Innocenzo XI e i testoni di castello

Ne furono battuti 275.200 ed il loro nome è dovuto al fatto che furono coniati in Castel Sant’Angelo. Nel 1676 l’elezione al soglio pontificio di Benedetto Odescalchi costituì un punto di svolta nell’azione politica ed economica dello Stato Pontificio.

Innocenzo XI, infatti, si distinse dai suoi predecessori che, soprattutto dal Rinascimento in poi, avevano sfruttato il proprio potere per colmare di beni e di prestigiosi incarichi le famiglie di provenienza esasperando il fenomeno del nepotismo.

Due testoni di Innocenzo XI, il primo datato 1684 anno VIII di pontificato, il secondo senza data,
Due testoni di Innocenzo XI, il primo datato 1684 anno VIII di pontificato, il secondo senza data,

Papa Odescalchi si dimostrò invece austero sia nei costumi sia nella politica finanziaria condotta vigorosamente. Allo stesso tempo seppe fronteggiare l’aggressiva politica estera e religiosa di Luigi XIV (gallicanesimo), ma seppe anche affrontare il risanamento dell’economia pontificia che versava da tempo in precarie condizioni.

Fra le altre cose, il nuovo Papa fu costretto anche a rivedere la precedente riforma monetaria di Urbano VIII del 1643. Papa Barberini infatti aveva rivalutato solo nominalmente la piastra pontificia, portandone il valore da 100 a 105 baiocchi e lasciando invariate le caratteristiche metrologiche. Anche a causa del costante aumento del prezzo dell’argento, Innocenzo XI fu costretto quindi a riformare il peso delle altre monete d’argento, per ristabilirne il debito rapporto con la piastra. Si preferì intervenire sul peso delle monete, e non sul contenuto di fino, per non compromettere quel prestigio di cui godeva la monetazione pontificia presso gli altri Stati.

Con un provvedimento del 1683, fra gli altri argentei papali, il testone fu ridotto da gr. 9,60 a gr. 9,15, al tagli di 37 pezzi per libbra.

Dopo poche settimane da questo provvedimento ci fu bisogno di una grossa somma di denaro per aiutare l’esercito imperiale a respingere l’ennesimo attacco dei turchi che stavolta minacciavano la stessa Vienna. Sembra insomma che la vittoria di Carlo di Lorena e Giovanni Sobieski sugli infedeli sia stata dovuta anche al concreto contributo del Papa.

Innocenzo XII come appare al dritto di una bella piastra d'argento del II anno di Pontificato
Innocenzo XII come appare al dritto di una bella piastra d’argento del II anno di Pontificato

A Roma ci fu infatti una coniazione straordinaria dei nuovi testoni riformati; e per l’occasione la zecca fu allestita in Castel S. Angelo, da cui il nome di “testoni di castello”.
Per quanto riguarda il numero dei testoni battuti, va corretta la De Caro che, a pag. 34 del pregevole “Moneta Pontificia”, incappa in una svista poiché erroneamente afferma: “…tali testoni (…) furono il risultato della fusione di 7438 libbre e 24 once di argento per un totale, quindi, di circa (dato che da ogni libbra si ricavano n. 111 testoni) 825.000 pezzi”. Mentre è noto che il numero di testoni per libbra era di 37, il numero di 111 era da riferire ai giuli. Il risultato di quella coniazione straordinaria fu quindi di circa 275.200 testoni riformati.

Il testone in questione porta al dritto l’arma del Papa con l’iscrizione INNOCENTIUS XI PONT MAX, mentre al rovescio si legge l’iscrizione in cartella MELIUS EST DARE QUAM ACCIPERE.

È questo uno degli argentei papali più diffusi, anche a causa dell’impressionante serie di varianti (Muntoni ne segnala un’ottantina). Comunque, nonostante il quantitativo elevato e l’emergenza della coniazione, il primo testone riformato di Innocenzo XI non intacca affatto la bontà metrologica ed estetica della monetazione pontificia che, proprio tra la fine del secolo XVII e l’inizio del XVIII, esprime uno dei suoi periodi più apprezzabili.

Innocenzo XI e i testoni di castello

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