I titoli delle miniere d’oro… italiane

Una “corsa all’oro” – sia pure di dimensioni più ridotte rispetto all’America – ebbe luogo anche in Italia e specialmente in Piemonte.
Le poche testimonianze, in forma di antiche azioni minerarie, dimostrano vari tentativi di attività estrattiva.

Nella seconda metà dell’800, infatti, dopo la liberalizzazione ai capitali esteri voluta dal Cavour, l’attività di società minerarie in Piemonte ebbe un impulso decisivo, anche per il fatto che la presenza di concrete possibilità estrattive aurifere, provocarono e giustificarono operazioni di tipo più borsistico e speculativo che non prettamente estrattive.

Dieci azioni della "Rimella Gold Mining Company"
Dieci azioni della “Rimella Gold Mining Company”

Un esempio è la vicenda della THE MONTE ROSA GOLD MINIMG Co. LIMITED che, supportata dalla presenza di abbondanti giacimenti d’oro alle alte quote del Monte Rosa, rilevati dalla letteratura tecnica dell’ing. E. Ascheri, si dimostrò più che altro un tentativo speculativo del sudafricano George Robinson, il quale operò attraverso un giro di prestanomi e società di copertura senza rivolgere un vero e proprio interesse verso l’attività estrattiva, cosicché la società non diede alcun dividendo, come anche la RIMELLA GOLD MINIG Co. Ltd, con cui Robinson tentò di rilanciare il gioco fatto con la MONTE ROSA.

Diversamente, la THE PESTARENA MINING Co. Ltd, nata dal raggruppamento di più attività minerarie e aperta, dal 1859, ai capitali inglesi, arrivò ad occupare più di 500 maestranze producendo, per diversi anni, oltre 300 kg. d’oro annui, grazie all’impiego anche di tecnologie innovative. La società entrò in crisi attorno alla fine del secolo per l’esaurirsi della vena aurifera e a nulla valsero le operazioni finanziarie di ricostituzione del capitale sociale intraprese con l’emissione di 70.000 titoli da una sterlina ciascuno.

Della SOCIETÉ DES MINES ET USINES DE CROPINO e della SOCIETÉ GENERALE DES MINES DE LIVA ET TAVAGNASCO ci sono pervenute azioni di diversi tagli riferite a capitali rispettivamente di 1.350.000 franchi divisi in azioni da 25 e di 1.250.000 franchi in azioni da 100, entrambe le società furono costituite in Belgio con l’intento di sfruttare giacimenti di diverso tipo nelle zone di denominazione, ma entrarono subito in difficoltà, cosicché l’attività non raggiunse apprezzabili livelli e probabilmente non produsse dividendi di alcuna rilevanza.

Decisamente più complessa la vicenda della SOCIETÉ DES PLACERS AURIFERES SU PIEMONT che rilevò numerose autorizzazioni all’estrazione di materiale aurifero dai corsi d’acqua del Canavese, risolvendo la complicata normativa burocratica che all’epoca regolava la materia e si costituì come S.r.l. in Ginevra emettendo nel 1835, una serie di certificati, esteticamente apprezzabili.

Essa vantava diritti di sfruttamento su circa 100.000 ettari e tale estensione di superficie convinse l’Assemblea Generale della società a delegare al Consiglio di Amministrazione, la predisposizione di affidamenti di estrazione ad altre imprese, cosicché, in conseguenza a questa decisione la compagnia si definì come “Società senza Capitali”.

Le previsioni erano più che ottimistiche, grazie anche al previsto impiego di mezzi tecnici che avrebbero dovuto assicurare larghi profitti estrattivi ed economici e per i quali venne interessato anche il Governo Italiano a causa di un vero e proprio progetto di bonifica e trattamento delle zone fluviali e ghiaiose. Tale piano, però, non decollò mai completamente ed i mezzi tecnici impiegati restarono quelli tradizionali, cosicché, nel dicembre 1886 l’Assemblea Generale decise la liquidazione della Società di Ginevra e la costituzione di una Società Anonima francese che emise nel corso del 1888, le nuove Parti di Fondatore, al portatore, nella misura di 50.000 che costituirono un ripiego all’iniziale capitale di un milione di franchi che non riuscì mai ad essere sottoscritto.

Le alterne fortune ed il fatto che la legge italiana non riconoscesse le società per parti, portarono la Società ad affrontare difficoltà progressive che ne determinarono la scomparsa. 

Nel 1886, con l’intento di coltivare le alluvioni aurifere dell’Orba, si costituì la SOCIETÉ ITALO-SVIZZERA DES PLACERS AURIFERES DE LA VALLÉ DE L’ORBA, con sede a Ginevra, la quale ebbe, inizialmente, grosse difficoltà a costituire i mezzi tecnici e le autorizzazioni legali per tale sfruttamento, riuscendo nel suo intento solamente nel settembre del 1890, in tale data, i fondatori della prima Società costituirono una nuova SOCIETÉ ITALO-OLANDESE DES PLACERS AURIFERES, autorizzata anche dal governo olandese, con sede sociale a Rotterdam e capitale di 300.000 fiorini in 300 azioni da 1.000 fiorini ciascuna. I titoli al portatore vennero emessi poco dopo in due lingue nelle due facciate, olandese e francese.

Azione da 25 franchi della "Monte Rosa Gold Mining Company"
Azione da 25 franchi della “Monte Rosa Gold Mining Company”

La società arrivò a produrre circa 100 grammi d’oro al giorno ma, sfortunatamente un’alluvione del 1892 danneggiò i mezzi tecnici causando ben presto l’abbandono dei lavori e la conseguente messa in liquidazione.

La concessione allo sfruttamento rimase però valida per molti anni consentendo ai Biffignandi, suoi detentori, la costituzione di un’Opera Pia Biffignandi che suddivise fino a quella data gli interessi derivanti ad una ottantina di discendenti della famiglia.

La SOCIETÀ DI GIACIMENTI AURIFERI E DI LAVORI PUBBLICI DELL’ALTA ITALIA era una S.r.l. che, costituita in Lugano nel 1888, intendeva esplicare la propria attività non solo nel campo minerario ma anche in quello dei lavori pubblici che vi si potessero collegare. I soci fondatori, piemontesi e svizzeri, potevano vantare diritti sulle acque della Dora Baltea e opzioni di vendita per vari tratti del Ticino.

Il capitale societario era costituito da 50.000 parti senza valore determinato e furono emessi certificati di proprietà di una parte di grandi dimensioni, riportanti copia bilingue dello statuto. Nei primi anni di attività la Società analizzò profondamente i depositi alluvionali del Ticino mediante lavaggi a mano, evidenziando una buona presenza aurifera il cui sfruttamento venne affidato ad altre imprese di cui però essa conservò il controllo maggiore, operando, appunto tramite tali imprese, con almeno tre daghe che potevano assicurare un buon sfruttamento, nonostante gli inconvenienti tecnici che quel tipo di macchinari ancora presentavano.

Tale attività venne interrotta dopo il ’93 per forti contrasti tra le imprese conduttrici e la Società che allora si rivolse alla coltivazione delle terrazze alluvionali ai piedi del Lago Maggiore, tramite la SOCIETÀ FRANCO-ITALIANA. Anche in questo caso, nonostante un promettente avvio, l’attività dovette essere abbandonata per le gravi difficoltà tecniche.

Negli anni successivi, fino al 1899, la Società attraversò un periodo di crisi e di cambiamenti amministrativi che portò alla chiusura della compagnia svizzera a favore di una francese; nel 1904 nacque, così, la SOCIETÉ DES PLACERS DES LA HAUTE ITALIE, come società anonima con capitale di 81.250 franchi, in 3.250 azioni al portatore di 25 franchi. Tale Società intendeva riprendere i lavori nel Ticino, ma dovette affrontare difficoltà burocratico-amministrative soprattutto per far riconoscere la legalità della sua azione in Italia.

Nel 1908 comparve la THE TICINO DREDGING AND DEVELOPMENT Co. della quale non sono chiari i rapporti con la SOCIETÉ HAUTE-ITALIE, ma è sicuro che all’epoca quest’ultima versava in gravi difficoltà cosicché, il 31 ottobre dello stesso anno, i suoi diritti vennero trasferiti a Vercelli presso la SOCIETÀ ITALIANA MINERARIA & INDUSTRIALE con capitale di 5.000 lire di cui 1.500 versate. Questa nuova società l’anno seguente rilevò dalla vecchia compagnia tutti i diritti di sfruttamento ed iniziò una campagna per tentare di dimostrare le potenzialità economiche delle sabbie ticinesi, non solo per il contenuto aurifero, ma anche per altri minerali.

La legge mineraria del 1927 ne fece decadere ogni antico diritto vantato, facendo rientrare lo sfruttamento dei giacimenti alluvionali nelle norme generali di coltivazione e ricerca mineraria.

Fonti: Politecnico di Torino – Facoltà di Ingegneria: Piemonte Minerario, 1992/93; Commitee of the Stock Exchange of London: The Stock Exchange Official Intelligence, 1919.

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