I Gonzaga al sicuro in Banca

La vendita in blocco per 3 miliardi e 700 milioni (nel maggio 1994) all’istituto di credito lombardo scongiurò un’irreparabile dispersione all’incanto della collezione messa insieme in oltre 40 anni di studi e ricerche dal conte Alessandro Magnaguti. Toccò poi al nuovo proprietario di valorizzare come meritava, nella sua terra, questo eccezionale patrimonio culturale.

4 doppie di Ferdinando, VI duca di Mantova e IV del Monferrato
4 doppie di Ferdinando, VI duca di Mantova e IV del Monferrato

Fu allora, nel 1949, la prima asta realizzata in Italia e battuta dai Santamaria dalla fine della guerra (l’ultima era stata quella della collezione Gili, nel 1942). Un’asta eccezionale per ricchezza, rarità, ottimo stato di conservazione delle monete offerte che costituivano una delle collezioni private italiane più interessanti, più vaste ed organiche (per la Zecca di Mantova e delle altre zecche dei rami minori gonzagheschi addirittura più ampia di quella di Vittorio Emanuele III, che riceveva spesso a Corte il conte Magnaguti verso la cui collezione non nascondeva una certa invidia).

Ducatone per Guastalla di Ferrante II
Ducatone per Guastalla di Ferrante II

La collezione messa insieme con gusto veramente squisito, accoppiato ad una grande passione e ad una rara competenza, dal mantovano conte Alessandro Magnaguti, accademico virgiliano, in oltre quarant’anni di ricerche e di studi (incominciò che era appena ventenne), venne poi illustrata in ben 12 volumi: “Ex Nummis Historia”, editi dai Santamaria a Roma dal 1949 al 1965.

Ma soprattutto il conte Magnaguti si dedicò allo studio e alla raccolta delle monete dei Gonzaga. Tanto era l’amore per la sua terra e per quanto ne ricordasse e celebrasse la storia e l’arte (non per niente si firmava semplicemente “Alessandro il Mantovano”) che, quando decise di mettere all’asta la sua collezione, ne volle salvare e conservare il nucleo più prezioso: quello delle monete e medaglie gonzaghesche illustrate nei volumi VII, VIII e IX.

Un complesso che meglio di qualsiasi libro racconta e illustra le vicende, la vita, i costumi della famiglia Gonzaga, che a Mantova tenne una delle corti più fastose d’Europa. Quelle monete che allora gli eredi del conte Magnaguti – i conti Morana Magnaguti Rondinini di Custoza – cedettero alla Banca Agricola Mantovana per 3 miliardi e 700 milioni di lire. Fu allora una decisione saggia quella di non disperdere una collezione che lo stesso Magnaguti presentava nella sua opera come “…la più ricca, la più bella, la più completa collezione di monete gonzaghesche giammai radunata…”.

8 scudi d'oro di Maria Gonzaga e Carlo II
8 scudi d’oro di Maria Gonzaga e Carlo II

Come saggia è stata la decisione degli eredi di vendere in blocco la collezione all’istituto di credito mantovano, anche se per una cifra nettamente inferiore a quella che si sarebbe potuta realizzare in una vendita al pubblico incanto (si parla di un possibile realizzo di 7-10 miliardi di lire). Sarebbe stato non solo un danno gravissimo inferto al mondo della ricerca e dello studio, ma anche un’offesa alla memoria del conte Magnaguti.

La collezione, com’è giusto e naturale, resterà così (salvo prelazione da parte dello Stato) nella sua terra, a Mantova. C’è ora da augurarsi che la Banca Agricola Mantovana voglia e sappia valorizzare come merita questo eccezionale patrimonio culturale, curandone un’adeguata esposizione in modo da farla finalmente ammirare sia dai numismatici che da quanti sentono tutto il fascino e la bellezza di quell’intreccio di storia e arte che è la numismatica.

Ricordiamo come la “Magnaguti” (regolarmente notificata dallo stesso conte, raro quanto ammirevole esempio di correttezza, presso il ministero dei Beni culturali) comprenda 1737 monete coniate a Mantova e a Casale dal primo capitano del popolo Aloigi (1328-1360) all’ultimo Duca, il X per Mantova e l’VIII per il Monferrato, Ferdinando Carlo (1669-1707) e poi a Novellara, Guastalla, Bozzolo, Pomponesco, Sabbioneta, Castiglione delle Stiviere, Solferino.

Testone d'argento di Francesco II
Testone d’argento di Francesco II

Ma il conte Magnaguti non si limitò solo a raccogliere le monete (“senza restrizioni di borsa”); i suoi contributi critici e le sue analisi documentate hanno segnato una svolta fondamentale nello studio delle monete mantovane (e non solo di quelle). Numerosi sono i suoi articoli pubblicati sulla “Rivista italiana di Numismatica” e su “Italia Numismatica” oltre che su altre riviste straniere. All’imperatore Adriano e a Napoleone dedicò due volumetti, il primo pubblicato a Londra “Adriano in nummis”, il secondo a Milano “Napoleone a Mantova”.

Importanti sono i suoi studi su Virgilio e sulle monete virgiliane. Già nel 1921 aveva pubblicato un volume su “Le medaglie mantovane” mentre a suo merito va ricordato il completamento dei tre volumi sulla Zecca di Mantova lasciati incompiuti dal Portioli. Ai suoi amati Gonzaga dedicò il libro “Cacce Gonzaghesche”, dove moltissimi documenti inediti svelano aspetti del tutto nuovi sulla grande famiglia.

Ducato del berretto di Francesco II Gonzaga
Ducato del berretto di Francesco II Gonzaga

Le altre monete romane, medievali, rinascimentali e moderne della collezione Magnaguti (5.700 pezzi) vennero disperse in diverse aste in un arco di 10 anni: la prima si tenne il 12 ottobre 1949 e riguardò le monete classiche, 480 greche e 641 romane dalle origini di Roma all’imperatore Nerva, illustrate nei volumi I e II; l’ultima asta, quella delle monete e medaglie delle grandi famiglie sovrane d’Europa (volume XII, 851 lotti), ebbe luogo il 4-5 ottobre 1959.

Tutte le aste ebbero vasta risonanza e registrarono un grande concorso di studiosi, commercianti e collezionisti provenienti da tutto il mondo; ricordiamo tra i presenti i nomi dei più illustri numismatici italiani del tempo: Luigi De Nicola, Michele Baranowsky, Oscar Rinaldi, Giuseppe De Falco, Ambrogio Canessa, Mario Ratto, Barzan, Antonio Pagani. Anche i prezzi spuntati furono di tutto rispetto a testimoniare quanto la collezione fosse valutata e apprezzata per la rarità e la straordinaria bellezza di quasi tutti gli esemplari.

 

Ex Nummis Historia

Il catalogo della intera collezione del conte Magnaguti si compone di 12 volumi pubblicati dai Santamaria tra il 1949 e il 1965. L’opera ritenuta oggi “di riferimento indispensabile e molto rara oltre che magistralmente curata” vale 5.000 euro.

Volume I, Monete greche
Volume II, Monete dell’Aes Grave, della Repubblica e dell’impero fino a Nerva
Volume III, Monete di Traiano e Adriano
Volume IV, Monete romane da Antonino Pio alla caduta dell’impero d’Occidente
Volume V, Monete dell’impero d’Oriente e del Medio Evo, i Comuni e le Repubbliche italiane, Venezia
Volume VI, Monete delle Signorie italiane, i Gran Maestri dell’Ordine Gerosolimitano
Volume VII, I Gonzaga, parte prima
Volume VIII, I Gonzaga, parte seconda
Volume IX, Le medaglie dei Gonzaga
Volume X, Monete di Casa Savoia e del Risorgimento
Volume XI, monete dei Romani Pontifici
Volume XII, Monete e medaglie delle grandi famiglie sovrane d’Europa

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