Diena osserva che nel “volume è ripetutamente citato il nome del Tamagno, che coprì l’alta carica di Soprintendente del Dipartimento dell’Architettura nel ministero dei Lavori pubblici del Siam.

Il volume, interessante sotto ogni riguardo (tanto da essere in seguito ristampato in anastatica, n.d.a.), contiene uno studio accurato delle varietà che si presentano nelle numerose soprastampe, un elenco degli uffici postali con la descrizione dei vari bolli, eccetera. Si può ben affermare ancora una volta che in ogni parte del mondo il genio italiano ha lasciato tracce della propria eccellenza”.
Nessun riferimento, e la cosa risulta strana in quanto nel Catalogo è nominato, a Cesare Ferro, nella pubblicazione citato semplicemente come “Professor C. Ferro, Bangkok”, mentre nell’altro caso il riferimento all’origine italiana è più esplicito: “Signor Tamagno, Soprintendente Architetto, P.W.D., Bangkok”.

 

Tutti gli uomini del Re

Del team italiano che tra gli anni ’10 e ’20 operò in Siam; Corrado Feroci (Silpa Bhirasri per i thailandesi) è il più thai di tutti. Gli è stato persino dedicato un museo e nel 1992, centenario della nascita, un francobollo. Sul valore da 2 bath (Thailandia 1506), c’è il ritratto dello scultore fiorentino, uno degli ultimi italiani a frequentare la corte siamese (vi arrivò nel 1923 e rimase fino alla morte, nel 1963) ma certamente il più famoso di tutto il gruppo. Fondatore dell’Accademia delle Belle arti di Silpakorn ed autore di un numero impressionante di monumenti, compreso quello alla Democrazia collocato al centro di Bangkok, è considerato il padre dell’arte moderna thailandese.

Autoritratto di Cesare Ferro
Autoritratto di Cesare Ferro

Gerolamo Emilio Gerini (1860-1913). Commissario generale del Re del Siam all’Esposizione internazionale delle industrie e del lavoro in Torino, 1911, in Siam il genovese di Cisano sul Neva sbarcò per primo. Era il 1881.

Occhiali a pince-nez e baffi all’umbertina, in Siam non si limitò a svolgere solamente ruoli militari, peraltro di gran prestigio. Uomo di fiducia del Sovrano, Gerini fu dapprima istruttore della Guardia reale, quindi fondatore di una scuola militare creata sul solco dell’Accademia di Modena dalla quale, ventunenne, era uscito col grado di tenente. Studioso di antropologia, che lo rese famoso in Gran Bretagna, scrisse “di tutto e su tutto”. Così con lo pseudonimo Ausonius scrisse per il Bangkok Times, mentre sul Siam Free Press si firmava Hesper. Carico di gloria, Gerolamo Emilio Gerini, fra i padri fondatori della Siam Society, rientrò in Italia nel 1906.
Thailandia, 1988: B.2, Società del Siam (1218); B.2, Ministero della Difesa (1621).

Carlo Allegri (1862-1938). Ingegnere, come il fratello Luigi che se ne andò in Bulgaria, a Bangkok Carlo Allegri approdò col Melbourne, il piroscafo delle Mesageries Maritimes, salpato da Marsiglia il 21 aprile 1889. Studi a Zurigo, una buona padronanza del tedesco e del francese, con sé l’ingegnere varesino portò uno svelto dizionario d’inglese, comprato da Hoepli per 5 lire e 50 centesimi.

Poco dopo aver messo piede in Siam si sposò con Thip Wongsi, cosa questa che lo costrinse (essendo lui farag, straniero) a dotarsi di due abitazioni. La prima, affacciata su Suriwongse Road, europea, dove riceveva amici e ospiti di riguardo; la seconda, separata da un ruscello, in bambù intrecciato, per la vita quotidiana. Il suo matrimonio fu allegro e spensierato solo per poco. Morti uno dopo l’altro due dei tre figli, nel 1909 ad andarsene per sempre, portata via da una febbre improvvisa, fu l’adorata Thip, la piccola orchidea.

L'Anantasamakhom Throne Palace su francobollo
L’Anantasamakhom Throne Palace su francobollo

Per Allegri fu un vero e proprio trauma che lo portò (dopo aver progettato i Magazzini generali dell’oppio di Bangkok) a diventare un accanito frequentatore delle fumerie d’oppio di Yaowarat Road, a Chinatown.

“Chi lo aiutò a uscire dallo sconforto? Gerini, Gallo, Ferro, Tamagno, Rigotti o qualche amico meno noto? Oppure fu la ‘scommessa impossibile’ del Re – l’opera più grandiosa mai realizzata in quel Paese – a restituire un uomo all’azione?” Quesito privo di risposta. Di certo c’è che il palazzo in marmo di Carrara, l’Anantasamakhom, o Sala del Trono, avviato sotto Re Rama V sarà ultimato dal successore, Rama VI che l’inaugurò nel 1916.
Thailandia, 1969: 50s, B.2, Ananatsamakhom (514/5); 1990: B.8, Anantasamakhom (1369).

Cesare Ferro (1880-1934). Nato il 18 aprile 1880 a Torino, nel popolarissimo quartiere che va dalla chiesa della Consolata a Porta Palazzo, a Bangkok si trasferì nel 1904, là chiamato per decorare Palazzo Reale. “Il Siam è per me una rivelazione”, lasciò scritto. Ancora: “Come il Bramanesimo trovò nel Siam un’interpretazione più serena ed il Buddismo una più compiuta espressione, così l’arte dell’Estremo oriente si riveste nel Siam di una più completa bellezza.

Venezia d’oriente fu definita Bangkok per la serie di canali che intersecano la città, ma più che per la dovizia delle sue architetture dovrebbe essere paragonata alla nostra gemma del’Adriatico per la meravigliosa serie di monumenti incomparabili, ove rifulge la sapienza degli architetti siamesi e la raffinata delicatezza del loro gusto… Non si dimentica facilmente l’interno del Wat Pra Kaew e le sue meravigliose armonie di colori e d’oro, le pareti a losanghe dorate, i pilastri policromi, i capitelli intagliati squisitamente, le ceramiche e gli incastri della struttura di legno”.

Per tre anni Ferro visse e lavorò mescolandosi tra la gente.
“Stamattina – si legge in una nota del 29 dicembre 1905 – vedevo dei bimbi prendere il bagno in un canale: il riflesso della loro pelle, ora bronzeo-ambrata, ora viola-olivastra, farebbe venire il desiderio di dipingere anche a chi non avesse mai preso in mano un pennello”. Quella immagine non andò perduta: rivivrà nei putti degli affreschi a Villa Ambara e una serie di francobolli di Siam col ritratto del Re, affiancato da due pargoli michelangioleschi, prodotti a Lipsia, Germania. Quattordici i valori base (Siam 51/9, 65/9), successivamente variamente soprastampati.

Villa Physanuk di Annibale Rigotti e Mario Tamagno (1925)
Villa Physanuk di Annibale Rigotti e Mario Tamagno (1925)

Tornato a Torino, riprese il lavoro all’Albertina come professore di disegno e figura e, per merito eminente, di incisione, prendendo ovviamente parte alla preparazione dello straordinario padiglione siamese all’Esposizione internazionale di Torino del 1911. In Siam Ferro tornò tra il 1923 e il 1924 per decorare Villa Norasingh, costruita da Annibale Rigotti, Ercole Manfredi e Mario Tamagno, avendo per modello la Ca’ d’oro di Venezia.
Thailandia, 1989: B.5, Villa Ambara (1367).

Ercole Manfredi (1888-1973). Torinese, allievo dell’Albertina, in Siam nel 1909, dove divenne architetto di corte, Manfredi è tra l’altro autore del Tempio di marmo nonché della residenza marina di Cha-am, sollevata su pilastri, costruita completamente in legno e composta da padiglioni residenziali e gallerie che permettono di raggiungere, al coperto, la riva del mare.

Medaglia Mala Dusadi per meriti artistici, insignito della decorazione di Comandante della corona del Siam, poi Elefante Bianco e Primo ufficiale di Corte nonché luogotenente architetto navale nel battaglione privato di Sua Maestà, Manfredi sposò una thai, diventando anch’egli uno del luogo, A Bangkok, vive la figlia Maly.
Thailandia, 1969: 50s, B.2, Anantasamakhom (514/5); 1990: B.8, Anantasamakhom (1368); 1971: 50s, Tempio di marmo (589); 1991: B.2, Tempio di marmo (1390).

Corrado Feroci (1892-1962). In Thailandia lo scultore fiorentino, Fondatore dell’Accademia delle Belle arti di Silpakorn, è considerato un mito, sicuramente un eroe locale. Tanto da assumere, nel 1944, un nuovo nome: Silpa Bhirasri. E come tale è ricordato sul dentello postale che nel 1992 celebrò i cent’anni della nascita. Illustrato col ritratto di Feroci-Bhirasri, il francobollo propone sullo sfondo il monumento di Re Taksin.

Considerato “un missionario dell’arte”, oltre che “padre dell’arte moderna thailandese”, ha meritato un museo tutto suo. Vi si può ammirare il ventilatore arrugginito del maestro; foto in bianco e nero che lo ritraggono in pose da Amedeo Nazzari; il busto, realizzato nel 1958, dell’amata Malinee; la macchina da scrivere con ancora inserita la carata intestata. Ogni anno, il 15 settembre, giorno della nascita di Silpa Bhirasri, le giovani allieve dell’Accademia portano ghirlande di fiori davanti alla sua statua mentre, tra fumi d’incenso, scorrono le note dell’inno universitario. Lo scelse lo stesso Feroci-Bhirasri, pescando a piene mani da Santa Lucia.

Thailandia, 1975: 75s, B.2, 2.75, 5, Monumento alla Democrazia (711/14); 1982: B.7, Monumento alla Democrazia (984, F 9); 1992: B.2, Corrado Feroci-Silpa Bhirasri (1506).

Feroci-Bhirasri a lavoro sul monumento che comparirà poi sullo sfondo del valore da 2 bath
Feroci-Bhirasri a lavoro sul monumento che comparirà poi sullo sfondo del valore da 2 bath

Mario Tamagno (1877-1941). Architetto dell’Albertina, l’11 giugno 1900 s’imbarcò sul Konig Albert, diretto a Bangkok, dove firmò un contratto venticinquennale. Il suo primo lavoro, il ponte di Makawangsrasan, è del 1901. Fu quindi la volta di Villa Ambara, progettata con Gollo e Allegri, e decorata da Cesare Ferro, poi di Villa Abisek, gioiello dai ricami moreschi. Suo è altresì il padiglione siamese per l’Esposizione di Saint Louis, nato da un’idea del principe Naris e Gerini. Per il ritorno dal secondo viaggio in Europa di Re Rama V, Tamagno realizzò archi trionfali e il Monumento equestre al Sovrano. In quello stesso 1907 il governò lo nominò capo architetto.

Dal suo studio essenziale – grandi finestroni, una lampada a carrucola, un calendario della Croce Rossa, un ventilatore e una statua di Buddha – presero corpo importanti opere edilizie: la fattoria reale Tamnak Phya Thai, la stazione ferroviaria Bangkok Terminus, un bell’edificio che ricorda la Stazione di Porta Nuova a Torino, la biblioteca Neilson Hays. E poi i francobolli.

Schivo e riservato, piemontese tutto di un pezzo, dietro la foto dell’inaugurazione della ferrovia Bangkok-Pecthaburi, assieme ai nomi dei presenti aggiunge di proprio pugno questa annotazione: “Invece di comparire nel consesso di tanti illustri personaggi, il sottoscritto, che era senza cappello, per ripararsi dal sole, se ne stava ‘coraggiosamente’ sotto il padiglione, dietro gli altri”.
Thailandia, 1990: B.2, 3, 5, 6 Treni e Stazione ferroviaria di Bangkok (F 25, 25a); 1994: B.2, Ospedale della Croce Rossa (1583).

 

C’era anche il padiglione del Siam all’Esposizione internazionale di Torino

A Torino l’Esposizione internazionale delle industrie e del lavoro del 1911 è ancora adesso ricordata con orgoglio. “Si è trattato – dicono – della più grande rassegna tenuta in Italia, ed una delle maggiori al mondo”. Enorme il numero dei visitatori, pari a 7.109.145, con una media giornaliera quindi di 40.000 persone (all’epoca, fanno presente le stesse fonti, Torino contava sui 418.000 abitanti), un’area complessiva, al Parco del Valentino, che si estendeva per 1.200.000 metri quadrati, 350.000 dei quali coperti, e biglietto d’ingresso venduto a una lira. A tre lire l’uno vennero venduti almeno quattro milioni di biglietti della Lotteria nazionale esposizioni di Roma e Torino, ed altri fondi (6 milioni) arrivarono da una sottoscrizione popolare. Tanti sforzi e tanta partecipazione non impedirono la chiusura dei conti in rosso.

Il manifesto dell'Esposizione Internazionale di Torino fu disegnato da Adolfo De Karolis (1911)
Il manifesto dell’Esposizione Internazionale di Torino fu disegnato da Adolfo De Karolis (1911)

“Tutto cominciò così: la sera del 14 febbraio 1907 una imponente assemblea di cittadini – a ricordarlo è Lidia Cardino Bocca – si costituì in Comitato generale per organizzare una Esposizione internazionale, da tenersi a Torino dall’aprile al novemnre del 1911. Si trattava di festeggiare in modo grandioso il primo Cinquantenario dell’Unità d’Italia”. Pur prevista per il 28 marzo, l’apertura avvenne solamente il 29 aprile mentre il nastro ufficiale, presente Vittorio Emanuele III, venne tagliato il 27 maggio. I battenti chiusero invece il 19 novembre.

Tra i tanti padiglioni quello del Siam, progettato a Bangkok da parte degli architetti Mario Tamagno e Annibale Rigotti in perfetto stile “siamese, quale sopravvive nei templi e monumenti del passato più che in quelli già in gran parte modernizzati dell’età presente. Veduto dall’opposta riva del Po – la descrizione è presa dal Catalogo descrittivo della mostra – co’ suoi tetti policromi e l’aguzza guglia dorata centrale culminante sullo sfondo verde della retrostante collina, fa provare per un momento l’illusione di trovarsi veramente sulle sponde del Me Nam, di fronte ad uno di quei tanti sontuosi edifici che abbelliscono la capitale siamese…

Ma un particolare curioso qui colpisce, proprio dell’architettura siamese, ed è che gli stipiti delle porte e gli spigoli dell’edificio non sono a piombo, ma leggermente inclinati l’uno verso l’altro: così pure quelli dei pilastri che sono rastremati in alto. Ciò dipende dal fatto che l’architettura Siamese essendo sorta colle costruzioni in legname, ha conservato i tratti caratteristici della propria origine anche negli edifici posteriori eretti in muratura… Il tetto cruciforme del corpo principale del padiglione, è a triplice ordine di falde sovrapposte, simbolo questo di sovranità sui tre mondi, analogamente al nostro triregno”.

Attraverso l’Esposizione universale torinese del 1911, ed in particolare attraverso il padiglione ideato e realizzato dal gruppo di italiani attivi a Bangkok, venne portato alla ribalta il nuovo stile siamese, frutto della mescolanza dello stile floreale allora in voga con le influenze dell’arte thai tradizionale. Trentasette gli Stati presenti (quello della Germania aveva una facciata che si estendeva per 270 metri), un percorso complessivo che si aggirava sui 20 chilometri (per vedere tutto erano necessari tra i cinque e i sei giorni), due manifesti, quelli di Leopoldo Metlicovitz e Adolfo de Karolis, e la locandina di Cesare Ferro per il concerto sinfonico del 10 giugno 1911.

Tra gli annulli Torino Esposizione 1911 ce n'è anche uno per la Posta pneumatica
Tra gli annulli Torino Esposizione 1911 ce n’è anche uno per la Posta pneumatica

Copiose le testimonianze postali dell’Esposizione del Cinquantenario dell’Unità d’Italia. A cominciare dai quattro dentelli postali del primo maggio 1911 (88/91), le rimanenze di tre dei quali riuscirono due anni dopo con nominale abbassato e unificato in 2 centesimi (95/7). Uno, quello di color verde da 5c+5c presenta un chiaro riferimento a Torino (la Mole Antonelliana) e Roma (il Campidoglio), sedi della duplice Esposizione.

Ancora più copiose, venti da 5 centesimi ed altrettante da 10 centesimi, le cartoline postali prodotte per l’occasione e tutte gravate di un sovrapprezzo di 5 centesimi che ne limitò fortemente l’acquisto. E poi tutta una serie di annulli. Il meccanico, innanzitutto, in uso a Torino Ferrovia dal 18 settembre al 9 novembre. E poi tutta una serie di annulli manuali, stampigliati all’interno dell’ampio ufficio che le Poste avevano aperto nell’ambito della rassegna. I due Torino Esposizione e Poste Torino Esposizione e poi il Torino Esposizione Internazionale Mostra filatelica, in uso, quest’ultimo, dal 18 al 23 ottobre 1911.

Molte le primizie, o quasi, che spaziavano dall’illuminzione elettrica all’orologio stradale anch’esso elettrico, senza per questo trascurare i servizi postali. Ed in particolare la posta pneumatica tenuta sì a battesimo con una legge del 1907, ma diventata operativa (a Milano, Napoli e Roma) solamente a partire dal 1913. A Torino, in quel 1911 del Cinquantenario, la posta venne così fatta viaggiare attraverso una piccola rete dimostrativa. Nessun sovrapprezzo, beninteso, ma stampigliatura di un apposito annullo contenenti le seguenti scritte: Torino Esposizione – Posta pneumatica.

 

I francobolli siamesi di Ferro e Tamagno

Una delle due cartoline mandate nel 1913 da Mario Tamagno a Paolo Picca
Una delle due cartoline mandate nel 1913 da Mario Tamagno a Paolo Picca

I paragoni sono sempre poco simpatici, e qualche volta perfino fuorvianti. Paragonare, come si sarebbe indotti a fare, Edoardo Chiossone, il genovese che se ne andò in Giappone assumendo la direzione della Stamperia statale ed insegnando ai locali l’arte dell’incisione, con Cesare Ferro e Mario Tamagno, non ha senso. Pittore il primo, architetto il secondo, entrambi hanno predisposto immagini per francobolli del Siam.

Un solo disegno, ma splendido, nel caso di Ferro. L’illustrazione, utilizzata per quattordici francobolli, diventati 34 per effetto delle numerose soprastampe, è infatti costituita da un medaglione col profilo di Rama V sorretto da due ragazzini e sullo sfondo il tempio Wat Arun.

Maggiori, sia per numero di emissioni che di immagini, le carte valori postali realizzate da Mario Tamagno, che lo stesso architetto enumera in una delle due cartoline che ad aprile del 1913 mandò al romano Paolo Picca. Citate nel Corriere Filatelico del 29 febbraio 1936 da Emilio Diena, che ne riportò ampi stralci e che Cronaca Filatelica fu in grado di riprodurre per la prima volta, le cartoline sono entrambe affrancate con francobolli di Rama VI realizzati da Tamagno.

Coppia del valore con Rama Vi da 1 bath non perforata al centro
Coppia del valore con Rama Vi da 1 bath non perforata al centro

Il quale nella cartolina del 16 aprile scrive: “Ricevo in questo momento la sua monografia ‘Il francobollo e la filatelia’. La ringrazio della dedica e dell’invio. Prevedo che mai mi convertirò alla filatelia, tuttavia per dimostrarle mia gratitudine le invio la presente e una lettera contenente francobolli del Siam 2 ultime edizioni da me disegnate: quella del Re attuale e quella del deceduto Re Chulalongkorn. Esiste poi un’altra edizione del Re attuale ma più grande con il Re in piedi, pure da me disegnata ma non ne ho alcun esemplare essendo quei francobolli usati per alti valori o carte legali. Ticali 2, 5, 10, 20, ogni ticale uguale franchi 1.93”.

Di color verde e quindi nominale da 3 satangs, i due valori appiccicati alla cartolina del 25 aprile, nella quale Tamagno scrive: “Spero avrà ricevuto da qualche giorno la mia lettera contenente francobolli. Non sono molti ma fra poco ne manderò altri. Esiste qui a Bangkok una società Filatelica (Siam Philatelic Society) la quale non ha finora fatto molto, ma da quel che so ha già dato un pranzo annuale. Ne è un membro preminente l’avvocato Raggi, Italiano, Istitutore del principe Asadang fratello dell’attuale Re.

Immagine del Sovrano Rama VI priva della cornice e del facciale; a destra il valore da 2 bath soprastampato Croce Rossa
Immagine del Sovrano Rama VI priva della cornice e del facciale; a destra il valore da 2 bath soprastampato Croce Rossa

Gli farò il suo nome… Avrò occasione di parlare in questi giorni con un Sovraintendente delle Poste collezionista arrabbiato e gli chiederò copia anche annullata di tutte le serie di francobolli da me disegnate perché non bisogna dimenticare la serie del giubileo del Re Chulalongkorn ora defunto e rappresentato come è nel suo monumento equestre donatogli dal popolo in quell’anno. I francobolli da 1 ticale (Lit 1.93) fino a 100 Ticali! Servivano appunto per raccogliere le offerte.  Interessante sarebbe la riproduzione dei francobolli da me disegnati e non pubblicati (circa una dozzina)”.

Dicembre 1905. Rama V, illustrazione di Cesare Ferro, incisioni e stampa di Giesecke e Devrient, Lipsia, Germania, in fogli da 100.
1a (51) , 3.110.000; 2a (52), 1.310.000; 3a (53), 610.000; 4a (54), 1.410.000; 5a (55), 610.000; 8a (56), 1.740.000; 12a (57), 510.000; 24a (58), 300.000; T.1 (59), 400.000.

1.4.1908. Rama V, illustrazione di Cesare Ferro, incisioni e stampa di Giesecke e Devrient, Lipsia, Germania, fogli da 100.
26a (65), 2.275.000; 3a (66), 950.000; 4a (67), 1.275.000; 9a (68), 1.150.000; 18a (69), 150.000.

Settembre 1908. Buono valore, in soprastampa.
4a su 5a (70), 300.000.

11.11.1908. Quarantesimo del regno di Rama V, soprastampa Jubilee 1868-1908 su precedenti valori.
1a (72), 500.000; 3a (73), 100.000; 4a (74), 113.900; 8a (75), 15.000; 18a (76), 47.500.

15.8.1909. Nuovi valori in satangs, mediante soprastampa.
2s su 1a (87), 1.178.000; 2s su 2a (87A), 9.800; 2s su 2a (88), 1.022.200; 3a su 3a (89), 48.000; 3s su 3a (90), 813.700; 6s su 4a (91), 16.000; 6s su 4a (91A), 596.700; 6s su 5a (92), 58.700; 12s su 8a (93), 892.600; 14s su 9a (94), 900.000; 28s su 12a (95), 23.000.

3.4.1915. Nuovi valori, in satang, mediante soprastampa.
2s su 1a (118), 150.000; 2s su 1a (119), 140.000.

Oltre che con i cinque Jubilee ottenuti soprastampando altrettanti francobolli di Cesare Ferro, i quarant’anni di Regno di Chulalongkorn, un sovrano lungimirante e moderno che ai tempi nostri verrebbe sicuramente annoverato tra i grandi comunicatori, venne ricordato con apposite carte valori postali. Ad immagine unica ma solenne, con monumento del sovrano a cavallo eretto a Bangkok in virtù di una pubblica sottoscrizione.

Medaglione di Rama V disegnato da Cesare Ferro
Medaglione di Rama V disegnato da Cesare Ferro

11.11.1903. Quarantesimo del regno di Rama V, illustrazione di Mario Tamagno, incisioni e stampa di Giesecke e Devrient, Lipsia, Germania, fogli da 25.
1t (77), 100.000; 2t (78), 25.000; 3t (79), 25.000; 5t (80), 20.000; 10t (81), 10.000; 20t (82), 10.000; 40t (83), 5.000.

5.10.1910. Rama V, illustrazione di Mario Tamagno, incisioni e stampa di Giesecke e Devrient, Lipsia, Germania, fogli da 100.
2s (96), 3.000.000; 3s (97), 2.000.000; 6s (98), 3.000.000; 12s (99), 3.000.000; 14s (100), 2.000.000; 28s (101), 1.000.000.

15.10.1912. Rama VI, illustrazioni di Mario Tamagno, incisioni e stampa della Stamperia imperiale di Vienna, fogli da 100 (i valori in satangs) e da 25 (i valori in bath).
2s (102), 5.000.000; 3s (103), 5.000.000; 6s (104), 5.000.000; 12s (105), 5.000.000; 14s (106), 3.100.000; 28s (107), 2.100.000; B.1 (108), 550.000; B.2 (109), 320.000; B.3 (110), 300.000; B.5 (111), 100.000; B.10 (112), 10.000; B.20 (113), 10.000.

1913/18. Nuovi valori, in soprastampa.
2s su 14s (114), 2.960.000; 5s su 6s (115), 3.940.000; 10 s su 12s (116), 3.250.000; 15s su 28s (117), 1.540.000.

Ottobre 1916. Nuovo valore in soprastampa.
2s su 14s (120).

1.1.1917. Stampa effettuata a Londra dalla Waterlow.
2s (120A), 10.000.000; 3s (120B), 2.000.000; 5s (120C), 4.000.000; 10S (121), 4.000.000; 15s (122), 2.000.000; B.1 (122A), 300.000; B.2 (122B), 200.000; B.3 (122C), 100.000; B.5 (122D), 50.000; B.10 (123), 10.000; B.20 (123A), 10.000.

Una quartina con le immagini di Rama VI a firma di Tamagno con la doppia soprastampa Victory
Una quartina con le immagini di Rama VI a firma di Tamagno con la doppia soprastampa Victory

11.1.1918. Pro Croce Rossa, emblema della Croce Rossa. Venduto ad un prezzo più elevato il primo dei due indicati.
5s+2s (124), 50.000; 5s+3s (125), 50.000; 10s+5s (126), 30.000; 15s+10s (127), 20.000; 20s+15s (128), 20.000; B1.25+B.1 (129), 5.000; B2.30+B.2 (130), 5.000; B.3.35+B.3 (131), 4.000; B5.40+B5 (132), 2.000; B.11+B.10 (133), 1.000; B.21+B.20 (134), 500.

2.12.1918. fine della Seconda guerra mondiale, soprastampati Wan Chai, Victory.
2s (135), 330.000; 3s (136), 111.118; 5s (137), 110.000; 10s (138), 66.000; 15s (139), 55.000; B.1 (140), 5.500; B.2 (141), 3.300; B.3 (142), 2.461; B.5 (143), 1.918.

11.11.1919. Nuovi valori, in soprastampa.
5s su 6s (144), 561.600; 10s su 12s (145).

1920. Pro scout, in soprastampa.
2s+3s (146), 8.000; 3s+2s (147), 8.000; 5s+5s (148), 6.000; 10s+5s (149), 6.000; 15s+5s (150), 4.000; B.1+25s (151), 2.000.

1920. Pro scout, in soprastampa.
2s+3s (152), 8.000; 3s+2s (153), 8.000; 5s+5s (154), 6.000; 10s+4s (155), 6.000; 15s+5s (156), 6.000; B.1+25s (157), 3.000.

1.1.1928. Nuovi valori, in soprastampa.
5s su 28 s (192), 500.000;

1.6.1930. Nuovi valori, in soprastampa.
10s su 12s (211), 25s su 28s (212).

6.4.1939. Pro Croce Rossa, in soprastampa.
5s+5s (221), 484.000; 10s+5s (222), 384.000; 15s+5s (223), 330.000.

4.8.1973. Thaipex ’73.
B 1.25, (664, F.2).

23.10.1991. Bangkok 93, Rama V a cavallo, emissione del 1908.
B.2 (1410), 3.000.000; B.3 (1411), 1.200.000; B.4 (1412), 1.200.000; B.5 (1413), 1.200.000; B.6 (1414), 1.200.000; B.7 (1415), 1.200.000; B.8 (1415), 1.200.000; B.8×2 (F. 31, 31a).

1.7.1992. Bangkok 93, Rama V del 1912.
B.3 (1483), 1.200.000; B.35×2 (F. 38, 38a).

Italiani alla corte del Re del Siam

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