Ed il Duce batté i talleri…

…dell’Imperatrice.

Persino il governo fascista coniò i Talleri di Maria Teresa per finanziare la conquista dell’Impero. È solo una delle tante curiosità della storia della moneta forse più imitata e battuta del mondo.

È servita per anni da unità di pagamento in un impero immenso che si estendeva dalle Azzorre all’Angola e dal Mozambico a Giava. Moltissime zecche fecero a gara nell’imitarla e nel batterla e tuttavia i milioni e milioni di pezzi battuti (oltre 210 milioni le coniazioni “postume” ufficiali!) non bastavano mai a soddisfare tutte le esigenze e le richieste. Insomma è stata una vera e propria moneta internazionale, dominando più di un quarto del nostro pianeta dalla metà del XVIII secolo fino agli anni ’60 del secolo scorso! Un bel record per una moneta.

Maria Teresa d'Austria
Maria Teresa d’Austria

Si tratta del famoso Tallero di Maria Teresa d’Austria, che salita al trono austriaco, ungherese e boemo a soli 23 anni, regnò per oltre 40 anni: altro primato che l’imperatrice può vantare, il numero dei figli: 16! E tra questi l’infelice Maria Antonietta di Francia, decapitata dalla Rivoluzione francese.

La monetazione di Maria Teresa ci interessa da vicino in quanto fu tra l’altro duchessa di Milano (dal 1741 al 1780), battendo numerose monete in questa zecca ed a Mantova. Il Tallero, questa bella e grossa moneta d’argento che ha precedenti illustri e rientra in una galleria prestigiosa di pezzi monetali, soprattutto tedeschi, con multipli favolosi (anche da 10 Talleri!), fu battuto a nome di Maria Teresa per la prima volta nel 1741, un anno dopo l’ascesa al trono, nelle Zecche di Vienna e di Kremnitz. Millimetri 42,5 di diametro, 28,22 grammi di peso, 875 millesimi d’argento (il resto rame), era veramente una moneta che “rompeva” le tasche… Ma benedette quelle rotture!

Al dritto l’immagine giovanile dell’imperatrice, volta a destra, i lunghi capelli a boccoli ricadenti sulle spalle, un diadema in testa, il vestito drappeggiato fermato sulla spalla da una spilla a forma di rosa, una scollatura per quei tempi senza dubbio molto “osé”, comunque davvero imperiale. Non per niente Maria Teresa fu subito soprannominata per le sue forme muliebri piuttosto formose la “signora grassa”. E non c’è dubbio che proprio il suo aspetto fisico imponente, che denunciava salute e floridezza, contribuì non poco a rendere famoso il Tallero che a sua volta contribuì, ricambiando generosamente, a rendere in mezzo mondo familiare l’immagine di Maria Teresa.

Da allora, dal 1741, le coniazioni del Tallero di Maria Teresa si moltiplicarono: oltre che a Vienna la moneta fu battuta anche nelle altre zecche dell’impero: a Graz, ad Hall, a Nagybanya, a Praga, a Siebenbürgen, a Karlsburg, a Günzburg. Si contano quindi 9 zecche ufficiali e 26 tipi diversi e variati, in cui si può toccar con mano il passare degli anni attraverso la maturità prima e poi la vecchiaia dell’imperatrice, come appare evidente nei Talleri battuti col busto vedovile o velato.

Al rovescio c’è ora lo stemma asburgico caricato sull’aquila bicipite imperiale, ora affiancato e sorretto da due grifoni, e, sui Talleri battuti in Ungheria, la Patrona di quella Nazione, la Madonna con il bimbo in braccio raggiata. Ancora uno stemma molto diverso come forma e ornamenti si trova sui Talleri battuti a Praga, a Siebenbürgen, mentre a Günzburg fu battuto nel 1766-1767 un tipo di Tallero con al rovescio una scritta in tre righe in corona di rami di palma e quercia.

Il Tallero di Maria Teresa battuto nel 1780 a Günzburg, imitato e riconiato poi in moltissime zecche in tutto il mondo (diritto)
Il Tallero di Maria Teresa battuto nel 1780 a Günzburg, imitato e riconiato poi in moltissime zecche in tutto il mondo (diritto)

Praticamente il Tallero fu battuto fino alla morte di Maria Teresa, nel 1780. Ma il bello venne dopo. Infatti il tipo coniato nel 1780 a Günzburg con il ritratto velato dell’imperatrice e lo stemma caricato sull’aquila bicipite, curato da J.B. Wurschbauer (le sigle che si notano sulla moneta, S F, sono quelle del maestro di Zecca Schöbl e del conservatore Faby) doveva diventare il prototipo di quel Tallero che doveva invadere il mondo dettando legge in campo monetale per un secolo e mezzo.

Perché questo Tallero aveva incontrato tanto successo all’estero e soprattutto in Oriente da indurre i responsabili della Zecca di Vienna a riprenderne le coniazioni dopo la morte dell’imperatrice: si ebbero così altre coniazioni postume nel 1790, 1803, 1806; poi a Praga dal 1836 al 1837 e dal 1841 al 1842. Infine dal 1915 la Zecca di Vienna riconiò il Tallero del 1780 di Günzburg nell’incredibile quantità di due milioni di pezzi l’anno sino alla fine degli anni ’60 del secolo scorso.

Come mai, da cosa derivarono tanta fortuna e successo per il Tallero di Maria Teresa? Il fatto è che i Talleri erano stati accolti favorevolmente in tutto il Levante: piaceva agli indigeni questa bella moneta prosperosa per immagine e sostanza, d’argento, pesante, larga, lucida, quel ritratto formoso di donna al dritto, quel simbolo di forza e audacia che era al rovescio l’aquila a due teste.

Al punto che molti governi di quei Paesi si videro costretti non solo ad accettare i Talleri di Maria Teresa come moneta legale accanto a quella locale, ma addirittura a richiedere e ordinare alla Zecca di Vienna sempre nuove e più consistenti emissioni. E l’Austria che realizzava un ottimo guadagno non si faceva certo pregare! Bastava portare in Zecca l’argento necessario, pagare le spese, e si coniavano anche per privati tutti i Talleri di Maria Teresa che si volevano!

Il Tallero di Maria Teresa battuto nel 1780 a Günzburg, imitato e riconiato poi in moltissime zecche in tutto il mondo (rovescio)
Il Tallero di Maria Teresa battuto nel 1780 a Günzburg, imitato e riconiato poi in moltissime zecche in tutto il mondo (rovescio)

A contribuire al successo dei Talleri furono anche i veneziani, che con l’Oriente da sempre intrattenevano intensi rapporti d’affari e commercio. Furono essi ad introdurli come mezzo di scambio in molti Paesi, facendoli diventare pian piano una vera e propria unità di scambio.

Proprio il lucroso commercio con il Levante spinse molti Paesi europei a battere i Talleri di Maria Teresa. Così fece la Zecca di Marsiglia per la Somalia francese e Gibuti su concessione fatta dal governo austriaco a quello francese (non si trattò quindi di imitazione o contraffazione); ma il Paese che si distinse maggiormente in queste riconiazioni dei Talleri di Maria Teresa fu proprio l’Italia con le sue Zecche di Firenze, Milano e Venezia.

Incominciò Milano quale Zecca dell’Impero austriaco nel 1727 e poi nel 1824 e 1859. Proprio in un recente volume sulla “Monetazione per il Ducato di Milano di Maria Teresa d’Austria”, a cura del Civico Gabinetto numismatico di Milano, Cesare Johnson riporta le matrici di due conii dei Talleri di Maria Teresa con cui queste monete furono riconiate a Milano. Chiarisce Johnson che i conii furono preparati a Milano dietro invio da Vienna degli stampi e dei punzoni. E poiché lo stampo conservato al Gabinetto numismatico milanese non presenta tracce d’uso, si deve dedurre che esso doveva servire come campione per l’esecuzione degli stampi da sostituire a quelli che via via si deterioravano. Segno che ci fu un’abbondante battitura.

Dunque iniziò Milano, seguita a ruota da Venezia, che riconiò i Talleri dal 1815 al 1835 e dal 1849 al 1866. Del tutto eccezionali i Talleri battuti a Venezia dal Governo provvisorio del 1848-1849 per comprare armi e viveri durante l’assedio degli austriaci. Ma già nel 1759 Venezia, quando era ancora libera e Serenissima, sotto il doge Francesco Loredan, aveva coniato dei Talleri, imitati dal tipo austriaco: al rovescio un’immagine muliebre simile a quella di Maria Teresa con cappello ducale in testa e attorno la dicitura “RESPUBLICA VENETA”; e al dritto il Leone di San Marco alato col Vangelo.

Il Tallero battuto a Roma per l'Eritrea nel 1918
Il Tallero battuto a Roma per l’Eritrea nel 1918

Si coniarono anche i Mezzi Talleri. Questi Talleri con la loro metà vennero coniati anche sotto i successori di Loredan: Marco Foscarini, Alvise Mocenigo IV, Paolo Renier e Ludovico Manin, che chiuse la serie dei Dogi. Questi due ultimi coniarono anche i Quarti e Ottavi di Tallero e sulle loro monete l’immagine del rovescio, perso il berretto ducale, si avvicina molto a quello di Maria Teresa.

Nell’ordine di battitura dei primi Talleri del Doge Loredan si dice “che uno dei due oggetti che habbiamo havuto nel scegliere questo impronto è stato quello di formarlo con qualche somiglianza al Talaro della Regina, giacché questo sa riuscire tanto grato al turco”. Infatti si lamenta come le monete già coniate da Venezia per il Levante non avessero avuto la stessa fortuna dei Talleri austriaci, che si spendevano due per uno Zecchino d’oro veneto.

Tra le cause del mancato successo delle monete veneziane per l’Oltremare si addita quella della lavorazione; i Talleri di Maria Teresa erano lavorati infatti al torchio e quindi erano perfetti e nitidi, mentre le monete veneziane continuavano ad essere coniate a martello. E proprio per coniare i nuovi Talleri Venezia adottò nuove macchine a torchio nella sua Zecca. Bisogna riconoscere che le nuove monete risultarono veramente belle, soprattutto per la figura femminile più leggiadra e aggraziata di Maria Teresa, opera di un grande artista, Michele Dubois. Ma non sembra che, nonostante ciò, i Talleri veneti abbiano avuto lo stesso successo presso i turchi: troppo diverso il Leone di San Marco, anche se alato, dallo stemma asburgico per non suscitare diffidenze e riserve. Cosa vuol dire l’abitudine!

Poi ci fu Firenze. Nel 1814 il Granduca di Toscana Ferdinando III di Lorena fece battere a Firenze dei Talleri della Regina: unica differenza da queli austriaci il diametro un po’ più ridotto (da 42,5 a 41 mm.). Anche Genova non volle esser da meno, spinta dalla necessità dei suoi commerci.

Emissioni ufficiali del Tallero di Maria Teresa dopo la morte dell'imperatrice
Emissioni ufficiali del Tallero di Maria Teresa dopo la morte dell’imperatrice

E infine Roma. Dal 1935 al 1939. Era allora in cantiere la conquista dell’Impero, ed il governo fascista aveva bisogno di strumenti monetari validi per finanziare la campagna in Africa Orientale ai danni del Negus. Già nel 1918 erano stati battuti dei Talleri italiani (510.000 pezzi) molto simili a quelli austriaci, con al dritto un busto muliebre ed al rovescio l’aquila sabauda. Dovevano essere spesi in Eritrea. Ma questi Talleri italiani fecero fiasco. Gli indigeni non ne vollero sapere. E sapete perché? Perché essi erano soliti per saggiare la bontà e autenticità dei Talleri austriaci, e soprattutto per vedere che non fossero troppo consunti, toccare con un dito il fermaglio a rosa che tiene fermo e raccoglie il vestito dell’imperatrice sulla spalla. Bene, sui Talleri italiani il fermaglio non c’era. E per un bottone in meno l’iniziativa fallì.

Nel 1935 il governo italiano non se la sentì di fare una seconda prova dopo quella grossa delusione, e pensò bene di ricorrere ai conii originali dei Talleri austriaci del 1780, che circolavano e venivano spesi liberamente in tutta l’Africa Orientale e del Nord e specialmente in Etiopia, ove correvano col nome di “Talaris” o “Buter”. Mentre sulle coste della Somalia si chiamavano “Ber”, “Gerch”, “Chersch”.

L’Italia acquistò così dall’Austria – complice Hitler – il diritto di usare i vecchi conii del Tallero di Maria Teresa di Günzburg per 25 anni, e dall’agosto 1935 al giugno 1939 batté oltre 19 milioni di pezzi di Talleri del tutto identici agli originali del 1880, salvo una leggera differenza in meno per il diametro e il titolo. Questi Talleri vennero poi, dopo la conquista dell’Etiopia, legalizzati come moneta corrente accanto alla lira.

Il Tallero battuto a Venezia nel 1791 (diritto)
Il Tallero battuto a Venezia nel 1791 (diritto)

Fonte di molte delusioni ed equivoci per molti collezionisti in erba che quando si ritrovano tra le mani uno di questi Talleri credono di avere chi sa quale rarità, mentre in realtà si tratta di una moneta moderna, comunissima, “de Roma”, e non austriaca o coniata due secoli fa.

Il bello fu che anche le altre Nazioni che avevano sottoscritto le sanzioni contro l’Italia si misero a coniare gi stessi Talleri per finanziare il Negus ed il suo esercito. Particolarmente attive furono le Zecche di Londra, Bruxelles e Parigi. Poi, cacciati gli italiani, gli inglesi si diedero a battere altri Talleri per accaparrarsi la simpatia e l’appoggio dei somali, degli amhara e degli etiopi, facendo entrare in azione anche le Zecche di Birmingham e addirittura di Bombay (dato che la rotta che congiungeva la città indiana all’Africa non era sotto il controllo dei sommergibili di Dönitz).

Tra Roma, Parigi, Londra, Bruxelles, Bombay e Birmingham, dal 1935 al 1955 si batterono ben 82 milioni di Talleri “moderni” come si ricava dal seguente specchietto:

ZECCA Roma – PERIODO 1935-1939 – PEZZI 19.496.729
ZECCA Parigi – PERIODO 1935-1957 – PEZZI 11.809.956
ZECCA Londra – PERIODO 1936-1961 – PEZZI 19.835.054
ZECCA Bruxelles – PERIODO 1937-1957 – PEZZI 10.994.524
ZECCA Bombay – PERIODO 1940-1941 – PEZZI 18.864.676
ZECCA Birmingham – PERIODO 1949-1955 – PEZZI 3.428.500

Il Tallero battuto a Venezia nel 1791 (rovescio)
Il Tallero battuto a Venezia nel 1791 (rovescio)

Tra le altre zecche europee che coniarono Talleri di Maria Teresa ricordiamo Marsiglia, Lione e Leningrado. Nel 1811 una contromarca rende valido il Tallero della Regina per le Azzorre, Sao Tomé e Principe. Nel 1854 un’altra contromarca lo rende valido per Madera; nel 1887 è un marchio portoghese (GP, ossia “Governo Portugès”) ad abilitarlo per l’Africa e il porto commerciale di Macao; nel 1888 e 1895 sempre il Portogallo con lo stesso marchio lo rende valido per il Mozambico. Nel 1889 un marchio arabo estende la validità del Tallero di Maria Teresa del 1780 agli Emirati di Monaquar e Quaiti. Nel 1895 il Portogallo vi applica su una coroncina e le lettere LM per farlo circolare come moneta corrente a Lorenço-Marques.

Alla fine del XIX secolo è tutta una fioritura di contro-marche e poi ancora nel XX secolo, nel 1906 e 1926 per il Neged, nel 1916 e fino al 1923 per i Gedgia, nel 1946 per lo Yemen. Un cerchio e una parola in caratteri malaiani caratterizzano i Talleri accettati nelle Indie Olandesi; una sciabola e una parola araba “Pemba” quelli per Zanzibar. Perfino i nomadi del Sahara accettavano questa moneta. Fino a pochi anni fa era ancora possibile comprare con i Talleri di Maria Teresa spezie e caffè lungo tutta la costa dell’Africa Orientale fino agli Emirati arabi e negli arcipelaghi dell’Oceano Indiano.

Poi il Tallero perde terreno , accusa i primi colpi della decadenza. Si diffondono nuove forme di pagamento, quasi tutti i Paesi del Terzo Mondo si riscattano dal colonialismo, acquistano indipendenza e libertà, si mettono a battere proprie monete. E poi c’era sempre la proibizione del Corano per i Paesi musulmani di riprodurre un’immagine umana.

Ma mai forse una moneta, nemmeno la sterlina inglese, ebbe un impero così vasto e un mosaico così eterogeneo di popoli su cui regnare. Oltre 300 milioni di pezzi per un peso di lega d’argento pari a 8.500 tonnellate fanno del Tallero di Maria Teresa la moneta più popolare del mondo. Che sopravvive ancora in qualche Paese come lo Yemen, dove i “grandi rial” recano sovraimpressa la scritta araba “Non c’è che un Dio e Maometto è il suo profeta”.

Ma per quanto tempo ancora questi Talleri riusciranno a tenere testa all’invasione del Dollaro?

Ed il Duce batté i talleri

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