Gli errori nelle monete napoletane – 2ª parte

Gli errori morfologici

Classe A: Errore morfologico
Specie 1: conio su tondello imperfetto

Figura n. 5. Cinque grana coniato su tondello irregolare. Anno 1838
Figura n. 5. Cinque grana coniato su tondello irregolare. Anno 1838

Un tondello può essere imperfetto, per mancanza di parte del metallo, già prima di essere sottoposto alle operazioni per la impressione dei conii; peraltro queste operazioni potevano determinarne la frattura o la rottura. Fratture e rotture si determinavano al momento della coniazione per l’alterazione della giusta lega o per abnormi pressioni che si esercitavano sul tondello il cui spessore può presentarsi talvolta particolarmente ridotto, anche solo in parte.

Fratture e rotture del tondello, o mancanza di metallo sui bordi o nel campo sono errori che possono essere appena accennati o molto evidenti.

Presento la foto di un V grana del 1838 (tipo Pagani ’82, n. 314c) in cui la mancanza di metallo può essere attribuita al tondello irregolare piuttosto che ad un tardivo episodio di tosatura; il peso della moneta è di grammi 1,140 pressoché pari al peso di acini 25,¾ che era il peso prescritto con Regio Decreto n. 3454 del 31 maggio 1836 (figura n. 5).

Nella figura n. 6 presento il rovescio di un XX grana dell’anno 1857 (Pagani ’82, n. 279) con una mancanza di metallo che è ben evidente in corrispondenza della parola HIER. Nel lavoro del Traina al numero 90 è descritta una piastra, di cui non è possibile determinarne esattamente il millesimo, che al diritto presenta una rottura di conio fra le lettere T ed I di GRATIA, ed al numero 298 una piastra dell’anno 1856 che presenta una venatura di battitura.

Figura n. 6. Venti grana del 1857 con mancanza di metallo
Figura n. 6. Venti grana del 1857 con mancanza di metallo

Per contro in alcune circostanze è rilevabile, in maniera più o meno evidente una esuberanza di metallo; l’errore è documentato da un XX grana dell’anno 1854, del tipo Pagani ’82 numero 276 al verso del quale sul bordo, in corrispondenza dello spazio fra le parole REGNI ed VTR si rileva il fallo (figura n. 7).

Talvolta un tondello si presenta di spessore non uniforme: questo fallo si evidenzia per la mancanza della giusta apposizione di tutta la leggenda: è il caso che si determina su un 3 grana di Gioacchino Murat del 1810 (Pagani ’82, n. 49c) in cui nella leggenda del dritto GIOACCHINO NAP. RE DELLE DUE SIC. mancano le lettere “CCHINO NA”: a quel livello lo spessore del tondello è effettivamente ridotto;

l’errore è documentato nella figura numero 8.

 

Classe A: Errore morfologico
Specie 2: conio assente

Figura n. 7. Venti grana del 1854 con esuberanza di metallo al verso
Figura n. 7. Venti grana del 1854 con esuberanza di metallo al verso

La assenza del conio del diritto e del rovescio contemporaneamente priva il tondello di qualsiasi caratteristica intrinseca e degli elementi che gli fanno acquistare il nome di moneta. Pertanto perché si possa rilevare sulle monete un errore di questo tipo è necessario che sul tondello risulti impresso almeno uno dei due conii, o quantomeno parte di uno di essi. Ho osservato l’assenza completa del conio del rovescio su un 4 tornesi di cui non è possibile rilevarne la data, se 1799 oppure 1800 (Pagani ’82, n. 23 o 24).

È inutile riportare la fotografia giacché la descrizione del pezzo, che mostra di aver regolarmente circolato, è sufficiente a rendere l’idea dell’errore.

 

Classe A: Errore morfologico
Specie 3: conio decentrato

Il conio decentrato su un giusto tondello può essere più o meno evidente. Quando è minimo può passare anche inosservato, non essendo alterato l’aspetto generale della moneta, come è dato di osservare nella figura n. 9, dove presento un XX grana del 1848 (Pagani ’82, n. 271).

Figura n. 8. E chiaramente visibile la riduzione dello spessore del tondello su questo 3 grana del 1810
Figura n. 8. È chiaramente visibile la riduzione dello spessore del tondello su questo 3 grana del 1810

ÈAllorché l’errore è particolarmente evidente, come nel X grana del 1856 riportato nella foto numero 10 (Pagani ’82, n. 309, 309a), il tondello si deforma del tutto in modo caratteristico sino ad acquistare un aspetto che vagamente ricorda le monete concave-convesse. Il peso del X grana presentato è di grammi 2,330 pari ad acini 52,3, mentre il peso esatto dovrebbe essere pari ad acini 51,½ cioé grammi 2,294.

Nelle figure numero 11 e numero 12 riporto due pezzi da 5 centesimi, ambedue con il millesimo 1862, (Pagani ’82, n. 554) che mostrano di avere un diverso orientamento della decentrazione per slittamento laterale – il numero 11 – e verticale – il numero 12 – del tondello, per cui risultano coniati all’incirca i ¾ della moneta sia al diritto che al rovescio. Il peso e il diametro di questi due esemplari sono nella norma.

 

Classe A: Errore morfologico
Specie 4a: conio ripetuto in rilievo

Figura n. 9. Venti grana del 1848: conio appena decentrato
Figura n. 9. Venti grana del 1848: conio appena decentrato

Nel XX volume del C.N.I. sono descritte due monete con conio ripetuto in rilievo sulle due facce del tondello. Il primo esemplare, descritto a pagina 661 numero 137, è un 5 tornesi con conio replicato del rovescio: esso mostra da un verso la leggenda TORNESI CINQVE ed il millesimo 1840 e dall’altro la identica leggenda ma il millesimo è 1841.

Il secondo esemplare è un 2 tornesi dell’anno 1843, descritto a pagina 663 numero 156, avente l’indicazione del valore TORNESI DVE scritto nel campo ed il millesimo 1843 in esergo, riportati su ambedue le facce della moneta. Solo questo esemplare avrebbe il conio esattamente replicato, mentre nel primo il millesimo diversifica le due facce della moneta.

A proposito di questi due pezzi il D’Incerti afferma che si tratta di due pezzi di scarto entrati regolarmente in circolazione perché sfuggiti al controllo dei funzionari che avevano il compito di controllare la buona qualità delle monete.

 

Classe A: Errore morfologico
Specie 4b: conio ripetuto in incuso

L’errore si è determinato per l’apposizione fra i due conii di un tondello senza la preventiva espulsione del precedente, sicché il conio del diritto o del rovescio della moneta non espulsa si viene ad incidere in incavo nel nuovo tondello creando un errore che ricorda le monete incuse.

Figura n. 10. Diritto e rovescio d'un dieci grana del 1856: conio fortemente decentrato
Figura n. 10. Diritto e rovescio d’un dieci grana del 1856: conio fortemente decentrato

Molti errori di questo genere si osservano sulle monete di rame emesse dalla Zecca di Napoli dopo l’Unità d’Italia, ed in particolare sui nominali maggiori: 10 e 5 centesimi. Per queste monete nel caso in cui ad essere ripetupo in incuso è il diritto della moneta non è possibile determinare con certezza la zecca di emissione e l’anno di coniazione, come si può rilevare dalle figure numero 13 e numero 14, mentre questi dati si rendono disponibili nei casi in cui ad essere ripetuto è il rovescio ove è apposto il millesimo e il segno di zecca: figura n. 15 (Pagani ’82, n. 542).

Come è possibile osservare nelle foto allegate spesso il verso incuso si presenta alquanto slittato lateralmente o verticalmente.

Figura n. 11. Cinque centesimi del 1862: conio decentrato per slittamento laterale sia al diritto che al rovescio
Figura n. 11. Cinque centesimi del 1862: conio decentrato per slittamento laterale sia al diritto che al rovescio

Mi è occorso di osservare un buon numero di pezzi da 10 e 5 centesimi con ripetizione del rovescio, sempre attribuibili certamente alla zecca di Napoli, ma non ne conosco di altre zecche; questa circostanza mi ha convinto ad attribuire alla zecca di Napoli anche quei pezzi di cui non è possibile stabilire con certezza la zecca di provenienza.
Fra le monete borboniche del C.N.I. è riportato a pagina 560 numero 157 un tornese di Carlo III avente due diritti di cui uno incuso.

È conosciuto anche un 10 tornesi fatto battere da Francesco II con due rovesci di cui uno incuso, la moneta è conservata nel Medagliere Milanese. Non escludo che il pezzo provenga dalla zecca di Roma dove, come è noto, furono preparati pezzi da 10 tornesi destinati a sovvenzionare le rivolte antiunitarie nel Meridione d’Italia.

 

Classe A: Errore morfologico
Specie 5a: errore di peso in difetto
Specie 5b: errore di peso in eccesso

Figura n. 12. cinque centesimi del 1862: conio decentrato per slittamento verticale sia al diritto che al rovescio
Figura n. 12. cinque centesimi del 1862: conio decentrato per slittamento verticale sia al diritto che al rovescio

Il Cagiati riporta a pagina 19 numero 35 una piastra di Carlo III, conservata nella collezione Scacchi, con il millesimo 1750 del peso di grammi 21,28 mentre il peso ufficiale doveva essere di grammi 25,61; la moneta è dichiarata a fior di conio. Una mezza piastra dello stesso anno, descritta a pagina 23 numero 21, pesa grammi 11,206 contro gli ufficiali 12,809.

Giuseppe De Sopo in nuove varianti e curiosità nelle monete Borboniche Napoletane, forse interpretando male quanto riportato dal Cagiati, afferma che negli anni 1750, 1752, 1753 e 1754 furono coniate delle mezze piastre di peso inferiore a quello ufficiale, il che non corrisponde alla realtà eccetto che per il solo pezzo prima ricordato.
Nel C.N.I. fra le belle piastre di Carlo di Borbone con millesimo 1750 ne è riportata una (pagina 547, n. 70) conservata nella ex collezione reale che pesa grammi 20,24 contro un peso ufficiale di oltre 25 grammi.

Figura n. 13. Diritto e rovescio d'un dieci centesimi: al verso il conio del diritto apposto in incuso
Figura n. 13. Diritto e rovescio d’un dieci centesimi: al verso il conio del diritto apposto in incuso

Questi casi sono del tutto particolari in virtù del metallo prezioso. In realtà oscillazioni di peso in un ambito di fluttuazione abbastanza ampio erano largamente tollerate, anche se la tolleranza, che era detta “rimedio”, era diversa a seconda del metallo della moneta: minimo per le monete di oro, molto ampio per quelle di rame. Nell’ambito dei 10 tornesi del 1798, l’oscillazione è compresa fra i grammi 29,60 (C.N.I. pag. 605, n. 282 e 283e) ed i grammi 22,90 come riportato al numero 93 del catalogo della mostra Le monete napoletane da Carlo a Francesco II di Borbone (1734-1860), tenuta nel 1975 nelle sale del museo Filangieri a Napoli: una oscillazione di circa 7 grammi, pari al peso di due pezzi da un tornese.

 

Classe A: Errore morfologico
Specie 6a: errore di diametro in difetto

Fra le monete di argento di Carlo di Borbone vi sono delle piastre e mezze piastre con il millesimo 1750 di cui è dato rinvenire esemplari di modulo inferiore rispetto al normale, di cui non è stata fornita sino ad ora una plausibile spiegazione.
Il D’Incerti riporta ai numeri 80e, 80f ed 80g alcune mezze piastre dell’anno 1818 aventi il diametro di mm. 30,5 invece degli usuali mm. 31,5.

 

Classe A: Errore morfologico
Specie 7: errore nell’allinemaneto dei conii

Figura n. 14. Diritto e rovescio d'un cinque centesimi: al verso il conio del diritto apposto in incluso
Figura n. 14. Diritto e rovescio d’un cinque centesimi: al verso il conio del diritto apposto in incluso

Nella zecca di Napoli, almeno nel periodo compreso tra il 1799 e la caduta della dinastia borbonica, i conii del diritto e quello del rovescio di regola venivano disposti in modo tale che i loro assi verticali coincidevano e che le due immagini risultavano l’una capovolta rispetto all’altra. Questa disposizione fu seguita anche con l’annessione del Regno all’Italia e durò sino alla chiusura della zecca. A questa posizione normale farebbero eccezione due piastre, segnalate dal D’Incerti al numero 25e ed al numero 173m. La prima è una piastra di Ferdinando IV del 1816 ribattuta, la seconda una piastra di Ferdinando II del 1834, ricordata anche dal Traina al numero 35.

Senza aver condotto sul particolare aspetto una indagine sistematica ho rilevato la non coincidenza degli assi sul V grana del 1838 presentato nella foto numero 4. Fra alcune centinaia di pezzi da 120 grana ho rilevato la mancanza di allineamento dei conii su un pezzo dell’anno 1833 (Pagani ’82, n. 193; D’Incerti, n. 172a).

 

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La classe degli errori di morfologia è quella in cui sono compresi falli particolarmente evidenti e caratteristici. I pezzi più interessanti e rari in assoluto mi sembrano quelli che mostrano il conio ripetuto in rilievo.

Figura n. 15. Dieci centesimi del 1866: da un lato il conio del rovescio apposto in incuso
Figura n. 15. Dieci centesimi del 1866: da un lato il conio del rovescio apposto in incuso

Non ho trovato pezzi di metallo prezioso con significativo errore di peso in eccesso; è possibile che questo tipo di fallo si possa rilevare a carico di molti pezzi di rame.
La non coincidenza degli assi del diritto e del rovescio è stata rilevata e più volte descritta anche su alcune monete della Repubblica Italiana; posto inizialmente in evidenza su alcune 50 lire del 1954 in seguito questo tipo di errore è stato evidenziato per altri nominali di anni diversi.

Fra le monete della prima serie della Repubblica Italiana ho osservato molti pezzi con slittamento di conio.
Per quel che riguarda il conio ripetuto in incuso conosco errori di questo tipo su denari romani repubblicano in cui è ripetuto il diritto ove è rappresentata Roma ed è indicato il valore.

È già stato evidenziato che nel testo di Domenico Spinelli Monete cufiche battute da principi Longobardi Normanni e Svevi nel Regno delle Due Sicilie, stampato a Napoli nel 1844, sono descritte ed illustrate alcune monete appartenenti alla collezione Tafuri su cui è possibile rilevare un conio ripetuto in incuso: si tratta di una tercia ducalis di Ruggiero II descritta al numero 246 ed illustrata nella tavola VII numero 13 e di un tarì di Guglielmo I sempre con il conio del diritto ripetuto descritto al numero 784 ed illustrato nella tavola XX-VIII al numero 25.

Fra i Tarì di Guglielmo I conosco un pezzo che mostra di avere due mezze battiture al diritto e due mezze battiture al rovescio apposte nel modo seguente: ⊗; non conosco errori di questo tipo nel periodo preso in esame.

Non ho potuto valutare possibili errori del titolo delle monete giacché non sono attrezzato per eseguire un’analisi quantitativa non distruttiva dei metalli. Comunque dati di questo genere avrebbero solo valore speculativo, senza possibili riferimenti pratici.
La irregolarità del tondello, fatto non eccezionale per le monete del periodo classico, o del tutto normale per il periodo medioevale e rinascimentale, è invero un fatto inusuale per il periodo preso in esame.

Gli errori nelle monete napoletane 2 parte

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