Giuramento col fuoco per battere cassa

La solenne promessa dei legionari romani è raffigurata nel medaglione che campeggia sui tre francobolli emessi nel 1923 a favore della Cassa previdenza Camicie nere. La bassa tiratura, una centratura spesso imperfetta, macchie scure di collante e frequenti tracce di linguella concedono a questi francobolli quotazioni interessanti e in costante crescita.

Lettera interna in doppio porto affrancata con il valore da 1 lira
Lettera interna in doppio porto affrancata con il valore da 1 lira

Non più considerato “gesto tipico del disciolto partito fascista”, il saluto romano è stato depenalizzato dalla Camera. Silenzio, invece, sulla camicia nera che nel 1919 Benito Mussolini definiva “l’uniforme da combattimento dei fascisti”. L’idea di adottarla per i suoi squadristi, come ricorda Silvio Bertoldi, gli era venuta dagli Arditi, che la indossavano durante la Prima guerra mondiale, e dai contadini di Romagna che la portavano perché “teneva lo sporco” (e lui l’aveva messa a Predappio).

Il periodo di maggiore splendore coincise con la conquista del potere da parte del Duce, quando mostrarsi in camicia nera e fare la faccia feroce contribuì alla vittoria dei fascisti. Tanto erano tenute in considerazione le Camicie nere che nel 1923 riuscirono ad ottenere l’emissione di tre francobolli con sovrapprezzo destinato alla loro Cassa previdenza che doveva essere piuttosto asciutta. Almeno questa è l’impressione che lascia intendere la velocità con la quale l’emissione venne predisposta.

Appena venti giorni, secondo il Meridiano, giornale dell’epoca. Un vero e proprio record. Il quale finì col creare qualche problema a livello di tiratura. Centomila esemplari, come si legge nel decreto approvato dal “Grande Consiglio dei Ministri che si è tenuto il 13 ottobre 1923”. Ci volle poco per accorgersi che i conti non tornavano. Di qui il raddoppio della produzione, da centomila a duecentomila serie quindi, ufficializzato con decreto 2 dicembre 1923 e la proroga della validità al 20 febbraio 1924.

Anche così il quantitativo non era sufficiente per una distribuzione capillare, per cui i francobolli finirono con l’essere venduti solamente nelle grandi città. Più precisamente Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia.

I francobolli. Con valori da 30c, 50c e 1 lira, e sovrapprezzi di egual valore, le tre carte valori di gran formato presentano disegno unico costituito – come si legge nel terzo articolo del decreto di emissione, contraddistinto col numero 2.519, firmato il 21 ottobre 1923 a Racconigi da Vittorio Emanuele III – “da un rettangolo che in alto reca la leggenda Poste Italiane e sotto tale scritto due piccoli scudi recanti il valore, fra i quali è indicata con numeri romani la data XXVIII Ott. MCMXXIII.

Prova di stampa della prima incisione Camicie nere da 50c+50c con la C seguita da due puntini
Prova di stampa della prima incisione Camicie nere da 50c+50c con la C seguita da due puntini

Al centro campeggia la riproduzione di una medaglia raffigurante il giuramento sul fuoco. Detta medaglia è interpretata ad imitazione del metodo ‘numismatico’. Sotto la medaglia una targa romana sorretta da nastri, reca al centro un fascio littorio. Nella parte inferiore del francobollo vi è la scritta Cassa Previd. Camicie nere con in centro una piccola targa (che copre le lettere ‘enza’) indicante il valore del sovrapprezzo devoluto alla Cassa predetta. Alla base del francobollo, sul lato sinistro vi è la dicitura Federici dis e, alla destra Petiti imp.”.

Stampati in tipografia presso lo stabilimento Enrico Federici, i francobolli si presentano con una certa frequenza mal centrati e con colla frequentemente irregolare che talvolta presenta delle macchie scure.

La filigrana. Il fondo di sicurezza, analogamente ai francobolli d’uso corrente allora in uso, è formato dalla corona, che nel caso dei valori in centesimi è presente anche rovesciata.

La dentellatura. La perforazione è lineare con passo 14. Del valore più basso sono noti esemplari con mancanza di perforazione in alto, mentre del secondo e terzo valore in centesimi si conoscono esemplari privi di dentellatura a destra, oppure a sinistra. Doppia dentellatura, poi, per il 30 centesimi.

I saggi. Nonostante il poco tempo a disposizione, Giuseppe Federici non si risparmiò. L’artista preparò infatti due differenti incisioni, assai assomiglianti nell’insieme, ma differenti per parecchi particolari. “La prima incisione (che non fu prescelta) – scriveva il Corriere Filatelico del 31 maggio 1937 – ci sembra che come esecuzione grafica sia migliore dell’altra. Il medaglione riprodotto nella parte centrale (ricavato da un medaglione di Roma Imperiale, raffigurante il Giuramento romano) venne inciso con maggior cura dell’altro.

Lettera interna in doppio porto affrancata con esemplari Camicie nere da 30 e 50 più una coppia del 10 centesimi Marcia su Roma
Lettera interna in doppio porto affrancata con esemplari Camicie nere da 30 e 50 più una coppia del 10 centesimi Marcia su Roma

Nel tipo prescelto, il Federici, per riprodurre lo stesso medaglione si servì del metodo detto ‘anagliptografico’, metodo che si usa per ricavare l’impronta di una moneta ponendola sotto un foglio di carta e tracciandovi sopra con una matita tante linee a direzione parallela fra loro. Il resto invece è stato completamente inciso nuovamente dal Federici, apportando volutamente non poche varianti al disegno originale.

Si veda, ad esempio, il riquadro che circonda la dicitura ‘Poste Italiane’: nella prima incisione vi sono dei piccoli punti. Si osservi anche la differenza fra i riquadri entro cui è il Fascio Littorio, i nastri eccetera. Le diciture invece presentano diversità meno salienti; da notare che nella prima incisione la ‘C’ di abbreviazione di centesimi è seguita da due punti in luogo di uno. Nella parte inferiore, nel primo vi è ‘Federici D.I.’, mentre nell’altro vi è ‘Federici Dis. Inc.’. Anche il formato è leggermente diverso, risultando il primo un po’ più piccolo del secondo”.

L’uso postale. Nati unicamente per spillar quattrini ai collezionisti (non per niente in origine era stato previsto un arco temporale d’impiego limitato a qualcosa come 33 giorni), i tre Camicie nere si trovano difficilmente su lettere e cartoline. In tariffa, beninteso. D’altra parte bisognava essere convinti della bontà della causa per spedire un plico pagando spontaneamente e allegramente il doppio della normale tariffa. Di qui la preziosità di plichi così affrancati.

A campioni e cartoline postali (ma anche stampe in triplo porto) con destinazioni all’interno del Regno era destinato il valore da 30 centesimi, gravato di un’analoga sovrattassa. Col Giuramento romano da 50 centesimi, per comprare il quale occorreva in realtà una lira, si potevano invece rendere franchi di tasse una lettera, avvisi di ricevimento e manoscritti. Anch’essi con destinazioni interne così come interne sono le lettere e i manoscritti in tutti e due i casi raccomandati.

La doppia lira, una per l’affrancatura e l’altra a beneficio delle Camicie nere, poteva anche essere utilizzata per mandare lettere e manoscritti fuori dei patrii confini. Da soli, o in più esemplari, i benefici “Camicie nere” vennero appiccicati su plichi in compagnia con altri dentelli postali.

Camicie nere solo in città

Camicie nere da 50c+50c, disegno ad inchiostro di china
Camicie nere da 50c+50c, disegno ad inchiostro di china

Il tanto reclamato regionalismo dei giorni nostri ha antichi precedenti. Anche postali, visto che al principio del secolo scorso era prassi vendere i francobolli celebrativi e commemorativi in alcune regioni (in Sicilia i due Garibaldi con la Trinacria del 1910, nelle provincie napoletane i due esemplari con l’Eroe dei Mille, nel Veneto i due Campanile di San Marco del 1912) oppure solamente in determinate città (nel caso dei tre Camicie nere).

Decreti di emissione: 21.10.1923, n. 2519, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 286 del 6.12.1923 e 2.12.1924 n. 3140 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 3.2.1925 n. 32; Data di emissione: 29.10.1923; Validità 29.2.1924, 124 giorni; Soggetto: Giuramento col fuoco di legionari romani; Illustrazione: Enrico Federici; Stampa: in tipografia, Stabilimento E. Petiti, Roma; Fogli: 24; Filigrana: Corona; Dentellatura: 14, lineare; Tiratura: 200.000.

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