Gli errori nelle monete napoletane – 4ª parte

Gli errori di punzonatura

Classe C: Errore di punzonatura.
Specie 1: nella punteggiatura.

Figura n. 16
Figura n. 16

Per il carattere spesso casuale con cui erano posti i punti fra le parole, o dopo le lettere, è difficile dimostrare quando l’assenza di un punto sia determinato da un errore. Certamente l’apposizione in sequenza di più di un punto è un errore. Il De Sopo descrive a pagina 72 del suo secondo lavoro citato, un 10 tornesi dell’anno 1798 la cui leggenda del diritto è FERDINAN. IV. SICILIAR.. REX. ove l’errore è dato dalla presenza del secondo punto dopo SICILIAR; l’Autore considera questa moneta una variante.

Il Traina riporta al numero 22 una piastra dell’anno 1833 già descritta dal D’Incerti (n. 172c) e dal Pagani (n. 192b) in cui al rovescio la leggenda apposta è REGNI VTR SIC­′ ET HIER. con il punto in alto dopo SIC ed al numero 152 una piastra reimpressa dell’anno 1847 in cui la leggenda del rovescio risulta essere REGNI VTR SIC .ET HIER. con il puntino subito prima di ET piuttosto che dopo SIC, come di regola.

Presento un 10 grana dell’anno 1853 (peraltro Pagani ’82, n. 306) con un punto posto al rovescio prima della leggenda, in alto e a sinistra della lettera R di REGNI (fig. n. 16).
Al verso di una bella piastra di Giuseppe Napoleone, anno 1808, del tipo Pagani 43a, nella parola ELECT fra la seconda e la terza lettera vi è un bel punto, anche se la parola non risulta effettivamente interrotta (fig. n. 17).

Figura n. 17
Figura n. 17

Oltre che nell’ambito delle leggende, segni di interruzione si possono trovare in qualsiasi altro posto. Il De Sopo, nello stesso testo prima ricordato, riporta un otto tornesi del 1797 (pag. 77, n. 42) che presenta un punto nel campo del rovescio, posto al di sopra del numero 8 indicazione del valore. Questa particolare moneta presenta anche altro errore di classe C specie 4. In molte monete borboniche non è difficile rilevare fra le leggende apostrofi, virgole o accenti impropriamente apposti.

Talvolta è dato rinvenire nelle leggende segni particolari che possono simulare segni di interpunzione. E noto che alcuni V grana dell’anno 1853 nella leggenda del diritto dopo la parola FERD mostrano la presenza di un punto esclamativo: FERD!; la moneta è citata dal D’Incerti al numero 292a ed è riproposta dal Pagani, sin dall’edizione del 1962, al numero 321a. Di questi particolari pezzi posso presentarne due esemplari nelle figure numero 18 e numero 19, e negli ingrandimenti mettere in evidenza piccole variazioni nell’errore. Nel commento a questa classe di errori mi soffermerò su questo particolare segno di interpunzione.

Ingrandimento della figura n. 17
Ingrandimento della figura n. 17

Nell’ambito di questa classe di errori si possono comprendere anche quelli che si determinano per la mancanza di intervallo fra le parole. Dal De Sopo, a pagina 69, è citata una piastra dell’anno 1798 in cui al diritto fra le parole ET HIE REX non vi è alcun intervallo per cui la leggenda completa risulta essere FERDINAN. IV D. G. SICILIAR. ETHIEREX.

Spesso sul contorno delle piastre e mezze piastre di Ferdinando II la leggenda PROVIDENTIA OPTIMI PRINCIPIS è incisa in modo tale che fra la prima e la seconda, fra la seconda e la terza o fra tutte e tre le parole non vi è alcun intervallo. In effetti il Traina riporta due piastre dell’anno 1856 in cui nella leggenda del contorno risultano del tutto unite fra loro le parole PROVIDENTIA ed OPTIMI.

A me è capitato di osservare una piastra del 1856, tipo Pagani ’82 numero 222, in cui nelle parole della leggenda del bordo non vi è soluzione di continuità sicché la leggenda apposta risulta essere PROVIDENTIAOPTIMIPRINCIPIS.

Classe C: Errore di punzonatura.
Specie 2: per apposizione di lettere o numeri capovolti.

Fra le lettere o numeri capovolti (es. ), invertiti (es. ) o addirittura capovolti ed invertiti (es. ) ricordo che oltre alla lettera N, di cui mi sono occupato già nella 1ª parte, vi è la lettera S che spesso viene scritta  ; anche questo errore è tanto frequente da escludere ogni riferimento specifico.
Una D invertita è riportata dal Cagiati nella descrizione di un tre grana di Gioacchino Murat (pag. 95, n. 7) ove al diritto è riportata la leggenda GIOACCHINO NAP. RE DELLE DUE SICILIE.

Figura n. 18
Figura n. 18

Il Pagani riporta una piastra ribattuta con il millesimo 1818 in cui le cifre 8 sono disposte capovolte (Pagani ’82, n. 80b).
Infine invertita risulta la cifra 1 su alcuni X grana dell’anno 1848, sicchè su questi pezzi il millesimo risulta essere 848 (Pagani ’82, n. 302b) (fig. n. 20).

Classe C: Errore di punzonatura.
Specie 3: per apposizione di una lettera al posto di un numero o viceversa.

Su molte monete di Ferdinando IV (I°, II° e III° periodo) sia di oro, sia di argento che di rame spesso è facile rilevare che nel numerale IV il simbolo V è stato sostituito da una lettera A che risulta apposta in maniera capovolta (∀).
Nel C.N.I. a questo proposito è citato l’esempio di un sei ducati dell’anno 1765 (pag. 567, n. 39, appartenente alla collezione Scacchi).

Figura n. 19
Figura n. 19

 

È un fallo abbastanza comune. Riporto a modo di esempio il diritto di un mezzo ducato dell’anno 1784 dove è agevole rilevare questo tipo di errore. Questo mezzo ducato presenta altri errori per cui sarà ancora ricordato ai punti C5 e C9 (fig. n. 21). Nella foto numero 31 ove è riportata una piastra del 1794, con un errore più evidente del tipo C6b, si osserva anche che nelle leggende e nelle lettere nei campi tutte le lettere A sono sostituite da lettere V capovolte.

In questo gruppo di errori un pezzo abbastanza conosciuto è il XX grana dell’anno 1856 (Pagani ’82, n. 278c) in cui la cifra 6 è sostituita dalla lettera G sicché il millesimo risulta essere 185G. Il pezzo fu menzionato per la prima volta dal D’Incerti al numero 252c.

Classe C: Errore di punzonatura.
Specie 4: per l’uso di lettere o numeri errati.

Figura n. 20
Figura n. 20

La apposizione di una lettera o di un numero errato rappresenta certamente uno sbaglio frequente.
Su un carlino dell’anno 1791, menzionato nel C.N.I. a pagina 593 al numero 199 vi sono tre errori di questo genere distribuiti fra le leggende del diritto e del rovescio. La moneta presenta anche altre particolarità, per quel che riguarda questa indagine, che la rendono particolarmente interessante; la leggenda completa è FERDINAN. IV…… RIX al diritto, ed IN HOC SIGIO VINCIS al rovescio (la leggenda corretta è: D/FERDINAN. IV. SICIL REX R/ IN HOC SIGNO VINCES) per cui la moneta dovrebbe appartenere alla specie 6b sempre della classe C.

Figura n. 21 - Diritto e rovescio di un mezzo ducato
Figura n. 21 – Diritto e rovescio di un mezzo ducato

Ho rinvenuto un errore di questo genere anche sul bordo di una piastra di Ferdinando I con il millesimo 1818 ove ho rilevato la leggenda PROVIDENTIA OPTIMI PRINCIRIS, anziché PRINCIPIS; la moneta è del tipo Pagani ’82 numero 85c per il diritto e 85b per il rovescio (fig. n. 22).

A questo gruppo appartiene anche un errore che è stato rilevato a carico di alcuni tarì e carlini di Ferdinando II in cui risulta errata l’indicazione del valore della moneta. Il C.N.I. riporta alcuni pezzi il cui reale valore G.20 o anche G.10 è indicato quale G.60 sicché l’errore si determina per la sostituzione del numero 2 o del numero 1 con il numero 6 (C.N.I., anno 1853, tarì, pag. 680, n. 284; anno 1857, tarì, pag. 688, n. 341; anno 1834, carlino, pag. 649, n. 51; anno 1835, carlino, pag. 651, n.61).

Figura n. 22 - Piastra del 1818: sul bordo compare PRINCIRIS anziché PRINCIPIS
Figura n. 22 – Piastra del 1818: sul bordo compare PRINCIRIS anziché PRINCIPIS

Altrettanto su un XX grana dell’anno 1851 il valore anziché essere indicato quale G.20 è ridotto a G.10. L’errore osservato da Maria Carosi fu pubblicato nel 1963 sulla rivista “Numismatica”, ed è riportato sulla II e III edizione del Pagani al numero 273c.
Il Cagiati riporta un tre grana del 1810 (pag. 94, n. 6) in cui la parola GRAND’ della leggenda PRINCIPE E GRAND’AMMIRAGLIO DI FRANCIA che è apposta al rovescio, risulta essere scritta GNAND’.

Ho osservato che talvolta la lettera G si muta in C come è documentato da una piastra dell’anno 1787 sul cui dritto la leggenda risulta essere FERDINAN. IV D. C. SICILIAR. ET HIE REX (fig. n. 23).

Figura n. 23
Figura n. 23

Un importante errore è quello che si rileva a carico dei sei pezzi da 6 ducati degli anni 1845 e 1847 in cui il peso della moneta espresso in trappesi è indicato quale 8 e 25/100, mentre in realtà è di trappesi 8 e 50/100. La differenza fra il valore indicato e quello reale, pari ad un quarto di trappeso, cioé a grammi 0,223 circa potrà sembrare minimo, ma si tratta di oro al titolo di 996 millesimi. Per altro l’errore riguarda la indicazione del peso e non il peso della moneta. Il trappeso era una unità di peso corrispondente ai nostri grammi 0,981; questo valore del trappeso si assestò nel Regno di Sicilia al tempo degli Svevi mentre ai tempi dei Normanni sembra che avesse un valore di poco superiore al grammo.

Figura n. 24
Figura n. 24

L’errore si può determinare anche con la apposizione di simboli assolutamente fantasiosi al posto di una lettera o di un numero. Riporto l’esempio di un XX grana dell’anno 1858 (Pagani ’82, n. 280a) in cui il numero 1 del millesimo è inciso in modo veramente straordinario (fig. n. 24) ed un carlino del primo periodo di monetazione di Ferdinando IV con il millesimo 1798, in cui al diritto la prima lettera della parola FERDINANDVS è “sostituita” da un simbolo indefinibile (fig. n. 25).

Ingrandimento figura n. 24
Ingrandimento figura n. 24

Classe C: Errore di punzonatura.
Specie 5: per alterazione della normale sequenza di lettere o numeri.

Rientrano in questo gruppo quegli errori che si determinano per errata disposizione delle lettere o delle cifre.
Presento una piastra dell’anno 1805 in cui al rovescio la parola HISP, abbreviazione di Hispaniarum, è mutata per mal disposizione delle lettere in HSIP (fig. n. 26).
A questo gruppo potrebbe appartenere anche la piastra ribattuta di Ferdinando II con il millesimo 1847 (Pagani ’82, n. 209b) in cui la R, che sta per “ribattuta” è posta davanti al nome FERDINANDVS, anziché davanti alla indicazione del millesimo come d’uso (fig. n. 27), o la piastra del 1832 reimpressa con la R posta sopra la data (D’Incerti, n. 171).

Figura n. 25
Figura n. 25

Sul bordo di una comune piastra di Ferdinando II dell’anno 1835 (Pagani ’82, n. 194) è apposta la leggenda PROVIDENTIOAPTIMI PRINCIPIS per confusione della normale sequenza fra l’ultima lettera della prima parola e la prima lettera della seconda, peraltro senza che fra le due vi sia il normale spazio, quindi anche errore classe C, specie 1 (fig. n. 28).

Nel mezzo ducato del 1784, ricordato nel paragrafo C 3, si può osservare che il numerale IV è in realtà scritto VI per alterazione della normale sequenza dei simboli (si veda la figura n. 21).

Classe C: Errore di punzonatura.
Specie 6: per lettere o numeri in eccesso o in difetto.

A questo gruppo di errori si devono assegnare quei falli in cui si rileva che singole lettere o singoli numeri, oppure gruppi di lettere o di numeri risultano mancanti o, all’opposto in sovrannumero.

Specie 6a: in eccesso.

L’apposizione di lettere in sovrannumero può essere documentata. Sul verso di una piastra di Ferdinando I con il millesimo 1818, del tipo ‘testa grande’ (Pagani ’82, n. 83d) è apposta la leggenda HISPAINIARVM INFANS con una I eccedente nella parola HISPANIARVM (fig. 29).

Figura n. 26
Figura n. 26

Al rovescio di un XX grana dell’anno 1852 (tipo Pagani ’82, n. 274?, 274a?) avanti alla lettera G nella parola REGNI è apposto un segno che simula una C e che trasforma la parola in RECGNI (fig. n. 30). Questo errore ricorda per l’aspetto quello che si rileva sui cinque grana del 1853 e che ho ricordato al paragrafo C 1; anche di questo errore mi occuperò nel commento.

Specie 6b: in difetto.

Un esempio di lettera mancante si trova nel Pagani in tutte le edizioni al numero 23: si tratta di un 4 tornesi del 1799 in cui al diritto la parola SICIL è “contratta” in SICL per mancanza della seconda I. Un errore che riguarda la stessa lettera si pone in evidenza su una piastra del 1794 in cui al diritto la parola SICILIAR è mutata in SICILAR (fig. n. 31); la moneta è anche ricordata al paragrafo C 3. Su una piastra di Ferdinando II del 1834, peraltro del tipo Pagani ’82 numero 193b, nella parola GRATIA manca la prima delle due A sicché vi risulta apposta la parola GRTIA (fig. n. 32).

Figura n. 27
Figura n. 27

Il Traina al n. 51 riporta una piastra dell’anno 1834 in cui al verso la leggenda risulta essere REGN VTR SIC ET HIER.

Presento anche una mezza piastra di anno non esattamente definibile, forse 1857, sul cui diritto la leggenda punzonata risulta essere FERDINANDVS II. EIC GRITI RXX ed il millesimo 185: mentre al rovescio la leggenda apposta risulta essere REGNI VTR :.:. T HIER (fig. n. 33). Questo sessanta grana presenta anche un puntino sulla base del primo simbolo del numerale II per cui va considerata anche per quello che si è detto nel paragrafo C 1.

La piastra dell’anno 1847 nella foto numero quattro, con errore tipo C 7, mostra di avere sul contorno la leggenda PROVIDENTIA O PRINCIPIS.

Figura n. 28
Figura n. 28

Anche l’assenza di numeri è documentata: il D’Incerti al numero 183c riporta una piastra dell’anno 1843 il cui valore espresso è di grana venti (G.20) anziché grana centoventi (G.120) per la mancanza del numero 1 simbolo delle centinaia.
La mancanza dell’intero millesimo è documentata da un pezzo da cinque lire e da un pezzo da una lira citati nel C.N.I. fra le monete di Gioacchino Murat; è stata avanzata l’ipotesi che si possa trattare di prove. Certamente non è una prova una piastra ribattuta del tipo ‘testa grande’ 1818 in cui manca tutta l’indicazione del millesimo; è citata dal D’Incerti al numero 77h. Lo stesso autore riporta anche una piastra dell’anno 1805 del tipo con la testa nuda del re volto a destra con capelli lisci senza l’apposizione del millesimo.

Figura n. 29
Figura n. 29

Presento una mezza piastra del 1805 del cui millesimo si intravede appena il solo numero 5 per un conio molto basso. Che effettivamente vi sia un errore, e che l’assenza del millesimo non sia dovuto alla intensa circolazione, lo conferma la buona qualità del resto della leggenda e la perfetta conservazione del contorno perlinato (fig. n. 34).

Classe C: Errore di punzonatura.
Specie 7: per conio basso.

Anche questo tipo di imprecisione non necessita di particolari riferimenti bibliografici per la facilità del reperto: è frequente in effetti rilevare lettere o numeri che sono appena visibili per il conio basso. Per un esempio rimando alla foto numero 4, peraltro la moneta è anche ricordata nel paragrafo C 6 b.

Ingrandimento figura n. 29
Ingrandimento figura n. 29

Classe C: Errore di punzonatura.
Specie 8: per lettere o numeri sovrapposti.

Il Traina al numero 314 descrive una piastra del 1857 sul cui bordo la lettera O di OPTIMI risulta sovrapposta alla lettera A di PROVIDENTIA.
Molte sovrapposizioni riguardano il millesimo. Il D’Incerti ai numeri 189f e 189g evidenzia due piastre di Ferdinando II dell’anno 1848 in cui il secondo 8 è sovrapposto ad un 7. Lo stesso autore al numero 191b ricorda una piastra dell’anno 1849 in cui la cifra 9 è ribattuta su altra data; questo pezzo è ricordato dal Pagani al numero 212a ma è mal riportato giacché la cifra sovrapposta risulta essere un 8.

Sempre fra le piastre di Ferdinando II si devono ricordare anche una piastra dell’anno 1856 con due 8 sovrapposti (n. 199m) ed una piastra dell’anno 1858 in cui la cifra 8 della data è ribattuta sulla lettera D senza ulteriore specificazione (n. 224a); anche il D’Incerti a proposito di questo pezzo non è più preciso (n. 201c). Il D’Incerti ed il Pagani ricordano rispettivamente ai numeri 287 e 316 un mezzo carlino del 1845 con le cifre 45 ribattute su 38 ed un cinque tornesi dell’anno 1854 con le cifre 54 sovrapposte su 39 rispettivamente ai numeri 338a e 374a.

Molte altre sovrapposizioni è possibile evidenziare fra le monete borboniche. Non mai citata è la frequente sovrapposizione della cifra 6 alla cifra 5 in una mezza piastra di Ferdinando II dell’anno 1836 che presento nella foto numero 35. Oltre alla completa sovrapposizione di due lettere, o numeri, è dato talvolta rilevare che fra due lettere, o numeri, non vi è soluzione di continuità, o sono sovrapposti solo parzialmente.

Figura n. 30
Figura n. 30

Classe C: Errore di punzonatura.
Specie 9: per lettere o numeri spezzati.

Di frequente è dato riscontrare lettere o numeri che risultano spezzati o tronchi. Questo tipo di errore talvolta dà origine ad altre lettere come avremo modo di documentare, mentre in altre circostanze l’errore non muta il significato della lettera. Il Traina riporta al numero 83a una piastra dell’anno 1838 in cui al verso la lettera G della indicazione del valore G.120 e la lettera R della parola HIER sono spezzate. Lo stesso autore riporta ai numeri 83, 163 e 164 alcuni casi di cifra 8 che risulta aperta in basso: si riferisce a piastre degli anni 1838 e 1848; questo è un errore abbastanza comune che si può rilevare agevolmente.

Sul rovescio di una piastra dell’anno 1834 la lettera E della parola REGNI risulta spezzata tanto da assumere l’aspetto di una F sicché la leggenda risulta essere RFGNI VTR SIC ET HIER (fig. n. 36).

Sul taglio di una piastra dell’anno 1856 è dato rinvenire la lettera T di PROVIDENTIA tronca (Traina n. 279).
All’inizio della leggenda del rovescio nella figura numero 21 la lettera I della parola INFANS è chiaramente tronca esattamente a metà.

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Figura n. 31
Figura n. 31

Anche questa classe di errori è molto vasta, sicché credo che molti sono ancora da scoprire e da mettere in evidenza.
Ridurre questa classe di falli sotto la generica indicazione di ‘errori di ortografia’ significa precludersi la strada della loro conoscenza: descrivere, illustrare e documentare le varie imprecisioni in cui mi sono imbattuto mi è sembrato il modo migliore per farli esattamente conoscere.

Un errore particolare, ricordato nel paragrafo C1 e C6a riguarda un errore abbastanza simile che interessa alcuni cinque grana del 1853 ed un venti grana del 1852. Il fallo è opinabile nella sua interpretazione, non nella esistenza; ho ricordato quello del cinque grana giacché è stato accolto dal D’Incerti e dal Pagani, sicché ho dovuto menzionare anche l’errore per il venti grana 1852 di cui ho fornito anche l’interpretazione che mi è sembrata più rispondente alla realtà.

Figura n. 32
Figura n. 32

Nello stesso modo su un tarì del 1833 (Pagani ’82, n. 255a) nel valore espresso G.20 al di sopra del numero 2 si rinviene una specie di cappellino che accomuna questo pezzo a quelli prima ricordati (fig. n. 37). Infine non ho avuto occasione di osservare leggende che fossero disposte in modo particolarmente irregolare nell’allineamento delle singole lettere.

Non ho la presunzione di considerare esaurito l’argomento e mi attendo che altri possano portare il loro contributo di osservazioni e di idee, o proporre aspetti del problema che possono essermi sfuggiti.

Ingrandimento figura n. 32
Ingrandimento figura n. 32
Figura n. 33 - Sessanta grana di Ferdinando II
Figura n. 33 – Sessanta grana di Ferdinando II
Ingrandimento figura n. 33
Ingrandimento figura n. 33
Figura n. 34
Figura n. 34

Figura n. 35
Figura n. 35
Ingrandimento figura n. 35
Ingrandimento figura n. 35
Figura n. 36
Figura n. 36
Ingrandimento figura n. 36
Ingrandimento figura n. 36
Figura n. 37
Figura n. 37

Gli errori nelle monete napoletane 4 parte

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