Il tesoro di Reggio Emilia

Le monete d'oro del tesoro di Reggio Emilia
Le monete d’oro del tesoro di Reggio Emilia

La mattina dell’8 ottobre 1957 in via Cavour, a Reggio Emilia, fu rinvenuto un vaso di piombo chiuso da una coppa; una seconda coppa sigillava il collo del vaso. Una volta liberato il collo, furono estratte dal vaso due fibule e si provvide a setacciare il resto del contenuto. “Ad ogni setacciata, in cui il fango veniva sciolto sotto un getto di acqua corrente, brillavano monete, collane, anelli d’oro e pietre preziose” (dal resoconto del rinvenimento di M. Degani).

Composizione del tesoro
Quello di Reggio Emilia è un tesoro molto ricco, composto da sessanta solidi d’oro, a cui sono associate oreficerie, vasi d’argento e “ritagli” d’argento.
Le monete, tutte in ottimo stato di conservazione, raffigurano gli Augusti d’Oriente dal 450 al 491 e sono così attribuibili:
– tre solidi di Marciano (450-457)
– trentasette solidi di Leone I (457-474)
– un solido di Zenone e Leone II il Giovane (473)
– un solido di Leone II il Giovane e Zenone (474)
– diciassette solidi di Zenone (474-491)
– un solido di Basilisco e Marco (476-477)

Insieme alle monete furono rinvenuti anche numerosi gioielli: una fibula d’oro del tipo a croce latina; una coppia di fibule, ad arco, di forma allungata, in argento dorato; tre collane d’oro; quattordici anelli d’oro massiccio; un anello d’argento; una coppia di orecchini a pendenti; una coppia d’orecchini d’oro massiccio; tre orecchini d’oro; un orecchino costituito da una verga d’oro massiccio; una coppia di orecchini con pendaglio; una coppia di bulle d’oro; una crocetta d’oro;

una linguetta d’argento; un ovale ovoidale con un Erote inciso; uno scarabeo; un pendente; sette ritagli di un solido d’oro; un gancio di collana ad esse d’oro; un fermaglio a due pinze d’oro; una piccolissima coppetta con perla d’oro; due elementi tubolari d’oro; una laminetta accartocciata d’oro; un frammento di lamina sottile d’oro; cinque grani d’oro perforati; due grani in pietra occhio di tigre traforati e uno di granata forato; tre radici di smeraldo esagonali e due di pasta vitrea cilindriche; trentasei perle perforate di varie dimensioni; trentasei minuscoli dischetti perforati di giada verde; dieci ritagli d’argento; un pezzo di fusione d’argento.

Una parte del tesoro di Reggio Emilia
Una parte del tesoro di Reggio Emilia

Dallo studio minuzioso di tutto il complesso degli oggetti che costituivano il tesoro nascosto, è scaturita un’ipotesi che vedrebbe nel proprietario del tesoro non un mercenario, ma un aurifex, un orefice.
Infatti si è notato che, accanto a tutti gli oggetti preziosi integri, vi erano una serie di oggetti incompleti, che si presume fossero in attesa di essere riparati al momento del loro nascondimento. Inoltre, numerosi monili, come perle, dischetti di giada, grani d’oro, tutti perforati, dovevano costituire il materiale prezioso per essere utilizzato in lavori di oreficeria.

I solidi d’oro avrebbero potuto rappresentare il contante di cui disponeva l’aurifex, ma potevano essere destinati ad un altro impiego, quello di essere inseriti nei gioielli, nei pendagli, nei bracciali, nelle spille, nei vasi d’argento, secondo un moda che perdurerà in tutta l’oreficeria fino al VII secolo circa.

Le monete
Le monete rappresentano il denaro circolante tra il 455 e il 475, a cui vanno aggiunte anche le prime emissioni di Zenone (474-491).
Tenendo presente che la moneta più recente ha qualche traccia di usura, si propende a circoscrivere il tempo della sepoltura tra il 488 e il 493, all’epoca della guerra fra Odoacre e Teodorico.

I sessanta solidi non presentano variazioni tipologiche rilevanti. I tre solidi attribuiti a Marciano (450-457) hanno al dritto il busto galeato e corazzato dell’imperatore, con lo scudo e la lancia, al rovescio una Vittoria gradiente a sinistra, con la croce astata e una stella nel campo. Il medesimo tipo è riscontrabile sui solidi di Leone I (457-474).

Il solido di Leone II il Giovane e Zenone (474) ha al dritto il busto galeato di Leone in abiti militari, con scudo e lancia; al rovescio Leone e suo padre, entrambi aureolati, seduti di fronte. Tra le due teste una croce sormontata da una stella.
Un tipo analogo si trova sul solido di Zenone e Leone II il Giovane (473), ma al dritto vi è l’effigie di Zenone.

I diciassette solidi di Zenone (474-491) hanno tutti lo stesso tipo, identico a quello di Marciano, con il busto galeato dell’imperatore al dritto, e la Vittoria al rovescio.
Anche il solido di Basilisco e Marco (476-477) ha il medesimo tipo di rovescio, mentre al dritto vi è Basilisco.

Per quanto riguarda la provenienza dei solidi del tesoro reggiano, dalle leggende veniamo a conoscenza che la maggior parte di essi proveniva da Costantinopoli. Questo fatto induce a riflettere sul perché dell’assenza di monete che si coniavano contemporaneamente in Italia; sembra infatti anormale che in un tesoro occultato a Reggio Emilia non vi siano monete coniate da Libio Severo, Antemio e Giulio Nepote, monete certamente non rare.

La vetrinetta in cui è custodito il tesoro di Reggio Emilia
La vetrinetta in cui è custodito il tesoro di Reggio Emilia

La mancanza di tali solidi e l’origine costantinopolitana della maggior parte di esse aveva portato alcuni studiosi ad ipotizzare che il proprietario fosse un mercenario, che possedesse questo denaro, quale parte di un bottino, ipotesi meno attendibile per le considerazioni esposte precedentemente.

Analisi del tesoro e confronti
Il tesoro di via Cavour a Reggio Emilia richiama alla mente quello rinvenuto presso il teatro Regio di Parma. I due tesori, pur appartenendo ad epoche diverse, presentano delle analogie.
Entrambi i tesori furono nascosti a scopo protettivo in un periodo durante il quale l’Italia subì numerose volte le incursioni dei popoli transalpini e durante il quale competizioni violente per il potere imperiale rendevano insicura la vita della popolazione.
Questa temperie può aver suggerito la sottrazione dalla circolazione del metallo prezioso lavorato.

Inoltre, nei due tesori monete d’oro in numero elevato sono associate ad oreficerie.
L’occultamento del tesoro di Parma può forse essere dovuto all’invasione degli Alamanni a Piacenza nel 271, seguita dalla sconfitta di Aureliano.
Nel tesoro del Teatro Regio si ha il vero e proprio trionfo del metallo, la fantasia dell’orafo è scarsa; l’impressione di ricchezza è evidente ed il metallo viene usato più per sé stesso che per l’impiego artistico che se ne potrà fare.

Il tesoro più tardo di Reggio Emilia unisce forme tradizionali romane con altre tipiche del gusto barbarico. Le oreficerie, a differenza di quelle di Parma, sono molto spesso più pregevoli per la squisita fattura che per il reale valore intrinseco del metallo. Vi è in esso una finezza e una maggiore fedeltà a quella che era la tradizione classica, che dell’artigiano apprezzava l’abilità oltre che il suo senso artistico.

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