Il Denaro dell’Inferno

1 Reichmark emesso dai tedeschi per il Governatorato generale della Polonia
1 Reichmark emesso dai tedeschi per il Governatorato generale della Polonia

Così venne chiamata l’emissione dei “buoni cartacei” con la stella di Davide che vide la luce settantacinque anni fa (1° gennaio 1943) nel famigerato lager di Therezin, dove oltre trentamila ebrei persero la vita. Ripercorriamo in questo articolo le vicissitudini monetarie che accompagnarono l’olocausto di sei milioni di ebrei.

La caccia all’ebreo, da sempre presente con inaudita violenza, sempre ingiustificata, fa rievocare la crudele persecuzione hitleriana, rimandandoci ai ghetti e ai lagers di triste memoria, nei quali gli aspetti sociali ed economici sono stati pur caratterizzati da speciali emissioni di cartamoneta e di buoni cartacei.

Per certo, la storia dell’antisemitismo è millenaria e si perde nella notte dei tempi; e se lo ritenemmo anacronistico dopo la 2ª guerra mondiale e la creazione dello Stato d’Israele, dobbiamo, purtroppo, ricrederci dacché l’antisemita – sostiene il nobel Jean Paul Sartre in l'”Ebreo” (Milano, 1948) – ha scelto l’ebreo per oggetto del suo odio a causa dell’orrore religioso che costui da sempre ispira.

Quest’orrore – sempre secondo Sartre – ha avuto, per conseguenza, un curioso fenomeno economico: se la Chiesa del medioevo ha tollerato gli ebrei, quando poteva assimilarli con la forza o farli massacrare, lo si deve al fatto che essi compivano una funzione economica di prima necessità: maledetti, essi esercitavano un mestiere maledetto, ma indispensabile: praticavano il commercio del denaro, che un cristiano non poteva avvicinare senza imbrattarsi. Così, alla maledizione originaria si è aggiunta ben presto una maledizione economica ed è soprattutto quest’ultima, quella che ha persistito.

Ciò rimanda alla nostra mente quanto Carlo Cattaneo nel lontano 1859, in un suo studio sugli ebrei, si chiedeva: “Domando: è vero o no che l’opinione dei popoli attribuisce agli ebrei una eccessiva avidità di lucro, congiunta all’astuzia, alla bassezza e, persino, all’inservibilità?…

100 Zloty soprastampato dai tedeschi
100 Zloty soprastampato dai tedeschi

L’ebreo viene accusato di essere usuraio. L’idea fondamentale dell’usura sta nel prestito del nummario o d’altro surrogato circolante” (Belloni S.A. “Sulle interdizioni israelitiche”, di Carlo Cattaneo, Roma 1944, edizioni Il Sestante).

Perseguitati ed emigrati in ogni angolo della terra, negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale, gli ebrei che venivano in Polonia – Stato dalle cento sinagoghe – erano non solo un popolo, ma un grande agglomerato ebraico trapiantato in Europa, tanto che le zecche della più antica dinastia ebraica dei Re Piasti (9° secolo) battevano sulle prime monete polacche solo i caratteri ebraici e nient’altro: monete che sono state riprodotte nella prima serie di francobolli emessa dalla Repubblica d’Israele (Yvert et Tellier: N. 1/9).

Invasa la Polonia nel 1939 dalle armate tedesca e sovietica, gli ebrei subirono la più grande persecuzione della storia. Nella zona tedesca, la repubblica di Polonia era stata trasformata in Governatorato generale (lo fu anche durante la prima guerra mondiale) comprendente le province di Varsavia, Lublino, Czestochowa e Cracovia (le altre province erano state occupate dai russi) ove, con la costituzione del primo ghetto di Varsavia, la popolazione locale era separata da quella ebraica; successivamente furono creati altri ghetti a Trawinki, a Poniatow (presso Varsavia) ed a Prokocin (presso Cracovia) col pretesto di evitare… epidemie.

Ma, allorché, con la limitazione dei contatti con il restante territorio, persino ogni forma di vettovagliamento venne meno, fu chiaro come si volessero sterminare gli ebrei per fame. Finché, con le deportazioni nei lagers, non venne adottata la “soluzione finale”.

Nel Governatorato i tedeschi imposero la propria valuta d’occupazione ed il Clearing che penalizzava qualsiasi valuta straniera. Inizialmente era stata introdotta la serie (non datata) emessa dalla Reich-skreditkassenscheine costituita da tagli di rpf. 50, reichmarks 1, 2, 5, 20, 50. Delle tipologie di 1, 2 e 5 reichmarks esistono due emissioni, di cui la prima ha una piccola svastica a stampa, la seconda a rilievo.

Biglietto da 1 zloty emesso nel 1940 a Cracovia dalla nuova Bank Emisyjny W Polsche
Biglietto da 1 zloty emesso nel 1940 a Cracovia dalla nuova Bank Emisyjny W Polsche

Con questa cartamoneta d’occupazione i tedeschi riuscivano ad acquisire beni e servizi, ma anche a gravare le proprie spese d’occupazione a carico dell’erario polacco, che dovette consegnare valuta pregiata in cambio del marco svalutato. Nel 1940, dopo aver razziato nelle banche polacche contingenti di biglietti di 100 zloty (emissioni del 2 giugno 1932 e 9 settembre 1934), i tedeschi provvidero a sovrastamparli tipograficamente (su matrici di rame) con scritta trasversale rossa “Generalgouvernment fur die besetzten polnischen Gebiete” (cioé Governatorato Generale per il territorio polacco occupato).

Creata, nel contempo, la Bank Emisyjny W Polsche, furono emesse due serie a Cracovia: la prima è datata 1° marzo 1940 ed è costituita da tagli di zloty 1, 2, 5, 10, 20, 50, 100 e 500; la seconda è datata 1° settembre 1941 ed è costituita da tagli di sloty 1, 2, 5, 50 e 100. Le due serie sono identiche, ad eccezione di una “testina” posta sulla filigrana che manca nei tagli di 500 zl. (1° serie) e di 50 e 100 (2° serie).
L’ammontare delle serie è stato di 7.328.000 zloty, mentre nel 1935 era stato di 27 milioni di zloty (dati M. Kozalscki).

Il cambio della vecchia valuta con la nuova aveva fatto conoscere ai tedeschi quanto denaro possedevano gli ebrei, sicché fu a costoro imposta una tassazione che, nel gennaio 1943, aveva raggiunto la ragguardevole cifra di un milione di zloty al giorno: da qui ebbe origine la rivolta di Varsavia e, successivamente, degli altri ghetti.

Qual era la vita sociale ed economica entro i ghetti?

Dall’interessante studio di A. Errera rileviamo un passo molto interessante. “Nelle piazzuole c’è mercato d’ogni specie per uso degli stessi ebrei. Molti vengono anche di fuori, a comprare per sé ed anche per i signori che non si farebbero certo vedere nel ghetto: gioielli, merce straniera, bottino di guerra, oggetti lasciati in pegno, pelli di coniglio e di lepre, che i carretti vanno a cercare in città e fra le quali cose è possibile càpiti anche il quadro o il mobile di gran prezzo; vesti usate, soprattutto, che le donne ebree sono tanto abili, con stirature e rammendi, a far tornare nuove (tanto più preziose allora, che non esisteva il commercio delle vesti fatte su misura, buone press’a poco per tutti).

Il negoziante, astuto psicologo, si dà già da fare, si contenta d’un guadagno piccolo perché i clienti siano molti, e così arriva a contentare tutti ed a scoraggiare la concorrenza. E c’è il poveretto che arriva nel ghetto tremante, col pegno da dare in garanzia del denaro che l’ebreo presterà nell’interesse che vorrà lui; ed anche l’alto personaggio che viene talora a trattare grossi affari nei retrobottega tenebrosi” (Errera A. – Vita del popolo ebraico. Vause 1947, Edizioni Garzanti).

20 Korone emesse nel 1943 per il lager di Therezin
20 Korone emesse nel 1943 per il lager di Therezin

Nel 1942 la vita cominciò a cambiare e ciascun ghetto fu isolato dalla rimanente parte della città ed anche dagli altri ghetti, rendendo impossibili i contatti umani; pur tuttavia esistevano collegamenti segreti tenuti dai contrabbandieri o da staffette di piccoli ebrei che, sino a 7 anni, non portavano al braccio sinistro la stella ebraica di riconoscimento (ordinanza Frank del 23 novembre 1942). A molti ebrei era negata la licenza di espletare il proprio lavoro in qualsiasi settore; le tariffe del gas e della luce furono quadruplicate rispetto a quello della popolazione locale, finché dai ghetti, gli ebrei furono fatti affluire nei campi di concentramento o di “lavoro”, nei quali stazionavano anche prigionieri politici non ebrei (quali: il Dr. Schacht, ex presidente della Reich-bankonote, il Dr. Leon Blum, la principessa Mafalda di Savoia, ecc.).

Tali lagers erano in Germania: Buchenwald, Dachau, Flossenburg, Haselhorst, Lichtenburg, Neuengamme, Nordhausen, Oranienburg, Ravensbruck, Sachsenhausen, Herzogenbush, Gross-Rosen; in Polonia: Auschwitz, Bielsr, Bluma, Litzmann, Sokolka, Varsavia; in Olanda: Amerfoort, Westerbork, Herzogenbush; in Norvegia; Grine; in Lettonia: Kaiserwald; in Boemia e Moravia: Theresienstadt, Jachymovsche; in Austria: Mathausen; nelle Colonie francesi d’Africa: località non conosciute.

In quei lagers i nazisti pagavano i collaboratori con buoni cartacei spendibili all’interno, finché l’Judenrat (il capo della comunità ebraica) di Litzmann fu autorizzato dai nazisti ad emettere speciale cartamoneta con la stella di David, circolante solo entro il lager polacco. Si conoscono due emissioni (anche con falsificazioni nel numerario): la prima, datata 15 maggio 1940, è costituita da tagli di pfg. 10, mark 1, 2, 5, 10, 20, 50 (senza filigrana), la seconda emissione è costituita da tagli di 10 e 20 marks (con filigrana). In data 17 aprile 1942 vi fu un’ulteriore emissione divisionaria cartacea costituita da un trittico di rpf. 20 + 10 + 20, con numerario, spendibile anche in tagli separati (Cat. M. Kowalscki, ed. 1966, pag. 81).

Ad imitare Litzmann fu pure l’Judenrat di Theresienstadt con un’emissione del 1° gennaio 1943, firmata da Jacob Edelstein, costituita da una serie di korone 1, 2, 5, 10, 20, 50 e 100: Detta serie sarebbe stata emessa in ben 14 milioni di esemplari (dati G. Sollner) e posta in commercio per i cartanummari da circa dieci anni, in assoluto fior di stampa (mai catalogata dal Kowalski).

Questi biglietti, detti anche “il Denaro dell’Inferno” (e l’inferno lo era veramente il campo di Therezin per gli ebrei: di 160.000 che ne varcarono l’ingresso 83.934 finirono in altri campo di sterminio e 33.419 vi lasciarono la vita), sono insieme a quelli di Litzmann gli unici buoni tra quelli emessi per i campi di prigionia ad avere l’aspetto di veri e propri biglietti di banca. Anche questo rientrava nella ben orchestrata propaganda nazista diretta ad ingannare il mondo e la Croce Rossa sulle condizioni dei prigionieri. Che dovevano sembrare uomini come tutti gli altri e come tali trattati, a cominciare dal compenso per il lavoro prestato.

1 Mark, prima emissione (1940) per il lager polacco di Litzmann
1 Mark, prima emissione (1940) per il lager polacco di Litzmann

Mentre in realtà questi biglietti non avevano alcun potere d’acquisto dato che nel campo non c’era assolutamente nulla da acquistare. Singolare il biglietto da 100 corone che mostra in un ovale a sinistra una tematica tipicamente ebraica: Mosè con le tavole della legge. Singolare se non assurdo, considerato che per i nazisti era un punto d’onore distruggere tutto ciò che sapeva di ebraico. In un primo tempo a Berlino questi biglietti vennero considerati “poco ebraici”. Si dovette così correggerli nell’effigie di Mosè, il cui naso fu incurvato quel tanto che desideravano le autorità naziste: Da qui il sospetto che la tematica ebraica in realtà fosse stata scelta apposta per ridicolizzarla. Tanto più che nei 10 Comandamenti incisi sulle tavole che Mosè tiene in braccio si legge tra l’altro – amara ironia – “Non uccidere”.

Il perché di tali emissioni sembra scaturire da un brano del Sartre nell’opera che abbiamo già citata: “Si vedono così tutti i piani segreti che confortano il gusto dell’ebreo per il denaro: se il denaro definisce il valore, questo è universale e razionale, ma emana dunque da oscure fonti sociali, è accessibile a tutti: da quel momento l’ebreo non potrebbe essere escluso dalla società; vi si integra come acquirente e come consumatore anonimo. Il denaro è fattore d’integrazione.

E alle belle formule dell’antisemita ‘il denaro non può tutto’, oppure ‘ci sono delle cose che non si possono comperare’, egli risponde a volte affermando l’onnipotenza del denaro: ‘Si possono comperare tutte le coscienze, basta dare loro un prezzo…’. Così si spiega ad un tempo la ‘avidità di guadagno’ dell’ebreo e la sua effettiva generosità. Il suo ‘amore del denaro’ manifesta solamente la sua decisone deliberata di considerare valevoli soltanto i rapporti razionali universali e astratti che l’uomo ha con le cose”.

Ma, con quel denaro della stella di David ben pochi si salvarono dalle camere a gas. Pochi, purtroppo, riuscirono a salvarsi e, per rimanere nei ghetti piuttosto che essere reclusi nei lager della morte, dovevano comprare la ‘coscienza’ degli agenti della SS.

È raccapricciante, in proposito, rilevare l’annotazione di un sopravvissuto, Nierenstein, che così ricorda, nel mese di luglio 1942, con angoscia e dolore: “Nei primi giorni il prezzo di una ‘testa’ era di 50 fino a 100 zloty. Più tardi a 500 zloty, poi a 1.000 e oggi, mentre scrivo queste righe, una ‘testa’ vale più di 5.000 zloty. Una parte dei poliziotti non vogliono denaro, vogliono brillanti, dollari, oro, ecc. Questi ricchi figli di papà hanno saccheggiato già tanto, che per loro non contano le banconote inferiori ai 5.000 zloty”.

Una nota nel testo precisa: “Un impiegato medio guadagnava allora in Polonia circa 300-400 zloty al mese; questo dà al lettore l’idea del valore di questa moneta” (Nierenstein A. – Ricorda cosa ti ha fatto Amulek. Torino 1950, Einaudi).

L’Judenrat, il sabato festivo ebraico (l’Onet Sabat), nel tentativo di salvare qualche vita, era pur riuscito a raccogliere qualcosa, ma ciò non impedì l’olocausto di milioni di ebrei.
Dinanzi a tali atroci sofferenze degli ebrei, cos’è l’antisemitismo se non – per dirla con Sartre in una parola – la “paura” di fronte alla condizione umana?

Anche se il filosofo Nietzsche disse maliziosamente: “Certamente Gesù Cristo, crocifisso quale Re dei Giudei, divenne uomo e non ebreo per richiamare Adamo in paradiso” (Peterson E. – Il mistero degli Ebrei e dei Gentili nella Chiesa. Roma, 1946, ed. Comunità) dobbiamo tutti aver rispetto per la ‘condizione umana’ dei semiti che, per certo, non disonora nessuno.

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