I 250 anni di Sotheby’s

Una vendita all’asta eccezionale quella che celebrò i due secoli e mezzo della celebre Casa d’aste, che nell’occasione presentò all’incanto innumerevoli monete britanniche d’oro: dai Celti ad Elisabetta II.

Il pezzo più apprezzato della collezione Strauss è stata la doppia sovrana da 60 scellini coniata per Edoardo VI
Il pezzo più apprezzato della collezione Strauss è stata la doppia sovrana da 60 scellini coniata per Edoardo VI

Sotheby’s, “The Strauss Collection of British Gold Coins”, Londra 26 maggio. Un imperdibile catalogo per tanti appassionati di monete britanniche, forte anche di bellissime riproduzioni in bianco e nero e a colori. Sotheby’s non poteva far meglio in occasione del 250° anniversario della fondazione di questa prestigiosa casa d’aste, proponendo un’eccezionale collezione di monete d’oro inglesi spazianti dalle coniazioni celtiche fino a Elisabetta II.

Tra corsi e ricorsi la storia delle aste di Sotheby’s comincia nel 1755, con la vendita della collezione di Richard Mead, per cui venne redatto un catalogo in latino; per la vendita della collezione Strauss la moneta di copertina ha un doppio valore storico e simbolico, essendo un esemplare proveniente dall’importante asta Sotheby’s del 1811, durante la quale furono dispersi alcuni doppioni del British Museum.

Si incomincia alla grande con uno statere coniato da uno zecchiere della tribù degli Ambiani tra il 125 e il 100 a.C., che presenta al dritto una testa di Apollo di fattura insolitamente fine (3.500 sterline contro una stima di 1.5/2.000).

Dopo le 43 monete celtiche si passa alle monete che vanno da Edoardo III (1327-1377) a Carlo I (1625-1649) ed è un vero “festival” di rarità, come il noble di Edoardo IV, che raggiunge le 11.000 sterline, la sovrana di Enrico VII (13.500 sterline) e quella di Enrico VIII (24.000 sterline), cover coin, moneta che fu del British Museum; interessante di quest’ultimo pezzo è il ritratto piuttosto realistico (particolare inusuale per le monete di questo periodo) di Enrico VIII, di cui si riconosce la faccia larga con la leggera barbetta.

Questo moderno San Giorgio col drago appartiene al rovescio della corona di Giorgio V
Questo moderno San Giorgio col drago appartiene al rovescio della corona di Giorgio V

Più in alto di tutti è arrivata la doppia sovrana da 60 scellini, coniata tra il 1550 e il 1553 per Edoardo VI, che da una stima di 30/40.000 sterline sale fino a 80.000. Si procede con una selezione di monete scozzesi, tra cui si evidenziano il rarissimo ryal di Maria (1542-1567) che raggiunge 7.500 sterline e l’eccezionale pezzo di Giacomo VI (1567-1625) da venti sterline del 1575, raro e di buona conservazione che ottiene ben 18.000 sterline.

Molto apprezzate le monete di Carlo II, le cui ghinee, mezze ghinee e multipli da 2 e da 4 sono state tutte vendute sopra la stima, forti di una qualità media veramente eccezionale. Pezzi sensazionali sono le prove di Giorgio III; le due prove da 5 e da 2 ghinee coniate rispettivamente nel 1770 e nel 1768 ottengono 45.000 e 22.000 sterline, mentre la prova delle cinque sterline da una stima di 20/25.000 sterline ne ottiene addirittura 41.000.

Eccezionale la prova in oro della corona, un fior di conio assoluto che raddoppia la stima, passando da 20/25.000 sterline a 51.000. Apprezzata anche la prova del 5 sterline di Guglielmo IV, esemplare più che spendido, che ferma il martelletto a quota 40.000 sterline.

Due autentiche perle della vendita di classiche Lanz: un exadramma di Cartagine e un medaglione battuto per Costanzo
Due autentiche perle della vendita di classiche Lanz: un exadramma di Cartagine e un medaglione battuto per Costanzo

Lanz, Monaco, 6-7 giugno. Ancora pezzi di eccezionale valore nella vendita n. 69 di monete medioevali, moderne e contemporanee gran parte delle quali provengono dalla collezione di Margaretha Ley, famosa stilista tedesca che, su consiglio di un noto numismatico tedesco, di cui non si fa il nome, ha formato nel corso degli anni una collezione di pezzi tedeschi medioevali e moderni di grande qualità.

La risposta della sala è stata senza dubbio soddisfacente anche se diversi pezzi sono stati aggiudicati sotto stima, ma bisogna considerare proprio le alte stime per tanti esemplari spesso unici e di qualità impeccabile; tra i numerosi realizzi sopra le decine di milioni di lire segnaliamo la sedia d’oro di Carlo IV di Lussemburgo (1346-1378) venduta per 32.000 marchi o i 10 ducati coniati per Rodolfo II d’Asburgo (1576-1612) che ne ha ottenuti 31.000.

Moltissime tra i pezzi di spicco le monete d’ostentazione, per le quali, sia come disegno che come quantità, gli Stati tedeschi tra il XVI e il XVIII secolo non hanno rivali; tra questi erano davvero imponenti un esemplare da 10 ducati in oro battuto a Hildesheim tra il 1597 e il 1601 per Rodolfo II, vicario dell’imperatore (35.000 marchi) e una moneta/medaglia del valore di 6 ducati-oro coniata a Regensburg per Francesco I d’Asburgo, che da 20.000 marchi è salita fino a quota 37.000.

La prova in oro della corona, pezzo eccezionale e di estrema rarità, coniata per Giorgio III nel 1817
La prova in oro della corona, pezzo eccezionale e di estrema rarità, coniata per Giorgio III nel 1817

Come di consueto Lanz propone oltre alla vendita di materiale medioevale e moderno, anche quella di monete classiche. In quest’ultima erano presenti vere e proprie perle. Bello di conservazione e di magnifico stile il medaglione aureo di Costanzo (337-350), sul cui rovescio si vede l’imperatore, visto di fronte, mentre avanza sulla quadriga distribuendo monete con la mano destra; si tratta del secondo esemplare conosciuto ed ha ottenuto ben 35.000 marchi.

Tra le greche un bellissimo exadramma da 3 sicli coniato a Cartagine, verso il 260 a.C., è stato aggiudicato per 30.000 marchi. Carico di importanza storica e della più grande rarità il solido coniato a Milano per Romolo Augustolo nel 476, anno della caduta dell’impero romano d’Occidente: 28.000 marchi all’aggiudicazione.

Nonostante l’alto numero di ottimi pezzi, è da registrare un 21% d’invenduto tra 1012 lotti di monete classiche, contro poco più dell’8% di quello delle medioevali e moderne.

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