I bollettini illustrativi

In Brasile si chiamano “edital”, in Portogallo (Azzorre, Madera e Macao compresi) “pagelas”, in Italia “bollettini illustrativi”. Suppergiù identico il nome col quale queste pubblicazioni, destinate ad illustrare i francobolli di nuova emissione, vengono identificate in Francia, in Spagna e in Austria.

La riproduzione delle nuove cartevalori postali, eccezion fatta per Austria e Brasile (un tempo anche in Brasile erano a colori) è policroma. Il testo, in genere, è in più lingue. Quella locale, e poi il francese e l’inglese. Inviate gratuitamente alla stampa specializzata, queste pubblicazioni si possono ottenere, con modesto costo, in abbonamento.

Da noi la vendita avviene il giorno stesso dell’uscita del francobollo (spesso, tuttavia, i vari bollettini accumulano ritardi più o meno consistenti). Ad un certo momento, in verità, parve che anche le Poste di Roma volessero adeguarsi a quelle di altri Paesi. Alla stampa specializzata convocata il 2 dicembre 1970 per presentare la prima serie natalizia repubblicana, Giacinto Bosco, ministro di turno delle Poste, assicurò la vendita anticipata e la distribuzione anticipata dei bollettini sia alla stampa che alle scuole. I fatti hanno dimostrato che è stata una delle solite promesse non mantenute.

Nel frattempo, i bollettini, che nel presente hanno una tiratura media di 16.000 esemplari (a stamparli è ora il Centro meccanizzazione postale di Bologna, che ha così preso il posto del Poligrafico-Zecca) hanno perso per strada il testo francese! L’articolo resta comunque barboso, sovente del tutto slegato dal francobollo, che non è mai compiutamente descritto, e la riproduzione non è stata ancora barrata per evitare utilizzazioni fraudolente sempre possibili.

Nel 1954 la nascita di queste pubblicazioni avvenne quasi per caso. La prima, ricca di tutta una serie di varianti, si chiamava “circolare”. Più precisamente il bollettino che accompagnò la nascita della doppia commemorazione di Marco Polo era definito dalla stampa dell’epoca “edizione straordinaria della circolare che usualmente accompagna ogni nuova emissione, con una biografia curata da Giuseppe Avon Caffi”, tradotta in francese, inglese e… cinese.

L’iniziativa si inquadrava nelle impegnative celebrazioni messe a punto per ricordare Marco Polo, e nelle quali entrò alla grande anche il Comune di Venezia che indisse per la circostanza un concorso, vinto da un filatelista locale, per la realizzazione dell’illustrazione destinata a diventar francobollo. A Roma il modesto bozzetto veneziano non trovò larghi appoggi, tant’è vero che presto fu accantonato. E al suo posto Mario Colombati (che firmò con caratteri minutissimi, alla base della colonna di destra, quella che sostiene il drago), predispose due incisioni ad unica illustrazione.

Ad “ispirare” la quale fu Romolo de Caterini, l’Ugo Monaco del tempo. Al centro c’è Marco Polo affiancato dal Leone di San Marco e da un drago, simboli dei due punti terminali dell’avventuroso viaggio, poi narrato nel Milione (l’itinerario è tracciato sullo sfondo).
L’insieme è completato dalla dicitura “Pax tibi Marce” e da quattro ideogrammi cinesi significanti “Europa”, “Asia”, “Congiungere” e “Due parti della stessa gemma” (ossia: Unire l’Europa e l’Asia come due parti di una sola gemma).

Oltre ai due francobolli da 25 e 60 lire (soprastampati anche AMG-FTT ad uso di Trieste), ci fu un’edizione straordinaria della circolare ministeriale che, visto il successo incontrato, fu subito trasformata in norma. E nel nome di Marco Polo di circolari ministeriali ne vennero prodotte una bella manciata di sottotipi, sei per la precisione.

Così distinguibili: carta non patinata, testo italiano, errore nella prima pagina: “25 lire sepia-rossastro”; testo italiano, errore corretto nella prima pagina: “25 lire seppia-rossastro”; carta patinata, testo in quattro lingue, senza stampa al verso dei francobolli; carta patinata, testo in quattro lingue, fondo di stelline al verso dei francobolli; carta patinata, testo in quattro lingue, fondo di stelline al verso dei francobolli e, in calce all’ultima pagina: “2201860 Roma 1954 Istituto Poligrafico dello Stato P.V.”;

carta patinata, testo in quattro lingue, fondo di stelline al verso dei francobolli e, in cartella al fondo dell’ultima pagina: “Bollettino illustrativo N. 1 in vendita presso gli sportelli per filatelici delle Direzioni Provinciali PP.TT. – L. 100 – 2203110 Roma Istituto Poligrafico dello Stato P.V.”; carta patinata, testo in quattro lingue, fondo di stelline al verso dei francobolli e, in cartella al fondo dell’ultima pagina: “Bollettino N. 1 in vendita presso gli sportelli per filatelisti delle Direzioni Provinciali PP.TT. – L. 100 – 2204508 Roma Istituto Poligrafico dello Stato P.V.”.

Non mancano, anche se tutto sommato sono piuttosto limitate, le varietà. E neppure manca un bollettino con l’impronta di una carta valore mai nata. Si tratta dell’aerogramma che nel 1977 ricordò il lancio, in origine previsto per il 18 agosto, del satellite italiano Sirio. Rinviata di otto giorni la messa in orbita del satellite, la dicitura dell’impronta del valore d’affrancatura fu modificata, ma il bollettino uscì lo stesso.

Esiste, quindi, con la riproduzione del biglietto postale aereo mai uscito e con l’impronta dell’aerogramma lanciato il successivo 5 ottobre.
Scarsamente collezionati in Italia, dove in pratica non hanno mercato, in taluni Paesi esteri – come Austria, Brasile, Portogallo e Spagna – “edital”, “pagelas”, e “fogli d’informazione” vari raccolgono discrete simpatie, comprovate da appositi cataloghi usciti in Portogallo e, successivamente, anche in Spagna.

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