I quattro custodi dell’Imperatore

Sono i guerrieri riprodotti sulle quattro monete d’argento da 5 yuan che accompagnano il pezzo da 100 yuan dedicato a Qin Shi Huang, primo imperatore della Cina…

Dal profondo e millenario sonno, a vegliare sul quale aveva fatto mettere un’intera armata di settemila guerrieri, all’oro monetato. La moneta, con le sembianze di Qin Shi Huang, “primo Imperatore della Cina”, come egli stesso si nominò per celebrare la riunificazione del Paese, avvenuta nel 221 prima di Cristo, al termine di due secoli e mezzo di lotte combattute dai piccoli stati feudatari, vale 100 yuan. Ed in virtù di un sottilissimo strato d’argento puro assume un effetto color giallo particolarmente luminoso.

Prodotto in 25.000 esemplari, il 100 yuan fondo specchio (diametro 23 millimetri, peso 11,318 grammi) festeggiava i trentacinque anni della Repubblica popolare. Assieme a Qin Shi Huang sulla moneta appare una veduta della mastodontica “muraglia” da lui stesso fatta costruire per chiudere 2.400 chilometri del confine settentrionale.

Così come nella tomba, a ragione definita “tesoro spirituale dell’umanità”, anche nelle monete cinesi emesse nel 1984 Qin Shi Huang è contornato da alcuni dei “suoi” guerrieri-custodi. La scelta è caduta su un generale, un ufficiale, un cavaliere ed un arciere, prescelti dalla zecca cinese fra i settemila guerrieri a grandezza naturale, plasmati in terracotta e rinvenuti nel 1974 nella comune popolare di Yanzhai.

I quattro guerrieri in terracotta, vecchi di duemila e passa anni, figurano su altrettante monete d’argento da 5 yuan (ognuna del peso di 22,22 grammi e del diametro di 36 millimetri) riunite in set indivisibile.

Commercializzate dalla Numinvest di Bruxelles (emanazione della Banca d’investimenti Maison Lazard et Compagnie di Parigi) e dalla sua controllata Numarco, belga essa pure, le monete cinesi del trentacinquennale non mancarono di suscitare larghi consensi. Tanto che Paul Jacquet De Hevesskercke, direttore della pianificazione del gruppo Numinvest, non ebbe difficoltà ad ammettere che potevano essere “sufficienti pochissime settimane per la collocazione dell’intera emissione”.

“Oggi come oggi – sottolineava Alessio Anfossi dell’Intercoins, l’azienda milanese che aveva l’esclusiva per la distribuzione delle monete sul territorio nazionale – mi sento di poter definire la tiratura decisamente bassa. Non so – proseguiva Anfossi – quante sono le monete destinate al mercato internazionale a presentare una tiratura così contenuta”. Ed effettivamente 25.000 aurei e 30.000 set con dentro le quattro monete d’argento (di gran lunga più interessanti queste ultime per il mercato italiano) non appaiono molte.

Anche se, mancando attendibili pietre di paragone, appare azzardato fare previsioni attendibili. Diciamo allora, in attesa che il mercato si pronunci, che la tiratura appare prudenziale.

La Cina, d’altra parte, è paese fuor di dubbio importante. Un paese, per di più, che gode di simpatie in progressiva espansione. Le monete, d’altronde, hanno illustrazioni coerenti, profondamente radicate nella storia e nella cultura cinese. Non sono, insomma, monete qualsiasi.

Un peccato veniale, questo, da cui la Cina non è andata completamente esente. Alcune monete del passato risentono infatti di questi ambigui natali. Capito l’errore, resasi conto del vicolo cieco nel quale si stava cacciando, la Cina non ha impiegato molto a cambiare strada. E di questo occorre darle atto.

Allineato con quello di tutte le monete di questo tipo, garantiva Anfossi, l’aggio. Ossia la differenza tra prezzo di vendita e valore del metallo prezioso contenuto. Che è aspetto fra i più importante da tenere in considerazione prima di procedere all’acquisto di moderne monete da collezione. Maggiore è l’aggio, più s’accrescono naturalmente le difficoltà di un disinvestimento remunerativo. È difatti difficile che una moneta di questo tipo (le analogie, non solo recenti, sono peraltro moltissime) veda accrescersi in tempi brevi valori autenticamente numismatici.

Più probabili aumenti, in casi del genere, possono aversi a seguito dell’assorbimento delle monete emesse e la conseguente successiva richiesta collezionistica, nonché dell’aumento del costo della vita (e, s’intende, l’aumento dei metalli preziosi con i quali le monete sono prodotte).

Queste di Cina, prima puntata di un racconto in moneta della sua storia (quella successiva riguardò Confucio, per anni dimenticato e poi riabilitato dai capi della Cina di Den Xiaoping) riassumono in sé larga parte delle caratteristiche appena menzionate. Sono sì monete prodotte per pure finalità collezionistiche, ma al tempo stesso sono monete dal piacevole aspetto, battute in un quantitativo che a più di un osservatore appare senza dubbio alcuno “interessante”.

I quattro custodi dell’Imperatore

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