Il compleanno del vecchio leone

Il rarissimo alto valore di Toscana da 60 crazie
Il rarissimo alto valore di Toscana da 60 crazie

Dalla Cronaca Fiorentina del 1° aprile 1851. Oggi, primo aprile, il Signor Granduca ci ha fatto uno scherzo che assomiglia a una rivoluzione. È sicuramente diversa da quella che l’ha spodestato nel 1849, quando se ne andò lasciando il governo al triumvirato di Domenico Guerrazzi, Giuseppe Mazzoni e Giuseppe Montanelli. Questa è soltanto una rivoluzione postale.

Leopoldo II di Lorena, principe imperiale d’Austria, principe reale d’Ungheria e Boemia, arciduca d’Austria, granduca di Toscana felicemente regnante, è tornato a Firenze all’ombra delle baionette austriache e, fra le altre cose, i suoi parenti di Vienna gli hanno chiesto di dare immediata attuazione alla convenzione austro-italica dell’8 maggio 1850, con la quale sono state regolate le condizioni di trasporto e le tariffe delle lettere fra Austria, Lombardo Veneto, Ducati di Modena e Parma e ovviamente la Toscana.

Rispettando quel trattato, dunque, il Signor Granduca (che chiamiamo anche “il babbo” scherzosamente “Canapone” per il color giallo pannocchia dei capelli) ha fatto una rivoluzione, facendoci scoprire i francobolli. Non si tratta di una novità in assoluto, visto che già gli inglesi, con la riforma di Sir Rowland Hill del maggio 1840, hanno introdotto la tariffa unica di un penny con l’adozione del francobollo adesivo. Sono undici anni che Gran Bretagna e Dominî, e via via altri Stati, usano i francobolli. L’Austria li ha messi in circolazione nel 1850, anche per il Lombardo Veneto, con aquila bicipite imperiale nel bozzetto, ma con valore in centesimi anziché in kreuzer.

Il Granduca Leopoldo II in un ritratto dell'epoca
Il Granduca Leopoldo II in un ritratto dell’epoca

Da questa mattina, per spedire una lettera non si deve più pagare la tariffa all’impiegato delle poste; allo sportello ti danno un francobollo, lo applichi sulla busta e la spedisci. Il Cavalier Giuseppe Pistoj, Soprintendente generale delle Poste, “in seguito alle convenzioni conchiuse e ratificate il 5 dicembre 1850 e in obbedienza agli ordini contenuti nel dispaccio del Ministero delle finanze del dì 9 corrente” ha avvertito i Toscani, con una notificazione del 10 marzo 1851 che, dopo venti giorni, cioé oggi, la corrispondenza si doveva affrancare con un contrassegno cartaceo gommato, costituito da un rettangolo alto 23 millimetri e largo 19, rappresentante il Marzocco, il leone – scolpito da Donatello – con scudo e giglio e la corona granducale.

Il disegno unico (con il solo cambio di colore e valore) è dell’incisore Giuseppe Niderost, la tiratura la esegue la Stamperia Granducale F. Cambiagi, su carta filigrana con la corona. Il Soprintendente avverte sui colori e valori diversi della serie, da usare secondo il tariffario delle distanze e peso: il soldo giallo, 2 soldi scarlatto, 2 crazie azzurro, 4 crazie verde, 6 crazie indaco, venduti alle poste e nelle privative dei compartimenti di Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Pisa, Siena.

Per essere sinceri, questa notificazione l’hanno letta in pochi. Perché con l’analfabetismo imperante anche in Toscana, il ristretto numero di persone che si recavano alla posta a spedire le lettere e potevano leggere gli avvisi, gli scarsi lettori dei giornali, alla gran massa le novità arrivavano sempre in ritardo. Ragion per cui questa mattina molti credevano fosse un vero “pesce d’aprile” quel talloncino di carta colorata che gli impiegati postali distribuivano a chi voleva spedire una lettera.

Lettera per Venezia del 22 luglio 1853 col 6 crazie di Toscana
Lettera per Venezia del 22 luglio 1853 col 6 crazie di Toscana

Con entusiasmo hanno visto la novità commercianti, banchieri, operatori economici che usano molto la posta per i loro affari. Ci sono anche gli scettici che credono poco all’importanza di questa riforma. Saranno smentiti, come ci dicono sia avvenuto in Gran Bretagna, dove l’introduzione dei francobolli ha fatto moltiplicare l’uso delle lettere e incrementare le casse erariali.

Il servizio postale in Toscana funziona, visto che le comunicazioni sono soddisfacenti: buona la rete stradale, ottima quella ferroviaria con 323 chilometri di linea ferrata che collegano Firenze con Lucca, Pisa, Livorno, Siena. Nel futuro certamente la linea viaria e i treni godranno di forte sviluppo: e le lettere, che oggi sono poche migliaia al giorno, diventeranno milioni. Se ne riparlerà fra cento anni.

Dalla Cronaca Fiorentina del 1951. Sembra incredibile, ma il centenario del primo francobollo toscano ha polarizzato l’attenzione di personalità politiche, collezionisti, commercianti filatelici di tutta Italia, che si sono dati convegno a Palazzo Strozzi, cuore culturale della città, per una manifestazione di grande rilievo. È uscita già una serie di due valori commemorativi che mostrano, sullo sfondo della Firenze monumentale, le riproduzioni dei valori granducali da 1 e 6 crazie.

Sono esposte lettere di un secolo fa, che ora valgono milioni di lire, i commercianti cercano e offrono i francobolli della prima emissione toscana a prezzi da brivido. Tutti cercano il 60 crazie scarlatto del 1852, altri sognano il 3 lire del Governo provvisorio del 1859: di questa rarità si conoscono due soli esemplari su lettera, uno si trova nella collezione di re Faruk d’Egitto, l’altra in quella del barone Rotschild a Parigi.

Bozzetto non approvato per i francobolli per il centenario del Francobollo di Toscana
Bozzetto non approvato per i francobolli per il centenario del Francobollo di Toscana

Chi ha ereditato archivi di famiglia del 1800 ed ha capito l’importanza delle lettere affrancate si è trovato una fortuna fra le mani; le dita delle mani dovrebbero essere tagliate (per reato di lesa filatelia) ai ladruncoli che hanno sforbiciato dalle lettere degli archivi pubblici quei rari francobolli che non sempre sono finiti nelle collezioni di veri intenditori. Ma anche i collezionisti che hanno acquistato dai commercianti filatelici, a prezzi equi dell’epoca, i francobolli nei primi anni del 900 hanno messo in cassaforte veri gioielli, destinati ad aumentare il loro valore negli anni, per lo sviluppo del collezionismo, il crescente numero degli amatori e le migliorate condizioni sociali.

Dai giornali di oggi (2001). Siamo al 150° compleanno dei primi francobolli della Toscana granducale. Firenze annuncia festa grande anche in questa occasione (dal 31 marzo all’8 aprile), come fece nel 1951 per il centenario. Ci sarà la celebrazione con un’emissione delle Poste italiane, esposizioni di rarità filateliche e di storia postale e documenti, convegno (organizzati dal Circolo filatelico fiorentino, non nuovo alle difficili imprese), cartoline e annulli speciali, pubblicazioni rievocative.

In una regione di grandi tradizioni filateliche (già nel 1921 a Firenze si tenne l’VIII Congresso filatelico italiano e nel 1925 fu Livorno a ospitare lo storico XII Congresso), col vanto di essere la madre di francobolli oggi quotati fra le maggiori rarità mondiali, i 150 anni sono un appuntamento al quale non si può mancare.

Buon compleanno dunque al vecchio Marzocco incoronato. E arrivederci al 2051, per il bicentenario.

 

Difficile ma stimolante la prima serie di Toscana

Si può dire che le hanno proprio studiate tutte, questi benedetti toscani, per rendere poco collezionabili i loro primi francobolli! Forse perché erano una cosa per pochi, per l’esattezza riservata a chi spediva in alcuni Paesi esteri e per di più si preoccupava di affrancare.

I francobolli di Toscana del 1851
I francobolli di Toscana del 1851

La prima serie, in tutto cinque valori, fu creata infatti a seguito della Convenzione postale con l’Impero Austro-Ungarico, in vigore dal 1° aprile 1851, che fissava tariffe uniformi tra tutti i paesi aderenti alla Lega italo-austriaca, ovvero Lombardo-Veneto, Parma, Modena, in Toscana e dal 1852 lo Stato Pontificio. E sulla falsariga dell’Austria fu preso, oltre al numero dei valori, anche il modello di vignetta, con il Marzocco che tiene lo stemma e il tassello in basso con il valore.

Niente di speciale, insomma, tanto che non si conosce, se mai vi fu, il bozzettista. Incisi da Giuseppe Niderost, furono stampati dalla Tipografia Granducale di F. Cambiagi & Co. di Firenze in fogli di 240 esemplari (16×15) e distribuiti in blocchi di 80 (16×5). All’insegna del risparmio, come si nota dal sistema di produzione adottato e dall’ammassamento dei valori nel foglio.

La tavola infatti era una sola per tutti i valori, fatta di 240 cliché con il Marzocco recanti un tassello vuoto in basso, in cui venivano di volta in volta inseriti 240 mini-cliché con il valore. E tra i 240 francobolli del foglio le distanze erano minime: circa 1 mm. sia orizzontalmente che verticalmente, da virtuosismo per chi voleva separare i francobolli senza toccarne i bordi! Tanto che sotto la 5ª e la 10ª riga la distanza saliva a “ben” 1,5 mm. per consentire di dividere il foglio in tre parti per la distribuzione senza troppi disastri. Chi vuole collezionare francobolli perfetti deve fare i salti mortali, anche con il portafoglio!

Poi c’era la carta alquanto porosa e ruvida, con una filigrana formata da grandi corone inquadrate da linee, fabbricata dalla Cartiera Cini di San Marcello Pistoiese sotto il controllo di un cancelliere del tribunale, la quale veniva colorata per immersione prima della stampa. Chi vuole vedere dal vero com’era fatta ha i suoi problemi! Perché le corone sono tutte diverse, variando in larghezza da 79 a 92 mm. e in altezza da 39 a 46 mm.; e lasciavano vari spazi bianchi, così che alcuni esemplari del foglio non recano traccia di filigrana.

In più vi è il colore di fondo, che non solo tende a confondere l’immagine e il colore della vignetta, ma è variato anche molto nel tempo: infatti la carta era inizialmente azzurrina, poi divenne azzurro vivo, quindi virò al grigiazzurro e poi al grigio. Senza contare che varie tonalità che vediamo non sono originali ma dovute al fatto che il colore della carta si schiariva con i lavaggi.

Poi ci fu anche un cambio di filigrana, che i collezionisti hanno sfruttato per creare una seconda serie, oppure terza o quarta per chi divide anche la prima in base al colore della carta! A partire dal 1857 infatti la carta fu sostituita con un’altra recante in filigrana delle linee verticali ondulate con la dicitura diagonale II E RR POSTE TOSCANE a lettere filettate. La quale non venne più colorata ma solo inumidita prima della stampa, così che ritirandosi fa sì che i francobolli siano un po’ più piccoli dei precedenti. E anche in questo caso se volete vedere dal vero la scritta in filigrana, avete il vostro bel daffare!

Dieci esemplari del quattrino di Toscana: il più grande blocco su lettera (collezione Imperato)
Dieci esemplari del quattrino di Toscana: il più grande blocco su lettera (collezione Imperato)

Poi c’è il casino della monetazione, con una lira toscana divisa in 12 crazie o 20 soldi o 60 quattrini, così che un soldo equivaleva a 5 quattrini, ma provate un po’ a dire quanti soldi ci vogliono per fare una crazia! Persino ricostruire le tariffe e gli usi dell’epoca rappresenta un rompicapo, che anche gli esperti in qualche caso non hanno ancora risolto.

E per finire c’è l’uso, che inizialmente dovette essere minimo. Come spiega l’art. 21 della Notificazione 10 marzo 1851, i nuovi francobolli da 1 e 2 soldi e da 2, 4 e 6 crazie dovevano usarsi per rappresentare le tasse sulle corrispondenze dirette nei Paesi della Lega postale italo-austriaca, avendo l’accortezza di applicare al retro delle raccomandate il francobollo rappresentante la relativa soprattassa, una regoletta imposta da Vienna. Ma solo in questi casi si usavano i francobolli perché, come spiega il successivo art. 23, le tasse postali per ogni altro genere di corrispondenza dovevano pagarsi in contante fino a nuova disposizione; in pratica l’affrancatura veniva indicata con il semplice bollo P.P., come prima.

Il contrordine arrivò l’anno seguente, quando la serie si era arricchita di altri quattro francobolli, creati per favorire l’affrancatura delle corrispondenze dirette nel Regno di Sardegna e in Francia e quella dei giornali. A partire dal 1° novembre 1852 fu vietata l’affrancatura in contanti: chi voleva pagare anticipatamente doveva usare i francobolli. E facendo molta attenzione nello spedire all’estero perché, se l’affrancatura era insufficiente, la lettera era considerata come non affrancata del tutto; per l’interno invece il destinatario pagava solo il mancante.

Come si vede, una serie difficile, riservata a chi assolutamente non ama le cose semplici. E proprio per questo maledettamente stimolante.

Il compleanno del vecchio leone

Link intermo  tuttovideo.stream