Il mistero dei numeri verdi

Le banconote con numeri verdi e variazioni cromatiche sono il risultato di alterazioni dolose avvenute al di fuori dell’Istituto di emissione. Guido Crapanzano – che delle emissioni della Banca d’Italia è un vero esperto – ci rivela come ciò sia potuto accadere.

A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso sono apparse sul mercato numismatico banconote emesse dalla Banca d’Italia con evidenti modificazioni nel colore delle lettere e dei numeri di serie, e varianti nei toni cromatici della stampa. In particolare, i numeri di serie di questi biglietti, anziché essere di colore nero, appaiono verdi, mentre i toni del colore di fondo delle banconote risultano differenti, più chiari, quasi che, in fase di stampa, fosse stato omesso il passaggio del colore giallo.

Quando queste varianti, denominate numeri verdi, apparvero sul mercato, sia i commercianti che i collezionisti si domandarono se le modificazioni fossero il risultato di errori di stampa, oppure se dipendessero da alterazioni fraudolente effettuate a scopo di lucro su banconote normali. Io stesso, come molti altri appassionati del settore, sottoposi questi biglietti ad accurate analisi al fine di rinvenire eventuali tracce di alterazioni dolose.

In alto numero nero (normale). In basso numero verde (alterato)
In alto numero nero (normale). In basso numero verde (alterato)

Il fatto che le banconote anomale fossero in condizioni perfette, ossia in fior di stampa, sembrava escludere che un trattamento di alterazione potesse essere stato effettuato per mezzo di immersione in liquidi, che solitamente produce irreversibili modificazioni nella qualità strutturale della carta e nella ceratura superficiale dei biglietti, facilmente osservabili anche alla luce di Wood. Inoltre, anche se esistono diversi solventi capaci di cancellare certi tipi di inchiostri da stampa, non esiste alcuna sostanza chimica nota in grado di trasformare il colore nero in verde.

E quindi ritenni che un’eventuale alterazione a mezzo di sostanze chimiche sarebbe potuta avvenire solo in due tempi, prima attraverso la cancellazione del colore nero, e in seguito tramite la sovrastampa con inchiostro verde delle lettere e dei numeri precedentemente scoloriti. Esaminate con il microscopio da 100 ingrandimenti, le banconote con numeri verdi non presentavano tracce di alterazioni o sovrastampe.

Partendo allora dalla considerazione che, come è noto, i raggi solari possono produrre alterazioni cromatiche sulla carta stampata, si suppose anche che le variazioni di colore potessere conseguire da esposizione a raggi o radiazioni. Ma molteplici esperimenti, effettuati con diverse esposizioni, pur producendo leggere variazioni cromatiche, non trasformavano mai i numeri neri in verdi. Così, dopo molteplici e inutili tentativi, si fece strada l’ipotesi che il colore verde dei numeri di serie fosse la conseguenza di errori nella stampa, dovuti a difettosa inchiostrazione dei numeratori, e che le modificazioni nei colori del fondo dipendessero da carenze cromatiche di alcuni passaggi tipografici.

Rafforzati in questa convinzione dal fatto che le quantità di numeri verdi che venivano offerte erano di scarsa entità e con numerazioni di serie ravvicinate.

Ma il dubbio di alterazioni dolose a scopo speculativo, anche se non provabile, non ha mai abbandonato alcuni appassionati del settore, tanto che quando nell’autunno del 1993 sono stato incaricato della correzione e dell’aggiornamento della sezione italiana del Pick (è il più importante catalogo della cartamoneta mondiale, in cui sono elencate e valutate tutte le emissioni della Banca d’Italia con relative varianti) ho ritenuto opportuno non inserire la variante dei numeri verdi.

Dopo un primo periodo di dubbi, i collezionisti hanno cominciato a dare la caccia ai numeri verdi e, poiché è sempre la domanda che crea l’offerta, molti commercianti, anche tra i più seri e qualificati, hanno iniziato a trattarli.

I primi numeri verdi arrivarono sul mercato nel marzo del 1989, offerti da faccendieri siciliani, i quali affermavano che queste banconote provenivano da un unico contingente esistente nelle casse della filiale di Siracusa della Banca d’Italia. All’inizio vennero offerti quantitativi limitati a poche decine, alcuni mesi dopo l’offerta aumentò, ma era pur sempre contenuta nella misura delle centinaia di esemplari.

Poi astutamente, man mano che negli anni il mercato si allargava, i quantitativi immessi dai faccendieri sono diventati più consistenti, e le varianti dei numeri verdi hanno interessato tutti i tagli delle diverse emissioni, dalle 2.000 lire alle 100.000 lire. Anche il fatto che i numeri verdi venissero talvolta offerti ai commercianti in mazzette fascettate dalla Banca d’Italia costituiva argomento di convincimento da parte dei faccendieri per far credere agli acquirenti che le varianti provenissero direttamente dall’Istituto di emissione, e che fossero pertanto errori derivati da difetti di fabbricazione.

Ora, a posteriori, è facilmente intuibile che gli autori della frode aprivano le mazzette originali, ne alteravano il contenuto, e poi le ricomponevano sigillandole con la fascetta della Banca d’Italia. Ma occorre anche dire che ben difficilmente accadeva di vedere mazzette con questa fascetta, perché solitamente esse venivano fornite ad altre banche che le immettevano in circolazione con fascette proprie.

E così, progressivamente, dato che risultava impossibile provare il dolo, la voce di quelli che non credevano alla originalità dei numeri verdi, è risultata sempre più inascoltata, e le banconote dolosamente alterate sono entrate nel giro del mercato numismatico, comparendo nei negozi specializzati, nei convegni commerciali, nelle aste, nei listini, nei cataloghi, nelle offerte pubblicizzate dagli organi di stampa del settore, per finire poi nelle raccolte dei collezionisti.

Voglio però affermare subito, nel modo più chiaro e indiscutibile, che tutti i commercianti che hanno acquistato e rivenduto i numeri verdi, erano in assoluta buona fede, dato che era divenuta opinione comune ed accettata che le alterazioni dolose fossero la conseguenza di errori di stampa. Anche molti operatori che agli inizi avevano manifestato dubbi sull’originalità dei numeri verdi si sono progressivamente convertiti alla convinzione comunemente diffusa.

Il mercato delle varianti e degli errori esiste in tutto il mondo, così come purtroppo è universalmente diffusa in ogni campo del collezionismo la presenza di falsificazioni e alterazioni. Negli USA il collezionismo degli errori di stampa interessa molti appassionati. Vi sono commercianti che trattano solo queste varianti e, nelle riviste del settore, è possibile trovare intere pagine con fotografie di dollari che presentano più o meno evidenti errori di stampa.

Lo stesso fenomeno si verifica anche nel mondo della filatelia, ove le varietà di stampa sono oggetto di accanito collezionismo. Ma gli errori di stampa sulle banconote sono oggi assai rari. La precisione dei macchinari e la severità dei controlli rendono estremamente limitato il numero dei biglietti con varianti che entrano nella circolazione.

Così, quando negli ultimi tempi l’offerta di numeri verdi è divenuta massiccia, e sono inoltre apparse ulteriori varietà, come ad esempio banconote con una serie in colore verde ed una in nero, e altre con la serie in celeste, ho ritenuto opportuno manifestare le mie perplessità a funzionari dell’Istituto di emissione.

Con ampia disponibilità e grande attenzione al problema, mi è stata fornita la dimostrazione inequivocabile di come fosse possibile alterare il colore della serie di banconote originali tramite il trattamento delle stesse con solventi volatili con il risultato di ottenere, attraverso questo trattamento, banconote con le identiche caratteristiche cromatiche dei numeri verdi, verificandosi quindi con la prova dell’evidenza che le varianti erano prodotte al di fuori della Banca d’Italia dopo che biglietti originariamente perfetti erano stati immessi in circolazione.

Dall'alto in basso: numero nero (normale), numero verde (alterato), numero celeste (alterato)
Dall’alto in basso: numero nero (normale), numero verde (alterato), numero celeste (alterato)

A questo punto ci si potrà chiedere: ma se è così facile ottenere i numeri verdi, se sono state effettuate serie indagini per valutarne l’autenticità, come mai non si è riusciti a sventare subito la frode?

In campo scientifico, come sosteneva Einstein, sono i presupposti che determinano i risultati della ricerca, ed infatti in un suo celebre dialogo con Heisemberg egli affermava che: “È la teoria a decidere ciò che possiamo osservare”.

Ebbene, quando sono state effettuate ricerche sperimentali sull’origine dei numeri verdi, si è partiti dal presupposto di indagare sulla possibilità di alterare il colore dell’inchiostro da stampa nero per trasformarlo in verde. Cosa che appariva impossibile. Mentre questa alterazione è stata resa non solo possibile, ma addirittura facile, da un’innovazione nella tecnica cromatica di stampa adottata per la fabbricazione delle banconote negli anni ’80 e tenuta riservata per molto tempo.

Da molti anni prima, infatti, le serie delle banconote non venivamo più stampate in colore nero, ma con un insieme di tre colori, giallo, rosso e blu, che combinato in toni appropriati, dava come risultanza ottica il nero.

Ora sorge spontanea la domanda: perché invece di utilizzare il colore nero, certamente più semplice e meno costoso di una miscela di tre colori, venne deciso questo cambiamento? All’origine di questa decisione vi è un avvenimento così curioso e inaspettato che vale la pena di riportarlo.

In Europa, circa 35 anni fa, il cassiere di una filiale dell’Istituto di emissione rinvenne due biglietti di alto taglio con uguale numero di serie, assolutamente autentici. Incredulo, avvertì i superiori, che provvidero a comunicare immediatamente il fatto alla Direzione centrale. Lo stupore della Direzione fu certamente superiore a quello del cassiere, e i funzionari, recatisi immediatamente in loco, dovettero constatare l’autenticità delle due banconote con uguale numero di serie.

Com’è immaginabile, i piani di lavorazione del servizio fabbricazione carte valori sono organizzati al fine di evitare ogni possibile errore nella numerazione delle banconote. Anche se i numeratori sono fabbricati con accorgimenti tecnici che impediscono di stampare per due volte lo stesso numero, all’inizio e alla fine di ogni processo di numerazione viene controllato sia il numero dei biglietti che quello dei numeratori.

La doppia numerazione è quindi impossibile (la doppia numerazione di banconote si verificò in Italia solo una volta, e per ragioni dolose, quando alla fine del secolo scorso il direttore della Banca Romana, per coprire un buco di cassa, fece stampare una doppia tiratura di biglietti di alto taglio). Allo scopo di far luce su quell’incomprensibile anomalia, i funzionari incaricati dell’indagine decisero allora di effettuare, nella massima discrezione, una serie di ispezioni in tutti gli Istituti di credito della città, rinvenendo altre quattro banconote autentiche con numeri di serie uguali a quelle già ritrovate.

I biglietti vennero portati alla sede centrale e sottoposti a ogni tipo di esame. Solo attraverso la proiezione a enorme ingrandimento fu possibile riscontrare che, in una banconota, l’allineamento dell’ultimo numero di serie era spostato di alcuni millesimi di millimetro. E partendo da questo dettaglio si giunse a far luce sul mistero. Alle banconote era stato dapprima accuratamente cancellato l’ultimo numero della serie e, in seguito, questo era stato ristampato con un cliché ricavato da un numero originale.

Lo stesso trattamento avevano subito anche le altre banconote che portavano identico numero di serie. Ma una volta trovata la spiegazione, restava incomprensibile il motivo che poteva aver indotto qualcuno a investire tempo e denaro nella produzione di una simile alterazione. Approfondite indagini sulla provenienza e certamente anche una buona dose di fortuna permisero di ottenere anche questa risposta.

Una quindicina i tipi interessati
Una quindicina i tipi interessati

Un sedicente falsario raccontò di essere capace di produrre banconote talmente perfette da risultare indistinguibili dalle originali, ma che per ottenere questo risultato avrebbe dovuto acquistare all’estero macchinari assai costosi. Se fosse stato finanziato, sarebbero tutti diventati immensamente ricchi. Di fronte all’incredulità degli interlocutori, il sedicente falsario affermò che sarebbe tornato dopo pochi giorni con l’inoppugnabile prova delle sue asserzioni.

E in questo fu di parola, perché infatti consegnò una decina di banconote del medesimo taglio, con identici numeri di serie, talmente ben fatte che, quando vennero presentate a diversi sportelli bancari, furono cambiate come autentiche. Come ha acutamente osservato un dirigente dell’Istituto di emissione, i falsari impiegano più tempo a imbrogliarsi tra loro, che non a truffare il prossimo.

A seguito di questo evento, e anche nel timore che la possibilità di facili alterazioni dei numeri di serie rendesse riciclabili banconote segnate provenienti dai riscatti, i responsabili dell’ufficio tecnico addetto alla fabbricazione di carte valori vennero sollecitati a scoprire metodi innovativi che rendessero indelebile la numerazione della serie.

A questo scopo venne approntato l’inchiostro composito che, seppure trattato con certi solventi, lasciava sulla carta un fondo verde, che risultava essere tra i colori più indelebili. Anche per questo, negli USA, i dollari vengono stampati con prevalenza di colore verde. Ma i tecnici responsabili dell’innovazione non avrebbero nemmeno lontanamente potuto immaginare, che l’applicazione della nuova metodologia cromatica sarebbe stata all’origine delle odierne alterazioni dolose perpetrate al fine di illecite speculazioni numismatiche.

Un altro aspetto curioso di questa sfortunata vicenda è che la banconota da 5.000 lire in corso con numeri verdi fu offerta ai commercianti in numero assai limitato; e nonostante il suo valore si aggirasse all’epoca attorno alle 200/300.000 lire e le potenzialità di vendita fossero di gran lunga superiori all’offerta, i faccendieri non erano in grado di soddisfarla. Questa indisponibilità dipendeva forse da un sottile progetto dei faccendieri teso a creare una rarità da sfruttare nel tempo?

No, l’avidità dei disonesti ben difficilmente si accoppia alla pazienza, e inoltre abbiamo motivo di ritenere che i truffatori, a conoscenza del procedimento di alterazione, siano almeno in due che operano in modo indipendente. Le 5.000 lire numeri verdi disponibili erano poche, perché l’Istituto di emissione, per motivi di costo e tempi di lavorazione, non sempre utilizzava per i tagli minori l’inchiostro composito, anche perché il pericolo di alterazioni, a fine di riciclaggio, poteva riguardare solamente le banconote di taglio più elevato.

Così, della banconota da 5.000 lire, inizialmente alcuni milioni di esemplari sono stati stampati con l’inchiostro composito, mentre in seguito è stato deciso di utilizzare inchiostro nero. E i truffatori, dopo aver alterato una piccola quantità proveniente dal primo contingente stampato con inchiostro composito, si sono accorti che le successive banconote non diventavano numeri verdi, e hanno dovuto rinunciare al lucroso imbroglio.

Inaspettatamente sconfitti, non si sono arresi, e utilizzando altri solventi a differenti temperature, si sono ora specializzati nella produzione di numeri celesti.
Alla conclusione di questa infelice storia, che non avrei mai voluto raccontare, ognuno di noi ha il diritto di trarre conclusioni proprie e differenti, in ragione dei diversi gradi di implicazione.

Ciò premesso, vogliamo sperare che le considerazioni di coloro che hanno subito l’inganno, collezionisti, editori e commercianti, siano mediate dalla volontà di non arrecare eccessiva turbativa al mondo del collezionismo della cartamoneta, un mondo affascinante che non merita di essere penalizzato oltre i limiti di quanto già accaduto, dalle malefatte di individui che non gli appartengono.

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