Gli straordinari ordinari di Gran Bretagna – 4ª parte

1952-1971. Elisabetta II e il diadema di Giorgio IV

Le due versioni del ritratto di Edmond Dulac
Le due versioni del ritratto di Edmond Dulac

L’improvvisa scomparsa di Giorgio VI, il 6 febbraio 1952, costrinse a prendere in urgente considerazione il rifacimento dell’intera serie di valori postali-fiscali. E la prima cosa da fare era procurarsi un ritratto della nuova Regina, adatto alla riproduzione sui francobolli: un ritratto fotografico e soprattutto realistico, tanto per cambiare dal solito effetto “moneta”.

Fu così che, pochi giorni dopo l’ascesa al trono, Elisabetta II posò per una serie di ritratti a cura dello Studio fotografico di Dorothy Wilding. In alcune foto la Regina porta una tiara: una prova per evitare la corona sospesa sull’effigie dei due precedenti Re. Ma non si scartò l’idea del dipinto, seppure basato sulla fotografia, e fu affidato a Edmond Dulac l’incarico di realizzarlo, utilizzando uno scatto dello studio Wilding: dopo una prima prova con la tiara, il Dulac eseguì un ritratto con il diadema creato agli inizi dell’800 per Giorgio IV – quattro gross patées alternate alla rosa, al trifoglio irlandese e al cardo scozzese, realizzati in diamanti e sostenuti da un doppio filo di perle – che fu giudicato il più adatto.

Una seconda seduta fotografica con il diadema e alcuni ritocchi (dopo aver visto le foto la Regina aveva espresso il desiderio di spostare in avanti e sollevare un po’ il diadema) portarono infine all’effigie definitiva. Nel frattempo il disegno del Dulac con tiara era stato fornito a diversi artisti per l’impostazione grafica dei francobolli, che dovevano recare – oltre al valore e alle consuete diciture – i quattro simboli floreali nazionali.

I disegni prescelti furono quattro, di Enid Marx (tipo 1d), Mary Adshead (tipo 8d), M C Farrar-Bell (tipo 2½d) e Edmund Dulac (tipo 1 scellino), cui si aggiunse uno dei bozzetti di G. Knipe (tipo 6d) scelto dalla stessa Regina. Il 5 dicembre 1952 i primi due valori della serie potevano essere emessi: gli altri apparvero in seguito, entro il febbraio 1954, col risultato che in questo periodo si ebbero libretti contenenti contemporaneamente francobolli di Giorgio VI e di Elisabetta.

Per un attimo si era pensato – in onore della nuova Regina – di creare un nuovo penny black, e vennero eseguite prove con due dei disegni prescelti. Ma a 112 anni di distanza si pose lo stesso problema – la scarsa leggibilità degli annulli – insieme a quello nuovo di eventuali soprastampe, sorto dalla necessità di creare valori provvisori per le Agenzie del Marocco e del Golfo Persico. E fu così che il penny black di Elisabetta II rimase allo stadio di semplice prova.

Mentre i piccoli valori uscivano dalle rotative della Harrison alla chetichella, iniziavano gli studi per gli alti valori, da stampare come sempre in calcografia, basati anch’essi sul nuovo ritratto dello Studio Wilding. Un primo invito a una serie di artisti, agli inizi del 1953, portò a una rosa di ben 67 bozzetti con le più diverse proposte, nessuna delle quali entusiasmanti ma da cui venne l’idea di illustrare i nuovi valori con i castelli reali di Caernarvon, Carrickfergus, Edimburgo e Windsor.

Alcune delle prime proposte presentate nella primavera 1953
Alcune delle prime proposte presentate nella primavera 1953

La scelta cadde inizialmente sui bozzetti di L.D. Fryer, un artista della Waterlow, di impostazione tanto classica da rasentare il dejà vue, ma in seguito prevalse l’idea più creativa presentata da Lynton Lamb. Alcune delle vedute, tratte da fotografie fornite dalla Waterlow, si rivelarono inadatte al formato francobollo, e Lamb venne inviato direttamente a Windsor e a Edimburgo per trovare inquadrature più adatte.

L’idea iniziale era di realizzare i nuovi francobolli in due colori, ma dopo un certo numero di prove la preferenza di Lamb e della Waterlow per la stampa monocroma ebbe il sopravvento. Nel marzo 1955 giunse l’approvazione reale, e nel settembre seguente i 4 valori entravano in distribuzione in tutto il regno, per durare fino al 5 marzo 1969, attraverso un notevole numero di tirature, su carta con e senza filigrana, effettuate prima dalla Waterlow, poi dalla primavera 1958 dalla De La Rue e infine dalla Bradbury Wilkinson a partire dalla metà del 1963.

Il 17 ottobre 1956 il francobollo da 2 pence veniva riemesso in un colore più chiaro, dopo alcune prove in vari colori e con testi e disegni in positivo, per rendere più visibili gli annulli fiscali, normalmente eseguiti con penna e inchiostro. E nel 1958 alcuni dei valori di uso più comune apparivano in una diversa versione grafica, per essere usati nell’Irlanda del Nord, Scozia e Galles e nelle isole di Guernsey, Jersey e Man.

I saggi di B. S. Biro e della Waterlow, e due prove a stampa bicolore del disegno definitivo di Lybton Lamb
I saggi di B. S. Biro e della Waterlow, e due prove a stampa bicolore del disegno definitivo di Lybton Lamb

Questi valori “regionali”, ciascuno illustrato con stemmi o simboli delle singole regioni, erano distribuiti esclusivamente in tali zone, in sostituzione dei corrispettivi valori ordinari “nazionali”: solo nel Monmouthshire i francobolli nazionali e quelli del Galles avevano distribuzione e corso simultaneo. Naturalmente questi regionali potevano essere utilizzati in tutta la Gran Bretagna: solo a Guernsey e a Jersey furono tolti di corso dal 30 settembre 1969, dopo l’introduzione di carte valori autonome, come tutti gli altri francobolli inglesi.

I tipi emessi per le tre isole non recano inoltre che l’indicazione POSTAGE, dal momento che le tasse erano di competenza dei Parlamenti locali.

Ma a partire dal 1957 ben altre innovazioni attendevano i francobolli inglesi e, sul loro esempio, quelli di molti altri paesi: l’introduzione di macchine bollatrici e smistatrici automatiche. Una nuova finalità si aggiungeva alle molte altre fin qui acquisite dal francobollo: mezzo di affrancatura, marca da bollo (almeno in Inghilterra), oggetto di collezione, messaggio socio-politico e ora anche mezzo di orientamento per gli scanner delle macchine automatiche.

La prima di queste attrezzature chiamata ALF, era stata installata sperimentalmente a Southampton nel 1957, e serviva soltanto ad obliterare le lettere. Per orientare e posizionare la corrispondenza in modo da bollare il francobollo, questo doveva essere in qualche modo individuabile da un “lettore”; ma come? In un primo tempo si era pensato di sfruttare la massa di colore del francobollo, ma scritte grandi e pesanti, così come marchi e altre diciture stampate sulla busta, finivano per ingannare la macchina.

La soluzione venne infine trovata mediante linee di grafite, conduttrici di elettricità, applicate al retro del francobollo sotto la gomma. I sei valori di maggiore uso furono posti in corso nella zona di Southampton nel novembre 1957: il valore da 2 pence, allora corrispondente alla tariffa delle stampe, recava una sola linea anziché due, in modo che la macchina potesse separare automaticamente questi oggetti.

Ma anche questo sistema rivelò col tempo degli inconvenienti: la macchina reagiva anche in presenza di clips e punti metallici attaccati alla corrispondenza, o a fronte di buste un po’ bagnate. Un nuovo metodo venne quindi sperimentato dal novembre 1959, soprastampando i francobolli con linee di grafite con bande di inchiostro fosforescente, e attrezzando ALF con un secondo scanner che reagiva alla luminosità persistente del fosforo.

Anche in questo caso fu usata una sola banda sul valore da 2 pence, e due sugli altri. Questo sistema si rivelò il migliore e fu definitivamente adottato dal 6 luglio 1960, anche se in seguito la sostanza al fosforo venne sostituita da un’altra che dava reazioni più forti, e con un’altra ancora dal 1965 quando – con l’inaugurazione del centro automatizzato di Norwich – si rese necessario distinguere nettamente la reazione luminosa del francobollo da quella delle barre del codice postale, utilizzate per lo smistamento automatico.

L’adozione delle barre al fosforo, prima limitata alle forniture distribuite nelle zone in cui vi erano impianti automatizzati e poi estesa all’intera tiratura di tutti i valori di piccolo formato, e la stampa di valori diversi nello stesso foglio per i libretti, iniziata nel luglio 1963 con l’abbinamento del ½ pence e del 3 pence, furono le ultime innovazioni che coinvolsero la serie Wilding, ormai condannata alla sostituzione.

Soprattutto a causa dei commemorativi, in cui la troppo realistica effigie reale di tre quarti complicava enormemente le cose: occorreva un’effigie più semplice, che potesse diventare un puro elemento grafico, come dimostrò David Gentleman con la sua silhouette adottata a partire dal 1966 nei commemorativi e che qualcuno definì subito “tipo saponetta Camay”.

I primi studi per una nuova serie, iniziati nel 1965, presero in considerazione alcune foto di Elisabetta II di profilo: una con il diadema scattata nel 1952 dallo Studio Wilding, altre a capo scoperto scattate da Anthony Armstrong-Jones, più noto come Lord Snowdon e per il suo matrimonio con la principessa Margaret. Ma i saggi preparati dalla Harrison con queste foto, usando la cornice del 2½d, dimostrarono che non era sufficiente un semplice adattamento.

Una rosa ristretta di artisti fu quindi invitata a sottoporre idee e disegni. E i più interessanti, opera di Andrew Restall, Stuart Devlin e Reginald Brill, furono utilissimi per far comprendere che l’effigie da sola poteva “reggere” l’intero francobollo, se trattata come un cammeo o un bassorilievo, senza bisogno di altri fregi o cornici.

Era il ritorno alla classica effigie da moneta, come nei primi francobolli. Ma con una novità tecnica: il calco in gesso non sarebbe servito per un conio da cui trarre un disegno, ma avrebbe fatto da modello direttamente, per una fotografia. L’incarico fu affidato a un artista dell’Accademia Reale, Arnold Machin, ma vennero eseguiti calchi anche da altri artisti. E sulla foto del bassorilievo vennero approntati diversi bozzetti e saggi anche a due colori, alcuni con diciture e i soliti simboli floreali (furono sperimentate anche scritte “incise” nel calco, come l’effigie), altri con il solo valore.

Alla fine prevalse la semplicità: e 127 anni e un mese dopo il primo francobollo del mondo, nasceva una serie decisamente rivoluzionaria nella sua raffinata pulizia grafica, basata soltanto su un’effigie, una cifra e il colore, facendo passare in secondo piano il fatto che per la prima volta dei francobolli inglesi mancavano della filigrana o di altri sistemi di sicurezza. E anche quando, il 5 marzo 1969, apparvero gli alti valori nello stesso disegno, ma incisi anziché fotografici, l’effetto non risultò minimamente compromesso; malgrado l’uso della calcografia.

Il calco del Machin con la tiara molto all'indietro e alcune prove
Il calco del Machin con la tiara molto all’indietro e alcune prove

La nuova serie tenne a battesimo la seconda, importante riforma postale inglese, col tempo destinata anch’essa a influenzare i servizi di tutto il mondo. Dal 16 settembre 1968 le categorie di oggetti postali vengono rivoluzionate con la creazione della posta di 1ª e 2ª classe: abolite tutte le differenze tariffarie fra lettere, cartoline e stampe periodiche e non, la posta viene suddivisa semplicemente in First Class, con precedenza nell’inoltro e nel recapito, possibilità di spedizione raccomandata, “recorded”, contrassegno o per espresso, e naturalmente tariffe più elevate, e Second Class, con inoltro e recapito ordinario, possibilità di spedizione solo “recorded” (una sorta di raccomandazione senza diritto a rimborso in caso di perdita) e tariffe più ridotte.

In pratica tutto viene semplificato, e ci si adegua ai nuovi tempi: le corrispondenze importanti o più urgenti (non importa se siano lettere, cartoline o anche stampe) pagano di più e viaggiano più veloci, mentre quelle meno urgenti o importanti (solitamente stampe, ma anche auguri, partecipazioni e lettere) viaggiano con più comodo ad un costo inferiore. Per gli editori nessuna tariffa ridotta: solo i quotidiani, se impostati direttamente dalla casa editrice, godono del servizio di 1ª classe pur pagando le tariffe di 2ª classe.

1971-1986. Il sistema decimale

Quanto costavano nel 1970 dieci francobolli da 10 pence? Esattamente 8 scellini e 4 pence, dato che occorrevano 12 pence per fare uno scellino e 20 scellini (o 240 pence) per fare una sterlina. Senza contare che in molti parlavano ancora di ghinee, pari a una sterlina più uno scellino. Nulla di difficile, per chi ci era abituato dall’infanzia, ma un vero problema per i turisti – sempre in maggior numero dopo la rivoluzione giovanile iniziata proprio a Londra – e nei traffici internazionali. Fu così che per la prima volta forse nella loro storia gli inglesi decisero di adeguarsi al resto del mondo, adottando una sterlina divisa in 100 nuovi pence.

Le monete decimali da 10 e da 50 pence furono le prime ad apparire, non ponendo gravi problemi di conteggio dato che corrispondevano a 2 scellini e a mezza sterlina, rispettivamente. Lo stesso fu per i francobolli da 10, 20 e 50 pence, emessi già nel giugno 1970 per abituare il pubblico al nuovo sistema decimale. Insieme ai vecchi pence, con questi valori cominciò a cambiare anche l’impostazione dei fogli, che era sempre stata concepita su multipli di 12 o di 20: normalmente 240 esemplari per foglio nei piccoli valori e 40 per gli alti valori.

Con la decimalizzazione si passò a fogli di 100 o 200 esemplari, a seconda del formato. Ciò comportò anche il rifacimento delle tavole del valore da 1 sterlina: e poiché la rulletta fu usata per un verso differente, gli esemplari risultarono leggermente diversi: il tratteggio di fondo presenta le linee verticali più spesse di quelle orizzontali, specie nell’angolo superiore sinistro, mentre nei predecimali in fogli di 40 era esattamente l’inverso.

Inoltre il valore da 10 pence fu stampato su carta interamente coperta di fosforo per continuare l’esperimento iniziato l’anno precedente col valore da 1 scellino e 6 pence sugli effetti del tempo sulla carta al fosforo, in questo caso abbinata alla stampa calcografica. Terminati i test, l’anno seguente questo francobollo sarebbe stato sostituito con un valore rotocalcografico di piccolo formato.

La decimalizzazione monetaria venne ufficialmente introdotta in Gran Bretagna il 15 febbraio 1971, e quello stesso giorno furono pronti per l’uso tutte le carte valori in moneta decimale: francobolli, interi postali e segnatasse. Ma solo circa 23.000 uffici sussidiari era in funzione quel giorno: i normali uffici postali, salvo qualche eccezione, erano stati infatti coinvolti nel più grande sciopero postale della storia inglese, durato dal 10 gennaio al 10 marzo 1971.

E fu uno sciopero che, se da un lato impedì praticamente l’emissione dei nuovi Machin decimali (la maggior parte delle buste 1° giorno reca il cachet “impostazione ritardata dallo sciopero postale 1971” di sapore quasi celebrativo), al contrario fece apparire una miriade di francobolli privati. E portò alla riscoperta di un’antica tradizione postale: i forwarders, cioé persone che s’incaricavano – dietro compenso – di raccogliere la posta diretta all’estero e di curarne l’impostazione in un paese vicino (solitamente l’Olanda) non coinvolto nello sciopero.

Insieme ai Machin videro la luce anche i nuovi segnatasse, anch’essi caratterizzati dall’emissione anticipata degli alti valori e da quella “ritardata” dallo sciopero. Da questo momento recano tutti la dizione TO PAY, dato il nuovo ruolo fiscale-postale, anche se limitato alle corrispondenze. Oltre alle consuete tassazioni per affrancatura insufficiente sono infatti usati per indicare tasse doganali sulle corrispondenze dall’estero (compresa IVA e tasse d’acquisto) e soprattutto gli alti valori per segnalare le tasse di rispedizione dei pacchi, alquanto elevate in caso di pacchi aerei dall’estero.

Poco dopo il tipo Machin fece il suo debutto anche come “regionale”, accogliendo piacevolmente il simbolo delle quattro countries ammesse ad avere valori distintivi. Le quattro regioni si ridussero poi a tre , quando anche all’isola di Man fu concessa l’Amministrazione postale autonoma.

Tutti i nuovi valori vengono sin dall’inizio coinvolti da tutta una serie di miglioramenti in fatto di carta, gommatura, inchiostri al fosforo, che la Harrison mette a punto perfezionando sempre più i sistemi di stampa. Contemporaneamente l’inflazione, che dal 1972 costringe a una quasi annuale revisione delle tariffe, porta all’emissione di sempre nuovi valori e alla riemissione di tipi esistenti con differenti bande al fosforo (a seconda della diversa destinazione del francobollo dopo il cambio tariffario) o con la fosforescenza a tutta superficie che, dopo vari esperimenti, dal 1979 sostituisce la doppia banda nella maggior parte dei valori.

Ma il fatto più rilevante è l’abbandono della calcografia per gli alti valori. I francobolli da 1, 2 e 5 sterline che appaiono il 2 febbraio 1977 (e tutti i seguenti con valore superiore alla sterlina) da ora sono solo contraddistinti dal formato maggiore e dalla stampa a due colori.

Di lì a poco, a partire dalla fine del 1979, anche la politica dei contratti in esclusiva con una sola stamperia privata viene a cadere, in parte per il forte aumento delle richieste di valori postali, in parte a causa di agitazioni sindacali che costringe persino a rivolgersi a stamperie estere, come la J. Enschedé en Zonen olandese, chiamata a produrre una fornitura dell’8 pence che risulta praticamente identico – salvo piccoli particolari – a quello stampato dalla Harrison.

Salgono così alla ribalta nuovi nomi di stamperie, fino a questo momento del tutto sconosciuti nel settore carte-valori come la House of Questa e la John Waddington of Kirkstall Ltd. E si ripete quanto era avvenuto agli inizi del secolo con l’affidamento del contratto alla Harrison: dopo un inizio incerto, con risultati tecnici non sempre all’altezza dei precedenti, i nuovi stampatori raggiungono livelli qualitativi veramente eccellenti, e giungono a introdurre innovazioni tecniche come l’AOP, Advanced Coated Paper, che fornisce una reazione ancora più forte e bianchissima alla luce ultravioletta.

Nel settore delle stamperie l’avvenimento più recente è rappresentato dall’acquisto da parte della Waddington della House of Questa, a cui sono conferiti tutti gli ordini di carte-valori ottenuti dal gruppo.

Ulteriori sviluppi? Più di un secolo e mezzo di storia dei francobolli inglesi ci insegnano che le novità non mancheranno certo. E a documentare ogni cambiamento, ogni innovazione tecnica o postale, saranno come sempre questi francobolli ordinari, troppo spesso sottovalutati nel confronto con i più vistosi commemorativi, e invece ben più interessanti – storicamente e collezionisticamente – grazie alle innumerevoli variazioni che contraddistinguono le varie tirature e i diversi confezionamenti: fogli, rotoli, libretti e in forma diversa gli interi postali.

Una storia straordinaria, quella degli ordinari inglesi, che si arricchisce ogni giorno per il piacere di un collezionismo intelligente, variato, sempre personalissimo. E che la Royal Mint inglese rende ancor più accessibile e gradito con la sua estrema cortesia verso il collezionista, mediante puntuali informazioni su ogni variazione tecnica pubblicate mensilmente – insieme a tante altre notizie e a succosi articoli storico-postali – sul British Philatelic Bulletin.

Quando Rowland Hill, nell’ormai lontano 1837, lanciò l’idea di un pezzo di carta appena grande abbastanza da contenere il bollo non immaginava minimamente quali sviluppi quest’idea avrebbe avuto. A lui e a James Chalmers, che per primo in quello stesso anno diede una forma compiuta a quell’idea, vada il nostro omaggio: come utenti postali e come collezionisti.

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