I rinvenimenti monetali di Morgantina

Parlare di rinvenimenti monetali significa offrire ai lettori l’occasione di numerosi spunti di riflessione perché, in maniera analoga ad altri documenti archeologici ed in combinazione con questi, essi rappresentano una valida ed importante testimonianza nella ricostruzione della vita socio-economica e culturale nell’ambito geografico cui appartengono.

Localizzazione dell'antica Morgantina, nei pressi dell'odierna Serra d'Orlando
Localizzazione dell’antica Morgantina, nei pressi dell’odierna Serra d’Orlando

Innanzi tutto bisogna ricordare che i rinvenimenti monetali si differenziano per significati e problemi propri, secondo che si tratti di materiale numismatico rinvenuto in nuclei oppure rinvenuto isolato ed in relazione alle circostanze del rinvenimento stesso, occasionali oppure intenzionali (legate, cioé, all’attività di scavo). Vengono così distinti due grandi gruppi di ritrovamenti, i cosiddetti “rinvenimenti sporadici” ed i “ripostigli“.

I primi, riguardano esemplari erratici la cui dispersione è stata causata da ragioni fortuite: possono documentare la circolazione monetale dell’area di rinvenimento, a condizione, però, che si tenga conto non del caso singolo ma del ripetersi nel luogo di rinvenimenti simili. Gli esemplari erratici sono spesso di metallo vile ed in cattivo stato di conservazione.

Si considera ripostiglio, invece, un gruppo di monete deliberatamente costituito come tale ed occultato, di solito custodito dentro un contenitore. Tuttavia il concetto di ripostiglio non è univoco ed è frequente la suddivisione in “ripostiglio di conservazione“, caratterizzato da esemplari di natura eterogenea e non selezionati nel tempo, e “ripostiglio di tesaurizzazione“, un vero e proprio gruzzolo, cioé un accumulo di denaro che il risparmiatore ha sottratto alla circolazione, in un’unica o in diverse riprese, scegliendo esemplari in buono stato e di alto valore intrinseco.

A questi si aggiungono: a) i cosiddetti “ripostigli sparsi“: si tratta di un normale rispostiglio rinvenuto sparso in un’area delimitata e quindi da ricostruire nella sua integrità originaria; b) le “stipi votive“: sono nuclei di monete eterogenee conseguenti ad abitudini di culto e perciò rinvenuti prossimi ad un luogo sacro; essi sono utili alla ricostruzione degli aspetti religiosi di una comunità in un territorio determinato più che alla circolazione monetale perché gli esemplari recuperati, essendo stati scelti con funzione di simbolo, sono fuori dal corso normale.

Valutare correttamente i rinvenimenti monetali nelle loro specificità non è semplice. I mali più comuni a cui vanno soggetti sono infatti la frammentazione e la dispersione specialmente durante il periodo compreso fra la loro scoperta e la loro registrazione.

Analizzate la natura, la consistenza, la composizione di un ripostiglio, determinato il momento di chiusura e sistemato il contenuto in ordine cronologico seguendo la regola, valida ma non sempre affidabile, del grado di usura delle monete, si possono dedurre una serie di importanti informazioni: per esempio la datazione di un’emissione o di una serie di emissioni (le cosiddette “evidenze interne”) oppure informazioni utili a tracciare la storia, non solo economica, del luogo di rinvenimento (le cosiddette “evidenze esterne”).

Si possono così individuare rapporti commerciali, spostamenti di uomini (commercianti, soldati, viaggiatori) e i centri di produzione delle monete; per quest’ultimo aspetto sono però più utili i rinvenimenti in scavo urbano. Per quanto riguarda il rinvenimento di monete in scavo, affinché esso fornisca informazioni utili occorre conoscere con esattezza come il reperto numismatico si colloca nel contesto stratigrafico.

Lo studio delle monete recuperate in strato e del materiale (per esempio ceramica) rinvenuto con esse contribuisce a ricostruire il quadro storico-economico della vita cittadina.

Veduta aerea di Morgantina da Nord
Veduta aerea di Morgantina da Nord

L’esempio degli scavi di Morgantina è certamente il più noto e tra i più importanti.
La città, fondata dai Greci in Sicilia verso la metà del VI secolo a.C. ed identificata da una spedizione americana con lo stanziamento rinvenuto nei pressi dell’odierna Serra Orlando, secondo quanto racconta Livio si ribellò alla conquista romana per ben due volte, nel 214 e nel 211 a.C., anno in cui fu definitivamente conquistata ed assegnata ad un gruppo di mercenari ispani. Durante queste vicende fu semidistrutta dagli incendi bellici; i primi scavi archeologici condotti intorno agli anni ’60 hanno messo in luce i segni di una deliberata distruzione.

Il recupero di abbondante materiale numismatico durante gli scavi ha confermato le notizie sulla città offerte dallo storico romano. Infatti, sul pavimento di un ambiente della cosiddetta “casa di Ganimede” è stato recuperato un didramma di Ieronimo di Siracusa (215-214 a.C.) sotto uno strato di tegole precipitato dall’alto; questo rinvenimento nel terreno, “sigillato” dal crollo, conferma al 211 a.C. l’anno di distruzione dato da Livio e fornisce un preciso dato cronologico per distinguere il materiale rinvenuto sotto lo strato di crollo dal materiale sopra di esso.

Ancora conferme al passo liviano vengono dal ritrovamento di serie monetali a leggenda HISPANORVM ed è proprio sulla base del collegamento con i mercenari ispani che gli archeologi sono riusciti ad identificare i resti portati alla luce con la città di Morgantina.

Su queste premesse, già di per sé importanti per la storia del sito, si pone lo studio del numerario della città attraverso lo studio associato dei rinvenimenti archeologici e numismatici: è stato delineato così un quadro ben definito dei suoi rapporti fra la fine del V e l’inizio del IV secolo a.C. con altre città come Nasso, Agrigento, Gela, Siracusa, Velia e Terina.

Alcuni resti archeologici di Morgantina, fra i quali emerge il teatro
Alcuni resti archeologici di Morgantina, fra i quali emerge il teatro

Ma il rinvenimento per il quale Morgantina è passata nella storia degli studi numismatici è certamente quello recuperato durante gli scavi del 1958 in un ambiente del cosiddetto Santuario Sud di Demetra. Si tratta di nove monete d’argento romane poste dentro un vasetto contenitore per medicinali: quattro vittoriati anonimi, un denario anonimo, cinque quinari anonimi ed un sesterzio anonimo, tutti appartenenti alla prima fase di emissione del numerario romano.

Poiché il vasetto venne recuperato in uno strato datato intorno al 211 a.C., il suo contenuto ha contribuito alla chiarificazione della cronologia delle prime emissioni romane e soprattutto ha fornito il “terminus ante quem” alla data di inizio dell’emissione del denario, aprendo anche il dibattito sul suo inserimento nella circolazione monetale della Sicilia.

La data di emissione del denario era stata fissata al 269 a.C. sulla base di un passo della Naturalis Historia (XXXIII, 42-46) di Plinio il Vecchio. Nel 1924 uno studioso inglese, Mattingly, propose di abbassare tale data di emissione al 187 a.C. ritenendo che la moneta d’argento di cui parla Plinio non fosse il denario ma una delle serie cosiddette “romano-campane” coniate da Roma in zecche campane (Neapolis, forse Capua).

Il rinvenimento di Morgantina ha invece avvalorato le teorie come quella del Thomsen e del Crawford, che scegliendo una “cronologia di mezzo” collocavano l’inizio del denario a pochi anni prima del 211 a.C.

I rinvenimenti monetali di Morgantina

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