Il tesoro di Serra Riccò

La moneta padana. Dalla fine del III secolo a.C. i Celti abitavano una vasta area, dalla Bretagna al Mar Nero, e dalla Germania del sud fino ai Pirenei. I tipi rappresentati sulle loro monete testimoniano che queste genti avevano familiarità con i numerari greci e macedoni, che imitarono mantenendosi inizialmente vicino ai loro prototipi.

Gli scavi intrapresi nella Pianura Padana e nelle regioni prealpine, hanno portato alla scoperta di monete di un tipo particolare, imitanti la dramma di Marsiglia, colonia focese, che alimentava i traffici sulla costa mediterranea e nell’entroterra delle regioni limitrofe.
La moneta padana interessava centri diversi e copriva località assai lontane tra loro, dall’Appennino ligure al Ticino, giungendo fino al Veneto.

Alcuni oboli rinvenuti a Serra Riccò: sono contrassegnati da un'incredibile varietà tipologica
Alcuni oboli rinvenuti a Serra Riccò: sono contrassegnati da un’incredibile varietà tipologica

 

Ogni località mostra caratteristiche peculiari, pur avendo tutte assunto come prototipo la moneta della colonia focese. La dramma massaliota ha al dritto una testa femminile, volta a destra, cinta di fronde d’olivo, adorna di orecchini a tre pendenti e collana di perle, al rovescio il leone andante a destra.

Le monete rinvenute a Serra Riccò si inseriscono nel vasto panorama di ritrovamenti monetari della valle padana e costituiscono un ripostiglio di grande interesse numismatico poiché ci offre un cospicuo numero di oboli che rappresentano la più abbondante documentazione che ci sia finora giunta di questo numerario.

Le circostanze del rinvenimento. Nel 1923 in occasione di lavori compiuti per il prolungamento della ferrovia S. Olcese-Casella, fu rinvenuto a nord di Genova nel comune di Serra Riccò un tesoro di monete d’argento, contenute tra due massi, in piena terra, a circa un metro di profondità.

In grigio la zona del ritrovamento
In grigio la zona del ritrovamento

La quasi totalità delle monete furono sottratte dai rinvenitori. La Soprintendenza riuscì a ritrovarne 21 sparse nel terreno, e ne poté recuperare 143 degli esemplari spartiti oramai tra gli operai che li avevano ritrovati e passati ben presto nel mercato antiquario.
È difficile tentare di ricostruire la fisionomia originaria del tesoro, poiché bisogna tenere presente che un numero imprecisato di pezzi è andato disperso nel mercato locale; pare addirittura che nei pressi del luogo del rinvenimento un noto ristorante per un certo periodo di tempo regalasse monete del tipo in questione ai clienti di maggiore riguardo.

Composizione del tesoro. Le dramme rinvenute a Serra Riccò appartengono alle serie iniziali della monetazione padana distinte dai tipi 1-4 della classificazione del Pautasso derivate dalla tipologia delle dramma di Marsiglia (testa di Artemide cinta d’olivo, orecchini a tre pendenti e collana di perle/leone gradiente a destra). Gli oboli sono in massima parte freschi di conio e presentano una varietà tipologica sconcertante.

Al dritto ricorre la testa di Artemide; al rovescio il leone così modificato che assume in taluni esemplari un aspetto quasi filiforme; mentre in luogo della leggenda greca non più capíta ritroviamo puntini e lineette, variamente combinati.
Sono presenti dodici tipi diversi, alcuni dei quali con più varianti per un totale di diciotto rappresentazioni, che risulta difficile considerare opera di una sola officina tanto più che la concezione figurativa e la tecnica di incisione dei conii si differenziano molto le une dalle altre.

È noto che la moneta padana è andata soggetta con il passare degli anni ad una riduzione ponderale, ma di essa non sembra esserci traccia nel materiale recuperato. Infatti, pur presentando pesi che oscillano tra i 0,35 e 1,06, i risultati forniti da una indagine statistica permettono di affermare che ogni serie mantiene una media ponderale intorno a gr. 0,70. Pertanto, da un punto di vista metrologico non è possibile riscontrare una anteriorità o posteriorità di alcune serie rispetto ad altre. La data più probabile è quella del secondo decennio del I secolo.

 

I problemi degli oboli

Il problema tipologico. Pur presentando soluzioni formali diverse da ascriversi a diversi incisori, la produzione degli oboli sembra dover essere stata realizzata nel breve periodo.
A spiegare la varietà tipologica degli oboli di Serra Riccò, che rappresentano un esempio clamoroso di moneta divisionale e si articolano in sei gruppi diversi emessi contemporaneamente, è stato proposto che essi fossero stati realizzati in sei zecche diverse, poiché sembra impossibile che in una stessa officina monetaria fossero prodotti conii così diversi uno dall’altro, pur ammettendo la presenza di numerosi incisori.

Alcune dramme del tesoro di Serra Riccò
Alcune dramme del tesoro di Serra Riccò

A questo proposito è stato ipotizzato che mentre per i primi cinque tipi si poteva parlare di due distinte zecche emittenti, a partire dal tipo 6, essendosi riscontrato un identico tipo del rovescio, ci possa essere stato un qualche contatto tra le varie zecche o che si tratti di prodotti di una medesima officina, realizzati a distanza di tempo, o ad opera di diversi monetari. Ove si trattasse di prodotto di una stessa zecca le officine sarebbero allora tre, o non è escluso che sia stato un unico centro a produrre il conio del rovescio, incaricandosi di inviarlo alle altre officine.

Il problema cronologico. C’è poi il problema posto dal contrasto cronologico interno, poiché il tesoro risulta formato da dramme appartenenti al IV-III sec. a.C. e da oboli datati al secondo decennio del I sec. a.C.
Molto probabilmente questo fatto può essere attribuito alla richiesta di pezzi di valore maggiore da poter utilizzare in circostanze particolari; le dramme infatti equivalevano a quattro o cinque volte il valore dell’obolo.

Alcune dramme del tesoro di Serra Riccò
Alcune dramme del tesoro di Serra Riccò

Il problema ponderale. Qualche interrogativo, infine, nell’aspetto ponderale degli oboli di Serra Riccò. In effetti il loro peso medio è di gr. 0,70, mentre quello degli oboli massalioti emessi nel secondo decennio del I sec. a.C. era ridotto a gr. 0,40. È possibile, però, che i Liguri non imitarono l’obolo di Marsiglia, né dal punto di vista tipologico, né da quello ponderale, ma che si basarono sulla dramma padana che doveva circolare nella regione già da diverso tempo. In questo senso si può supporre che gli oboli di Serra Riccò furono coniati come frazioni delle dramme preesistenti e circolanti nella zona, e precisamente come quarta o quinta parte di esse.

Il problema “regionale”. Ma un fatto deve essere sottolineato: nella Gallia meridionale gli scambi erano basati sull’obolo; mentre alla dramma erano riservate transazioni di carattere eccezionale. Al contrario nelle regioni cisalpine la moneta usata più frequentemente era la dramma; mentre in Liguria ritroviamo soprattutto degli oboli. Ci si può chiedere quale sia la ragione dell’uso di piedi monetari diversi a così poca distanza. E forse la spiegazione deve essere cercata nello stile dell’economia ligure: si tratterebbe di una scelta dettata dalla necessità di avere delle monete di piccolo taglio per il commercio locale, come nella Gallia Meridionale, mentre alla dramma venivano lasciate determinazioni particolari.

È possibile ritenere l’origine degli oboli di Serra Riccò cisalpina, in una zona in cui l’obolo aveva motivo di esistere.

Il tesoro di Serra Riccò

Link intermo  tuttovideo.stream